Tag: adolescenti

  • Please stick with me.

    Please stick with me.

    I found this letter written by a teenager and I want to recommend it to all parents, teachers, coaches and anyone who has to do with teenagers.
    Read it and think about it

    Thanks to my friend Silvia Scozzafava who reported it to me.
    Happy to have founded Hubrains to dedicate myself to young people and in search of their purpose.
    Boys and girls hang on we are here with you

     

    Dear Mum and Dad,

    Please stick with me.

    I can’t think clearly right now because there is a rather substantial section of my prefrontal cortex missing. It’s a fairly important chunk, something having to do with rational thought.

    You see, it won’t be fully developed until I’m about 25. And from where I sit, 25 seems a long way off.

    But here’s what i want my parents to know..

    My brain is not yet fully developed

    It doesn’t matter that I’m smart; even a perfect score on my math test doesn’t insulate me from the normal developmental stages that we all go through.

    Judgement and intelligence are two completely distinct things.

    And, the same thing that makes my brain wonderfully flexible, creative and sponge-like also makes me impulsive. Not necessarily reckless or negligent but more impulsive than I will be later in life.

    Please stick with me.

    So when you look at me like I have ten heads after I’ve done something “stupid” or failed to do something “smart,” you’re not really helping.

    You adults respond to situations with your prefrontal cortex (rationally) but I am more inclined to respond with my amygdala (emotionally). And when you ask, “What were you thinking?” the answer is I wasn’t, at least not in the way you are.

    You can blame me, or you can blame mother nature, but either way, it is what it is.

    At this point in my life, I get that you love me, but my friends are my everything.

    Please understand that. Right now I choose my friends, but, don’t be fooled, I am watching you. Carefully.

    Please stick with me.

    Here’s what you can do for me

    1. Model adulting.

    I see all the behaviours that you are modeling and I hear all of the words you say. I may not listen but I do hear you. I seem impervious to your advice, like I’m wearing a Kevlar vest but your actions and words are penetrating. I promise. If you keep showing me the way, I will follow even if I detour many, many times before we reach our destination.

    2. Let me figure things out for myself.

    If you allow me to experience the consequences of my own actions I will learn from them. Please give me a little bit of leash and let me know that I can figure things out for myself. The more I do, the more confidence and resilience I will develop.

    3. Tell me about you.

    I want you to tell me all the stories of the crazy things you did as a teen, and what you learned from them. Then give me the space to do the same.

    4. Help me with perspective.

    Keep reminding me of the big picture. I will roll my eyes at you and make all kinds of grunt-like sounds. I will let you know in no uncertain terms that you can’t possibly understand any of what I’m going through. But I’m listening. I really am. It’s hard for me to see anything beyond the weeds that I am currently mired in. Help me scan out and focus on the long view. Remind me that this moment will pass.

    5. Keep me safe.

    Please remind me that drugs and driving don’t mix. Keep telling me that you will bail me out of any dangerous situation, no anger, no lectures, no questions asked. But also let me know over and over and over that you are there to listen, when I need you.

    6. Be kind.

    I will learn kindness from you and if you are relentless in your kindness to me, someday I will imitate that behaviour. Don’t ever mock me, please and don’t be cruel. Humour me-I think I know everything. You probably did as well at my age. Let it go.

    7. Show interest in the things I enjoy.

    Some days I will choose to share my interests with you, and it will make me feel good if you validate those interests, by at least acting interested.

    One day when the haze of adolescence lifts, you will find a confident, strong, competent, kind adult where a surly teenager once stood. In the meantime, buckle in for the ride.

    and..

    Please stick with me.

    Love,

    Your Teenager

  • “La Felicità? E’ un viaggio. Conversazioni sulla vita tra un adulto e un@ adolescente”

    “La Felicità? E’ un viaggio. Conversazioni sulla vita tra un adulto e un@ adolescente”

    Da poco è uscito il mio nuovo libro “La Felicità? E’ un viaggio. Conversazioni sulla vita tra un adulto e un@ adolescente”
    Nato dal desiderio di fare e condividere con voi,
    ma sopratutto rispondere a questa domanda:

    “Come possiamo recuperare un reale e costruttivo dialogo con i giovan*?”

    Ho trascorso la maggior parte della mia vita in contatto con le nuove generazioni, osservando lo svilupparsi di due linee parallele:
    Il mondo degli adulti, che ha facilitato la crescita dei giovani dandogli tutto e rendendo la loro “meravigliosa” esistenza priva di desiderio, entusiasmo ed esplorazione, quindi senza emozioni e passioni.
    Un mondo che prima da tutto e poi li etichetta come “privi di “energia”.
    Il mondo dei ragazzi e delle ragazze che in apparenza danno meno problemi rispetto alle generazioni precedenti, ma pare che abbiano perso parte della loro energia, della voglia di sperimentare e di cambiare il mondo. Sono tristi e non trovano altra via d’uscita che adattarsi in modo passivo alla realtà che gli stiamo consegnando.
    Cos’ho fatto quindi?
    Mi sono fermato ad ascoltarli, senza giudicare e cercando di dialogare, creando interesse nei loro confronti e cercando il più possibile di ispirarli.
    Invito ognuno di voi: genitori, docenti, allenatori, datori di lavoro a fermarvi un attimo e ascoltarli, ma ascoltarli veramente senza giudicarli.
    Potremmo sentire questo:

    “Non devi venerarmi mi devi ascoltare e sostenere.

    “Non sono un figlio perfetto sappilo”
    “Devo fare la mia vita, devo prepararmi per il mio viaggio e il mio viaggio non è il tuo”
    “Non parlo ma non per questo non ho nulla da dire.”

    “Ma tu lo sai realmente come mi sento?”

    Fermiamoci e ricordiamoci di come eravamo. Dobbiamo tenere a mente che l’umanità progredisce solo attraverso menti rivoluzionarie:
    Per questo abbiamo bisogno di giovan*eretici, di folli. Di persone, ragazzi e ragazze che non abbiano paura di affrontare il nuovo, che vadano alla scoperta di qualcosa di straordinario, che si allenino per essere gli ispiratori e le ispiratrici del nuovo millennio. Dobbiamo sostenere la loro meravigliosa inquietudine non osteggiarla
    Voi cosa ne pensate? Condividete i vostri pensieri nei commenti e se volete leggere il mio libro, lo trovate qui:
    P.S Questa opera sostiene www.hubrains.org.  Potete farlo anche voi regalando a Natale questo libro
    Buona lettura
  • Il segreto dell’ottimismo è nell’empatia

    Il segreto dell’ottimismo è nell’empatia

    “Mi sveglio e dò alla giornata che mi sta dinanzi l’opportunità di essere la più bella della mia vita”

    Mark Twain

    Molte volte, le difficoltà vere esistono solo nella nostra mente. Se vogliamo davvero qualcosa, se lo desideriamo con tutte le nostre forze, non ci sono ostacoli così insormontabili. Ogni cosa ci sembrerà raggiungibile, in fondo, alla nostra portata. E ciò che bastava per intimorire e fermare gli altri, per noi sarà lo stimolo che stavamo aspettando per lanciarci in una nuova, sfidante avventura. Non è facile, soprattutto in questo periodo a parlare di ottimismo, soprattutto quando si è giovani, e siamo ancora provvisti di quella buona dose di incoscienza che non ci fa riflettere troppo sulle nostre azioni. Soprattutto quando non abbiamo vissuto in prima persona un fallimento, ad un certo punto della nostra vita.

    Ma chi mi conosce, sa che non mi fermo mai all’apparenza, al primo strato di verità. È nella mia natura voler andare a fondo, scavare nell’animo umano e delle cose per portare a galla i quesiti più veri che ci attanagliano. Anche questa volta non posso farne a meno. Per questo motivo, anche oggi la mia riflessione sarà provocatoria. Iniziamo con una domanda: “Che cos’è l’ottimismo?” Ce lo domandiamo in molti, ma credo che le risposte date finora siano un po’ troppo superficiali. Ricordate la questione del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto? Balle.

    Alzi la mano chi sa davvero cosa significhi ottimismo

    Scusate la franchezza (ma non troppo), ma non credo possiamo ridurre il tutto al sorridere alla vita perché dobbiamo avere la forza di alzarci dopo una batosta. Il fatto è che quando diamo del pessimista a qualcuno, additandolo di non saper affrontare gli alti e bassi della vita, lo stiamo affossando ancora di più. E allora la domanda resta sempre la stessa, ma non abbiamo ancora trovato una risposta: “Che cos’è l’ottimismo?”.

    Noi non ci sforziamo veramente di comprendere i problemi degli altri. Che si tratti di un amico, collega, parente o il proprio stesso figlio, è molto difficile che ci sia una comprensione vera o, quantomeno lo sforzo di comprensione. In genere, ci limitiamo a sentire in parte ciò che ha da dire l’altro, magari solo per educazione, perché ci hanno insegnato rientri nei nostri doveri civili di bravi cittadini. Spesso, anche i conflitti generazionali possono ricondursi alle incomprensioni che ci sono fra noi genitori e i nostri figli, soprattutto adolescenti. Parliamoci chiaro, è l’età più complessa da affrontare, ve lo garantisco per esperienza personale. I nostri ragazzi non sono più dei bambini; l’età dei ‘balocchi’ è finita e ci si affaccia per la prima volta alla vita vera, quella che ti sbatte in faccia porte e bastioni senza chiedere scusa.

    L’eterno conflitto fra genitori e figli è superabile con una buona dose di ottimismo?

    E noi cosa facciamo quando troviamo i nostri figli giù di morale? Gli diamo addosso perché non sappiamo come aiutarli, se non superficialmente, dicendo loro di non lasciarsi abbattere perché ci sono problemi ben peggiori di una fidanzatina che ti ha tradito, o di un brutto voto a scuola. Devono essere ottimisti, perché alla prossima interrogazione andranno sicuramente meglio, e l’amore.. beh, il mondo non era pieno di pesci una volta?

    Quindi, è questo l’ottimismo? Fingere di voler risollevare l’umore di qualcun altro sottovalutando i suoi problemi? E no, ancora non ci siamo; ancora non abbiamo trovato la risposta giusta. Sento già in lontananza quelli che mi diranno: “ma, ehi, che mi dici di quelle persone pessimiste croniche che credono l’universo se la stia prendendo con loro?”. E giù tutti a prendersela con Leopardi. Scusa, Leo, non sanno quello che dicono. Il mio non vuole essere un inno al pessimismo cosmico, la fiera delle negatività. Sto solo cercando di capire cosa sia davvero l’ottimismo, perché un conto è la definizione da vocabolario, e un’altra e l’essenza del concetto.

    Sapete cos’è il nominalismo? Una simpatica corrente filosofica originatasi nel medioevo per cui le parole vanno trattate come puri segni linguistici. Esistono fintanto che designano tecnicamente un qualcosa, ma di per sé non hanno altro valore. Siamo noi che le carichiamo, che gli diamo vita. Le parole assolverebbero ad una mera funzione tecnica per designare un determinato oggetto o concetto.

    Non solo filosofia

    Non vi sto dicendo questo perché voglio filosofeggiare ma perché mi preme spiegarvi un concetto molto semplice: cosa vuol dire ottimismo. Da vocabolario è definita come una “disposizione psicologica a considerare il corso degli eventi in maniera positiva”. Ma ricordate che siamo noi a dar peso alle parole? Allora perché non proviamo ad aggiungere altro significato all’ottimismo?

    Per me l’ottimismo va oltre la positività, ma ha a che fare con il coraggio, perché bisogna averne di molto per guardare la vita con la speranza di avere un domani migliore nonostante stiamo vivendo magari giorni completamente ‘no’. Non è così semplice gestire le emozioni negative, ci insegnano solo che bisogna accettare le sconfitte e trovare, appunto, il coraggio di superarle. Ma non possiamo dimenticare le persone che tutto questo coraggio non lo hanno e che noi chiamiamo semplicisticamente pessimisti. Smettiamola di fermarci sempre al primo piano di lettura delle cose del mondo, andiamo più in fondo e scopriamo davvero il suo noumeno.

    Attenzione, però, perché non vi sto dicendo di affogare nella negatività, anzi. Il punto è che vorrei trasmettervi che senza coraggio non possiamo essere ottimisti. Perché? Perché dobbiamo compiere un grande sforzo per immedesimarci nei problemi degli altri. Mi metto in gioco io in prima persona, e come padre, per comprendere davvero i problemi di mio figlio, sapete, quelli legati all’età, che magari agli occhi degli adulti sembrano di poco conto. Ecco, dicevo, ci vuole il coraggio di ascoltarli, comprenderli e immedesimarsi. Solo dopo aver compiuto questi passaggi, essere entrati in empatia con la persona che si sta confidando con noi.

    È quindi l’empatia la chiave di volta dell’ottimismo? Può essere. Pensateci: come possiamo sperare di guardare veramente questo bicchiere mezzo pieno con buona pace di chi lo vede vuoto? Non commettiamo l’errore di credere che basti avere una finta speranza nel futuro: è necessario crederci sul serio, e per farlo sul serio dobbiamo prima empatizzare col prossimo. E allora diamo finalmente una risposta alla domanda che ci ha accompagnato per tutto l’articolo: “Che cos’è l’ottimismo?” L’ottimismo non è che il coraggio di empatizzare con i problemi degli altri, aiutarli a superarli nonostante le difficoltà. Solo in questo modo riusciremo davvero a dare alla giornata dinanzi “l’opportunità di essere la più bella della vita”.