Categoria: Blog

  • Il CV che scarti potrebbe essere quello che ti salva l’azienda

    Il CV che scarti potrebbe essere quello che ti salva l’azienda

    Perché scegliere solo cucchiai d’argento e profili giovani perfetti ti fa perdere combattenti e senior che portano visione, tenuta e trasformazione

    Riflessioni  dal TED Talk di Regina Hartley

    La maggior parte dei processi di selezione oggi non è selezione. In realtà è scarto veloce, lettura superficiale, paura mascherata da metodo.

    Quando arriva un curriculum, bastano pochi secondi. Gli occhi cercano rassicurazione: università giusta, aziende giuste, traiettoria pulita, nessuna deviazione. Se la linea è dritta, il candidato passa. Se invece la linea è irregolare, il candidato diventa un dubbio. E il dubbio, nella selezione moderna, quasi sempre non viene esplorato: viene eliminato. Fuori.

    Cucchiaio d’argento e combattente

    Nel suo celebre TED Talk, Regina Hartley ha chiamato questi profili con due nomi brutali ma veri: il cucchiaio d’argento e il combattente. Il primo ha avuto un percorso protetto, ordinato, progettato per il successo. Il secondo, al contrario, ha dovuto farsi strada tra ostacoli, lavori discontinui, errori, ripartenze e deviazioni. Non è una categoria romantica. È una categoria reale.

    Chi legge CV ogni giorno, però, continua spesso senza accorgersene a cercare il cucchiaio d’argento e a diffidare del combattente.

    Il cucchiaio d’argento tranquillizza.
    Il combattente, invece, obbliga a fare domande.

    Un percorso lineare conferma gli schemi mentali. Un percorso irregolare, al contrario, li mette in crisi. Di conseguenza molti selezionatori non sono allenati a mettere in discussione il proprio schema. Sono allenati a confermarlo in fretta.

    Così si scarta la profondità. Inoltre si scarta la resistenza. Alla fine si scarta anche la trasformazione già avvenuta.

    L’esclusione silenziosa dei profili senior

    Esiste poi un’altra esclusione silenziosa: chi ha superato i 55 anni. Il troppo senior. La persona che non viene nemmeno più valutata. Il profilo che non arriva al colloquio. Il CV che viene filtrato prima ancora di essere letto davvero.

    Non si tratta quasi mai di una decisione dichiarata. Piuttosto è un riflesso condizionato.

    Si pensa meno energia, meno flessibilità, meno adattamento.
    Molto più raramente si pensa più visione, più struttura, più capacità di tenuta.

    Chi ha attraversato trent’anni di lavoro reale ha visto crisi, ristrutturazioni, fallimenti, ripartenze, fusioni ed errori strategici. Inoltre ha visto persone brillanti perdersi e persone sottovalutate diventare decisive. Nel tempo ha imparato a leggere le dinamiche umane oltre i ruoli e ha sviluppato un istinto operativo che non si studia, ma si costruisce sotto pressione.

    Tuttavia tutto questo non entra nei filtri rapidi. Non entra negli algoritmi. Non entra nei pregiudizi travestiti da efficienza.

    Il valore che stai buttando via

    Il risultato, quindi, è che molte organizzazioni stanno scartando esattamente ciò che dichiarano di cercare: maturità, resilienza, autonomia, capacità di navigare l’incertezza.

    Si preferisce il profilo giovane e perfetto sulla carta, anche quando non ha mai attraversato una vera tempesta professionale. Al contrario si evita il combattente e il troppo senior perché non sono facilmente etichettabili. E ciò che non è facilmente etichettabile, oggi, spaventa.

    Ogni volta che scarti un combattente senza ascoltarlo, stai rinunciando a muscoli invisibili. Disciplina, adattamento, responsabilità, fame, capacità di reggere urti ripetuti. Allo stesso modo, quando scarti un profilo senior vivo e lucido, stai rinunciando a memoria strategica, lettura dei contesti, prevenzione degli errori, leadership non rumorosa ma ispirazionale.

    In pratica stai rinunciando a valore non replicabile.

    Leggere davvero un curriculum

    Un curriculum non è una brochure. Piuttosto è un tracciato di pressione. Racconta dove una persona è stata messa alla prova, dove ha perso, dove ha ricostruito, dove ha imparato a non rompersi.

    Per leggerlo davvero, però, serve profondità. E la profondità richiede responsabilità.

    Chi fa selezione non gestisce pratiche. Gestisce futuro. Decide quali teste, quali caratteri, quali storie entreranno nel sistema, generando vero senso di appartenenza, human belonging, e lo cambieranno oppure lo renderanno fragile e uniforme.

    Fare selezione non è banale.
    È il crocevia del successo di una organizzazione.

  • Se avessimo speso un miliardo per scuole e giovani, invece che per le armi

    Se avessimo speso un miliardo per scuole e giovani, invece che per le armi

    Ogni scelta di bilancio racconta una visione del mondo

    Dietro ogni miliardo stanziato c’è un’idea implicita di cosa valga la pena proteggere: la sicurezza o la speranza, la paura o il futuro. Negli ultimi cinque anni, l’Italia ha destinato decine di miliardi di euro al settore della difesa, e solo nel 2024 oltre otto miliardi sono stati impegnati per l’acquisto di nuovi armamenti. Ma se anche solo uno di quei miliardi fosse stato investito per mettere in sicurezza le scuole e per aiutare i giovani NEET, cosa sarebbe cambiato davvero? Forse più di quanto possiamo immaginare.

    Non è una questione di partiti o di ideologie, ma di cultura e di visione. Di quale Paese vogliamo diventare, e di cosa scegliamo di seminare quando pensiamo al futuro.

    Le scuole: i templi dimenticati della Repubblica

    In Italia, quattro edifici scolastici su dieci necessitano di interventi urgenti di manutenzione. Secondo i dati di Cittadinanzattiva e dell’ANCI, molti plessi risalgono agli anni ’60 e ’70 e non rispettano gli standard di sicurezza antisismica o impiantistica. La scuola, che dovrebbe essere il luogo più sicuro dopo la casa, è spesso lo spazio dove il futuro rischia di crollare, letteralmente, sotto le crepe del presente.

    Un miliardo per ristrutturare le scuole

    Con un miliardo di euro si potrebbero ristrutturare fino a mille scuole italiane. Non si tratta solo di cemento, ma di dignità. Un edificio rinnovato non è un semplice contenitore: è un segnale, dice agli studenti “contate”. Significa investire in aria pulita, accessibilità, spazi aperti alla creatività. Significa creare circa quindicimila posti di lavoro nel settore edilizio, stimolare l’economia locale e ridare fiducia a intere comunità.

    Secondo la Banca Europea per gli Investimenti, ogni euro investito in istruzione e infrastrutture scolastiche genera un moltiplicatore superiore a 1 già nel primo anno, con un rendimento sociale stimato intorno al 9–10%. Ciò significa che, oltre ai posti di lavoro creati, un miliardo destinato alla scuola produce crescita economica, risparmio energetico e benefici duraturi per il Paese.

    Un miliardo investito in edilizia scolastica genera un ecosistema virtuoso: imprese che lavorano, quartieri che si rigenerano, famiglie che tornano a sentirsi parte di un progetto collettivo. Quando un cantiere apre intorno a una scuola, si muove un intero sistema: fornitori, tecnici, artigiani, educatori. È il segnale di un Paese che ricomincia da dove tutto dovrebbe iniziare: dall’educazione.

    I NEET: il potenziale dimenticato

    Oggi in Italia ci sono circa 1,7 milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non si formano. Non sono “sfaticati”, come qualcuno li descrive: sono generazioni disorientate da un sistema che ha smesso di offrire direzioni. Un miliardo di euro può sembrare poco, ma con la giusta visione potrebbe cambiare destini.

    Un investimento per la rinascita dei giovani

    Con 500 milioni potremmo finanziare percorsi formativi e lavorativi per oltre 150.000 giovani, attraverso orientamento, tutoraggio e formazione digitale. Gli altri 500 milioni potrebbero creare micro-finanziamenti per start-up sociali e green: 10.000 euro a testa per 50.000 giovani che desiderano mettersi in gioco. Sarebbe un laboratorio di rinascita, dove ogni euro investito genera valore umano e sociale, oltre che economico.

    L’effetto moltiplicatore dell’educazione

    Secondo l’OCSE, ogni euro investito in istruzione genera fino a 3,5 euro di ritorno economico indiretto. Ma il vero rendimento non è nei numeri: è nel capitale umano, nella riduzione del disagio sociale e nella crescita di cittadini consapevoli. L’educazione non produce solo competenze, ma senso. E un Paese che investe in senso costruisce stabilità più duratura di qualsiasi arsenale.

    Il ritorno economico dell’istruzione

    Sempre la Banca Europea per gli Investimenti (EIB, 2023) ha inoltre dimostrato che l’investimento pubblico in istruzione, formazione e ricerca ha in Italia un moltiplicatore sul PIL superiore a 1 già nel primo anno, generando crescita economica, aumento dell’occupazione e miglioramento della produttività a livello locale. A questo si aggiunge una media del 7% di ritorno individuale annuo sugli investimenti in istruzione, secondo le analisi del Politecnico di Milano e del Fondo Monetario Internazionale. Inoltre, l’OCSE conferma che il ritorno complessivo per la collettività può superare i 3,5 euro per ogni euro speso. Investire nella scuola, quindi, non è una spesa ma una forma di prosperità condivisa: un moltiplicatore di futuro e coesione sociale.

    La felicità: la difesa che non uccide

    C’è una difesa che non ha divise né confini: è quella che protegge l’anima di una nazione. Ogni volta che scegliamo di finanziare la paura invece della conoscenza, arretriamo di un passo verso la disumanità. La felicità collettiva nasce quando uno Stato decide che la sua priorità non è la guerra, ma la crescita, la bellezza e l’opportunità.

    La vera sicurezza

    Un miliardo speso per scuole e giovani non sarebbe stato solo un investimento economico, ma una dichiarazione di amore civile. Avremmo costruito muri più solidi, sì, ma anche persone più libere. Giovani in grado di credere ancora nella possibilità di scegliere, insegnanti fieri di entrare in aule vive e famiglie rassicurate da un Paese che non lascia indietro nessuno.

    La vera sicurezza non si misura in missili o blindati. Si misura nella serenità con cui un bambino attraversa un corridoio di scuola, nella fiducia di un ragazzo che trova la sua strada, nella libertà di un popolo che sceglie la luce invece della paura. Non serve costruire più armi per sentirsi forti: serve costruire più futuro per non sentirsi soli.

    La felicità di un popolo non nasce dal controllo, ma dal coraggio. Dal ricordare che la vera difesa di un Paese è educativa, culturale e umana. E che ogni volta che scegliamo la vita, anche solo per un miliardo, scegliamo la pace.

    Fonti:

    Openpolis – La spesa per l’istruzione in Italia e in UE
    https://www.openpolis.it/la-spesa-per-listruzione-in-italia-e-in-ue/

    Eurispes – Istruzione, in Italia risorse e stipendi sotto la media OCSE
    https://www.leurispes.it/istruzione-in-italia-risorse-e-stipendi-sotto-la-media-ocse/

    OECD (OCSE) – Education at a Glance 2024 – Italy Country Notes
    https://www.oecd.org/it/publications/reports/education-at-a-glance-2024-country-notes_532eb29d/italy_1f8f65a5/87573191-it.pdf

    Eurostat – Statistics on young people neither in employment nor in education or training (NEETs)
    https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Statistics_on_young_people_neither_in_employment_nor_education_or_training

    European Commission – Investing in Education 2025: Economic Returns and Demographic Challenges
    https://cdn.table.media/assets/dokumente/investing-in-education-2025-nc0125093enn.pdf

    European Investment Bank (EIB) – Complementarities between local public and private investment in EU regions (2023)
    https://www.eib.org/attachments/lucalli/20230247_economics_working_paper_2023_04_en.pdf

    IMF (International Monetary Fund) – Evidence from Italian Local Labor Market Areas: Social Returns to Education
    https://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2003/wp03165.pdf

    Legambiente – Ecosistema Scuola 2025: il 53% delle scuole italiane senza certificato di agibilità
    https://www.rinnovabili.it/green-building/building/ecosistema-scuola-2025-xxv-rapporto-legambiente/

    Greenreport (Legambiente) – In Italia 1 scuola su 3 ha bisogno di interventi urgenti di manutenzione
    https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/2854-ecosistema-scuola-in-italia-1-scuola-su-3-ha-bisogno-di-interventi-di-manutenzione-urgente

    ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani – Linee guida per la Valutazione dell’Impatto Generazionale (DUP)
    https://anci.lombardia.it/documenti/22325-Linee%20guida%20ANCI-%20Valutazione%20Impatto%20Generazionale%20DUP.pdf

    OCSE – Public Returns from Education
    https://www.oecd.org/en/topics/sub-issues/public-returns-from-education.html

    SIPRI – Stockholm International Peace Research Institute – Military Expenditure Database (2019–2024)
    https://sipri.org/databases/milex

    European Defence Agency (EDA) – Defence Data Portal – Italy (2019–2023)
    https://eda.europa.eu/what-we-do/defence-data

    Corte dei Conti – Relazione sul Bilancio dello Stato 2024 – Capitoli Difesa e Sicurezza nazionale
    https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/DettaglioNotizia

    Photo by: Salah Darwish

  • “La rivoluzione del presente: dove tutto comincia davvero.”

    “La rivoluzione del presente: dove tutto comincia davvero.”

    Vivere in un mondo iperconnesso ma disconnesso da sé

    Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano di cambiamento, ma pochi lo incarnano davvero.
    Siamo iperconnessi e al tempo stesso scollegati da noi stessi. Ci rifugiamo nella comfort zone delle abitudini digitali, delle scadenze, dei like, delle routine che ci anestetizzano.
    La vita, quella vera, scorre dietro le notifiche che inseguono la prossima distrazione.

    L’abitudine: il sonnifero del nostro tempo

    L’abitudine è il sonnifero più potente della modernità.
    Ci abitua a non vedere, a non ascoltare, a non stupirci. Ci illude di vivere mentre in realtà stiamo solo replicando.
    Ogni giorno uguale al precedente, ogni gesto automatico, ogni parola detta “tanto per dire” è un modo elegante per dire addio alla nostra autenticità.

    La paura che ci trattiene dal vivere davvero

    Ci lamentiamo della noia, della mancanza di senso, del mondo che non cambia.
    Ma il mondo non cambia perché noi non cambiamo.
    E non cambiamo perché abbiamo paura: paura del fallimento, dell’imprevisto, del giudizio.
    Abbiamo paura di essere vivi davvero.

    Il caos come luogo della creatività

    Eppure è proprio lì, nel rischio, nell’incertezza, nel caos, che nasce la parte più geniale, umana e creativa di noi.
    L’intelligenza non si accende quando tutto è sotto controllo. Si accende quando il terreno sotto i piedi si muove.
    Solo chi osa disobbedire all’automatismo della paura scopre la gioia autentica di essere presente, sveglio, vivo.

    La rivoluzione interiore

    Non serve una rivoluzione esterna. Serve una rivoluzione interiore.
    Un atto di ribellione gentile ma radicale: scegliere di non obbedire più alla consuetudine, al “si è sempre fatto così”, al “tanto non cambia nulla”.
    Perché cambia. Cambia tutto, nel momento in cui smetti di essere spettatore e decidi di partecipare.

    Tre parole per rinascere: creare, cooperare, condividere

    Creare, cooperare e condividere.
    Tre verbi semplici, ma sovversivi.
    Sono la grammatica della vita autentica, quella che trasforma l’indifferenza in movimento, la paura in esperienza, la solitudine in comunità.
    E sono le parole che devono tornare a ispirare le nuove generazioni, troppo spesso soffocate dal rumore di un mondo che insegna a sopravvivere, non a vivere.

    Il futuro nasce dalla presenza

    Il futuro non lo costruiscono i visionari chiusi nelle torri di vetro, ma le persone che scelgono di abitare con consapevolezza il proprio presente.
    Perché il futuro nasce sempre da un atto di presenza.
    E la presenza è la forma più pura di rivoluzione.

    Il coraggio di ispirare con la propria vita

    Smetti di aspettare che qualcosa accada.
    Smetti di rimandare la felicità, la decisione, la vita.
    Il passato è già scappato.
    Chi vive di speranza è già altrove.
    Ma il presente, questo preciso istante, è tutto ciò che hai.
    E devi renderlo tuo. Totalmente.

    Perché ispirare significa vivere con coraggio.
    E vivere con coraggio è il modo più autentico di cambiare il mondo.

  • I veri rivoluzionari di oggi? I giovani inquieti che cambiano il mondo

    I veri rivoluzionari di oggi? I giovani inquieti che cambiano il mondo

    Non servono eroi del passato

    Essere rivoluzionari, oggi, non significa guidare eserciti come Napoleone o riscrivere la storia come Churchill. Non c’è bisogno di un campo di battaglia, né di un palazzo del potere da conquistare. Vuol dire avere il coraggio di restare fuori posto, di non farsi schiacciare dallo sguardo di chi difende lo status quo, di non spegnersi davanti ai giudizi.

    Il nuovo attivismo

    Il vero rivoluzionario del nostro tempo è chi decide di pensare con la propria testa. È chi sceglie di creare invece che ripetere, chi non si lascia intimidire dalla paura del diverso. Un attivista che porta dentro di sé un fuoco: fatto di idee, immaginazione, innovazione. Una scintilla che non accetta di rassegnarsi a un mondo che cade a pezzi.

    Le nuove generazioni come motore del cambiamento

    Secondo una ricerca di United Way NCA, il 32% dei ragazzi e delle ragazze della Gen Z è già attivamente coinvolto in cause sociali e di giustizia. Tra gli studenti universitari la percentuale sale al 40%. Non si tratta solo di attivismo da tastiera: dai Fridays for Future alle campagne per l’equità, milioni di giovani scendono in piazza, organizzano e chiedono responsabilità a governi e aziende.

    UNICEF ricorda che i giovani attivisti per il clima hanno trasformato la speranza in azione, costruendo una mobilitazione globale capace di cambiare l’agenda politica di interi paesi. Inoltre, uno studio pubblicato su Nature mostra come i movimenti giovanili abbiano aperto nuove strade di partecipazione, spesso più radicali rispetto alle generazioni precedenti.

    Il valore del vuoto

    Essere rivoluzionari significa anche non aver paura del vuoto. Viviamo in un’epoca che ci spinge a riempirlo con status, like, oggetti e illusioni. Eppure, proprio quel vuoto è lo spazio sacro in cui nasce la voce dell’anima. È il luogo dove prende forma il pensiero creativo e ribelle.

    Nomadi creativi del presente

    Il rivoluzionario del presente è un nomade creativo. Non costruisce il futuro con modelli del passato, ma lo plasma nel qui e ora, con pazienza e determinazione. Una vera rivoluzione non esplode in un giorno: cresce come una fiamma da proteggere, alimentare e difendere.

    Le nuove generazioni sono inquieti necessari. Non perché abbiano tutte le risposte, ma perché hanno il coraggio di non smettere di fare domande. Sono i custodi di un cambiamento che non si misura solo con il numero di manifestazioni o campagne online, ma con la capacità di ispirare nuove visioni, nuove economie, nuove comunità.

    Una lezione per gli adulti

    A chi li guarda con sospetto, i giovani rispondono con creatività. A chi li giudica, rispondono con azioni. A chi li sottovaluta, dimostrano che il futuro non si costruisce sulle nostalgie, ma sull’audacia di inventare ciò che ancora non c’è.

    Non serve essere Churchill o Giovanna d’Arco. Oggi essere rivoluzionari significa avere la forza di restare autentici in un mondo che ti vuole uguale agli altri. In questo, i giovani sono i veri maestri del nostro tempo.

    Non dimentichiamo ci mai che:

    “Le nuove generazioni non chiedono permesso: accendono fuochi, costruiscono ponti e insegnano agli adulti che il cambiamento non è un’ipotesi, ma un’urgenza.”

    Fonti:

  • Il talento non ti salva: solo chi sbaglia cresce davvero

    Il talento non ti salva: solo chi sbaglia cresce davvero

    Perché anche il dono più grande si spegne senza l’arte di imparare dagli errori.

    C’è un’idea romantica, quasi magica, che aleggia intorno al concetto di talento.
    Si tende a pensare che chi è dotato di un dono naturale sia automaticamente esente dagli errori, immune ai fallimenti, e già predisposto alla riuscita.

    Ma è davvero così?

    Il talento da solo non basta. Anzi, spesso è una trappola.

    L’illusione del “genio infallibile” rischia di alimentare un atteggiamento statico: chi crede di essere nato per fare qualcosa, può sentirsi minacciato dagli ostacoli.
    Ogni errore diventa un attacco alla propria identità.
    Ogni inciampo viene letto come un segnale che “forse non sono così bravo”.

    Ecco perché molti talenti bruciano presto: non imparano a cadere.

    La vera discriminante, oggi lo sappiamo, non è il talento ma il mindset.

    Carol Dweck, professoressa di psicologia a Stanford, ha dimostrato che le persone con una mentalità di crescita hanno una probabilità molto più alta di sviluppare le proprie capacità e raggiungere risultati duraturi.
    Chi si affida solo al proprio “dono” rischia di non allenarsi mai davvero.
    Chi accoglie l’errore come parte del processo, invece, cresce. Sempre.

    l cervello umano è plastico: possiede la straordinaria capacità di modificarsi, adattarsi e riorganizzarsi continuamente in risposta all’esperienza, all’apprendimento e persino alle difficoltà.Lo conferma la neuroscienza: possiamo imparare, disimparare, ristrutturare competenze a ogni età.
    Ma serve un requisito fondamentale: essere disposti a fallire.
    Senza quel coraggio, nessuna abilità si trasforma in eccellenza.

    Pensiamo a Michael Jordan, scartato dalla squadra del liceo.
    O a Steve Jobs, licenziato dall’azienda che aveva fondato.
    O a J.K. Rowling, rifiutata da dodici editori.
    Tutti loro avevano talento. Ma soprattutto, avevano la forza di sbagliare senza spegnersi.
    Anzi, hanno trasformato ogni caduta in un gradino.

    Josh Waitzkin, ex campione di scacchi e artista marziale, lo chiama “l’arte di imparare”.
    Nel suo libro racconta come la chiave del successo non sia il punto di partenza, ma la capacità di trasformare ogni esperienza , soprattutto quelle frustranti ,in consapevolezza.
    Il vero talento non è chi brilla subito, ma chi si evolve.

    Conclusione?
    Il talento è un seme. 
    Ma solo chi lo coltiva con errori, pazienza e voglia di mettersi in discussione… raccoglie davvero qualcosa.

    Non dimentichiamo che:

    il talento è creatività e conoscenza unite alla capacità

    dalla passione

     

    Fonti e approfondimenti:

    Carol Dweck – Teoria del Growth Mindset

    Studio neuroscientifico sulla plasticità cerebrale e apprendimento

    Josh Waitzkin – The Art of Learning

    Angela Duckworth – Grit: The Power of Passion and Perseverance

    Harvard Business Review – Why Leaders Should Embrace Failure

    Scientific American – The Role of Failure in Scientific Progress

    Giustiniano La Vecchia. ” ispiratori del nuovo millenno “

     

  • Talento e organizzazioni: dalla scoperta alla valorizzazione 2

    Talento e organizzazioni: dalla scoperta alla valorizzazione 2

    Dopo aver esplorato nella prima parte cosa significhi davvero “talento” per un’impresa, anche in relazione al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale (AI), ora ci chiediamo: come si coltiva questo talento, come lo si fa prosperare dentro le organizzazioni?

    Il talento ha bisogno di un terreno fertile

    Le organizzazioni che vogliono restare rilevanti oggi non possono più limitarsi a inserire persone competenti nei ruoli giusti. Devono diventare ecosistemi che favoriscono l’espressione del potenziale umano, luoghi dove le persone possano non solo lavorare, ma anche fiorire.

    Il talento ha bisogno di aria, spazio e fiducia. Ha bisogno di contesti che incoraggino l’autonomia, il pensiero critico e l’innovazione. Ecco perché non è sufficiente cercare “la persona giusta”, ma è necessario domandarsi:

    “Siamo davvero l’ambiente giusto per quel talento?”

     Cultura organizzativa: il vero catalizzatore

    La cultura di un’organizzazione è ciò che la distingue in modo più profondo e duraturo. Le imprese che attraggono e trattengono talenti sono quelle che:
    – valorizzano la formazione continua;
    – promuovono la responsabilità individuale e collettiva;
    – adottano una leadership basata sull’ascolto e sul dialogo;
    – praticano il feedback continuo e costruttivo;
    – accolgono il fallimento come parte naturale del processo di apprendimento.

    Una cultura orientata alla crescita non si costruisce con slogan, ma con comportamenti coerenti e costanti.

     Il nuovo patto tra persona e organizzazione

    Il rapporto tra individuo e impresa sta cambiando profondamente. Il vecchio scambio “tempo per denaro” non basta più. Oggi, il talento cerca:
    – significato nel proprio lavoro;
    – impatto reale sul contesto;
    – valori condivisi;
    – una visione in cui potersi riconoscere.

    Le nuove generazioni, in particolare, desiderano essere parte attiva di un progetto capace di cambiare il mondo, anche in piccolo. Chi guida un’organizzazione deve imparare a raccontare con autenticità la propria visione e a viverla ogni giorno. Perché se il talento percepisce incoerenza, se ne andrà.

     La gestione del talento è un compito di tutti

    Non è più solo compito dell’area Risorse Umane gestire il talento. Ogni manager, ogni team leader, ogni collega può e deve diventare custode della crescita altrui. Perché ogni giorno abbiamo l’occasione di:

    – essere il motivo per cui qualcuno crede di più in sé stesso;
    – oppure diventare il motivo per cui rinuncia al proprio potenziale.

    Investire nel talento significa credere nelle persone, nella loro unicità, nella loro capacità di contribuire al successo comune. E oggi più che mai, serve ricordare una verità semplice:

    Il talento non è solo la chiave del successo personale. È il vero motore del cambiamento collettivo.

    Fonti:

    Harvard Business Review – “Why Talented People Fail” – https://hbr.org/2017/07/why-talented-people-fail

    McKinsey & Company – “Attracting and retaining the right talent” – https://www.mckinsey.com/business-functions/people-and-organizational-performance/our-insights/attracting-and-retaining-the-right-talent

    Deloitte – “Global Human Capital Trends” – https://www2.deloitte.com/us/en/insights/focus/human-capital-trends.html

    World Economic Forum – “The Future of Jobs Report” – https://www.weforum.org/reports/the-future-of-jobs-report-2023

    Gallup – “State of the Global Workplace” – https://www.gallup.com/workplace/349484/state-of-the-global-workplace-2023-report.aspx

    Giustiniano La Vecchia Ispiratori del nuovo millennio – Giustiniano La Vecchia su Amazon

  • La Nuova Leadership: smetti di comandare e inizia a ispirare!

    La Nuova Leadership: smetti di comandare e inizia a ispirare!

    La Nuova Leadership: Smettila di Comandare, Comincia a Ispirare

    Il mondo sta cambiando a una velocità vertiginosa. I vecchi modelli di leadership, basati su autorità, imposizione e controllo, sono destinati all’estinzione. Non perché qualcuno li abbia abbattuti, ma perché semplicemente non servono più.

    Le aziende, le scuole, lo sport: ovunque c’è un disperato bisogno di una nuova visione. Non di dirigenti burocratici, insegnanti fossilizzati o allenatori che si credono generali in guerra. Abbiamo bisogno di ispiratori.

    Il Tramonto dei Capi, l’Alba degli Ispiratori

    Come spiegano Daniel Goleman e colleghi in La leadership risonante, guidare non significa dare ordini, ma generare energia. Se il tuo team, la tua classe o la tua squadra non ti segue con entusiasmo, hai già perso. Se per ottenere risultati devi minacciare, manipolare o controllare, allora sei già inutile.

    In Ispiratori del Nuovo Millennio di Giustiniano La Vechia, e in Humanocracy di Gary Hamel e Michele Zanini, viene lanciata una sfida ancora più radicale: oggi non servono più leader, servono ispiratori. Persone in grado di accendere il fuoco interiore degli altri. Visionari capaci di trasformare il caos in opportunità e di dare un senso profondo a ciò che facciamo.

    Abbattere la Burocrazia: Il Nemico dell’Ispirazione

    Gary Hamel, uno dei massimi esperti di management, afferma che la burocrazia è una delle principali forze che soffocano la creatività e l’innovazione. Le organizzazioni moderne devono liberarsi di gerarchie rigide, regolamenti soffocanti e mentalità obsolete. L’ispirazione non nasce nelle stanze dei burocrati, ma nell’energia di chi è libero di agire, sperimentare e creare.

    Se vuoi davvero guidare, devi abbattere le barriere che ostacolano il talento. Semplificare i processi, dare spazio alle idee, creare un ambiente in cui le persone si sentano valorizzate: solo così potrai trasformare la tua organizzazione in qualcosa di vivo e pulsante.

    Il Cambiamento del Paradigma: Le Nuove Generazioni al Comando

    Il mondo delle imprese e delle scuole sta vivendo una trasformazione epocale. Il paradigma è cambiato: sono le nuove generazioni a scegliere dove studiare e dove lavorare, invertendo la dinamica tradizionale. Questo cambiamento è alimentato da diversi fattori:

    • Ricerca di Significato e Impatto Sociale: Le nuove generazioni non si accontentano di un lavoro qualsiasi; cercano ruoli che abbiano un impatto positivo sulla società e che siano in linea con i loro valori personali.

    • Flessibilità e Bilanciamento Vita-Lavoro: Le nuove generazioni attribuiscono grande importanza alla flessibilità lavorativa e a un equilibrio sano tra vita privata e professionale. Questo ha portato a una maggiore diffusione di modelli di lavoro ibridi e remote working.

    • Apprendimento Continuo: L’apprendimento permanente è diventato fondamentale, con un’enfasi sull’acquisizione di nuove competenze per adattarsi a un mercato del lavoro in continua evoluzione.

    • Mobilità Internazionale: La Generazione Z è particolarmente aperta alla mobilità internazionale, vedendola come un’opportunità per arricchire le proprie competenze e vivere esperienze culturali diverse.

    Dove Serve Questa Rivoluzione? Ovunque.

    • Nelle aziende: I dipendenti non vogliono più capi tossici. Vogliono guide che diano senso al lavoro, che ascoltino, che li facciano crescere. Pensare che uno stipendio sia sufficiente a ottenere impegno è un suicidio aziendale.

    • Nelle scuole: Basta con i docenti che recitano lezioni a memoria. I giovani vogliono esperienze, non monologhi vuoti. L’insegnante deve essere un mentore che libera la creatività e il talento, , non un burocrate della didattica.

    • Nello sport: Un allenatore che urla e umilia non è un leader, è un fallimento ambulante. Una vera guida trasforma un gruppo di individui in una squadra coesa, costruisce fiducia , trasmette visione e fa nascere la passione.

    Le 5 Regole dell’Ispiratore (Dimentica il Leader Tradizionale)

    1. Dimentica il comando, abbraccia la connessione – Se non comprendi le emozioni delle persone, hai già perso.

    2. Basta con il controllo, crea entusiasmo – Se le persone lavorano o studiano solo per obbligo, la tua organizzazione è già morta.

    3. Non imporre, trasforma – Chi ispira non costringe, cambia il modo di vedere le cose.

    4. Dai significato, non solo istruzioni – Le persone vogliono sapere “perché” fanno qualcosa, non solo “cosa” devono fare.

    5. Non avere paura di essere autentico – Un ispiratore non si nasconde dietro un titolo, ma si mostra per quello che è.

    6. Attiva la preoccupazione empatica –  Le persone hanno bisogno di ispiratori e ispiratrici con la capacità di comprendere e condividere le emozioni e le preoccupazioni degli altri.

    Il Vecchio Mondo è Morto: Tu da Che Parte Stai?

    Questa è la sfida del nostro tempo. Vuoi essere uno di quelli che parlano di leadership senza ispirare nessuno? O vuoi essere la scintilla che accende una rivoluzione?

    Il futuro appartiene a chi smette di essere un capo e diventa una guida. Chi comanda scompare. Chi ispira resta.

    Riferimenti:

  • “Giovani inascoltati ? Futuro a rischio”

    “Giovani inascoltati ? Futuro a rischio”

    Le nuove generazioni stanno gridando in silenzio. Ma gli adulti fanno finta di non capire.

    Viviamo in un’epoca di profondi cambiamenti, dove le nuove generazioni cercano risposte, ma trovano solo silenzi. Nonostante l’apparente connessione continua offerta dal digitale, il loro grido resta inascoltato. I giovani di oggi non chiedono semplicemente un posto nel mondo del lavoro o nella società: vogliono ispirazione, vogliono essere parte di qualcosa di più grande.

    Le organizzazioni hanno bisogno dei giovani, ma ignorano le nuove regole del gioco

    Per crescere e progredire, le organizzazioni hanno bisogno delle nuove generazioni. Ma troppo spesso restano ancorate a modelli del passato, incapaci di adattarsi a un mondo in evoluzione. Non sono più le aziende a scegliere i giovani talenti, ma sono i giovani a scegliere dove investire il loro futuro.

    E questa scelta non è basata solo su stipendi e benefit, ma su valori, visione e impatto. I giovani non vogliono semplici capi, ma ispiratori e ispiratrici del futuro. Vogliono leader capaci di ascoltare, di dare direzioni chiare e di costruire un mondo in cui sia possibile crescere con autenticità.

    Indifferenza o responsabilità? Il bivio degli adulti e delle aziende

    Eppure, troppo spesso, la risposta che ricevono è indifferenza. Non ascolto, non guida, non visione. Le loro idee vengono minimizzate, la loro voglia di cambiamento ridotta a capriccio, il loro desiderio di futuro soffocato da strutture che non sanno rinnovarsi.

    📢 Continueremo a ignorare la loro richiesta di aiuto o finalmente ci prenderemo la responsabilità di essere le guide di cui hanno bisogno?

    💬 E le organizzazioni? Sono pronte a evolversi o resteranno ancorate a un passato che i giovani hanno già superato?

    Il cambiamento è nelle mani dei giovani. Ma chi li aiuterà a costruire il futuro?

    “Le nuove generazioni cercano punti di riferimento, anche senza saperlo. Ascoltarle significa riconoscere i segnali, colmare i vuoti e offrire modelli solidi. In un mondo in continua evoluzione, diventare una guida è più che mai un atto di responsabilità.”

    Chi guida il cambiamento oggi? I giovani. La vera domanda è: le aziende e gli adulti vogliono progredire o rimanere ancorati a modelli del passato?

    Non dobbiamo dimenticare che le nuove generazioni sono portatrici di energia e idee, e tra loro ci sono i leader di domani, forse i nostri stessi figli. Se continuiamo a ignorarli, non sarà solo il loro futuro a risentirne, ma il futuro di tutti noi.

     

    Photo by: simon-maage

  • Quanto ti pagano per rinunciare ai tuoi sogni?

    Quanto ti pagano per rinunciare ai tuoi sogni?

    Ogni mattina ti alzi, vai al lavoro, segui la routine. Sei un tassello ben inserito in un sistema che non hai scelto.

    Hai scambiato il tuo tempo per una stabilità apparente, la tua libertà per un contratto, i tuoi sogni per una sicurezza che non ti appartiene davvero.

    FERMATI UN ATTIMO.

    Ne vale davvero la pena?

    Ti hanno insegnato a essere prudente. Ti hanno detto che sognare è un lusso. Che bisogna essere “realisti”, accettare il proprio ruolo e restare nella zona di comfort.

    E TU HAI ACCETTATO. Hai firmato il contratto della sicurezza. Ti sei adattato. E per cosa? Per una tranquillità che spesso sa di rinuncia, per una routine che ogni giorno ti consuma un po’ di più.

    OGNI GIORNO CHE PASSA, UNA PARTE DI TE SI SPEGNE.

    Ogni ora che dedichi a qualcosa che non ami è un pezzo della tua anima che lasci andare. Ti hanno convinto che è l’unica strada possibile. Ti hanno parlato di rischio, di paura, di stabilità.

    MA ORA È TEMPO DI SVEGLIARSI.

    SEI MOLTO DI PIÙ DI UN RUOLO PRESTABILITO.

    Dentro di te c’è ancora quella scintilla, quell’energia che una volta ti faceva credere che tutto fosse possibile. Nessuno ti restituirà il tempo che hai lasciato andare. Nessuno potrà mai darti un prezzo equo per la tua libertà.

    MA C’È UNA BUONA NOTIZIA: PUOI RIPRENDERTI TUTTO.

    Un passo alla volta. Una scelta alla volta.

    DA DOVE INIZIARE?

    Se ti senti bloccato, inizia in piccolo. Dedicare anche solo 10-15 minuti al giorno a qualcosa che ti appassiona può fare una grande differenza. Ecco alcune idee concrete:

    • Dipingere: Non serve essere un artista per iniziare. Compra una tela, dei colori e lasciati guidare dalle emozioni.
    • Scrivere poesie o racconti: Hai sempre amato scrivere? Apri un quaderno o un file e butta giù i tuoi pensieri. Non deve essere perfetto, deve solo essere tuo.
    • Imparare a suonare uno strumento: Se hai sempre voluto suonare la chitarra o il pianoforte, inizia con lezioni online o autodidatta. Il primo accordo è già un traguardo.
    • Camminare e riflettere: Uscire all’aria aperta senza meta aiuta a liberare la mente e a ritrovare ispirazione.
    • Ritagliarti uno spazio personale: Anche se hai una routine frenetica, trova un momento solo per te. La mattina presto, la sera, poco importa. L’importante è iniziare.

    RITROVA TE STESSO. RISVEGLIA LE TUE AMBIZIONI.

    E QUESTA VOLTA, DECIDI TU IL PREZZO DELLA TUA VITA.

    Ma tu nel teatro della vita che parte vuoi avere?

    Regista e attore protagonista, comparsa o spettatore?

     

     

  • l Silenzio Assordante: L’Incredibile Epidemia della Mancanza di Risposta

    l Silenzio Assordante: L’Incredibile Epidemia della Mancanza di Risposta

    Nel mondo frenetico delle organizzazioni, esiste una patologia silenziosa ma devastante che mina la produttività, la fiducia e l’efficacia manageriale: la mancanza di feedback e di risposta. Un fenomeno sempre più diffuso che lascia collaboratori, clienti e partner nell’incertezza e nella frustrazione.

    Ma quali sono le cause di questa epidemia del silenzio? E quali le conseguenze?

    La Cultura dell’Ignoranza

    Viviamo in un’epoca di iperconnessione, dove le informazioni si diffondono istantaneamente. Eppure, paradossalmente, il valore del feedback e della risposta tempestiva sembra svanire. Email e messaggi ignorati alimentano un clima professionale di incertezza e disinteresse, minando fiducia ed efficienza.

    Ma le conseguenze vanno oltre: chi non risponde non solo trasmette mancanza di rispetto, ma compromette la propria reputazione, quella dell’organizzazione che rappresenta, dimostrando scarsa affidabilità e considerazione per il tempo altrui.

    Spesso, questa dinamica non è frutto di cattive intenzioni, ma di una cultura aziendale poco attenta alla comunicazione interpersonale.

    Molte persone  oberate di lavoro (forse), trascurano l’importanza del rispondere tempestivamente, sottovalutando l’impatto negativo di questo atteggiamento.

    Accade spesso che la stessa persona o organizzazione a cui oggi scegli di non rispondere possa rivelarsi, domani, una risorsa indispensabile per te. La tempestività nel fornire un feedback non è solo una questione di cortesia, ma un segnale di professionalità, consapevolezza delle proprie capacità e autentico rispetto per il tempo e il valore altrui.

    Sempre di più, questo fattore inciderà nella scelta da parte di un potenziale employee per un’azienda o un’altra e influenzerà la capacità dell’azienda di trattenere i propri talenti. Una cultura del silenzio può portare i migliori professionisti a preferire realtà aziendali più reattive e attente alla comunicazione.

    Inoltre, la mancanza di risposta ha un notevole impatto reputazionale, sia a livello personale che organizzativo. Siamo in un’epoca in cui i dettagli fanno e sempre più faranno la differenza. Ogni interazione, anche la più piccola, contribuisce a costruire (o distruggere) la percezione di un individuo o di un’azienda.

    Le Conseguenze del Silenzio

    Secondo Daniel Goleman, esperto di intelligenza emotiva, una delle maggiori cause di inefficienza manageriale è proprio la mancanza di feedback. Senza una comunicazione chiara, i collaboratori si sentono invisibili, demotivati e privi di una direzione chiara.

    Le ripercussioni si estendono anche all’esterno dell’organizzazione: un cliente che non riceve risposta a una richiesta d’informazioni difficilmente tornerà a fidarsi dell’azienda.

    La mancanza di comunicazione mina la credibilità e danneggia la reputazione del brand, generando insoddisfazione e perdite economiche.

    L’Illusione della Sovrabbondanza

    In un’epoca in cui siamo bombardati da email, messaggi e notifiche, molti manager ritengono che ignorare alcune richieste sia accettabile. Ma questa è un’illusione pericolosa. Ogni interazione è un’opportunità per costruire relazioni solide e durature. Trascurare le risposte significa perdere valore e opportunità.

    Come Rompere il Silenzio

    Per invertire questa tendenza negativa, è fondamentale promuovere una cultura della comunicazione consapevole e rispettosa. Ecco alcune strategie:

    • Rispondere sempre: Anche un semplice “Grazie per il tuo messaggio, ti risponderò presto” o “grazie ma al momento non siamo interessati” può fare la differenza. Dimostra attenzione e rispetto.
    • Utilizzare strumenti di gestione delle comunicazioni: Implementare sistemi di gestione delle email e delle richieste aiuta a mantenere ordine e priorità.
    • Formare i manager all’intelligenza emotiva: La capacità di comunicare efficacemente è una competenza chiave per la leadership moderna.
    • Definire policy chiare di risposta: Stabilire tempi e modalità di risposta alle comunicazioni aziendali migliora l’efficienza e riduce il senso di abbandono.

    La Rivoluzione della Risposta

    Il cambiamento parte da una consapevolezza semplice ma rivoluzionaria: ogni risposta conta. Non solo per chi la riceve, ma anche per chi la invia. Una comunicazione efficace costruisce fiducia, migliora le performance e rafforza i legami professionali.

    È tempo di riscrivere le regole della comunicazione nelle organizzazioni. Un “Ciao” o un “Grazie” possono trasformare un’opportunità persa in una relazione duratura.

    E tu, oggi, hai risposto ai messaggi che hai ricevuto?

    Fonti

    • Goleman, D. (1995). Emotional Intelligence: Why It Can Matter More Than IQ. Bantam Books.
    • La vecchia G. (2024).Inspirers of th new millenium: emracing change with empathy, innovation and resilience , and to inspire future generations. Amazon  Books.
    • Harvard Business Review. (2023). “The Importance of Timely Feedback in Leadership”. Disponibile su: https://hbr.org/
    • Forbes. (2022). “Why Ignoring Emails Could Be Costing Your Business More Than You Think”. Disponibile su: https://www.forbes.com/
    • McKinsey & Company. (2023). “Effective Communication: The Key to Organizational Success”. Disponibile su: https://www.mckinsey.com/
    • The Guardian. (2023). “How Poor Communication Can Break an Organization”. Disponibile su: https://www.theguardian.com/

     

     

    Photo bt: brett jordan