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  • Ispiratori del nuovo millennio

    Ispiratori del nuovo millennio

    In un panorama globale in cui le organizzazioni, indipendentemente dalle loro dimensioni, sono in costante evoluzione e affrontano una competizione sempre più intensa, il successo non può più essere attribuito solamente alla casualità o al talento individuale.

    Ispiratori del Nuovo Millennio offre una visione innovativa e pragmatica per prosperare in questo ambiente dinamico.

    Attraverso un’analisi approfondita di studi di casi reali e le esperienze di “Ispiratori” di successo, il libro fornisce strategie e consigli pratici per una attenta riflessione su come è possibile costruire organizzazioni ispirate e attrarre le nuove generazioni .

    I pilastri dell’ispirazione:

    • Sviluppare una mentalità di crescita: Abbandonare schemi mentali rigidi e abbracciare la flessibilità, l’apprendimento continuo e la capacità di affrontare le sfide con ottimismo e tenacia.
    • Superare le barriere mentali e culturali: Riconoscere e superare i pregiudizi, gli stereotipi e le convinzioni limitanti che ostacolano la comprensione reciproca e la costruzione di relazioni positive.
    • Ispirare e mantenere alta la motivazione: Trovare le risorse interiori e la determinazione per perseguire i propri obiettivi con perseveranza, anche di fronte alle difficoltà e agli ostacoli.
    • Comprendere l’importanza della comunicazione e dell’ascolto: Affinare le proprie capacità di comunicazione interpersonale, imparando ad ascoltare con attenzione e apertura mentale, per costruire relazioni autentiche e significative con le nuove generazioni e con tutti gli altri.

    Casi di studio e best practices:

    L’opera presenta interviste con manager e imprenditori sulla loro visione del futuro e a giovani donne e uomini, che condividono le loro paure ma anche la loro speranza per il loro posto nel mondo.

    Le best practices condivise offrono spunti di riflessione e ispirazione, dimostrando come le idee del libro possano tradursi in azioni concrete per ottenere risultati tangibili.

    Oltre alla comprensione che le nuove generazioni, anche se non ce ne rendiamo conto, rappresentano la prima linea del futuro.

    Inoltre, il libro include:

    • Strumenti Pratici:Esercizi, modelli e check-list per aiutare i lettori ad applicare i principi del libro alla propria organizzazione.

    Punti salienti:

    • Il ruolo fondamentale delle nuove generazioni nel futuro del mondo del lavoro.

    • L’importanza del capitale umano e di una cultura aziendale basata sull’empatia e la valorizzazione delle persone.

    • La necessità di innovare e di abbracciare il cambiamento per prosperare in un ambiente competitivo.

    Con i contributi di :

    Franco Dutto, Ana Mazzeo, Dario Bolis, Elena Miretti, Isa Maggi, Gianni Gaude, Tatiana Baroni, Francesca Magliulo, Ivana Pais, Giuseppe Giunti,  Gianmatteo Manghi, Filippo Lubrano, Alessandro Lovisetto, Ruggiero Potito, Enrico Bonandi, Enrico Para, Arianna Defendi, Emma Maestro, Alex Gnavi, Rocco, Paolo e Sofia De Prezzo, Stefania Amerio, Lorenzo Milanesio e Francesca Valpreda.

     

    Conclusione:

    Ispiratori del Nuovo Millennio è un invito all’azione per tutti i leader che desiderano costruire un futuro migliore per sé stessi, per le loro organizzazioni e per essere fonti di ispirazione per le nuove generazioni.

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     Un sentito ringraziamento a Ernesto Sirolli, una figura di grande ispirazione nel nuovo millennio, per aver gentilmente accettato di scrivere la prefazione e inaugurare questa esperienza di lettura.

    La versione in lingua italiana del libro sarà disponibile a partire dal 20 maggio, in esclusiva su Amazon con la possibilità di prenotare l’eBook fin da subito!

    Clicca qui https://lnkd.in/dmhx6_BQ per prenotare l’eBook nella versione in italiano!

    Per coloro che desiderano leggerlo in inglese, l’uscita è prevista per il 16 giugno, ma è possibile prenotare l’eBook fin da subito!

    Clicca qui https://lnkd.in/dSufXXFc per prenotare l’eBook nella versione in inglese!

    Questa opera sostiene Hubrains, un’associazione no profit che si impegna nell’aiutare le nuove generazioni a riscoprire il proprio scopo.

  • Parole d’ordine: feedback e flessibilità

    Parole d’ordine: feedback e flessibilità

    Il concetto di flessibilità (dal lat. tardo Flexibilitas-atis) come di un qualcosa di poco rigido, poco sicuro e mutevole, porta spesso fuori strada quando si parla di gestione, soprattutto se ci si accosta al ruolo di manager.

    Allora vale la pena mettere in luce due diversi aspetti della flessibilità nella gestione delle risorse:

    un lato sano grazie al quale la risorsa può e deve esprimersi prima di tutto come individuo e un lato rischioso,

    che può portare la persona in una sorta di ambiente indefinito privo di riferimenti, nel quale la sua identità e il suo talento  tenderebbero  alla dispersione.

    Il primo aspetto, quello positivo ed arricchente, si esprime nella qualità manageriale di essere flessibili alle esigenze dell’individuo, capace di intuirne le richieste ,  i bisogni, la capacità di ascolto e il feedback

    Questa modalità di elasticità permette anche di non irrigidirsi nel ruolo di manager,  capaci di mettere in atto l’intelligenza sociale , in modo da interagire con efficacia soprattutto in situazioni di complessità, creando cosi la preoccupazione empatica, fondamentale nel ruolo di un leader, di un ispiratore.

    Quindi non  solo sa cosa sta pensando l’atra persona, ma  anche  preoccuparsi, agire nell’interesse dell’altro e  creando cosi relazioni sane

    Queste capacità aiutano il manager a comprendere maggiormente il significato che la realtà assume per la risorsa in questione, significati che in moltissime occasioni non sono simili a quelli del mondo manageriale.

    Tutto questo diventa fondamentale per una idonea ed efficiente comunicazione, la quale, come sappiamo, si basa su messaggi e diversi significati che essi assumono per ciascun partecipante al dialogo.

     

    Il secondo aspetto della flessibilità, quello più pericoloso, è la totale perdita della capacità manageriale di essere un punto di riferimento per la risorsa.

     

    Bisogna considerare che le persone, dopo un primo periodo di adattamento, iniziano a voler uscire dalla interdipendenza dal proprio referente, per mettere in pratica il processo di empowerment (conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell’ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale).

     

    Egli è di conseguenza più esposto a pericoli, errori, ed è proprio in questo momento che inizia l’importanza della relazione tra “Ispiratore  e Risorsa”

     

    L’ispiratore  deve essere capace di comprendere, sostenere e rassicurare la risorsa nella esplorazione del nuovo e allo stesso tempo facilita la sua crescita e la costruzione della sua identità.

    La personalità , la creatività (immaginazione, idee e innovazione) il talento, dell’individuo vanno gestite e maneggiate con cura per evitare dispersione e perdita di motivazione.

    Ma cosa aiuta ad evitare la dispersione della creatività  e il talento di un individuo?

    L’essere per la risorsa un punto di riferimento. Capitano mio capitano, ricordate? Gli individui hanno necessità di riconoscere nel punto di riferimento, quel soggetto che agisce nell’interesse della sua crescita e  della costante formazione.

     

    L’autorevolezza e il feedback  rappresentano  le vere capacità di generare una sana e coerente relazione all’interno della comunità di riferimento.

    A differenza dell’autorevolezza, l’autorità origina malessere, demotivazione, ansia sino a portare a una vera e propria svalorizzazione del proprio potenziale e del proprio senso di identità.

    La mancanza di feedback, o peggio ancora se parliamo alle persone nella maggior parte delle cose che   non funzionano, delle azioni che hanno fatto male, diamo  il via a quel  processo di sgretolamento di quel rapporto fiduciario fondamentale per la crescita di entrambi.

    La flessibilità di un manager e lo sforzo per perpetuarla, creano le condizioni per far rispettare le regole e i divieti con spiegazioni e motivazioni coerenti e accettate incondizionatamente dalla comunità, sempre restando coerenti, assicurando così una crescita sana.

    Questa capacità di flessibilità manageriale, oltre alla funzione di permettere la formazione dell’identità dell’individuo, ha anche la caratteristica di rassicurare le persone di vivere in un contesto di regole chiare.

    Egli sente infatti che il manager capace di imporgli dei limiti, stabilendo uno spazio e un insieme di regole all’interno delle quali poter agire, sarà anche in grado di difenderlo da attacchi esterni, proprio perché è il garante dei confini stabiliti.

    Allora si che  persone opereranno in un contesto flessibile ma resistente, dove poter operare liberando la propria creatività sapendo di essere sempre circondato da un’atmosfera di rispetto e comprensione.

    Namstè

     

    Photo by: Dima Pechurin

     

     

     

     

     

  • Il coraggio di cambiare

    Il coraggio di cambiare

    Il nostro “qui e ora” che scandisce i momenti più o meno importanti della nostra vita, le persone e le cose che giornalmente ci circondano non destano in noi, in moltissimi casi, un vero stupore.

    Tutto quello che fa parte della nostra routine origina poco interesse poiché la consuetudine ci impedisce di rendere la vita di tutti i giorni piena di avventure ed entusiasmo.

    Condurre la propria vita con pigrizia, tenere la propria creatività in uno stato di dormiveglia ed innestare un processo noioso, non fa altro che  creare la convinzione di sapere già tutto dimenticando una meravigliosa arte, quella dell’osservare.

    Solo la creatività e con essa l’entusiasmo provocano e mobilitano non solo le energie individuali, ma ci mobilitano verso una vera e nuova dimensione, quella dell’intelligenza collettiva.

    Privarsene vuol dire adattarsi agli eventi e non essere l’evento stesso, vuol dire sopravvivere piuttosto che vivere. I rischi, le incognite, così come i possibili errori/fallimenti, sono indispensabili per l’essere umano.

    Vivere senza di loro vorrebbe dire trovarsi a vivere una vita priva di immaginazione, di idee e di innovazione, i tre irrinunciabili elementi del pensiero creativo.

    Bisogna liberare il piacere dell’immaginazione, solo così alimentiamo la nascita delle idee, avendo così la gioia e il coraggio per andare incontro al futuro, eliminando quel timore che ci impedisce di vivere appieno il nostro presente.

    Non avremo mai la possibilità di conoscerci veramente, né di conoscere il nostro reale valore, se non capiremo e accetteremo il confronto con la realtà vera.

     

    Dobbiamo smettere di pensare di essere in una piccola realtà ma considerare di convivere in un libero spazio da tutti accessibile.

    L’innovazione,  la sana inquietudine e il coraggio di cambiare, con le loro trasformazioni “diruptive” ci proiettano in un mondo fatto di intelligenza collettiva .

     

    Possiamo, come Narciso innamorato della sola unica sua immagine, concentrarci su noi stessi, sul nostro EGO, pensando che non cambierà mai nulla o, vivere, condividere, partecipare e connetterci  con il mondo.

    Allora si che  cosi potremmo scrivere e ascoltare la colonna della nostra esistenza e  saremo considerati  Ispiratrici e Ispiratori del futuro i Mecenati del Nuovo millennio

    Namstè

     

     

     

     

     

  • Andare Oltre

    Andare Oltre

    Capita spesso di commettere l’errore di giudicare gli altri utilizzando il nostro parametro di valutazione come unico punto di riferimento.

    Raramente ci soffermiamo ad apprezzare le differenze che ci contraddistinguono dalle altre persone, senza inserirle in una scala di valori che li definisce peggiori o migliori di noi.

    Bisogna diffidare da chi ha solo certezze e si fa forte di queste per affermare la propria convinzione di non essere assolutamente disposto a cambiare e soprattutto di essere nel giusto.

    È estremamente rischioso l’utilizzo esclusivo della razionalità, nel voler esclusivamente selezionare tra le proprie convinzioni la decisione prescelta.

    La creatività ci insegna a non essere vincolati e condizionati verso un’idea, tanto più se bisogna tradurre dall’immaginazione concetti, idee ed emozioni.

    È azzardato ed indubbiamente pericoloso voler chiarire tutto con la sola ragione, un linguaggio che la nostra anima fa fatica a riconoscere.

    Quando si è bambini, si è coerenti e non ci si adatta alla ragione, non ci si ferma a una guida costruita per giudicare e basta, si va oltre, si apre il cuore.

    La creatività e il nostro cuore ci illustrano e ci spiegano differenti realtà, ma tutto dipende dalla volontà di metterli in movimento.

    Ogni individuo porta con sé esperienze, voci, ambizioni, e tendenze che si rivelano nelle modalità più differenti; per questo la realtà è solo una proiezione della nostra mente.

    Se ricordiamo tutto questo, se ricordiamo a noi stessi che tutto è relativo,  avremo così la possibilità di procedere nella vita in modo dinamico.

    Molto spesso a cambiare sono i punti di vista: ciò che per noi è rilevante, per altri è insignificante. La costruzione di una comunità d’interesse e di una intelligenza collettiva è proprio la capacità di accettare incondizionatamente il pensiero degli altri, senza per questo modificare la nostra realtà.

    La bellissima frase «non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle» (attribuita a Voltaire, ma nella realtà è della scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall) rappresenta l’essenza di tutto ciò.

    È lecito esprimere il nostro disaccordo nei confronti delle opinioni altrui, ma allo stesso tempo è fondamentale far sì che ognuno possa credere in ciò che più gli piace.

    La nostra evoluzione passa attraverso il riconoscimento degli altri, della loro unicità, evitando così di rimanere intrappolati in una probabile apparenza.

    Se vogliamo abbandonare il nostro EGO, dobbiamo eliminare la necessità di convincere chi la pensa e vive in modo diverso da noi, evitando così di disperdere energie inutili e dannose.

    L’evoluzione e l’innovazione nascono dalla molteplicità di pensiero, nate da persone con caratteristiche diverse, culture diverse, caratteristiche peculiari del “Nomade Creativo”.

    Essere Nomadi Creativi  vuol dire dare vantaggio alla comunità, operando in connessione, confrontandosi e cooperando con altri.

    Confrontarsi e cooperare vuol dire dare spazio alla creatività, a nuovi modelli mentali ed educativi, riuscendo così a costruire un solido e reciproco riconoscimento.

    Otto Scharmer attraverso la sua La Theory U insegna:

    • mente aperta – curiosità contro giudizio 
    • cuore aperto – compassione contro cinismo 
    • volontà aperta – rilassamento nell’ignoto contro paura.

    Avere un atteggiamento di apertura e di rispetto verso diversi punti di vista non può far altro che metterci in condizione di scoprire la più importante e straordinaria caratteristica che contraddistingue ogni essere umano: la sua unicità.

     

     

    Foto by:  Mahdi Beygi

     

     

     

  • Soluzioni Creative

    Soluzioni Creative

    Spesso succede che di fronte a un problema si cerchi a qualsiasi costo la migliore soluzione, con il rischio molto spesso, in caso di un risultato negativo, di vivere oltre alla  delusione, una sorta di  sottile depressione.

    Questo apparente insuccesso, genera poi la convinzione di non essere all’altezza del compito e di essere inadeguati alla soluzione di determinati problemi, quando bastava semplicemente osservare il dilemma da un altro punto di vista, con obiettività e utilizzando una dote innata: la creatività.

    Bisognerebbe imparare a guardare dal di fuori il problema, come se non facesse parte della nostra sfera, ma ad un’altra persona alla quale suggerire un punto di vista diverso.

    Intestardirsi nel volere a tutti i costi cercare una soluzione senza obiettività e riflessione, fa sì che la possibile soluzione del problema venga nascosta dalla nostra mancanza di lucidità.

    Il nostro cervello deve lavorare immerso nella creatività e pazienza, solo così si possono trovare tra le molteplici soluzioni quelle più idonee alla soluzione del problema e solo così diradiamo le nebbie che offuscano la nostra consapevolezza.

    Esaminare la problematica da attori non protagonisti ci permette di vedere soluzioni fino a quel punto impensabili. Guardare le difficoltà in modo distaccato e senza paura né dell’errore e né del giudizio, fa sì che queste possono essere foriere di straordinari insegnamenti. Facendo così trasformiamo un insormontabile problema in un momento di crescita  personale.

    Quando ci si trova a dover affrontare una situazione di disagio in cui non è dato trovare una soluzione per il semplice fatto che è accaduto qualcosa da cui non si può tornare indietro, anche in questo caso è utile cercare di trovare tutti gli insegnamenti possibili.

    E alla domanda: “Cosa è possibile apprendere dalla circostanza che sto vivendo?” bisogna perciò essere pronti a reagire con atteggiamenti dettati dalle circostanze e dagli eventi, non lasciandosi condizionare dall’impulsività; ciò significa trasformare le difficoltà del momento in opportunità che consentano di accrescere il proprio bagaglio di esperienze.

    In sostanza, la cosa tragica per l’uomo non è tanto non aver trovato la soluzione a qualcosa, ma non aver provato ed essersi tirati indietro.

    È necessario andare avanti anche se i risultati non sono confortanti, provando e riprovando continuamente. Questo lungo lavoro preparatorio serve a concentrare la mente sul problema, a indicarle l’obiettivo, a scartare tutti gli stimoli inutili; essa ha bisogno di continue sfide.

    Per raggiungere l’obiettivo è necessario dimenticare il solo desiderio del successo, concentrandosi sul problema. Approcciandosi alle difficoltà con umiltà, tutte le ansie, i dubbi, le incertezze si trasformano in gioia e in capacità di fare.

    Credo perciò che la rigidità, sia con se stessi sia nei confronti degli eventi della vita, non porti buoni frutti.

    È opinione comune che anche nei rapporti con gli altri la flessibilità, ossia l’essere accomodante, sia sinonimo di mancanza di convinzioni; non bisogna però dimenticare che spesso concedendo qualcosa si riesce a ottenere più di quanto ci si aspetti.

    Altro fenomeno da sfatare è infatti la cosiddetta “coerenza nel proprio agire”, che spesso può frapporre ostacoli nella comunicazione, determinando la chiusura a numerose alternative.

    Certo ciò non significa cambiare opinione in ogni momento, ma riflettere sul fatto che qualche deroga alle nostre idee possa portare a noi e, perché no, anche agli altri dei benefici.

  • Impara dagli Errori e dai Fallimenti

    Impara dagli Errori e dai Fallimenti

    Impara dagli errori e dai fallimenti.
    Accettare di aver fallito, rialzarsi dopo una caduta, ricominciare nonostante la delusione sono le più grandi dimostrazioni di resilienza.
    Se ti accorgi di aver commesso un errore o se ti rendi conto di aver intrapreso un percorso fallimentare, hai due possibilità: piangerti addosso fino alla distruzione di qualsiasi slancio, oppure passare al piano B.

    Non hai un piano B? Non importa, sei sempre in tempo per costruirne uno.
    Ciò che conta adesso è prendere coscienza degli sbagli commessi, visualizzare gli strumenti acquisiti, fare leva sulle risorse utili a fronteggiare la frustrazione.
    È il momento di cominciare a vedere le cose secondo una prospettiva diversa: il fallimento, credimi, non è l’incapacità di raggiungere l’obiettivo, ma un’occasione di crescita personale. Se riesci a vederla così, sei già nella condizione di ripartire per puntare dritto a un nuovo traguardo.
    Cambia strategia, evita gli errori già commessi, lasciati guidare dall’esperienza: nella costruzione del piano B non devi ripartire da capo, hai già accumulato pezzetti importanti, ti serve solo un nuovo slancio.

    Certo, ci vuole coraggio. Chi non ne ha, è destinato a fallire.
    Come è destinato a fallire chi si lascia condizionare dai giudizi degli altri. Viviamo in un Paese in cui il tasso di giudizio è molto alto, e anche particolare. Facci caso, qui da noi si perdonano vari tipi di errori, divorzi, scandali, amanti, ma non il fallimento economico. Il fallimento di un’impresa è un marchio a vita che difficilmente ci si scrolla di dosso – in America funziona all’opposto.
    In un contesto sociale e culturale come quello attuale, anche per via dell’uso di strumenti di comunicazione e condivisione che hanno accelerato tutti i processi, il tasso di giudizio è altissimo, ed è più difficilissimo mostrarsi distaccati. Devi imparare ad agire in modo indipendente dal pensiero degli altri: se analizzi l’errore e il fallimento secondo il tuo pensiero, che è l’unico che abbia davvero valore, hai grandi possibilità di riuscita.
    Ma se ti valuti e valuti la tua vita in base a parametri di altri o a quello che credi sia il pensiero dominante, sei destinato a distruggere il tuo percorso prima ancora di iniziare.
    Molte nemmeno cominciano, perché soffocate in partenza dalla paura di sbagliare. Agiscono  in modo non coerente rispetto ai propri obiettivi per ridurre i rischi di giudizio negativo degli altri. L’unica cosa che si ottiene assecondando un ideale di perfezione che crediamo la società imponga è l’annullamento di noi stessi.

    Pessima idea quella di vivere in un mondo ideale, non corrispondente alla propria realtà.
    L’io reale è l’unico riferimento al quale devi attenerti nella costruzione della tua leggenda personale: individualo, isolalo dall’EGO, che è devastante, pericolosissimo, perché annulla la realtà.
    Quello che fa la differenza oltre all’immaginazione è il coraggio, il coraggio di scrivere la propria leggenda personale senza timore di fallire o commettere errori. Lavorando con umiltà senza sprecare il tempo a voler convincere nessuno sulle tue idee e sulle tue qualità se non te stesso, in quegli spazi dove puoi e devi imparare a curare ogni minimo dettaglio in modo da garantirti importanti passi in avanti.

    Pensa a quando nasce un bambino: i genitori gli badano in modo quasi maniacale, non lasciano nulla al caso. Poi l’attenzione cala, soprattutto quando subentra l’abitudine, che ti fa fare le cose sempre allo stesso modo, per far prima. Ma nulla assicura che le azioni abitudinarie siano corrette.
    L’abitudine e la superficialità sono elementi tipici del fallimento, insieme alla noncuranza. La cura del dettaglio, l’attenzione ai particolari aiuta l’individuo dalla nascita passando per l’adolescenza e via via a crescere rispettando se stesso e gli altri.
    Impara dalle persone che hanno lasciato il segno, è qualcosa per noi di indimenticabile. Credi che non sbagliassero mai? Al contrario. Ciò che li ha resi grandi, immortali, è stata la loro capacità di ricominciare dagli errori e dai fallimenti, farne esperienza e iniziare nuovamente e attraverso l’esperienza a portare l’errore a livelli sempre più bassi.

    Alla perfezione non si aspira in partenza, ma la si conquista col duro lavoro. E la si ottiene dando prova  di grande maturità, prima di tutto non cedendo in caso di insuccesso alla dinamica dell’alibi –  ho fallito perché sono stato sfortunato, chi ce la fa è un raccomandato e compagnia bella.
    Non ti servono alibi ma un’analisi lucida e costruttiva degli errori commessi. Ricordati che il fallimento non toglie nulla a chi tu sei, non frantuma la tua personalità, anzi ti aiuta a costruirla, se lo accetti con spirito maturo e coraggioso.

    Secondo indice di maturità è saper chiedere aiuto.
    Ricorda che non è del bravo capitano replicare i modelli del passato o trasferire il proprio, ma indicare strumenti che siano davvero utili per il  proprio viaggio. Non esiste capitano infallibile, sia chiaro. Ciò che ne fa la differenza è la capacità di riconoscere un errore e se serve chiedere scusa assumendosi le proprie responsabilità. Un esempio straordinario quando un padre riesce a farlo con il proprio figlio: questo atto di umiltà non toglierà nulla al genitore, anzi. In più darà al figlio la consapevolezza di poter contare su una guida coerente, con la capacità di cambiare opinione.

    Devi sperimentare, metterti alla prova, uscire dalla comfort zone e costruire la tua strada nel mondo. Non lasciarti schiacciare dai giudizi, conta solo il tuo di parere.
    Non farti limitare dalla paura: fa parte del gioco, ma il tuo coraggio deve e sarà più forte.
    Impara a gestire le frustrazioni senza condannarti: se sul tuo orto si è abbattuto un nubifragio, non puoi dare la colpa a te. Finito di piovere tornerà il sole e da lì riparti, senza piangerti addosso, facendo leva sulla tua voglia di ricominciare e sull’esperienza. Ricordati che potrebbe tornare un altro nubifragio, quindi metti in moto l’esperienza in modo da mettere al riparo il tuo magnifico campo e il tuo raccolto futuro.
    Non lasciare nulla al caso, cura i dettagli e se serve ricordati di  chiedere aiuto al tuo capitano, a chi ha iniziato il viaggio prima di te.

    Il fallimento va ribaltato in una grande opportunità per il futuro.
    Tu sei più forte degli errori che hai commesso: “Dobbiamo accettare la delusione che è limitata, ma non dobbiamo mai perdere l’infinita speranza”, diceva Martin Luther King.
    Metti a fuoco le tue priorità: ora sei pronto per realizzare i tuoi sogni.
    La vita è una start up!

     

     

     

     

     

  • I 10 Comandamenti della Humanistic Leadership

    I 10 Comandamenti della Humanistic Leadership

    Prendendo spunto da @Jordi Alwemany

    Il termine  leadership è indubbiamente uno dei temi più esplorarti, dibattuti e stimolanti nella storia dell’umanità e l’interesse sembra continuare a crescere molto rapidamente, anno dopo anno.

    Molte teorie principali di leadership, e ancor di più i modelli derivati, sono state sviluppati negli ultimi 200 anni. Tutte queste dottrine perseguivano un obiettivo comune, essere in grado di definire da un punto di vista scientifico e non, ciò che rende un grande leader.

    La verità è che nessuna di queste teorie è stata in grado di trovare alcuna certezza scientifica di quale caratteristica o combinazione umana trasformerà un ragazzo ordinario in un grande leader.

    L’unica certezza sulla leadership è che non è una scienza ma una vera è propria arte scaturita dal talento dell’individuo..

    Nel mondo animale, la leadership consiste nel soddisfare il bisogno di sopravvivenza, convivenza e benessere della comunità.

    La differenza fondamentale tra uomo e animale è che gli animali comprendono che i loro bisogni comunitari possono essere risolti solo attraverso il lavoro collettivo verso il loro bene comune.

    Le persone seguono i leader che comprendono i loro bisogni, mostrano rispetto per loro e, cosa più importante, chi li fa sentire parte di una causa, vista le caratteristiche dominanti del leader: la generosità e il principio del dono.

    La maggior parte dei problemi che la razza umana affronta in questo periodo storico, sono il risultato di sistemi socioeconomici, politici ed educativi che promuovono fortemente l’individualismo, al contrario di incoraggiare l’umanesimo e il collettivismo. L’individualismo, l’egoismo e l’avidità conducono la nostra specie a un vero proprio disastro..

    La follia della mente egoista, amplificata dalla scienza e dalla tecnologia, sta rapidamente portando la nostra specie sull’orlo del baratro. 

    Evolvi o muori: questa è la nostra unica scelta ora. – Eckhart Tolle

    Quindi, a mio modesto parere, il principio guida migliore e più semplice mai sviluppato nella storia umana, è la Regola d’Oro del Maestro Confucio, in quanto incapsula pienamente il vero essenza della leadership umanistica.

    Quello che non vuoi fare a te stesso, non farlo agli altri. – Confucio

    L’elenco che segue è una raccolta delle mie citazioni e dichiarazioni preferite, che aiutano a riassumere in un acronimo facile da ricordare, ciò che considero:

    “I 10 comandamenti della Humanistic Leadership”

    1. Ascolto:

    Il più elementare di tutti i bisogni umani è la necessità di comprendere ed essere capiti. Il modo migliore per capire le persone è ascoltarle. – Ralph Nichols

    1. Empowerment:

    Non dire mai alle persone come fare le cose. Dì loro cosa fare e ti sorprenderanno con la loro ingenuità. – Generale George S. Patton

    1. Apprezzamento:

    Prendi l’abitudine di dire alla gente “grazie”. Esprimi il tuo apprezzamento, sinceramente e senza l’aspettativa di nulla in cambio. Apprezzo davvero chi ti circonda e presto troverai molti altri intorno a te. Apprezzo davvero la vita e scoprirai di averne di più. – Ralph Marston

    1. Devozione:

    L’uomo che rimuove una montagna inizia portando via piccole pietre. – William Faulkner

    1. Empatia:

    Ogni volta che stai per trovare un difetto con qualcuno, poniti la seguente domanda: quale mia mancanza quasi somiglia a quella che sto per criticare? – Marco Aurelio

    1. Rispetto:

    Questo nostro mondo … deve evitare di diventare una comunità di terribile paura e odio, ed essere, invece, una fiera confederazione di fiducia e rispetto reciproci. – Dwight D. Eisenhower

    1. Semplificazione:

    I grandi leader sono quasi sempre dei grandi semplificatori, che possono tagliare argomenti, dibattiti e dubbi per offrire una soluzione che tutti possano comprendere. – Generale Colin Powell

    1. Onestà:

    Come ho già detto, la prima cosa è essere onesti con te stesso. Non puoi mai avere un impatto sulla società se non hai cambiato te stesso … I grandi operatori di pace sono tutte persone di integrità, di onestà e umiltà. – Nelson Mandela

    1. Inspirazione:

    L’insegnante mediocre dice. Il buon insegnante spiega. L’insegnante superiore dimostra. Il grande maestro ispira. – William Arthur Ward

    1. Perseveranza:

    Aderisci al tuo scopo e presto ti sentirai come hai sempre fatto. Al contrario, se vacilli e ti arrendi, perderai il potere di mantenere qualsiasi risoluzione e te ne pentirai per tutta la vita. “- Abraham Lincoln

    Non ho prove scientifiche a sostegno dei miei pensieri, quindi temo che l’unico modo per determinare se ho ragione o torto è attraverso la tua esperienza. Prova a mettere  in pratica questi  suggerimenti.

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  • Tra Sogno e Cultura dell’Alibi

    Tra Sogno e Cultura dell’Alibi

    Prendo spunto da un interessante articolo di breakingtech.it, che scrive di Eyhan Jamalova.
    Questa ragazza di “15 anni” dell’Azerbaijan, ha infatti recentemente fondato una startup, Rainergy, che basa la sua funzione sulla produzione di energia elettrica tramite lo sfruttamento dell’acqua piovana, grazie all’aiuto della sua amica, Zahra Gasimzade ed al suo professore di fisica.

    Il progetto è stato considerato talmente promettente da aver ricevuto un finanziamento di ben 20.000 dollari dal governo, che lo ha definito una delle concrete soluzioni energetiche alternative per tutti i paesi ancora in via di sviluppo.

    Tutto ciò dimostra che con volontà, intraprendenza e spirito di sacrificio, anche a 15 anni si ha la possibilità di iniziare un vero percorso di crescita e realizzare il proprio sogno.

    Per questo motivo mi preme segnalarvi che non è vero che mancano in Italia le possibilità per i giovani startupper e il sostegno alle loro idee, ma quanto, la mancanza di visione e soprattutto rispetto degli impegni presi dagli stessi.

    Ho avuto la fortuna di partecipare e facilitare, attraverso l’ATE (Accelerated Talent Experience) un bellissimo e davvero rivoluzionario evento dedicato al mondo delle startup organizzato da Soft-in il 21 giugno.
    Parlando con loro ho scoperto che alcune startup invitate e che hanno deciso di partecipare (confermata la loro presenza via mail e non solo) non si sono presentate. Fin qui nessun problema, gli imprevisti sono all’ordine del giorno. La cosa incredibile è che contattate al telefono per capire dove fossero e se erano in arrivo, la loro riposte sono state: “mi sono dimenticato, magari vengo un’altra volta” o peggio “se volete faccio un salto 5 min nel pomeriggio”.

    Non sta a me giudicare, ma credo che valga la pena fare una reale riflessione su cosa significhi creare una startup. Startup, termine di derivazione anglosassone, significa «partire, mettersi in moto», non stare fermi ed aspettare.
    I sogni e gli obiettivi non aspettano, gli alibi sicuramente sì.

    #openinnovation #startupper #obiettivo #culturadellalibi #sogno #ATE #idea #millenials

    @EyhanJamalova @ZahraGasimzade