Categoria: Pensiero

  • L’arte di Amare: Persone e Lavoro a Confronto

    L’arte di Amare: Persone e Lavoro a Confronto

    L’arte di amare una persona e quella di amare il proprio lavoro condividono molte similitudini profonde, poiché entrambe richiedono un approccio consapevole e un impegno costante per ottenere risultati significativi e duraturi.

    Come Erich Fromm spiega nel suo libro “L’arte di amare”, l’amore non è un semplice impulso emotivo o una reazione spontanea, ma una capacità che si sviluppa con tempo, pratica e consapevolezza.

    Questa stessa logica si applica al lavoro, che non si limita a essere una fonte di reddito, ma può diventare una parte fondamentale della propria identità e del proprio percorso di crescita personale e del proprio scopo.

    Amare una persona richiede intelligenza emotiva e sociale, preoccupazione empatica, ascolto e capacità di affrontare le sfide insieme.

    Allo stesso modo, l’amore per il proprio lavoro implica passione, dedizione e la capacità di evolversi e migliorarsi continuamente.

    Entrambe queste forme di amore non sono statiche: l’amore nelle relazioni richiede di adattarsi e imparare a comprendere l’altro, mentre l’amore per il proprio lavoro implica la volontà di accogliere nuove competenze, superare ostacoli e adattarsi ai cambiamenti.

    In entrambi i casi, il processo di crescita personale è centrale.

    Come sottolinea Fromm, l’amore richiede sforzo e disciplina: per amare autenticamente una persona, non basta la mera attrazione o il desiderio; è necessario investire tempo, energie e volontà.

    Lo stesso vale per il lavoro: non è sufficiente svolgerlo solo per dovere o obbligo, ma è necessario impegnarsi a fondo per eccellere, trovare appagamento ed essere in armonia con il proprio scopo di vita.

    In questo senso, sia l’amore che il lavoro diventano esperienze che, per essere piene, devono essere vissute in modo consapevole e attivo, con la disponibilità a migliorarsi costantemente.

    “In entrambi i casi, l’individuo è motivato a trovare uno scopo che lo aiuti a esprimere al meglio le proprie capacità e a raggiungere la propria realizzazione personale.”

    Quando si ama qualcuno profondamente, si scopre un senso di appartenenza e di connessione che va oltre l’individuo, si crea qualcosa di più grande insieme.

    Allo stesso modo, trovare il proprio scopo e realizzare i propri obiettivi attraverso il lavoro può dare un senso di realizzazione e contribuire al benessere generale della propria esistenza.

    In entrambi i contesti, ciò che si cerca non è semplicemente un risultato immediato o materiale, ma un significato più profondo che arricchisce il proprio scopo do vita.

    Infine, proprio come in una relazione amorosa, il rischio di sentirsi demotivati  o poco coinvolti nel lavoro è sempre presente.

    L’amore autentico, così come una vocazione lavorativa appagante, diventa quindi un rimedio alla demotivazione e, in alcuni casi, alla frustrazione, permettendo di costruire connessioni significative e di trovare un senso di scopo e appartenenza.

    In conclusione , sia l’amore per un’altra persona che quello per il proprio lavoro richiedono impegno, pazienza, costanza e desiderio di crescita anche di fronte agli ostacoli.

    In entrambi i casi, coltivare una passione profonda e sincera può portare a una vita più ricca, piena di significato e di soddisfazioni.

    Amare non è mai un processo passivo, ma un’arte che, una volta padroneggiata, trasforma ogni aspetto della nostra esistenza.

     

     

     

    Photo by: Joshua Coleman

     

     

     

    N.B “Partecipa a ‘L’arte di Amare: Persone e Lavoro a Confronto’ e impara a costruire relazioni significative sia nella tua vita personale che professionale.”

    Per info: eventi@giustinianolavecchia.com

  • Ispiratori del nuovo millennio

    Ispiratori del nuovo millennio

    In un panorama globale in cui le organizzazioni, indipendentemente dalle loro dimensioni, sono in costante evoluzione e affrontano una competizione sempre più intensa, il successo non può più essere attribuito solamente alla casualità o al talento individuale.

    Ispiratori del Nuovo Millennio offre una visione innovativa e pragmatica per prosperare in questo ambiente dinamico.

    Attraverso un’analisi approfondita di studi di casi reali e le esperienze di “Ispiratori” di successo, il libro fornisce strategie e consigli pratici per una attenta riflessione su come è possibile costruire organizzazioni ispirate e attrarre le nuove generazioni .

    I pilastri dell’ispirazione:

    • Sviluppare una mentalità di crescita: Abbandonare schemi mentali rigidi e abbracciare la flessibilità, l’apprendimento continuo e la capacità di affrontare le sfide con ottimismo e tenacia.
    • Superare le barriere mentali e culturali: Riconoscere e superare i pregiudizi, gli stereotipi e le convinzioni limitanti che ostacolano la comprensione reciproca e la costruzione di relazioni positive.
    • Ispirare e mantenere alta la motivazione: Trovare le risorse interiori e la determinazione per perseguire i propri obiettivi con perseveranza, anche di fronte alle difficoltà e agli ostacoli.
    • Comprendere l’importanza della comunicazione e dell’ascolto: Affinare le proprie capacità di comunicazione interpersonale, imparando ad ascoltare con attenzione e apertura mentale, per costruire relazioni autentiche e significative con le nuove generazioni e con tutti gli altri.

    Casi di studio e best practices:

    L’opera presenta interviste con manager e imprenditori sulla loro visione del futuro e a giovani donne e uomini, che condividono le loro paure ma anche la loro speranza per il loro posto nel mondo.

    Le best practices condivise offrono spunti di riflessione e ispirazione, dimostrando come le idee del libro possano tradursi in azioni concrete per ottenere risultati tangibili.

    Oltre alla comprensione che le nuove generazioni, anche se non ce ne rendiamo conto, rappresentano la prima linea del futuro.

    Inoltre, il libro include:

    • Strumenti Pratici:Esercizi, modelli e check-list per aiutare i lettori ad applicare i principi del libro alla propria organizzazione.

    Punti salienti:

    • Il ruolo fondamentale delle nuove generazioni nel futuro del mondo del lavoro.

    • L’importanza del capitale umano e di una cultura aziendale basata sull’empatia e la valorizzazione delle persone.

    • La necessità di innovare e di abbracciare il cambiamento per prosperare in un ambiente competitivo.

    Con i contributi di :

    Franco Dutto, Ana Mazzeo, Dario Bolis, Elena Miretti, Isa Maggi, Gianni Gaude, Tatiana Baroni, Francesca Magliulo, Ivana Pais, Giuseppe Giunti,  Gianmatteo Manghi, Filippo Lubrano, Alessandro Lovisetto, Ruggiero Potito, Enrico Bonandi, Enrico Para, Arianna Defendi, Emma Maestro, Alex Gnavi, Rocco, Paolo e Sofia De Prezzo, Stefania Amerio, Lorenzo Milanesio e Francesca Valpreda.

     

    Conclusione:

    Ispiratori del Nuovo Millennio è un invito all’azione per tutti i leader che desiderano costruire un futuro migliore per sé stessi, per le loro organizzazioni e per essere fonti di ispirazione per le nuove generazioni.

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     Un sentito ringraziamento a Ernesto Sirolli, una figura di grande ispirazione nel nuovo millennio, per aver gentilmente accettato di scrivere la prefazione e inaugurare questa esperienza di lettura.

    La versione in lingua italiana del libro sarà disponibile a partire dal 20 maggio, in esclusiva su Amazon con la possibilità di prenotare l’eBook fin da subito!

    Clicca qui https://lnkd.in/dmhx6_BQ per prenotare l’eBook nella versione in italiano!

    Per coloro che desiderano leggerlo in inglese, l’uscita è prevista per il 16 giugno, ma è possibile prenotare l’eBook fin da subito!

    Clicca qui https://lnkd.in/dSufXXFc per prenotare l’eBook nella versione in inglese!

    Questa opera sostiene Hubrains, un’associazione no profit che si impegna nell’aiutare le nuove generazioni a riscoprire il proprio scopo.

  • Perchè abbiamo bisogno di ispirator@ del futuro?

    Perchè abbiamo bisogno di ispirator@ del futuro?

    In un mondo sempre più interconnesso e dinamico, la necessità di essere ispirati si fa sempre più impellente.

    Questo richiamo risuona dalle voci delle nuove generazioni,  giovani donne e uomini, autentici protagonisti di un’epoca caratterizzata da rivoluzioni epocali e accelerazioni senza precedenti.

    L’adolescenza di questa generazione si svolge in un contesto straordinario, dove la conoscenza scorre abbondante e è accessibile con un semplice clic.

    La velocità con cui le informazioni si diffondono mette alla prova la loro capacità di rimanere costantemente aggiornati, creando un ambiente in cui la sete di sapere diventa un motore propulsore delle menti più brillanti.

    In questo affascinante scenario, queste giovani menti si presentano come instancabili cercatori di ispirazione, spinte dalla ricerca incessante di qualcosa di autenticamente nuovo.

    L’obiettivo è trovare un significato che vada al di là del flusso ininterrotto di dati provenienti dalla rete, una ricerca di significato che possa trasformare l’informazione in conoscenza duratura.

    La sfida che si presenta a queste generazioni in erba è quella di trovare un equilibrio delicato:

    navigare tra l’immensa ricchezza di informazioni digitali senza perdersi nella superficialità, e allo stesso tempo, scoprire conoscenze autentiche e significative che approfondiscano il loro rapporto con il mondo.

    In un’epoca caratterizzata dal sovraccarico digitale, la vera saggezza emerge quando si decide di scavare a fondo, di abbracciare la profondità delle esperienze anziché restare sulla superficie.

    La ricerca di ispirazione si trasforma in un viaggio profondo e significativo, un percorso che sfida e arricchisce le giovani generazioni, spingendole a superare le superficialità del mondo virtuale per scoprire la vera essenza della conoscenza e della saggezza.

     

    Photo by: Jordan Singh

  • Errori e  fallimenti? Fondamentali  per la crescita

    Errori e fallimenti? Fondamentali per la crescita

    Il mondo sembra una giungla. Alcune regole risultano già scritte, spietate e soprattutto non negoziabili.

    Mi soffermo spesso a guardare le persone che camminano per strada, molte di loro corrono.

    Corrono a lavoro, corrono a casa. Corrono nella vita, per raggiungere i propri (forse) traguardi. Si impegnano, arrancano, sudano. Il tempo in questi casi non è loro complice, ma un terribile nemico.

    La possibilità di “non arrivare”

    Chissà, se prima di mettersi a correre, queste persone hanno contemplato – per esempio – la possibilità di non raggiungere il traguardo prefissato, nei tempi e nei modi previsti.

    Quella che le cose non procedano secondo i piani prestabiliti è una possibilità che la mente scansa come la peste ma che in fondo esiste. Esiste, eccome.

    Ma perché la mente non contempla la possibilità di “non arrivare”?

    Semplice: questa ipotesi viene immediatamente associata all’idea di non realizzarsi, di cadere. Al concetto di resa, di fallimento.

    Quasi come fossero portatori di chissà quale virus, gli individui che secondo la società “falliscono”, restano a terra, a sprofondare, senza possibilità alcuna di rinascere.

    Il concetto di fallimento è considerato, soprattutto nel nostro Paese, come una sorta di marchio indelebile per chi lo vive, un tatuaggio indelebile  che resta appiccicato addosso e ci  costringe a subirne le conseguenze.

    Fallire, non arrivare laddove ci si prefigge, o peggio ancora commettere degli errori, in questa giungla, dove vige la più ferrea legge di sopravvivenza, vuol dire cambiare di colpo lo status sociale e la propria fisionomia.

    Chi cade resta indietro, senza potersi rialzare. Eppure, tutti cadiamo, almeno una volta.

     

    Ce lo insegna la vita, sin dai primi anni dell’infanzia, che nelle corse a ostacoli, prima o poi, si cade. È la cosa più normale che possa accadere.

    Quante ginocchia sbucciate, quanti lividi!  Cosa facevamo, quando da bambini ci trovavamo distesi per terra dopo una caduta rovinosa? C’è chi piangeva, chi aspettava la mamma in soccorso, chi restava lì a contemplare l’accaduto, chi
    si rialzava immediatamente, facendo magari finta di nulla. Una spolverata alle ginocchia, e via. Avanti!

    Da adulti, invece, le cose sono ben diverse.

    Quando sentiamo di fallire, in noi subentra un senso di vergogna, o addirittura una definitiva rassegnazione. Ci convinciamo che niente e nessuno al mondo possa aiutarci a risollevarci, a costruirci una seconda possibilità. Nessuno mai che ci spieghi, condivida o ci aiuti a riemergere dalle tenebre, accendendo la luce della speranza.

    E allora, ovviamente, ci convinciamo che siamo noi ad essere sbagliati, che d’ora in poi saremo costretti a vivere – metaforicamente parlando – in una specie di girone dell’inferno dantesco: un luogo di miseria morale in cui imperversano gli uomini e le donne decaduti, privati ormai della dignità e di quella grazia “divina” capace di elevare e illuminare le gesta della gente di successo.

    Ci convinciamo dunque che d’ora in poi saremo considerati alla stessa stregua dei cosiddetti “Ignavi” meravigliosamente descritti dal sommo poeta.

    Ci toccherà altresì arrabbiarci con noi stessi, rimanere delusi, dimenticando il nostro reale valore e le nostre infinite possibilità.

    Dimenticando che fallire o commettere degli errori è invece un’esperienza salutare per la nostra crescita. Tralasciando le meravigliose opportunità di rinascita che si celano dietro a una sconfitta.

    Dimenticando che le rovine sono un dono. Svolto l’angolo, mi ritrovo in una piazza. Mi prendo un momento per sedermi su una panchina, all’ombra di un pioppo. Mi rinfresco con un sorso d’acqua.

    I fallimenti e gli errori insegnano.

    La verità è semplice: i veri fallimenti, i veri errori non sono quelli che compiamo quando non raggiungiamo l’obiettivo prefissato.

    Il vero fallimento consiste invece nel non provarci nemmeno.

    Sono loro i veri “Ignavi”: coloro che passano la vita a giudicare gli altri, che non prendono mai posizione, i vili che non sanno scegliere e che si ritrovano ad additare la gente seguendo la metrica più scontata, senza riuscire a guardare più in là del loro naso. Bloccati dalla paura, terrorizzati, si muovono come banderuole al vento. Opportunisti.


    Non scelgono, costoro, perché scegliere vuol dire assumersi le responsabilità.

    Perché, per assumersi la responsabilità, bisogna essere coraggiosi.

    E loro non lo sono. Le persone che si permettono di giudicare se ne stanno inattive, sugli spalti, incapaci di correre e di giocare la partita dell’esistenza, con tutte le sue sfide e le sue mirabolanti e spettacolari cadute. Il giudizio gretto le trasforma in figure in bianco e nero, senza colore, prive di luce ed entusiasmo.

    C’è da chiedersi, allora, quale sia il vero fallimento, agli occhi della Vita.

    Namstè

     

    Photo by: zohre nemati

  • La  violenza sulle donne? Una responsabilità collettiva

    La violenza sulle donne? Una responsabilità collettiva

    La violenza sulle donne è un problema diffuso e persistente che richiede l’impegno di tutta la società per essere affrontato in modo efficace.

    È fondamentale adottare una prospettiva di prevenzione per contrastare questa forma di violenza e creare una società più sicura e rispettosa per tutti. In questo articolo, esploreremo alcune strategie chiave per prevenire la violenza sulle donne.

            1. Educazione e consapevolezza:

    • Un passo fondamentale nella prevenzione della violenza sulle donne è l’educazione.
    • È importante promuovere la consapevolezza e l’educazione di uomini e donne su questioni quali il rispetto reciproco, l’uguaglianza di genere, il consenso e la gestione dei conflitti in modo non violento.
    • Le scuole, le comunità e i media possono svolgere un ruolo significativo nell’affrontare queste tematiche e nel promuovere una cultura di rispetto e non violenza.

      2. Promozione dell’empowerment femminile:

    • L’empowerment delle donne è cruciale nella prevenzione della violenza.
    • Dobbiamo lavorare per creare opportunità economiche, sociali e politiche per le donne, in modo che possano sviluppare fiducia in se stesse, acquisire indipendenza e abbattere i disuguaglianze di genere.
    • Investire nell’istruzione e nel sostegno  delle donne, incoraggiare la partecipazione politica e promuovere l’accesso a risorse e servizi può contribuire a ridurre la loro vulnerabilità alla violenza.
    • Bisogna creare un rapporto paritetico tra uomini e donne  nel mondo del lavoro, nelle retribuzioni e in tutti quei processi dove è giusto garantire lo stesso trattamento riservato agli uomini. Siamo nel 2023!!!!!!!

      3. Rafforzare le leggi e le politiche:

      È fondamentale che le leggi e le politiche siano adeguate per affrontare la violenza sulle donne.

    • Ciò implica l’adozione e l’applicazione di leggi che criminalizzano la violenza domestica, lo stalking, il traffico di esseri umani e altre forme di violenza di genere.
    • È altrettanto importante garantire che le vittime di violenza abbiano accesso a servizi di sostegno, come rifugi, centri di assistenza e linee telefoniche di emergenza.

      4. Coinvolgimento degli uomini:

      Prevenire la violenza sulle donne richiede il coinvolgimento attivo degli uomini.

    • Gli uomini possono svolgere un ruolo cruciale nel promuovere il rispetto e l’uguaglianza di genere all’interno delle loro famiglie, comunità e luoghi di lavoro.
    • Programmi di sensibilizzazione specifici per uomini e ragazzi possono contribuire a sfidare gli stereotipi di genere dannosi e a promuovere modelli positivi di mascolinità.

      5. Monitoraggio e ricerca:

      È importante raccogliere dati accurati sulla violenza sulle donne per comprendere appieno l’entità e la natura del problema.

    • Il monitoraggio regolare e la ricerca in questo campo forniscono informazioni preziose per sviluppare politiche e programmi di prevenzione più efficaci.
    • La raccolta di dati sulle vittime, sugli autori di violenza e sulle cause sottostanti può aiutare a identificare i fattori di rischio e a informare l’implementazione di strategie mirate.

      La prevenzione della violenza sulle donne richiede un impegno collettivo e costante da parte di tutta la società.

    L’educazione, l’empowerment femminile, il rafforzamento delle leggi, il coinvolgimento degli uomini e il monitoraggio sono tutti elementi chiave per creare una società in cui la violenza di genere sia respinta e le donne possano vivere in sicurezza.

    È importante ricordare che la prevenzione inizia con noi stessi, attraverso il modo in cui ci relazioniamo agli altri e attraverso il sostegno alle vittime di violenza. Solo lavorando insieme possiamo creare un futuro in cui tutte le donne possano vivere senza paura di violenza.

    Photo by: Sydney Sims

  • Parola d’ordine? Passione

    Parola d’ordine? Passione

    Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli

    che non sentivano la musica

    Friedrich Nietzsche

    Cos’è la passione?

    Passione è identificarsi con qualcosa che ci permette di vedere e di andare oltre.

    Messa in fondo, dopo quelle che consideriamo le priorità della nostra quotidianità, a volte viene dimenticata.

    Ma la passione non può essere messa in secondo piano.

    Va insegnata con l’esempio, trasferita. La passione deve essere  contagiosa.

    Dovremmo essere portatori sani di passione, ma non lo siamo.

    La voglia, il pensiero di svegliarci alla mattina con il fuoco del desiderio, non ci tocca più.

    Un individuo che mostra passione viene anzi visto e giudicato come un folle perditempo.

    sharon-mccutcheon-unsplash
    sharon-mccutcheon-unsplash

    Avere passione prevede infatti sacrificio, sofferenza e paura.

    Seguire il proprio sogno non è per tutti facile…

    Da una parte il timore di non far quadrare i conti, dall’altra lo scontro con gli altri che con le loro parole di troppo ti costringono a chiederti perché tu l’abbia fatto.

    Chi non sceglie un lavoro ‘sicuro’ facilmente si imbatte anche con persone che insistono nel dirti che sei poco più di un disoccupato o peggio di un pazzo.

    Lavorerai giorno e notte, e comunque non verrai capito, anzi, troverai chi ne saprà sempre più di te, e purtroppo solo a parole, non per insegnarti davvero qualcosa.

    Poi però arriverà il momento in cui il lavoro che fai sarà premiato, perché la fortuna aiuta gli audaci, e allora guardati ancora da chi oserà dire che è merito suo, perché ci sarà anche chi avrà la faccia tosta di farlo.

    Ma se avrai il coraggio di superare stoicamente tutto questo arriverai in alto e, nonostante tutto, la passione alleggerirà il cammino, perché è il sale della vita, ci consente di vivere pienamente nel qui e ora.

    Il tempo vola con la passione.

    Ti godrai ogni istante come un innamorato, come un ragazzino che gioca in cortile, come una mamma che guarda il suo bambino diventare grande o come uno startupper che vede crescere il suo progetto e diventare impresa.

    oliver-cole-unsplash
    oliver-cole-unsplash

    Cos’è che mantiene la passione?

    La tenacia e soprattutto la capacità di essere sordi a chi ti giudica.

    Se vogliamo riaccenderla, dimentichiamo le convinzioni , liberiamo la nostra consapevolezza e sopratutto  riabbracciamo il bambino nascosto che vive dentro ognuno di noi.

    Basta fermarsi, ascoltarci e ricordare come eravamo, cosa ci piaceva e ci entusiasmava.

    Allora sì che ritroveremo la magia, riaccenderemo la luce della nostra vita e ritorneremo a comporre e ascoltare la colonna sonora della nostra esistenza.

     

     

     

  • Successo? Non stare fermi, agire, è l’unica possibilità.

    Successo? Non stare fermi, agire, è l’unica possibilità.

     

    • Primo, non stare fermi, agire, è l’unica possibilità di rinascita
    • Secondo, è l’agire che ci dice quello che siamo.
    • Terzo, reagire al fallimento, parola d’ordine: resilienza.

    Numerose le trappole della mente che spesso ci impediscono di imparare dagli errori e ottenere risultati migliori.

    La prima tendenza è quella del rifiuto. Sembra che ammettere di avere fatto un errore e provare a correggerlo sia la cosa più difficile del mondo. Richiede infatti di “mettere in discussione il proprio successo”.

    Perché abbiamo una naturale propensione al rifiuto? Gli psicologi hanno dato a questo atteggiamento il nome di “dissonanza cognitiva” che descrive le difficoltà della mente nel conciliare due pensieri apparentemente contraddittori.

    La seconda trappola che la mente ci riserva consiste nel rincorrere le nostre sconfitte nel tentativo di scacciarle. Fare pace con le nostre sconfitte può essere insostenibile.

    Mentre il rifiuto è non voler riconoscere un errore e rincorrere le proprie sconfitte aggrava il danno nel tentativo di cancellare frettolosamente lo sbaglio, l’editing edonistico è un processo più elusivo che consiste nel convincere noi stessi che l’errore non conta.

    Un modo per metterlo in pratica è fare un unico fascio di vittorie e sconfitte.

    Un processo psicologico diverso, sebbene abbia un effetto simile sulla nostra capacità di imparare dagli errori, consiste semplicemente nel reinterpretare i fallimenti come successi. Ci convinciamo che quello che abbiamo fatto non è così male, anzi che tutto è riuscito al meglio.

    Reinterpretare i fallimenti come successi, abbandonando la paura del giudizio  di chi è schiavo del proprio EGO

    Parola d’ordine: RESILIENZA

    Un gruppo di ricercatori, tra cui lo psicologo Daniel Gilbert, ha dimostrato quanto questa tendenza sia profondamente radicata nella nostra mente.

    “Questa è la felicità in sintesi: quello che ho avuto è molto meglio di quanto pensassi! Quello che non ho avuto, fa schifo!”

    Tendiamo a considerare le decisioni che abbiamo preso in passato migliori di quello che sono.

    Sono questi, dunque, i tre ostacoli che ci impediscono di seguire il vecchio consiglio “impara dai tuoi errori”:

    • il rifiuto, perché non sappiamo separare il nostro errore dall’autostima
    • il comportamento autodistruttivo, perché aggraviamo le sconfitte cercando di recuperarle
    • i tentativi di indorare la pillola delineati da Daniel Gilbert, in base ai quali ricordiamo gli errori del passato come fossero trionfi, o mescoliamo insieme fallimenti e successi.

    Namastè

     

    Photo by Bich Tran 

  • Strategia al femminile

    Strategia al femminile

     

    “Con la razionalità vai da A a B, con l’immaginazione vai ovunque”.

    Albert Einstein

     

    La scienza ormai ci dice che donne e uomini hanno un cervello diverso, o che lo usano in maniera diversa, ossia gli uomini maggiormente l’emisfero sinistro, matematico e razionale, e le donne maggiormente l’emisfero destro, sistemico e creativo.

     

    La strategia è donna

    Detto questo se concordiamo sul fatto che la strategia richiede più creatività e immaginazione rispetto alla tattica che invece è più un problema di razionalità, allora possiamo sostenere che la strategia è donna, ovvero che è per le donne, come del resto lo è l’innovazione, nella quale uno delle caratteristiche salienti è un “female approach” in termini, di nuovo, di utilizzo del cervello.

     

    La disciplina della Strategia

    Nella disciplina della Strategia gli ultimi 15 anni hanno registrato una decisa inversione dagli approcci razionalisti della Strategic Planning, e del modello Five Forces di Porter, ad approcci più aperti ed evolutivi, meno matematiche e più logico-concettuali, e quindi consoni al cervello femminile.

    Cito come esempi la Strategic Architecture di Hamel e Prahalad nel 1995, la Blue Ocean Strategy di Kim e Mauborgne, il Design Thinking di Roger Martin, la Value co-creation di C.K. Prahalad o la Theory U di Otto Scharmer.

    In tutte queste moderne discipline in qualche modo figlie delle teorie della complessità ed evoluzioniste prevale il generale sul particolare, il grande disegno ed il senso complessivo, la visione sistemica e olistica, tutti caratteri più da cervello femminile che maschile.

     

    Dalla competizione alla collaborazione

    Ancora, uno dei paradigmi centrali della Strategia nel XXI secolo è il passaggio dalla Competizione alla Collaborazione.

    Ed anche in questo caso le Donne, e sopratutto quelle realizzate in modo più completo con la maternità, credo diano qualche punto agli Uomini.

    Ricordate l’ipotesi di scelta di “collaborazione” invece che di competizione per la ragazza bionda?

    “Incompleto … Adam Smith va rivisto” dice Nash ad un certo punto  “perché il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo farà ciò che è meglio per se e per il gruppo … Adam Smith si sbagliava, dinamiche dominanti signori “, contrariamente alla tesi di Smith, per il quale il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa la scelta migliore solo per se.

    Oso aggiungere che i minori problemi che le Donne hanno, nella media, col proprio Ego rispetto agli Uomini, e la maggiore propensione a non identificare le idee con se stesse ed cambiare idea e adattarsi le porta ad avere un potenziale migliore degli Uomini per la Strategia.

     

    Cambiamento e adattamento

    Ricordate il paradigma basilare di Charles Darwin “Non è il più forte, né il più intelligente che sopravvive. Ma chi si adatta meglio al cambiamento”

    e quello di Albert Einstein “Non si può risolvere un problema con lo stesso livello di consapevolezza che lo ha originato”.

    Concludo con una variazione di una famosa frase di Peter Senge che affermava riferendosi alla non sostenibilità della nostra attuale società “Finita la società degli uomini abbiamo speranza per una dei Gorilla?” affermando :

     

    Finita la società degli uomini abbiamo speranza per una delle Donne, data le loro maggiori capacità naturali a mettere in atto strategie idonee ad affrontare i problemi complessi della società di oggi?

    Namstè

     

    Foto di ANTONI SHKRABA da Pexels

  • Creatività, la nostra sana inquietudine

    Creatività, la nostra sana inquietudine

    La nostra unicità è uno strumento potentissimo per portare un vero processo di cambiamento nella nostra quotidianità, nel nostro qui e ora.

    Viviamo in un’epoca dove non è più sufficiente essere semplicemente innovatori, dobbiamo essere, dirompenti, inquieti,  veri rivoluzionari, per questo motivo dobbiamo ritrovare e liberare  la nostra creatività.

    La Creatività ha bisogno di una mente non convenzionale, altrimenti continua ad utilizzare gli stessi modelli mentali che il nostro Ego ci ripropone.

    Nella vita come nel lavoro. Essere creativi significa essere nel nuovo e naturalmente- il nuovo- ci porta a vivere il qui e ora, abbandonando le convinzioni passate. Con la creatività siamo collegati costantemente alla sperimentazione, all’innovazione, all’esplorazione. Tutto questo non ci dà nessuna garanzia su cosa verrà fuori, su cosa succederà, ma una certezza l’abbiamo: scegliamo noi.

    Liberiamo la nostra creatività, solo cosi andremo verso il nuovo

    La creatività non ha limiti, ci consente di immaginare qualsiasi cosa e le idee che ne scaturiscono sono portatrici di possibili e straordinari cambiamenti. Ma come faccio ad essere creativo? O meglio come posso far uscire la mia infinita creatività?

    Non dobbiamo avere paura, non dobbiamo avere paura di sbagliare, non dobbiamo avere paura del giudizio. Dobbiamo invece portare sempre con noi una meravigliosa e sana “follia”.

    Scrittori, musicisti, pittori, poeti, imprenditori, sportivi e molti altri,  sono grandi perchè hanno fatto della loro creatività il loro mantra.

    Donne e uomini come: Gandhi, Gesù, Socrate, Nelson Mandela, Giordano Bruno, Nikola Tesla, Frida Kahlo, Marie Curie, Billie Holiday, Maria Montessori, Martin Luther King, Steve Jobs sono alcune delle figure perseguitate perché portatrici del nuovo, portatrici delle idee rivoluzionarie scaturite dalla creatività.

    Questo è quello che dobbiamo insegnare alle nuove generazioni. Dobbiamo liberare la loro grande bellezza!!!!!

     

    Parlavano in modo nuovo, si comportavano in modo non convenzionale e la massa non poteva tollerarlo. La cosa incredibile è che queste persone hanno sacrificato la propria esistenza per portare ricchezza a tutta l’umanità. I creativi sono folli, sono inquieti, e  si comportano come tali.

    Rischiano tutto per le loro idee, per la loro infinita immaginazione, senza nessuna garanzia. La cosa straordinaria è che vivono della loro creatività e sono portatori e portatrici di sana energia, sono il sale della vita, portano prosperità, innalzano la coscienza delle persone, ma soprattutto infettano il mondo di positività e speranza.

    Tutta l’evoluzione del mondo è scaturita da persone definite “folli e inquiete”. Non si curano delle masse. Le menti collettive sono contro il nuovo. Affermazioni come: “Si è sempre fatto cosi”, “Non lasciare la strada vecchia per quella nuova”, “Sono cose da uomini” , ” Sei troppo giovane per capire” etc., sono il veleno  contro il nuovo, sono l’eredità tramandata dalla tribù che ha paura del vivere il qui e ora ma sopratutto non ha il coraggio di cambiare.

     

    Photo by edgar chaparro

  • La creatività libera il talento

    La creatività libera il talento

    Nessuna idea creativa potrà mai essere sognata se le persone hanno paura di essere identificate come sciocche.

    Ogni idea creativa si porta avanti con dei rischi

    (Robinson and Stern, Corporate Creativity, 1997)

    Se ci chiediamo perché la creatività è uno degli elementi fondamentali delle organizzazioni contemporanee,  non possiamo evitare di rispondere che nella creatività risiede il modello fondativo , non solo nel fare business, ma anche nei processi di cambiamento,

    poichè la creatività, non solo libera il talento degli individui, ma lo sostiene nelle sfide.

    Mai come questo momento la creatività delle nuove generazioni è una risorsa imprescindibile.

    Abbiamo bisogno di entrare in contatto con loro, ascoltarli e dialogare, per liberare la loro creatività e condividerla con la nostra.

    Ma come avviene il processo creativo?

    La creazione parte dall’immaginazione , da li nascono le idee e successivamente l’innovazione delle stesse.

    Un idea che esiste, in fase embrionale, nelle menti di chi la produce e che arriva alla sua pienezza e alla sua composizione nelle attività quotidiane.

    Indubitabile nessun teorico ha la certezza di come questo processo si generi.

    Quel che però possiamo dire con chiarezza, seguendo gli analisti contemporanei, è che il mito del genio solitario, che in una stanza chiusa partorisce idee rivoluzionarie, è ormai un cliché superato.

    Come ben ha scritto Eric Von Hippel nel suo Democratizing Innovation, la creatività è un’attività fisica che richiede interazione tra gli esseri umani, oltre alla sperimentazione, all’osservazione condivisa e all’esplorazione. 

     

    Dunque i luoghi che riuniscono le perone, fisicamente e virtualmente, sono fondamentali per i risultati dell’innovazione, come ben hanno compreso molte organizzazioni nell’ultimo decennio ed è in qui luoghi che si da vita, attraverso la condivisione di idee ai cambiamenti dirompenti, ma fondamentali per il progresso e il miglioramento della qualità della vita.

    Creare spazi disegnati intenzionalmente per un certo tipo di business può aumentare la creatività e il rendimento delle persone, affinare le squadre di lavoro e rendere sostenibile nel tempo questi processi.

    Si sa: a fianco di menti creative le sfide crescono.

    Lo spazio della creatività nelle imprese innovative diventa spazio flessibile, che cambia destinazione per le diverse attività, che cambia formato, che cambia logica.

    Le architetture, interne ed esterne, hanno una funzione determinante per il nostro well being: scenari attraenti e stimolanti aiutano il dispiegarsi della creatività.

    Si costruiscono e si costruiranno s sempre più luoghi di condivisione, virtuali e non. Luoghi  fertilizzanti e di interscambio, vere e proprie fucine di creatività.

    Lo spazio diventa così uno strumento in più per facilitare le diverse forme di lavoro, di apprendimento , di socializzazione e di condivisione della conoscenza

    Senza dimenticare che la condivisone della conoscenza,  quella vera, lasciando fuori dalla porta i condizionamenti, è altresì un riflesso della cultura di una organizzazione e  ne riafferma la vocazione: il veicolo dei valori e dei processi.

    Riflettere le intenzioni di un cambiamento disruptive, attraverso un intelligenza collettiva,  genera  menti  aperte e feconde verso,  l’innovazione.

    Photo by: David Pisnoy