Tag: imprenditori

  • Il silenzio distruttivo: quando la mancanza di feedback compromette reputazione, benessere e crescita

    Il silenzio distruttivo: quando la mancanza di feedback compromette reputazione, benessere e crescita

    Viviamo in un mondo iperconnesso, dove ogni interazione comunica. Quando manca il feedback da parte di figure strategiche — come imprenditori, manager, docenti, genitori, allenatori — non si genera solo un vuoto comunicativo. Si manifesta una fragilità sistemica. Anziché proporre un modello autentico e generativo, molte figure di riferimento scelgono il silenzio come forma di controllo. Tuttavia, oggi il silenzio è un errore strategico: danneggia la reputazione, demotiva e frena l’innovazione.

     

    Chi ricopre ruoli nei processi educativi, nella crescita delle persone e nella valorizzazione del potenziale umano — genitori, insegnanti, manager, allenatori, adulti in generale — dovrebbe interrogarsi seriamente. Ignorare il valore dell’ascolto e del  feedback equivale a voltare le spalle allo sviluppo emotivo, cognitivo e creativo di chi ci osserva per imparare, crescere e contribuire in modo attivo e consapevole al miglioramento della società.

     

    Il caso Better.com: la disfatta comunicativa in diretta mondiale

    Nel dicembre 2021, Better.com, società fintech specializzata in mutui online, è diventata il simbolo di una comunicazione tossica. Il CEO Vishal Garg licenziò oltre 900 dipendenti tramite una call su Zoom di pochi minuti, senza alcun preavviso né empatia. Li definì ‘pigri’ e ‘improduttivi’. La vicenda, raccontata da Forbes, suscitò indignazione globale e portò a una crisi interna ed esterna: dimissioni a catena, perdita di clienti e blocco di investimenti.

    Feedback assente = leadership inesistente

    Un leader si definisce attraverso il confronto, non attraverso l’elusione. Secondo Harvard Business Review, il 75% dei dipendenti lascia il lavoro per mancanza di attenzione e feedback. Un capo che non ascolta, non risponde e sfugge al confronto comunica solo insicurezza. In questo vuoto, si diffondono ansia, confusione e sfiducia. Inoltre, McKinsey ha evidenziato che chi fornisce feedback regolari aumenta fino al 39% la motivazione del team.

    Il feedback è una leva economica

    Non si tratta solo di cultura aziendale. Il feedback è un asset strategico. Il report di Gallup mostra che la mancanza di coinvolgimento costa 8,9 trilioni di dollari all’anno, pari al 9% del PIL mondiale. Al contrario, i team che ricevono feedback costante registrano miglioramenti notevoli:
    – +23% in produttività
    – -78% in assenteismo
    – +18% in fatturato medio

    Reputazione a rischio: il danno silenzioso

    Uno studio di Weber Shandwick dimostra che il 63% del valore di un’organizzazione è legato alla reputazione del CEO e del management. Quando la comunicazione si interrompe, la fiducia si erode. Clienti, talenti e stakeholder si allontanano da chi non sa ascoltare e spiegare.

    Intelligenza collettiva spenta = innovazione morta

    Senza feedback, si spegne anche l’intelligenza collettiva. Secondo il MIT Center for Collective Intelligence, l’innovazione fiorisce dove esiste ascolto attivo, confronto e collaborazione. Ignorare le voci interne significa spegnere la principale fonte di energia creativa dell’organizzazione.

    L’impatto psicologico del silenzio

    Il silenzio ha un peso psicologico. Non ricevere feedback equivale a sentirsi invisibili. Ogni essere umano ha bisogno di essere visto, ascoltato e riconosciuto. L’American Psychological Association indica la mancanza di riconoscimento tra le principali cause di stress, demotivazione e burnout. A lungo andare, il silenzio genera ambienti vuoti: senza persone, senza idee, senza valore.

    Conclusione: il silenzio non è potere, è resa

    Chi guida persone, famiglie o comunità e sceglie il silenzio non esercita potere, ma rinuncia alla leadership. In un’epoca che premia la connessione e il coinvolgimento, il feedback non è un optional: è l’ossigeno delle relazioni e del progresso.

    ● Vuoi far crescere qualcosa? Rispondi.
    ● Vuoi trattenere chi vale? Ascolta.
    ● Vuoi innovare? Confrontati.
    ● Vuoi ispirare? Ascolta e rispondi.

    Solo chi ascolta, comunica e dà risposte costruisce il futuro — proteggendo non solo la propria reputazione e quella dell’organizzazione che rappresenta, ma anche qualcosa di più profondo. Rispondere significa rispettare l’altro e dimostrare una delle forme più alte di intelligenza: quella relazionale.

     

    Fonti:

    Forbes – “CEO Who Fired 900 Employees Via A Zoom Video”
    https://www.forbes.com/sites/jackkelly/2022/03/09/ceo-who-fired-900-employees-via-a-zoom-video/

    Harvard Business Review – “To Retain Employees, Give Them a Sense of Purpose”
    https://hbr.org/2022/05/to-retain-employees-give-them-a-sense-of-purpose

    McKinsey & Company – “Why Leaders Need to Make the Time to Give Feedback”
    https://www.mckinsey.com/capabilities/people-and-organizational-performance/our-insights/the-organization-blog/why-leaders-need-to-make-the-time-to-give-feedback

    Gallup – “State of the Global Workplace: 2023 Report”
    https://www.gallup.com/workplace/506113/global-workplace-2023.aspx

    Weber Shandwick – “The Role of the CEO in Reputation Leadership”
    https://www.webershandwick.com/news/the-role-of-the-ceo-in-reputation-leadership/

    MIT Center for Collective Intelligence
    https://cci.mit.edu/

    American Psychological Association – “Stress in America: Work and Well-being” (2023)
    https://www.apa.org/news/press/releases/stress/2023/workplace

     

    Photo by: anastasiya badun 

  • L’impresa  interattiva

    L’impresa interattiva

    Se pensiamo come, ad oggi,  le nuove tecnologie hanno cambiato la nostra vita quotidiana, non possiamo esimerci dal credere che in un futuro prossimo questo cambiamento sarà sempre più presente anche nel modo di operare qualsiasi forma di lavoro, da quello di stampo cognitivo a quello di stampo manifatturiero. 

     

    Si stima, attraverso uno studio proposto dal The Economist Intelligence Unit (Ricoh), che  l’impatto delle nuove tecnologie nei luoghi di lavoro obbligherà le imprese ad affrontare una nuova era dettata da una decentralizzazione via via più spinta.

    Infatti, sempre secondo lo stesso studio, il 63% dei manager prevede oggi una virata verso un modello di business più reticolare ed esterno all’impresa stessa, nel quale i lavoratori a livello individuale avranno un ruolo sempre più importante nel decision making.

     

    Non solo questo però. 

    Individuare e coltivare gli stakeholder come interlocutori attivi nell’impresa, e non solo come soggetti che con essa interagiscono, sarà la chiave di volta del domani.

    Infatti, l’86% dei capitani d’impresa crede fortemente che gli stakeholder diventeranno un elemento integrale per prendere decisioni e che il lavoro d’impresa includerà normalmente persone esterne all’organizzazione, come i clienti, i soci, i fornitori ecc…

     

    In un futuro molto vicino il lavoro si baserà su una rete di processi integrati per gestire le informazioni e garantire che tali informazioni siano disponibili ai lavoratori sempre e ovunque.

    Un tema di forte rilievo sarà quello di comprendere come gli attori esterni all’impresa potranno apportare e recuperare le informazioni per agire con e in nome della compagnia stessa.

     

    Attualmente, dunque, la quasi totalità del management è convinto che gli stakeholder diventeranno una parte determinante e integrale per le scelte decisionali interne.

    Sarà quindi  fondamentale creare, gestire ,recuperare informazioni in modo sicuro, garantendo cosi anche costanti feedback, molto spesso dimenticati.

    La gestione centralizzata è infatti essenziale per proteggere i dati sensibili.

    Questo è un processo in fortissima trasformazione, giacché attualmente il 43% di tutti i processi di documentazione essenziale per l’impresa in Europa si produce ancora in forma cartacea, e solo il 22% delle organizzazioni presenta processi totalmente automatizzati. 

     

    Perché il processo di decentralizzazione si realizzi, le organizzazioni saranno obbligate ad adattarsi quasi completamente al mondo digitale, in particolare se consideriamo che i lavoratori dovranno accedere alla informazioni sensibili anche  fuori dai contesti lavorativi.

     

    Nativi e non nativi digitali, dunque, saremo obbligati ad affrontare nuovi processi sistemici e ad attribuire ai mezzi di comunicazione un ruolo che si preannuncia determinante, ma soprattutto imprescindibile, per il futuro delle nostre economie.

     

    Photo by: Micha Frank