Tag: idee

  • “La rivoluzione del presente: dove tutto comincia davvero.”

    “La rivoluzione del presente: dove tutto comincia davvero.”

    Vivere in un mondo iperconnesso ma disconnesso da sé

    Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano di cambiamento, ma pochi lo incarnano davvero.
    Siamo iperconnessi e al tempo stesso scollegati da noi stessi. Ci rifugiamo nella comfort zone delle abitudini digitali, delle scadenze, dei like, delle routine che ci anestetizzano.
    La vita, quella vera, scorre dietro le notifiche che inseguono la prossima distrazione.

    L’abitudine: il sonnifero del nostro tempo

    L’abitudine è il sonnifero più potente della modernità.
    Ci abitua a non vedere, a non ascoltare, a non stupirci. Ci illude di vivere mentre in realtà stiamo solo replicando.
    Ogni giorno uguale al precedente, ogni gesto automatico, ogni parola detta “tanto per dire” è un modo elegante per dire addio alla nostra autenticità.

    La paura che ci trattiene dal vivere davvero

    Ci lamentiamo della noia, della mancanza di senso, del mondo che non cambia.
    Ma il mondo non cambia perché noi non cambiamo.
    E non cambiamo perché abbiamo paura: paura del fallimento, dell’imprevisto, del giudizio.
    Abbiamo paura di essere vivi davvero.

    Il caos come luogo della creatività

    Eppure è proprio lì, nel rischio, nell’incertezza, nel caos, che nasce la parte più geniale, umana e creativa di noi.
    L’intelligenza non si accende quando tutto è sotto controllo. Si accende quando il terreno sotto i piedi si muove.
    Solo chi osa disobbedire all’automatismo della paura scopre la gioia autentica di essere presente, sveglio, vivo.

    La rivoluzione interiore

    Non serve una rivoluzione esterna. Serve una rivoluzione interiore.
    Un atto di ribellione gentile ma radicale: scegliere di non obbedire più alla consuetudine, al “si è sempre fatto così”, al “tanto non cambia nulla”.
    Perché cambia. Cambia tutto, nel momento in cui smetti di essere spettatore e decidi di partecipare.

    Tre parole per rinascere: creare, cooperare, condividere

    Creare, cooperare e condividere.
    Tre verbi semplici, ma sovversivi.
    Sono la grammatica della vita autentica, quella che trasforma l’indifferenza in movimento, la paura in esperienza, la solitudine in comunità.
    E sono le parole che devono tornare a ispirare le nuove generazioni, troppo spesso soffocate dal rumore di un mondo che insegna a sopravvivere, non a vivere.

    Il futuro nasce dalla presenza

    Il futuro non lo costruiscono i visionari chiusi nelle torri di vetro, ma le persone che scelgono di abitare con consapevolezza il proprio presente.
    Perché il futuro nasce sempre da un atto di presenza.
    E la presenza è la forma più pura di rivoluzione.

    Il coraggio di ispirare con la propria vita

    Smetti di aspettare che qualcosa accada.
    Smetti di rimandare la felicità, la decisione, la vita.
    Il passato è già scappato.
    Chi vive di speranza è già altrove.
    Ma il presente, questo preciso istante, è tutto ciò che hai.
    E devi renderlo tuo. Totalmente.

    Perché ispirare significa vivere con coraggio.
    E vivere con coraggio è il modo più autentico di cambiare il mondo.

  • I veri rivoluzionari di oggi? I giovani inquieti che cambiano il mondo

    I veri rivoluzionari di oggi? I giovani inquieti che cambiano il mondo

    Non servono eroi del passato

    Essere rivoluzionari, oggi, non significa guidare eserciti come Napoleone o riscrivere la storia come Churchill. Non c’è bisogno di un campo di battaglia, né di un palazzo del potere da conquistare. Vuol dire avere il coraggio di restare fuori posto, di non farsi schiacciare dallo sguardo di chi difende lo status quo, di non spegnersi davanti ai giudizi.

    Il nuovo attivismo

    Il vero rivoluzionario del nostro tempo è chi decide di pensare con la propria testa. È chi sceglie di creare invece che ripetere, chi non si lascia intimidire dalla paura del diverso. Un attivista che porta dentro di sé un fuoco: fatto di idee, immaginazione, innovazione. Una scintilla che non accetta di rassegnarsi a un mondo che cade a pezzi.

    Le nuove generazioni come motore del cambiamento

    Secondo una ricerca di United Way NCA, il 32% dei ragazzi e delle ragazze della Gen Z è già attivamente coinvolto in cause sociali e di giustizia. Tra gli studenti universitari la percentuale sale al 40%. Non si tratta solo di attivismo da tastiera: dai Fridays for Future alle campagne per l’equità, milioni di giovani scendono in piazza, organizzano e chiedono responsabilità a governi e aziende.

    UNICEF ricorda che i giovani attivisti per il clima hanno trasformato la speranza in azione, costruendo una mobilitazione globale capace di cambiare l’agenda politica di interi paesi. Inoltre, uno studio pubblicato su Nature mostra come i movimenti giovanili abbiano aperto nuove strade di partecipazione, spesso più radicali rispetto alle generazioni precedenti.

    Il valore del vuoto

    Essere rivoluzionari significa anche non aver paura del vuoto. Viviamo in un’epoca che ci spinge a riempirlo con status, like, oggetti e illusioni. Eppure, proprio quel vuoto è lo spazio sacro in cui nasce la voce dell’anima. È il luogo dove prende forma il pensiero creativo e ribelle.

    Nomadi creativi del presente

    Il rivoluzionario del presente è un nomade creativo. Non costruisce il futuro con modelli del passato, ma lo plasma nel qui e ora, con pazienza e determinazione. Una vera rivoluzione non esplode in un giorno: cresce come una fiamma da proteggere, alimentare e difendere.

    Le nuove generazioni sono inquieti necessari. Non perché abbiano tutte le risposte, ma perché hanno il coraggio di non smettere di fare domande. Sono i custodi di un cambiamento che non si misura solo con il numero di manifestazioni o campagne online, ma con la capacità di ispirare nuove visioni, nuove economie, nuove comunità.

    Una lezione per gli adulti

    A chi li guarda con sospetto, i giovani rispondono con creatività. A chi li giudica, rispondono con azioni. A chi li sottovaluta, dimostrano che il futuro non si costruisce sulle nostalgie, ma sull’audacia di inventare ciò che ancora non c’è.

    Non serve essere Churchill o Giovanna d’Arco. Oggi essere rivoluzionari significa avere la forza di restare autentici in un mondo che ti vuole uguale agli altri. In questo, i giovani sono i veri maestri del nostro tempo.

    Non dimentichiamo ci mai che:

    “Le nuove generazioni non chiedono permesso: accendono fuochi, costruiscono ponti e insegnano agli adulti che il cambiamento non è un’ipotesi, ma un’urgenza.”

    Fonti:

  • L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle nuove generazioni: tra opportunità, crisi e necessità di senso

    L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle nuove generazioni: tra opportunità, crisi e necessità di senso

    L’avvento dell’Intelligenza Artificiale (AI) rappresenta una delle trasformazioni più profonde della nostra epoca. Non si tratta solo di una rivoluzione tecnologica. È un cambiamento che coinvolge la nostra cultura, l’economia, la società e perfino il nostro modo di pensare. In questo contesto, le nuove generazioni si trovano a un bivio: possono diventare protagoniste del cambiamento oppure subirne gli effetti più critici.

    Un futuro senza lavoro (tradizionale)

    Secondo uno studio di Goldman Sachs (2023), l’intelligenza artificiale generativa potrebbe sostituire fino a 300 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Questo fenomeno è conosciuto come “disoccupazione tecnologica”: quando l’automazione prende il posto degli esseri umani, senza percorsi chiari di riqualificazione.

    I giovani si affacciano oggi su un mercato del lavoro in continua evoluzione, dove molte professioni stanno scomparendo e quelle nuove richiedono competenze sempre più specifiche.

    Perdita di orientamento e identità

    Le nuove generazioni non cercano solo lavoro. Vogliono un ruolo nella società, un’identità, un senso. Tuttavia, viviamo in un mondo dove si valorizza più l’efficienza dell’empatia, più l’algoritmo dell’intuizione. Il rischio è che i giovani si sentano inutili, sostituibili, disorientati.

    Yuval Noah Harari ha evidenziato il pericolo dell’emergere di una “classe inutile”, formata da persone che non riescono più a contribuire in modo significativo al sistema economico.

    Un nuovo analfabetismo: quello relazionale

    Con la diffusione di chatbot, assistenti virtuali e avatar, le relazioni umane rischiano di diventare sempre più rare. I giovani, già esposti a solitudine digitale, possono perdere la capacità di ascoltare, di entrare in relazione, di comprendere davvero l’altro.

    L’umanità rischia di diventare una competenza opzionale. Quando invece dovrebbe essere il nostro punto di partenza.

    Valori autentici come bussola

    Mai come oggi le nuove generazioni chiedono verità, coerenza e senso. Non si accontentano di slogan. Cercano aziende, istituzioni e comunità che incarnino davvero i valori dichiarati: inclusività, sostenibilità, rispetto e giustizia sociale.

    L’Intelligenza Artificiale può essere un alleato o un ostacolo. Può servire il profitto cieco oppure liberare tempo per investire nel benessere, nella creatività e nella cura dell’altro.

    Da spettatori a protagonisti

    Le nuove generazioni hanno un grande potere: non devono limitarsi a subire la trasformazione in atto. Possono esserne protagoniste. Ma serve formazione, consapevolezza, educazione etica all’uso dell’AI. Serve una leadership giovane che metta al centro la persona.

    Conclusione

    L’intelligenza artificiale è uno specchio potenziato delle nostre scelte. Può distruggere o rigenerare. Può creare nuove possibilità o amplificare le disuguaglianze esistenti. La sfida che attende le nuove generazioni non è solo economica, ma profondamente esistenziale: decidere chi vogliono diventare in questo nuovo mondo.

     

     

    Fonti e approfondimenti:

     

    Photo by: Milad Fakurian

     

  • Il Cambiamento È Cambiato: Chi Non Valorizza il Capitale Umano È Destinato a Scomparire

    Il Cambiamento È Cambiato: Chi Non Valorizza il Capitale Umano È Destinato a Scomparire

    Il cambiamento è cambiato.
    Il capitale umano è la tua unica ancora di salvezza.
    Decidi adesso da che parte stare.

    Oggi il mondo delle organizzazioni non evolve, si trasforma a scosse. È un terremoto permanente che riscrive da zero le regole del mercato, delle relazioni e di chi è chiamato a ispirare.

    Non si tratta più di scegliere “se” cambiare, ma quanto velocemente e in che direzione.

    Il cambiamento è cambiato.
    Non ha più margini per le vecchie logiche di gestione. Non si adatta ai tempi di chi decide di restare fermo.

    Il capitale umano: il nuovo centro di potere

    Oggi, ogni organizzazione che vuole essere competitiva deve comprendere una verità scomoda:
    il capitale umano è l’unico asset in grado di garantire la continuità e la crescita.

    Non sono più sufficienti la tecnologia, i processi o i prodotti.
    Senza la capacità di attrarre, trattenere e valorizzare le persone migliori, nessuna azienda riuscirà a sopravvivere ai prossimi anni.

    Inoltre , come ci ricordano Gary Hamel e Michele Zanini, in uno suo straordinario saggio, Humanocracy , “uno dei mali peggiori delle organizzazioni moderne è la burocrazia: soffoca l’innovazione, rallenta il cambiamento e limita il potenziale delle persone. Oggi, per creare valore reale e duraturo, dobbiamo andare oltre i modelli tradizionali, liberando le energie creative dai vincoli burocratici.”

    E c’è un ulteriore aspetto chiave: costruire una reputazione solida e credibile, capace di attrarre non solo talenti ma anche clienti e partner, richiede un cambio culturale profondo e senza precedenti.

    Solo così sarà possibile generare valore autentico e duraturo nel tempo.

    Non si tratta di fare “engagement” aggiungendo qualche benefit in più. Serve riscrivere le regole interne, ripensare la leadership, i linguaggi e i modelli operativi, portando in azienda veri modelli capaci di ispirare il capitale umano.

    Le quattro leve che fanno la differenza
    Nel libro Ispiratori del nuovo Millennio di Giustiniano La Vecchia, emerge una visione chiara:
    le organizzazioni che vinceranno questa sfida avranno al centro 4 leve strategiche.

    • Empatia :Non puoi più gestire persone e mercati senza ascolto profondo e relazioni autentiche. L’empatia è il collante di ogni ecosistema aziendale sano.
    • Innovazione: Non basta adottare nuove tecnologie. Innovazione significa riscrivere processi, modelli organizzativi e sistemi decisionali in chiave aperta e fluida.
    • Intelligenza emotiva:Nel caos dell’incertezza globale, servono leader e team capaci di leggere e gestire le emozioni, generando fiducia e stabilità.
    • Creatività:Vere rivoluzioni nascono dalla capacità di immaginare, di portare idee nuove e di costruire soluzioni inedite. Senza creatività non esiste discontinuità reale.

    O agisci o soccombi
    Lo “status quo, si sta inesorabilmente sgretolando”

    Le organizzazioni si trasformano radicalmente, o vengono superate da competitor più veloci, più coraggiosi e più umani.

     

    Oggi il cambiamento non è solo una scelta di business: è una scelta di  crescita , innovazione e sopravvivenza.

    La tua scelta è adesso:

    Cambia cultura, cambia mentalità.
    Metti il capitale umano al centro di ogni strategia.
    Agisci ora o preparati a uscire dal mercato.

     

    Fonti :
    World Economic Forum – Future of Jobs Report
    https://www.weforum.org/reports/the-future-of-jobs-report-2023

    Harvard Business Review – Why People Really Quit Their Jobs
    https://hbr.org/2022/01/why-people-really-quit-their-jobs

    McKinsey & Company – The State of Organizations 2023
    https://www.mckinsey.com/capabilities/people-and-organizational-performance/our-insights/the-state-of-organizations-2023

    Gallup – State of the Global Workplace Report
    https://www.gallup.com/workplace/349484/state-of-the-global-workplace-2023.aspx

    Deloitte Human Capital Trends
    https://www2.deloitte.com/us/en/insights/focus/human-capital-trends.html

    Ispiratori del nuovo Millennio – Giustiniano La Vecchia (Amazon)
    https://www.amazon.it/Ispiratori-del-nuovo-Millennio-cambiamento/dp/B0CNV6MQ3H

    Photo by; vlad hilitanu

  • L’improvvisazione è la creatività che fa l’amore con la conoscenza.

    L’improvvisazione è la creatività che fa l’amore con la conoscenza.

    Cambiare lavoro e avviare un’impresa sono responsabilità diverse, ma richiedono entrambe una notevole dose di coraggio. Solo attraverso il coraggio è possibile superare la paura del fallimento, che spesso costituisce il principale ostacolo che trattiene le persone nel loro attuale impiego, nonostante manchi loro soddisfazione.

    Molte persone risultano insoddisfatte del proprio lavoro, lo considerano un peso e, quando si chiede loro cosa intendano fare per migliorare la propria situazione, spesso non sanno rispondere.

    Il motivo è spesso l’assenza di un piano alternativo o la mancanza di considerazione per l’importanza di averne uno.

    Spesso si afferma di avere timore nel cambiare, di distaccarsi da ciò che è noto, anche solo a livello mentale, per intraprendere qualcosa di incerto. Tuttavia, queste paure derivano dalla mancanza di un vero scopo e dalla scarsa consapevolezza del proprio valore.

    Individui insoddisfatti del proprio status potrebbero trovare appagamento identificando ciò che amano realmente fare e impegnandosi nella realizzazione di qualcosa che li soddisfi autenticamente. Questo, naturalmente, implica l’eliminazione di un grande ostacolo presente in molte persone: la cultura dell’alibi.

    Tuttavia, la mancanza di successo potrebbe derivare dalla mancanza di consapevolezza nel creare qualcosa di nuovo o dalla paura del giudizio altrui, limitando così ogni iniziativa. Per raggiungere obiettivi significativi, è necessario essere disposti a dedicare tempo e risorse al cambiamento.

    Se si desidera veramente cambiare e si è pronti ad agire, è importante avere  obiettivi chiari. Concentrandosi sul cambiamento, con coraggio e abbandonando la paura del giudizio altrui, si diventa pronti a intraprendere un nuovo viaggio, il proprio.

    L’età non è un limite. Non servono alibi, solo azione. La differenza tra chi ha successo e chi no spesso risiede nell’allenamento e nell’approccio alla sfida.

    È importante ammettere i propri limiti, imparare dagli errori, non preoccuparsi del giudizio degli altri e essere pronti a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà.

    Concentrandosi su qualcosa che si ama davvero e dedicando energie e risorse ogni giorno, credendo senza riserve in ciò che si fa, è possibile andare alla ricerca e trovare il proprio posto nel mondo. L’entusiasmo è contagioso e può essere un segno di rivoluzione, anche se non tutti sono pronti ad accettare tale energia creativa.

    La chiave è trasmettere entusiasmo, essere un rivoluzionario pronto a uscire dagli schemi. Anche se alcuni potrebbero reagire negativamente, è importante seguire il proprio percorso con determinazione e passione.

    Ecco perché dobbiamo considerare l’improvvisazione una parte fondamentale del nostro essere creativi; in fin dei conti, l’improvvisazione è creatività che fa l’amore con la conoscenza.

     

  • Educazione al rispetto per i giovani uomini: una priorità cruciale.

    Educazione al rispetto per i giovani uomini: una priorità cruciale.

    La società contemporanea si sta rendendo sempre (forse) più consapevole delle disuguaglianze di genere e dei danni causati da una cultura patriarcale.

    Affrontare questa sfida richiede un impegno urgente nell’educazione dei figli maschi fin dall’asilo, un compito troppo importante per essere lasciato esclusivamente alla scuola e allo Stato.

    Per porre un freno a questa vergogna, è cruciale offrire ai giovani uomini un modello autentico attraverso l’esempio e l’autorevolezza di genitori veri, lontani dall’essere semplici amici desiderosi di emulare il comportamento spensierato dei figli.

    Il primo passo essenziale è rompere con l’antiquato concetto che l’amicizia genitoriale sia sufficiente a formare individui consapevoli e rispettosi.

    I genitori devono assumere un ruolo di guida, trasmettendo non solo valori morali, ma anche modelli di comportamento sani e rispettosi.

    Il genitore autentico si distingue per la sua capacità di ispirare e di instillare nei figli un profondo senso di rispetto, specialmente verso il genere femminile.

    È imperativo che i genitori comprendano che affidare completamente l’educazione alla scuola o a terzi è un errore.

    La scuola può trasmettere conoscenza, visione del futuro, ma l’educazione, soprattutto quella legata al rispetto, deve radicarsi saldamente nella famiglia.

    L’educazione familiare non dovrebbe limitarsi a lezioni occasionali ma deve permeare l’intera atmosfera domestica, diventando una parte costante della vita quotidiana.

    La formazione dei giovani maschi deve concentrarsi sulla promozione dei valori come l’uguaglianza di genere, il rispetto per l’individualità altruistica e la consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti.

    Solo attraverso un’educazione autentica, basata sui principi di rispetto e uguaglianza, possiamo sperare di porre fine a dinamiche vergognose ancora presenti nella nostra società.

    Una società che, pur autodefinendosi evoluta, si svela con un progresso limitato, specialmente alla luce degli ultimi e dolorosamente frequenti eventi tragici, non può legittimamente vantarsi di essere veramente civile.

    Offrire alle nuove generazioni l’opportunità di crescere in un ambiente che promuove il rispetto reciproco è fondamentale per costruire un futuro in cui le lauree e il riconoscimento siano assegnati con la presenza di chi la merita , e non alle tragiche circostanze.

    Photo by: torsten-dederichs

  • Perchè dobbiamo fidarci delle nuove generazioni ?

    Perchè dobbiamo fidarci delle nuove generazioni ?

    La fiducia nelle nuove generazioni costituisce un tema cruciale nell’attuale contesto sociale.

    Da un lato, i giovani sono il motore del futuro, portatori di fresche idee e soluzioni innovative; dall’altro, spesso si trovano a dover affrontare sottovalutazioni e critiche, derivanti da presunte carenze di esperienza o da un presunto atteggiamento di apatia e mancanza di ambizioni.

    Perché dovremmo investire fiducia nelle nuove generazioni?

    Esistono molteplici motivi che sottolineano l’importanza di affidarsi alle nuove generazioni.

    Giovani donne e uomini si caratterizzano per una spiccata creatività e una propensione al cambiamento.

    Sono inclini a pensare al di fuori degli schemi e ad affrontare le sfide con una prospettiva innovativa e libera da condizionamenti. La loro motivazione è alimentata dal desiderio di apportare un positivo cambiamento al mondo, spronati da una passione per il futuro e dalla volontà di impegnarsi nella costruzione di un mondo migliore.

    Inoltre, sono abilmente in grado di adattarsi a velocità ai cambiamenti. Cresciuti nell’era digitale, sono familiari con nuove tecnologie e modelli di pensiero, conferendo loro una flessibilità che li rende risorsa preziosa per l’evoluzione della società.

    Quali positivi risultati può comportare la fiducia nei giovani?

    La fiducia riposta nei giovani si traduce in risultati positivi per la società in molteplici modi.

    Innanzitutto, stimola l’innovazione e il progresso. Grazie alla loro energia, i giovani sono capaci di generare idee e soluzioni nuove per affrontare i problemi che affliggono la società.

    Promuovono la diversità e l’inclusione, rappresentando una varietà di prospettive e background che arricchiscono il dialogo sociale e culturale.

    Manifestano un desiderio concreto di contribuire alla costruzione di un futuro più sostenibile. La loro sensibilità verso le tematiche ambientali e sociali li spinge a impegnarsi attivamente nella creazione di un mondo più rispettoso dell’ambiente e delle persone.

    In conclusione,

    Concludendo, la fiducia nei giovani costituisce un elemento fondamentale per il progresso e il cambiamento nella nostra società.

    È imperativo riconoscere e valorizzare il potenziale delle nuove generazioni, offrendo loro le opportunità e la fiducia necessarie per prosperare e contribuire in modo significativo al miglioramento collettivo.

    Photo by: logan-isbell

  • Parole d’ordine: feedback e flessibilità

    Parole d’ordine: feedback e flessibilità

    Il concetto di flessibilità (dal lat. tardo Flexibilitas-atis) come di un qualcosa di poco rigido, poco sicuro e mutevole, porta spesso fuori strada quando si parla di gestione, soprattutto se ci si accosta al ruolo di manager.

    Allora vale la pena mettere in luce due diversi aspetti della flessibilità nella gestione delle risorse:

    un lato sano grazie al quale la risorsa può e deve esprimersi prima di tutto come individuo e un lato rischioso,

    che può portare la persona in una sorta di ambiente indefinito privo di riferimenti, nel quale la sua identità e il suo talento  tenderebbero  alla dispersione.

    Il primo aspetto, quello positivo ed arricchente, si esprime nella qualità manageriale di essere flessibili alle esigenze dell’individuo, capace di intuirne le richieste ,  i bisogni, la capacità di ascolto e il feedback

    Questa modalità di elasticità permette anche di non irrigidirsi nel ruolo di manager,  capaci di mettere in atto l’intelligenza sociale , in modo da interagire con efficacia soprattutto in situazioni di complessità, creando cosi la preoccupazione empatica, fondamentale nel ruolo di un leader, di un ispiratore.

    Quindi non  solo sa cosa sta pensando l’atra persona, ma  anche  preoccuparsi, agire nell’interesse dell’altro e  creando cosi relazioni sane

    Queste capacità aiutano il manager a comprendere maggiormente il significato che la realtà assume per la risorsa in questione, significati che in moltissime occasioni non sono simili a quelli del mondo manageriale.

    Tutto questo diventa fondamentale per una idonea ed efficiente comunicazione, la quale, come sappiamo, si basa su messaggi e diversi significati che essi assumono per ciascun partecipante al dialogo.

     

    Il secondo aspetto della flessibilità, quello più pericoloso, è la totale perdita della capacità manageriale di essere un punto di riferimento per la risorsa.

     

    Bisogna considerare che le persone, dopo un primo periodo di adattamento, iniziano a voler uscire dalla interdipendenza dal proprio referente, per mettere in pratica il processo di empowerment (conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell’ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale).

     

    Egli è di conseguenza più esposto a pericoli, errori, ed è proprio in questo momento che inizia l’importanza della relazione tra “Ispiratore  e Risorsa”

     

    L’ispiratore  deve essere capace di comprendere, sostenere e rassicurare la risorsa nella esplorazione del nuovo e allo stesso tempo facilita la sua crescita e la costruzione della sua identità.

    La personalità , la creatività (immaginazione, idee e innovazione) il talento, dell’individuo vanno gestite e maneggiate con cura per evitare dispersione e perdita di motivazione.

    Ma cosa aiuta ad evitare la dispersione della creatività  e il talento di un individuo?

    L’essere per la risorsa un punto di riferimento. Capitano mio capitano, ricordate? Gli individui hanno necessità di riconoscere nel punto di riferimento, quel soggetto che agisce nell’interesse della sua crescita e  della costante formazione.

     

    L’autorevolezza e il feedback  rappresentano  le vere capacità di generare una sana e coerente relazione all’interno della comunità di riferimento.

    A differenza dell’autorevolezza, l’autorità origina malessere, demotivazione, ansia sino a portare a una vera e propria svalorizzazione del proprio potenziale e del proprio senso di identità.

    La mancanza di feedback, o peggio ancora se parliamo alle persone nella maggior parte delle cose che   non funzionano, delle azioni che hanno fatto male, diamo  il via a quel  processo di sgretolamento di quel rapporto fiduciario fondamentale per la crescita di entrambi.

    La flessibilità di un manager e lo sforzo per perpetuarla, creano le condizioni per far rispettare le regole e i divieti con spiegazioni e motivazioni coerenti e accettate incondizionatamente dalla comunità, sempre restando coerenti, assicurando così una crescita sana.

    Questa capacità di flessibilità manageriale, oltre alla funzione di permettere la formazione dell’identità dell’individuo, ha anche la caratteristica di rassicurare le persone di vivere in un contesto di regole chiare.

    Egli sente infatti che il manager capace di imporgli dei limiti, stabilendo uno spazio e un insieme di regole all’interno delle quali poter agire, sarà anche in grado di difenderlo da attacchi esterni, proprio perché è il garante dei confini stabiliti.

    Allora si che  persone opereranno in un contesto flessibile ma resistente, dove poter operare liberando la propria creatività sapendo di essere sempre circondato da un’atmosfera di rispetto e comprensione.

    Namstè

     

    Photo by: Dima Pechurin

     

     

     

     

     

  • Quel numero si chiama: Creatività.

    Quel numero si chiama: Creatività.

    Passiamo troppo tempo a studiare il passato, la storia.

    Non ci concentriamo nel qui e ora, non pensiamo nel presente a cambiare modelli educativi per prepararci a un futuro migliore.

    Molti Paesi stanno cambiando i modelli educativi per far sì che le generazioni future possano trovare posto nelle economie del XXI secolo, non rendendosi conto che non sappiamo nemmeno come sarà l’economia nella prossime settimane.

    Il fisico e matematico Hawing sosteneva che non c’è differenza tra ciò che può essere ottenuto da un cervello biologico e un’intelligenza artificiale.

    Sempre Hawing affermava che l’intelligenza artificiale può superare quella biologica.

    Tutto questo sarà possibile cambiando il nostro sistema educativo, progettato e pensato nella cultura intellettuale dell’Illuminismo e nelle circostanze della prima rivoluzione industriale.

    Quella che noi chiamiamo “educazione”, “fenotipo”, “ambiente” o quello che noi facciamo per aiutare la crescita, rivoluzionando i modelli educativi, ha la possibilità di cambiare la storia e l’esperienza umana, l’informazione alla base, l’informazione genetica con cui abbiamo a che fare nelle persone che siamo.

    Ma allora dov’è il limite, se c’è un limite.

    Il cervello risponde in millesimi di secondi.

    Se vogliamo sapere quanto possiamo fare per il cambio di modelli mentali, di pensieri di un bambino basta fare un semplice calcolo: moltiplicate millesimi di secondi per centesimi di secondi per decimi di secondi per secondi per minuti per ore per giorni per settimane per mesi per anni, cioè il tempo che un bambino sta a scuola e condivide la crescita con un adulto.

    Otterremo un numero tendente all’infinito, quel numero rappresenta la plasticità di sviluppo di un bambino.

    Quel numero rappresenta quanto si potrebbe, nella realtà, mettere al servizio dell’umanità.

    Questa è la chiave per dar vita a un’intelligenza biologica allenata alla costruzione di un’intelligenza artificiale straordinaria.

    Quel numero si chiama: Creatività.

    Nasciamo tutti  con un dono straordinario:  la creatività,  ma molti di noi lo disperdono, perdendo cosi  l’opportunità di essere e rimanere “Nomadi Creativi”

     

    Photo by: Sharon Mc Cutcheon

  • Il coraggio di cambiare

    Il coraggio di cambiare

    Il nostro “qui e ora” che scandisce i momenti più o meno importanti della nostra vita, le persone e le cose che giornalmente ci circondano non destano in noi, in moltissimi casi, un vero stupore.

    Tutto quello che fa parte della nostra routine origina poco interesse poiché la consuetudine ci impedisce di rendere la vita di tutti i giorni piena di avventure ed entusiasmo.

    Condurre la propria vita con pigrizia, tenere la propria creatività in uno stato di dormiveglia ed innestare un processo noioso, non fa altro che  creare la convinzione di sapere già tutto dimenticando una meravigliosa arte, quella dell’osservare.

    Solo la creatività e con essa l’entusiasmo provocano e mobilitano non solo le energie individuali, ma ci mobilitano verso una vera e nuova dimensione, quella dell’intelligenza collettiva.

    Privarsene vuol dire adattarsi agli eventi e non essere l’evento stesso, vuol dire sopravvivere piuttosto che vivere. I rischi, le incognite, così come i possibili errori/fallimenti, sono indispensabili per l’essere umano.

    Vivere senza di loro vorrebbe dire trovarsi a vivere una vita priva di immaginazione, di idee e di innovazione, i tre irrinunciabili elementi del pensiero creativo.

    Bisogna liberare il piacere dell’immaginazione, solo così alimentiamo la nascita delle idee, avendo così la gioia e il coraggio per andare incontro al futuro, eliminando quel timore che ci impedisce di vivere appieno il nostro presente.

    Non avremo mai la possibilità di conoscerci veramente, né di conoscere il nostro reale valore, se non capiremo e accetteremo il confronto con la realtà vera.

     

    Dobbiamo smettere di pensare di essere in una piccola realtà ma considerare di convivere in un libero spazio da tutti accessibile.

    L’innovazione,  la sana inquietudine e il coraggio di cambiare, con le loro trasformazioni “diruptive” ci proiettano in un mondo fatto di intelligenza collettiva .

     

    Possiamo, come Narciso innamorato della sola unica sua immagine, concentrarci su noi stessi, sul nostro EGO, pensando che non cambierà mai nulla o, vivere, condividere, partecipare e connetterci  con il mondo.

    Allora si che  cosi potremmo scrivere e ascoltare la colonna della nostra esistenza e  saremo considerati  Ispiratrici e Ispiratori del futuro i Mecenati del Nuovo millennio

    Namstè