Tag: fallimento

  • ”Sport & Future”, come riconoscere e gestire un talento

    ”Sport & Future”, come riconoscere e gestire un talento

    Se come è, tutti alla nascita abbiamo un talento, allora varrebbe la pena rispondere ad alcune domande.Come si riconosce un talento? E, una volta individuato, come va gestito? Sono interrogativi a cui è chiamato a rispondere sia un allenatore, nello sport, sia un manager nell’ambito delle organizzazioni aziendali. Perché il talento è in ogni ambito della vita ma per liberarlo e fargli spiccare il volo è necessario un percorso di crescita da parte di un individuo di riferimento, un ispiratore.

    I talenti vanno individuati

    La scorsa settimana  ho lanciato “Sport & Future” – la prima tappa si è tenuta il 2 dicembre al Toolbox di Torino – una serie di eventi dedicati agli allenatori delle società sportive dilettantistiche, alle prese quotidianamente con migliaia di ragazzi da gestire, allenare e per chi, avendo a che fare con il talento, è preposto alla sua crescita e al suo successo. Successo, però, che non deve essere misurato in termini quantitativi: non servono soltanto i numeri, i gol segnati – se parliamo di calcio – o le presenze fatte. Bisogna considerare il benessere del talento: la sua crescita dipende dall’avere di fronte a sé una visione, un obiettivo che lo stimoli a performare. L’allenatore è la figura fondamentale. Spetta a lui il compito di individuare il talento, una merce preziosa e distribuita in modo squilibrato se si pensa che solo il 10% delle persone che noi reputiamo talentuose è il vero responsabile del successo di un determinato dominio. Sapevate che, ad esempio, il 50% di tutta la musica classica ascoltata nel mondo si deve al genio di soli 16 compositori? È un dato emblematico della condizione di emarginato in cui spesso viene relegato il
    talento. E anche qui gli esempi si sprecano dal compositore Bach fino a Van Gogh per arrivare a Gregor Mendel. Dove sono gli errori? Innanzitutto nel valutatore, vittima di un pregiudizio cognitivo: il suo parere nella considerazione delle potenzialità di uno sportivo – o di una personalità con spiccate capacità in qualsiasi settore – è ostacolato da condizioni pregresse che distorcono la reale percezione. Ad esempio questo avviene nei Dratf. Il draft NBA è un evento annuale della National Basketball Association (NBA) nel quale le trenta squadre possono scegliere
    nuovi giocatori. Questi devono avere almeno diciotto anni e di solito provengono dai college, nonostante fossero frequenti anche le scelte di giocatori internazionali o provenienti direttamente dalle high school, opzione divenuta impossibile dal draft del 2006 In questa selezione dei nuovi giocatori per la più importante competizione di basket americana, spesso le loro prestazioni sono inferiori alle aspettative che si sono create durante la scelta, ma i cestisti selezionati e considerati talentuosi vivono nella maggior parte dei casi di rendita. Guadagnano di più, vengono sostituiti di meno e difficilmente cambiano squadra. Ecco un pregiudizio cognitivo.

    Stimoliamo l’entusiasmo

    Una componente fondamentale di un talento è il suo entusiasmo. E un allenatore e ispiratore deve infondere nel giovane questa “essenza di Dio” così come da etimologia del termine. Attrarre, suscitare interesse, spiegare al talento le cause finali del progetto: ecco i doveri di un allenatore. Che è anche un ispiratore: un personaggio unico, che ci trascina via dal quotidiano, dall’apatia e ci porge le chiavi per entrare nello straordinario. Stimola passione, coraggio, entusiasmo e voglia di ripartire. Anche dopo una sconfitta e un fallimento. Una regola che vale per lo sport, per le organizzazioni aziendali. Per la vita.

  • Ognuno è proprietario di una startup: la propria vita

    Ognuno è proprietario di una startup: la propria vita

     

    Paure da sfidare, ostacoli da superare. Sfide da affrontare con un sogno nel cassetto e un obiettivo
    davanti agli occhi: la vera felicità. Il percorso di una start-up, un modello aziendale improntato al
    cambiamento e all’innovazione, segue le stesse strade della vita. Che si tratti di in un nuovo progetto aziendale o semplicemente di un obiettivo da porsi nell’esistenza, le tappe per raggiungere il traguardo finale sono colme di sfide, paure, desiderio di cambiamento e rinascita.

    Capire noi stessi

    Il punto di partenza è capire noi stessi. Comprendere quali siano le nostre attitudini, le abilità e le passioni che ci permettono di sorridere al mondo e di concludere ogni giorno con il sorriso sulle labbra e il senso di soddisfazione che pervade il corpo. Ecco, bisogna scovare e liberare in volo il talento. È il motore della vita, di una start-up, il volano di un’esistenza felice e appagante. Il talento non è altro che la creatività e la conoscenza unite dalla passione alla capacità.  Scriveva lo psicanalista James Hillmann:

    Ognuno di noi percepisce che la propria vita, contiene molte più cose di quante le mille teorie fin
    qui formulate riusciranno mai a definire. Chi non ha mai avuto, almeno una volta nella vita, una
    sorta di illuminazione che ci ha condotto dove siamo. Questo qualcosa ci ha colpiti come
    un fulmine.

    Il talento

    Approfondiamo quindi le nostre passioni, quelle attività che svolgiamo con estremo piacere: quando siamo impegnati in progetti affascinanti non sentiamo la fatica né la stanchezza, le ore passano velocemente, il tempo trascorre e noi non ce ne accorgiamo. Se queste passioni vengono allenate e sviluppate, unite allo studio e alla conoscenza, possono diventare la benzina del talento. L’inizio della corsa verso un nuovo progetto. Di lavoro o di vita.
    Scoprire di avere un talento, vuol dire poi desiderare di condurlo il più in alto possibile. Trasformare un sogno in realtà. Un’idea in una start-up. Un progetto di vita in una felice esistenza.
    Così nascono le sfide. È necessaria una forte dose di coraggio perché, quando ci si mette in gioco, il rischio di fallimento è alto. Così come, però, è elevata la possibilità di vincere, di raggiungere il traguardo e ottenere successo e appagamento. E non significa soltanto alti guadagni, beni materiali e riconoscimento sociale ma anche un complessivo senso di benessere che parte da noi stessi e coinvolge chi ci sta accanto. I nostri amici, gli affetti, la famiglia.

    Affrontare gli ostacoli

    La strada è lunga e tortuosa. Durante il cammino bisogna superare la paura di cambiare – il cosiddetto “meccanismo di sicurezza” che attiviamo di fronte al cambiamento che spaventa – il muro dei giudizi altrui, le perdite di tempo – questo sì, un valore fondamentale da amare e custodire come un gioiello prezioso – e il desiderio di mollare tutto e tornare indietro. Il fallimento e la delusione sono fisiologici, leciti e contemplati. Se e quando arrivano, non bisogna lasciarsene travolgere. Accompagnati dal giusto “capitano” che ci indichi la direzione e ci doti della bussola, possiamo superare gli ostacoli e da lì rinascere. Più forti di prima. Essere resilienti è una dote insostituibile nel cammino di una stat-up come in quello della vita. Perché, se ci pensate, alla luce di quanto detto finora, ognuno di noi è fondatore e proprietario di una start-up: la nostra vita.

     

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  • Figure a colori: come trovo i giusti compagni di viaggio?

    Figure a colori: come trovo i giusti compagni di viaggio?

    L’amicizia: due corde intonate che vibrano insieme anche se sono lontane. E se una di loro è toccata, vibra anche l’altra della stessa musica.
    Fabrizio Caramagna

    Ricordate il post sulle Figure a colori? Quello sui compagni di viaggio ideali, di cui ho parlato descrivendoli nei dettagli per permettervi di riconoscerle e di accoglierle nel vostro cammino?
    Bene, oggi parliamo di cosa dobbiamo fare per attirarle nella nostra esistenza.

    amici veri
    Circondati di amici veri
    (PH: Annie Spratt on Unsplash)

    Cosa fare per attirare le Figure a Colori nella nostra vita

    Come in natura chi semina raccoglie, allo stesso modo noi dobbiamo donare, per poi ricevere indietro qualcosa dall’universo.

    Quindi, se volete attrarre nella vostra vita i giusti compagni di viaggio, dovete iniziare a stabilire per voi stessi queste due semplici regole:

    •  Delimitate con semplicità e fermezza fino a dove le persone possono entrare nel vostro mondo; in modo che nessuno arrivi mai ad annientarvi o indebolirvi;
    • Abbandonate la dipendenza. Se per stare bene avete necessità di qualcun altro, la relazione che state vivendo non è una relazione sana, ma malata.

    amicizia
    (PH: Priscilla Du Preez on Unsplash)

    Credetemi, possiamo stare con qualcuno e condividere parte del nostro viaggio senza che sia indispensabile per la nostra felicità.

    Quando avrete fatto ciò, vedrete che la vostra esistenza sarà cambiata e avrà preso diverse sfumature:

    • Relazioni Mature
    • Una eccellente qualità della vita
    • Serenità
    • Positività
    • Autenticità

    A presto!

  • Costruisci la migliore impresa per il mondo, non del mondo

    Costruisci la migliore impresa per il mondo, non del mondo

    Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni

                                                                                                                               Eleanor Roosevelt

    Hai presente i cinque minuti prima di addormentarti?
    Credenza vuole che, se sarai capace di visualizzare e immaginare il tuo sogno in quell’istante, è più probabile che si avveri.
    Che si tratti di realtà o leggenda, arricchire la vita con un po’ di inventiva non può che fare bene alla tua creatività.
    Siamo sempre di corsa, perché non ritagliare cinque minuti al giorno per noi stessi e per i nostri desideri?
    E allora, vai con la fantasia!

    Ph: Samuel Zeller for Unsplash

    Immagina il tuo sogno

    Immagina il tuo sogno, il tuo viaggio, con tutta la ricchezza possibile di particolari.
    Chiudi gli occhi e guardati riuscire, sii spettatore della tua felicità.
    Da bambini, non avevamo problemi a farlo.

    Correvamo da soli e nessuno ci avrebbe mai impedito di fantasticare su qualunque cosa volessimo diventare, ballerina, calciatore, cantante.
    Poi siamo cresciuti, abbiamo fatto un patto con la società e, ancora più spesso, con i nostri genitori.

    Abbiamo smesso di credere in noi stessi e in quello che volevamo diventare, perché “tanto non ce la farò mai”.
    Siamo stati costretti a inserirci in un sistema che non è stato fatto apposta per noi, rinunciando alla possibilità di costruirci qualcosa su misura e all’opportunità di far conoscere a tutti il nostro pensiero, il nostro talento creativo, che è unico.

    Ph: Jordan Whitfield for Unsplash

    Non devi costruire la migliore azienda del mondo, devi creare la migliore azienda per il mondo

    Mentre sogni il tuo futuro, lascia fuori la paura di non farcela.

    È normale che tu tema di fallire, di non sapere da che parte incominciare, o come andrà a finire, ma non devi farti paralizzare da sentimenti che ti spaventano e che, al contrario, potrebbero essere utilizzati in modo costruttivo, se considerati come parte del viaggio.

    Fai uno sforzo per staccarti dalla paura e dal giudizio degli altri, ti sarà più facile entrare in connessione con la parte più profonda e viva di te, della tua anima, dei tuoi desideri.

    Buon viaggio e a presto!
    Se ti è piaciuto questo contenuto, lascia un commento. Raccontami la tua esperienza!

  • Impara dai tuoi errori e dai tuoi fallimenti per diventare più forte

    Impara dai tuoi errori e dai tuoi fallimenti per diventare più forte

    Ogni errore ci indica uno scoglio da evitare, mentre ogni scoperta ci indica una via da seguire

    Giovanni Vailati

    Una volta partiti con il coraggio in una mano e la bussola nell’altra per intraprendere il viaggio verso il nostro sogno, mantenersi concentrati sull’obiettivo rimane una delle cose più difficili da fare.

    I fallimenti ci mettono a dura prova e costringono alcuni a tornare al punto di partenza, al loro porto sicuro, dove non saranno comunque mai felici, ma nemmeno così tristi come in mezzo al mare in tempesta a osservare un sogno infrangersi.
    Il fallimento, però, ci serve non solo a imparare dagli errori, ma anche a rafforzarci in quel campo, a darci proprio quel quid in più che gli altri non hanno.

    sbagliare
    Ph: Debora Cardenas for Unsplah

    Fallire nel modo giusto

    Il fallimento non deve mai sopraggiungere a causa della nostra scarsa cura nel fare le cose

    perché sarebbe una grave mancanza di rispetto nei confronti di noi stessi e del nostro sogno.
    Se così fosse ogni persona potrebbe esercitare la professione di medico e fare gravissimi errori sulla pelle degli altri.

    Se invece ci siamo sempre impegnati, giorno dopo giorno, a coltivare il nostro orto, che viene improvvisamente colpito e distrutto da una violenta grandinata, abbiamo due possibilità.

    La prima è quella di ritirarci, piangerci addosso e decidere di non coltivare più.

    La seconda è di attivarci e costruire una protezione più potente cosicché, alla prossima grandinata, sopravvivremo e ne trarremo guadagni ancora più alti.

    Ph: ben White for Unsplash

    Le persone che hanno lasciato il segno non hanno mai sbagliato?

    Tutt’altro!

    Eppure sono proprio gli stessi ad ammettere che rifarebbero nuovamente gli stessi errori e che sono diventati grandi proprio grazie alla loro capacità di ricostruirsi dopo una sconfitta.

    Ogni persona sbaglia, sta a noi scegliere se accettare il fallimento come un grande dono o come una grande perdita.

    Non lasciamoci condizionare

    E, come dico sempre, non lasciamoci influenzare dal giudizio degli altri, e neanche dai pregiudizi, prima di metterci in viaggio.

    Allontaniamoci dalle persone che ci vogliono scoraggiare persino prima di metterci in marcia, da quelle che dicono: “lascia stare, passano solo i raccomandati” o “ non hai le carte per farcela”.
    Chiediamo loro che cosa abbiano concluso di importante nella vita da essere così esperti in quel campo da poterci valutare o valutare gli altri.
    Non lasciamoci demoralizzare nemmeno dagli ‘esperti’ che, per un motivo o per un altro, ci chiuderanno la porta in faccia.

    Ph: Sharon Mc Cutcheon for Unpslash

    Per cento porte chiuse, ce ne sarà sempre una aperta, se ci mettiamo la giusta motivazione.

    A Meryl Streep, che detiene il record di candidature ai Premi Oscar come migliore attrice, è stata chiusa la porta in faccia da uno dei maggiori e più influenti produttori di Hollywood, Dino De Laurentiis.

    Questo avrebbe scoraggiato chiunque, ma lei è salita ancora più in alto proprio per la sua ‘testardaggine’ e bravura.

    Avere una passione è anche questo, dire di sì ai nostri sforzi, al nostro lavoro, a noi stessi, anche e soprattutto quando tutto il resto del mondo ci dice no.

    La vita è una startup!

    A presto

     

     

  • Felice Viaggio

    Felice Viaggio

    Esiste la felicità?

    Penso che non esista come principio, come concetto astratto, ma esiste nella libertà di essere e di fare ciò che si desidera, senza dipendere dal giudizio degli altri; la si trova in uno zaino, quando ci si prepara per un viaggio; viva nei momenti di gioia nell’assaporare gli ingredienti della propria esistenza, nella serenità, nell’assenza di condizionamenti.

    Non si può essere felici se non si è liberi, liberi dal giudizio, dalla paura, da come ci vogliono gli altri, da quello che vorrebbero farci diventare, dalla necessità di correre senza sapere dove stiamo andando.

    Chi non gode della lentezza, del tempo che scandisce i momenti migliori, della bellezza e della purezza non può essere felice.

    La felicità non è nei beni materiali, nell’accumulo di ricchezze, nel possedere: chi agisce per avidità non può essere felice, è semplicemente una persona sola.

    La vera felicità sta nel viaggio.

    Auguro a te che stai leggendo la ricerca della felicità per questo 2019 e anche se ci saranno momenti più pesanti della leggerezza che ti accompagnerà nel corso dell’anno, non mollare perché tutto passa e tutto ricomincia, la vita è una startup!

  • L’Arte Del Saper Togliere

    L’Arte Del Saper Togliere

    “Se un bambino lega la propria importanza a quello che possiede, la sua immagine di sé sarà sempre a repentaglio. Tollerando di non avere, invece, acquista più fiducia in se stesso e più consapevolezza di essere la persona che è, con un suo carattere, che è la cosa più preziosa di tutte, che nessuno gli può togliere.”

    Da: “I no che aiutano a crescere” di ASHA PHILLIPS.

    Esiste l’arte del “saper togliere”? E se esiste, è davvero un’arte, soprattutto quando si parla di genitori e figli? Sì, esiste.

    Perché un buon genitore sa quando è il momento di dire un no e sa mostrare un’emozione ripulita da ingombri personali. La già citata figura della guida si muove esattamente su questo percorso: dà gli strumenti che servono, spiega le varie fasi della vita e lascia che l’esploratore faccia ciò per cui è stato creato attraverso apprendimento ed errori, scoprire ed esplorare il mondo circostante alla ricerca della sua strada.

    Pensate ad esempio al percorso scolastico. Partiamo dalla scelta della scuola: quante volte un genitore spinge il figlio verso una scelta già decisa da tempo, al di là delle aspirazioni e alcune volte delle capacità del proprio figlio. In questo caso bisogna essere in grado di fermarsi e togliere i nostri desideri e le nostre aspettative dall’equazione per lasciare che vengano liberate le sue, per far sì che si assuma le responsabilità nella giusta scelta.

    In caso contrario, lo condanneremo a una vita fatta di frustrazioni e inadeguatezze del tutto ingiuste e risparmiabili. Lo condanneremo all’abitudine di avere una soluzione già preconfezionata che non lo aiuterà nella sua crescita all’interno di una comunità.

    Continuando a parlare di desidero, bisogna soffermarsi su che cosa lo alimenta. Di che cosa si nutre un sogno? Cosa lo fa progredire? Il desiderio si nutre di coraggio, tenacia e curiosità.

    Se diamo ai nostri figli tutto quello che vogliono appena lo chiedono, non svilupperanno mai la propria ambizione, né la capacità d’ingegno che serve a creare un piano, a reperire le risorse e a sacrificare qualcosa per ottenere come contro partita qualcosa di altro, di più importante.

    Togliamo oggetti e aggiungiamo relazioni, in modo da diventare un punto di riferimento, per fa sì che ci sia una costante connessione tra noi e loro.

    Se l’“ecco qui la bicicletta che volevi”, senza sacrificio, senza reciprocità, diventa una costante, nulla avrà più valore. Per ottenere qualcosa di “pregio”, dobbiamo spiegare ai figli come l’impegno e il lavoro sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo. Solo così insegneremo loro il valore delle cose e il costo della rinuncia e solo così potranno davvero decidere se ciò che vogliono vale davvero la fatica che richiede.

    Detto così sembra un discorso semplice ma la realtà è che tutto questo farà sì che i nostri figli crescano come adulti sani e non viziati. In questo modo si costruisce e si alimenta il desiderio, solo così potranno rimanere costantemente connessi con la propria creatività.

    Il nostro compito, quando decidiamo di mettere al mondo un’altra vita, è quello di essere un modello e mostrare loro la realtà, non solo perché glielo stiamo dicendo ma perché lo manifestiamo nella vita di tutti giorni: “il miglior insegnamento viene dall’esempio”.

    La vita è una start-up e ognuno di noi ha la sua.

  • Prima Dei Quarant’Anni Esplora Il Mondo

    Prima Dei Quarant’Anni Esplora Il Mondo

    Prima dei quarant’anni esplora il mondo, prendi in mano la bussola e vai alla scoperta di cose e persone incredibili.

    Il filosofo Ralph Waldo Emerson diceva: “Non andare dove il sentiero ti può portare, vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia”.

    Guardala in questo modo: nasciamo con uno zaino, una bussola e un mazzo di carte. La domanda è: cosa vogliamo farne? Semplice: dobbiamo usarli.
    Lo zaino va messo sulle spalle, la bussola ti indicherà la direzione da prendere, il mazzo di carte ti aiuterà a capire che il tuo destino non è già scritto.

    Quando veniamo al mondo, non stiamo percorrendo un sentiero già tracciato. I condizionamenti e le convenzioni ci fanno credere che tutto sia già definito e che, se vogliamo comportarci “bene”, dobbiamo muoverci entro un perimetro già stabilito.

    Ricordati che solo tu puoi decidere in che direzione andare – sempre che tu voglia farlo, liberandoti dal giudizio, e quindi dai limiti imposti dagli altri.

    Abbiamo in mano un mazzo di carte, ovvero infinite possibilità e combinazioni. E abbiamo in mano non il nostro destino, ma la bussola. Ciò significa che possiamo costruire il nostro futuro, vivendo il presente in modo indipendente dalle circostanze.

    Certo, alcune condizioni di partenza si fanno sentire, ma diventano limiti (limiti ambientali, limiti sociali, limiti economici) se ci adeguiamo a considerarli tali. Definiamoli piuttosto circostanze, che abbiamo la facoltà di modificare con l’impegno e il duro lavoro e le cose cambieranno radicalmente.

    Non ti serve uno sguardo pessimista e auto-limitante, ma un respiro profondo e

    – creatività

    – conoscenza

    – consapevolezza

    Queste sono le parole chiave del tuo presente e del tuo futuro, queste sono le carte da giocare per tracciare un nuovo sentiero. Pensa a quante possibilità ottieni se ti impegni a intrecciare la creatività con la conoscenza, la consapevolezza con l’esperienza, l’entusiasmo con ciò che hai già sperimentato e ti ha insegnato cosa sia davvero utile ed efficace.

    Siamo noi i padroni del nostro destino, credimi. Dobbiamo solo evitare di farci prendere dagli eventi, col rischio di perderci, imparando a diventare noi stessi l’evento.

    Quanta volontà c’è in te? Chieditelo e comincia subito dopo a muovere i tuoi primi passi. Disponi di un mappamondo: puntaci sopra il dito e parti. Fin da quando sei al mondo, hai a disposizione un biglietto con destinazione sconosciuta. Non ti resta che partire.

    Mi viene in mente il bellissimo “Ancora un giro di giostra” di Tiziano Terzani. Leggendolo ho capito che il significato del viaggio non sta nella meta, ma nel viaggio stesso, al termine del quale diventerai un punto di riferimento per chi verrà dopo.
    Il vecchio marinaio guida i giovani, è esempio per loro, ma per iniziare un viaggio non esistono limiti di età: puoi scoprire il te stesso inesplorato in qualsiasi fase della tua vita, anzi se non sei più giovanissimo e hai acquisito esperienza, avrai ancora più cose da conoscere di te e da raccontare agli altri.

    Tutto quello che hai imparato e che ancora hai da imparare consideralo un dono, un bene prezioso che nessuno mai potrà portarti via. Lo zaino che hai in spalla è solo tuo, potrai condividerlo, a volte svuotarlo per fare posto ad altro, ma ricordati di averne sempre cura, di custodirlo e proteggerlo dalle intemperie, dai condizionamenti esterni, dalla paura di non farcela.

    Quando parti, sai che stai per iniziare un cammino tanto più complesso quanto più grande è la tua voglia di esplorare, conoscere e capire. Devi partire allenato, devi essere pronto al sacrificio e determinato a compiere sforzi considerevoli.

    Devi tenere in considerazione anche l’ignoto: la bussola punta verso nord, ma non sai precisamente dove andrai, né deve importarti. Ciò che conta davvero è il viaggio stesso, è l’idea di partenza che ti ha spinto a intraprendere un cammino. L’obiettivo è insito nel viaggio: raccogli i pezzi che troverai lungo la strada, mettili insieme e costruirai un puzzle fatto di esperienza e consapevolezza, che un giorno condividerai e donerai a qualcun altro.

  • La Vera Felicità

    La Vera Felicità

    La vera felicità, la vera essenza della vita stanno nel viaggio, nella costruzione della tua mappa, giorno dopo giorno.

    Considera la partenza come la più alta forma di creatività. Se però non ci metti

    – desiderio

    – coraggio

    – ispirazione

    è probabile che non ti sposterai di un centimetro.

    Ricordo da bambino, non vedevo l’ora che arrivasse il momento di caricare l’auto e, con la mia famiglia, di percorrere 1.200 chilometri verso il paese d’origine dei miei genitori. Quel tipo di desiderio, di tensione emotiva e smania incontenibile sono alla base di qualsiasi viaggio costruttivo. Se non li senti, non è il tuo viaggio.

    Prendi la maggior parte dei giovani, cosa desiderano oggi? Molti hanno tutto, troppo. Possiedono senza sforzo, perché le cose gli sono date – non le hanno conquistate. Non conoscono il desiderio e di conseguenza la passione.

    L’annullamento della tensione verso la conquista genera individui apatici, opachi. Invece i colori con cui dovremmo dipingere la nostra tela, la nostra vita, dovrebbero essere brillanti, vivi, pieni di luce, pieni di sfumature. Nasciamo con una tavolozza di colori a nostra disposizione e ci limitiamo a usarne due, tre, in alcuni casi nessuno. Dobbiamo osare, dobbiamo desiderare di cambiare, di rinnovarci, di rialzarci dopo ogni caduta perché siamo liberi di farlo. Ma dobbiamo avere il coraggio di farlo per sentirci liberi.

    Va da sé che ci vuole coraggio anche per abbandonare le certezze e muoversi verso l’ignoto: nonostante l’obiettivo sia chiaro, le variabili lungo il percorso sono talmente tante da non permetterci di avere tutto sotto controllo.

    Ricordati anche di partire “leggero”: porta l’essenziale e lascia spazio per le esperienze durante il percorso. Prima di partire, chiediti cosa sei disposto a lasciare indietro: abitudini, oggetti, persone…

    Abbandona le cose che non ti appartengono, ciò che hai accumulato senza una vera utilità, ciò di cui puoi fare a meno, anche se pensi il contrario.

    Privarsi di qualcosa è sempre doloroso, ma se ti alleni a togliere il superfluo, soffrirai sempre meno e alla lunga otterrai benefici insperati.

    Ma non dimenticare di portare con te creatività, ispirazione, curiosità e desiderio, i più grandi e meravigliosi strumenti per il tuo viaggio.

    Ognuno lo vive in maniera diversa, in base al suo istinto e alla sua indole, ma per tutti la partenza coincide con una selezione: si individua una meta, si sceglie un percorso, si rinuncia in automatico a qualcosa. In pratica scegliamo tra un miliardo di possibilità, rinunciando a delle cose per trovarne altre.

    Io non rinuncerei mai agli insegnamenti che mi ha trasmesso mio padre, alle esperienze che mi hanno insegnato qualcosa e a qualche profonda delusione, che mi ha aiutato a crescere.

    Ricordati di portarli con te quando parti. Non andrà sempre tutto bene, non saranno rose e fiori, anzi il viaggio è pieno di contraddizioni, di chiari e scuri, di paure e serenità, di “sirene” che cercano di allontanarti dalla meta. È davanti agli ostacoli che dimostriamo di essere resilienti: passo dopo passo imparerai a reagire alle difficoltà e ai fallimenti, prestando più attenzione in futuro e scegliendo nuovi esempi a cui ispirarti.

    L’ispirazione è una bussola, è uno strumento che ti aiuta a capire cosa c’è dentro di te e cosa vuoi diventare. E visto che il viaggio è il destino a cui andiamo incontro, l’ispirazione è l’arma più importante ed efficace per raggiungere la meta, per non perdere la rotta, per tracciare la mappa.

    Rimboccati le maniche, metti lo zaino sulle spalle e parti per costruire la tua leggenda personale: lasciati ispirare da persone che l’hanno già fatto, impara da loro, tieni in considerazione il loro esempio, ma non volerli copiare, non voler replicare la vita di un altro. Non è di questo che stiamo parlando.

    Tu sei unico e unica è la colonna sonora della tua vita: ognuno ha la sua tela, sta a te scegliere i colori per dipingerla. L’universo ti darà una mano, certo, ma se starai fermo, starà fermo anche l’universo e credimi, non succederà un bel niente, non otterrai niente, non andrai da nessuna parte.

    Muoviti, datti da fare, mettiti in cammino: tutti hanno messaggi da consegnare, valori da condividere, una storia da tramandare.

    La nostra missione è proprio questa: consegnare a qualcun altro la bussola che ci viene data alla nascita. Questa è la vera condivisione, si chiama “DONO”.

    Ti sei mai chiesto con chi puoi condividere i tuoi desideri, i tuoi  sogni, le tue aspettative? Prova a pensare a chi vorresti consegnare le cose più importanti che hai. Credo chiunque risponderebbe “alle persone di cui mi fido”. Certo. “Alle persone che non ti giudicano”, aggiungo io.

    La fiducia richiede totale assenza di giudizio, che, al contrario, è la più terribile forma di tradimento. Puoi fidarti di chi non ti giudica, di chi ti promette sostegno qualsiasi cosa farai, di chi ti aiuterà a realizzare la tua leggenda personale senza porre paletti, senza contrapporti ostacoli.

    Ti consiglio di allearti con chi può viaggiare con te, senza giudicarti, con chi non prova invidia, con chi non è vittima dei suoi limiti, con chi non spegnerà il tuo entusiasmo, ma ti aiuterà a proteggerlo come il più prezioso dei doni.

    Ricordati di staccarti da qualsiasi forma di giudizio per liberare il tuo talento.

    E ricordati di pensare alla solitudine come a una delle condizioni migliori per compiere il tuo viaggio: ti darà l’occasione di guardarti dentro e ti insegnerà a diventare più forte.

    Siamo connessi ogni istante della nostra esistenza, ma non lo siamo mai con noi stessi. Dobbiamo invece pretendere la solitudine, dobbiamo avere la possibilità di concentrarci sulla bellezza che c’è dentro di noi, mettendo alla prova la nostra capacità di stare da soli e cavarcela con le nostre forze.

    Mettersi alla prova e partire per il viaggio, spinti dal desiderio, sostenuti dal coraggio, guidati dall’ispirazione, è la più alta espressione di libertà di cui possiamo godere.

  • Talento e Passione

    Talento e Passione

    Ricorda una cosa importante: ognuno di noi è un talento e il talento non è altro che la creatività e la consapevolezza unite alla capacità dalla passione.

    Sono cinque le parole chiave:

    – talento

    – creatività

    – conoscenza

    – passione

    – capacità

    Per parlarne voglio citare due frasi meravigliose:

    “Non ha l’ottimo artista alcun concetto che la materia in sé non circoscriva col suo soverchio”, diceva Michelangelo, volendo intendere che l’opera d’arte è già nel blocco di marmo, va solo tolto tutto ciò che le sta intorno per liberarla.

    Allo stesso modo va liberato il talento, eliminando il dannoso superfluo.

    Per capirci meglio, cito una seconda frase:

    “Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più…”.

    Fin troppo facile citare l’Amleto, certo, ma il segreto è proprio in queste parole: vuoi essere o non essere? Devi scegliere, devi liberare l’opera d’arte che c’è dentro di te.

    Per ottenere questo risultato ti servono degli strumenti: il lavoro, la costanza, la disciplina. Senza, non otterrai nulla di buono, fidati.

    Infatti è vero che abbiamo la possibilità di liberare il talento che abbiamo dentro di noi, ma per riuscirci dobbiamo essere allenati a farlo: i migliori risultati arrivano se siamo liberi, indipendenti dai condizionamenti e preparati per agire verso l’obiettivo definito.

    Il problema è che spesso perdiamo tempo ed energie guardando le cose dalla prospettiva sbagliata o ponendoci domande scorrette.

    Ti segnalo un paio di frasi che ogni tanto pronunciano i genitori, con il risultato di uccidere il talento:

    “Hai visto il tuo compagno com’è bravo?”.
    “Mi hai deluso”.

    Siamo abituati a ragionare in funzione del premio, del riconoscimento: se lo otteniamo, tutto bene, altrimenti la viviamo come fosse una catastrofe. Sbagliato. La vera catastrofe sono i condizionamenti: la medaglia ne è un esempio, perché non ha a che fare con la libertà, ma con i parametri di valutazione imposti dall’esterno, che poi sono limiti.

    Pensa quanto tempo sprechiamo nel tentativo di imitare o copiare qualcuno. Come posso pretendere di diventare come Van Gogh se il mio talento non è quello della pittura? Ecco, mentre mi incaponisco a essere chi non sono, perdo l’occasione di trovare, coltivare, far maturare il mio talento, che è unico e irripetibile, non la fotocopia sbiadita del talento di un altro.

    Chiedi a un bambino cosa vuole fare da grande: nella risposta è racchiuso un intero universo di bellezza e delicatezza.
    “Da grande voglio fare il pompiere”.
    Soffermati su questa risposta: pensa a quanta poesia c’è dietro questa frase, pensa quanta voglia di aiutare il prossimo, quanta umanità. Dovremmo fare come i bambini: tornare a usare la creatività per liberare il talento.

    Ma attenzione: il talento è prezioso, va accudito e maneggiato con cura. Non puoi in alcun modo imporre a una persona di esprimere ciò che ha dentro, deve imparare a farlo in autonomia, onde evitare di ottenere l’effetto contrario.

    Il talento è un tesoro: nell’antica grecia il talentum era una moneta, nella tradizione biblica i talenti rappresentano i doni dati da Dio all’uomo. È facile coglierne l’importanza, il suo essere unico e non trasferibile: è come una forza, una risorsa più o meno nascosta, che ogni giorno ci dice che abbiamo ancora una possibilità.

    Immagina il talento come un’energia creativa, una forza che non si tiene a bada: va fatta uscire piano piano, altrimenti c’è il rischio che esploda violentemente, causando dei danni. Peggio ancora se dovesse implodere.

    L’energia che hai dentro di te, quella che non si esaurisce con il passare degli anni, che non ha un’età anagrafica e che non va mai soffocata, ti condurrà all’autorealizzazione: sto parlando della possibilità di lasciare nel mondo un’impronta straordianaria.

    Se non ci metti impegno e spirito di sacrificio, dedizione e abnegazione difficilemte raggiungerai i tuoi obiettivi, così come se ti distrai e sprechi le tue energie a imitare qualcuno che non sei.
    Se il tuo volto non sarà illuminato da alcuna luce, vuol dire che sei sulla strada sbagliata: sembrerai spento, chiuso in te stesso.

    Si dice che il talento risieda in una zona precisa del cervello, si dice che da lì partano le idee che si illuminano come lampadine. Le persone insoddisfatte sono spente, quelle creative accendono idee.
    Credimi, possono portarti via tutto ciò che hai, ma il talento no, non può rubartelo nessuno. È tuo: sta a te riconoscerlo, cullarlo, proteggerlo e valorizzarlo.

    Segui la tua bussola, non la strada che ti indicano gli altri. Sottraiti ai condizionamenti e ai giudizi, solo quando sarai libero, potrai esprimere tutta l’energia che hai dentro di te.

    Sai cosa significa per me liberare il talento? Significa raccontarti queste cose.

    Ti parlo di impegno, di perseveranza e di sacrificio nella costruzione di un percorso fatto di scelte e di libertà, e mi sento a mia volta libero di scegliere, di raccontare, di autodeterminarmi: questa è la mia leggenda personale, questa è la mia strada.

    Il compito del capitano è aiutare gli altri, giovani e meno giovani, a liberare il loro talento, dopo che l’hanno riconosciuto e hanno espresso interesse a coltivarlo.

    Viviamo in una società piena di limiti e paletti: se un bambino è troppo vivace, i genitori gli dicono “non urlare”, “non cantare”, “non correre”, senza rendersi conto che così frenano l’energia creativa che in quel momento si sta manifestando. La scuola uccide la creatività, ed è una cosa terribile.

    Il compito del capitano è far crescere l’autostima nelle persone, sostenerle nelle difficoltà, dare loro un’altra opportunità.

    Ricorda: il talento ci dice tutti i giorni che abbiamo ancora la possibilità di farcela.