Tag: insegnamenti

  • Errori e  fallimenti? Fondamentali  per la crescita

    Errori e fallimenti? Fondamentali per la crescita

    Il mondo sembra una giungla. Alcune regole risultano già scritte, spietate e soprattutto non negoziabili.

    Mi soffermo spesso a guardare le persone che camminano per strada, molte di loro corrono.

    Corrono a lavoro, corrono a casa. Corrono nella vita, per raggiungere i propri (forse) traguardi. Si impegnano, arrancano, sudano. Il tempo in questi casi non è loro complice, ma un terribile nemico.

    La possibilità di “non arrivare”

    Chissà, se prima di mettersi a correre, queste persone hanno contemplato – per esempio – la possibilità di non raggiungere il traguardo prefissato, nei tempi e nei modi previsti.

    Quella che le cose non procedano secondo i piani prestabiliti è una possibilità che la mente scansa come la peste ma che in fondo esiste. Esiste, eccome.

    Ma perché la mente non contempla la possibilità di “non arrivare”?

    Semplice: questa ipotesi viene immediatamente associata all’idea di non realizzarsi, di cadere. Al concetto di resa, di fallimento.

    Quasi come fossero portatori di chissà quale virus, gli individui che secondo la società “falliscono”, restano a terra, a sprofondare, senza possibilità alcuna di rinascere.

    Il concetto di fallimento è considerato, soprattutto nel nostro Paese, come una sorta di marchio indelebile per chi lo vive, un tatuaggio indelebile  che resta appiccicato addosso e ci  costringe a subirne le conseguenze.

    Fallire, non arrivare laddove ci si prefigge, o peggio ancora commettere degli errori, in questa giungla, dove vige la più ferrea legge di sopravvivenza, vuol dire cambiare di colpo lo status sociale e la propria fisionomia.

    Chi cade resta indietro, senza potersi rialzare. Eppure, tutti cadiamo, almeno una volta.

     

    Ce lo insegna la vita, sin dai primi anni dell’infanzia, che nelle corse a ostacoli, prima o poi, si cade. È la cosa più normale che possa accadere.

    Quante ginocchia sbucciate, quanti lividi!  Cosa facevamo, quando da bambini ci trovavamo distesi per terra dopo una caduta rovinosa? C’è chi piangeva, chi aspettava la mamma in soccorso, chi restava lì a contemplare l’accaduto, chi
    si rialzava immediatamente, facendo magari finta di nulla. Una spolverata alle ginocchia, e via. Avanti!

    Da adulti, invece, le cose sono ben diverse.

    Quando sentiamo di fallire, in noi subentra un senso di vergogna, o addirittura una definitiva rassegnazione. Ci convinciamo che niente e nessuno al mondo possa aiutarci a risollevarci, a costruirci una seconda possibilità. Nessuno mai che ci spieghi, condivida o ci aiuti a riemergere dalle tenebre, accendendo la luce della speranza.

    E allora, ovviamente, ci convinciamo che siamo noi ad essere sbagliati, che d’ora in poi saremo costretti a vivere – metaforicamente parlando – in una specie di girone dell’inferno dantesco: un luogo di miseria morale in cui imperversano gli uomini e le donne decaduti, privati ormai della dignità e di quella grazia “divina” capace di elevare e illuminare le gesta della gente di successo.

    Ci convinciamo dunque che d’ora in poi saremo considerati alla stessa stregua dei cosiddetti “Ignavi” meravigliosamente descritti dal sommo poeta.

    Ci toccherà altresì arrabbiarci con noi stessi, rimanere delusi, dimenticando il nostro reale valore e le nostre infinite possibilità.

    Dimenticando che fallire o commettere degli errori è invece un’esperienza salutare per la nostra crescita. Tralasciando le meravigliose opportunità di rinascita che si celano dietro a una sconfitta.

    Dimenticando che le rovine sono un dono. Svolto l’angolo, mi ritrovo in una piazza. Mi prendo un momento per sedermi su una panchina, all’ombra di un pioppo. Mi rinfresco con un sorso d’acqua.

    I fallimenti e gli errori insegnano.

    La verità è semplice: i veri fallimenti, i veri errori non sono quelli che compiamo quando non raggiungiamo l’obiettivo prefissato.

    Il vero fallimento consiste invece nel non provarci nemmeno.

    Sono loro i veri “Ignavi”: coloro che passano la vita a giudicare gli altri, che non prendono mai posizione, i vili che non sanno scegliere e che si ritrovano ad additare la gente seguendo la metrica più scontata, senza riuscire a guardare più in là del loro naso. Bloccati dalla paura, terrorizzati, si muovono come banderuole al vento. Opportunisti.


    Non scelgono, costoro, perché scegliere vuol dire assumersi le responsabilità.

    Perché, per assumersi la responsabilità, bisogna essere coraggiosi.

    E loro non lo sono. Le persone che si permettono di giudicare se ne stanno inattive, sugli spalti, incapaci di correre e di giocare la partita dell’esistenza, con tutte le sue sfide e le sue mirabolanti e spettacolari cadute. Il giudizio gretto le trasforma in figure in bianco e nero, senza colore, prive di luce ed entusiasmo.

    C’è da chiedersi, allora, quale sia il vero fallimento, agli occhi della Vita.

    Namstè

     

    Photo by: zohre nemati

  • Perchè dobbiamo fidarci delle nuove generazioni ?

    Perchè dobbiamo fidarci delle nuove generazioni ?

    La fiducia nelle nuove generazioni costituisce un tema cruciale nell’attuale contesto sociale.

    Da un lato, i giovani sono il motore del futuro, portatori di fresche idee e soluzioni innovative; dall’altro, spesso si trovano a dover affrontare sottovalutazioni e critiche, derivanti da presunte carenze di esperienza o da un presunto atteggiamento di apatia e mancanza di ambizioni.

    Perché dovremmo investire fiducia nelle nuove generazioni?

    Esistono molteplici motivi che sottolineano l’importanza di affidarsi alle nuove generazioni.

    Giovani donne e uomini si caratterizzano per una spiccata creatività e una propensione al cambiamento.

    Sono inclini a pensare al di fuori degli schemi e ad affrontare le sfide con una prospettiva innovativa e libera da condizionamenti. La loro motivazione è alimentata dal desiderio di apportare un positivo cambiamento al mondo, spronati da una passione per il futuro e dalla volontà di impegnarsi nella costruzione di un mondo migliore.

    Inoltre, sono abilmente in grado di adattarsi a velocità ai cambiamenti. Cresciuti nell’era digitale, sono familiari con nuove tecnologie e modelli di pensiero, conferendo loro una flessibilità che li rende risorsa preziosa per l’evoluzione della società.

    Quali positivi risultati può comportare la fiducia nei giovani?

    La fiducia riposta nei giovani si traduce in risultati positivi per la società in molteplici modi.

    Innanzitutto, stimola l’innovazione e il progresso. Grazie alla loro energia, i giovani sono capaci di generare idee e soluzioni nuove per affrontare i problemi che affliggono la società.

    Promuovono la diversità e l’inclusione, rappresentando una varietà di prospettive e background che arricchiscono il dialogo sociale e culturale.

    Manifestano un desiderio concreto di contribuire alla costruzione di un futuro più sostenibile. La loro sensibilità verso le tematiche ambientali e sociali li spinge a impegnarsi attivamente nella creazione di un mondo più rispettoso dell’ambiente e delle persone.

    In conclusione,

    Concludendo, la fiducia nei giovani costituisce un elemento fondamentale per il progresso e il cambiamento nella nostra società.

    È imperativo riconoscere e valorizzare il potenziale delle nuove generazioni, offrendo loro le opportunità e la fiducia necessarie per prosperare e contribuire in modo significativo al miglioramento collettivo.

    Photo by: logan-isbell

  • La  violenza sulle donne? Una responsabilità collettiva

    La violenza sulle donne? Una responsabilità collettiva

    La violenza sulle donne è un problema diffuso e persistente che richiede l’impegno di tutta la società per essere affrontato in modo efficace.

    È fondamentale adottare una prospettiva di prevenzione per contrastare questa forma di violenza e creare una società più sicura e rispettosa per tutti. In questo articolo, esploreremo alcune strategie chiave per prevenire la violenza sulle donne.

            1. Educazione e consapevolezza:

    • Un passo fondamentale nella prevenzione della violenza sulle donne è l’educazione.
    • È importante promuovere la consapevolezza e l’educazione di uomini e donne su questioni quali il rispetto reciproco, l’uguaglianza di genere, il consenso e la gestione dei conflitti in modo non violento.
    • Le scuole, le comunità e i media possono svolgere un ruolo significativo nell’affrontare queste tematiche e nel promuovere una cultura di rispetto e non violenza.

      2. Promozione dell’empowerment femminile:

    • L’empowerment delle donne è cruciale nella prevenzione della violenza.
    • Dobbiamo lavorare per creare opportunità economiche, sociali e politiche per le donne, in modo che possano sviluppare fiducia in se stesse, acquisire indipendenza e abbattere i disuguaglianze di genere.
    • Investire nell’istruzione e nel sostegno  delle donne, incoraggiare la partecipazione politica e promuovere l’accesso a risorse e servizi può contribuire a ridurre la loro vulnerabilità alla violenza.
    • Bisogna creare un rapporto paritetico tra uomini e donne  nel mondo del lavoro, nelle retribuzioni e in tutti quei processi dove è giusto garantire lo stesso trattamento riservato agli uomini. Siamo nel 2023!!!!!!!

      3. Rafforzare le leggi e le politiche:

      È fondamentale che le leggi e le politiche siano adeguate per affrontare la violenza sulle donne.

    • Ciò implica l’adozione e l’applicazione di leggi che criminalizzano la violenza domestica, lo stalking, il traffico di esseri umani e altre forme di violenza di genere.
    • È altrettanto importante garantire che le vittime di violenza abbiano accesso a servizi di sostegno, come rifugi, centri di assistenza e linee telefoniche di emergenza.

      4. Coinvolgimento degli uomini:

      Prevenire la violenza sulle donne richiede il coinvolgimento attivo degli uomini.

    • Gli uomini possono svolgere un ruolo cruciale nel promuovere il rispetto e l’uguaglianza di genere all’interno delle loro famiglie, comunità e luoghi di lavoro.
    • Programmi di sensibilizzazione specifici per uomini e ragazzi possono contribuire a sfidare gli stereotipi di genere dannosi e a promuovere modelli positivi di mascolinità.

      5. Monitoraggio e ricerca:

      È importante raccogliere dati accurati sulla violenza sulle donne per comprendere appieno l’entità e la natura del problema.

    • Il monitoraggio regolare e la ricerca in questo campo forniscono informazioni preziose per sviluppare politiche e programmi di prevenzione più efficaci.
    • La raccolta di dati sulle vittime, sugli autori di violenza e sulle cause sottostanti può aiutare a identificare i fattori di rischio e a informare l’implementazione di strategie mirate.

      La prevenzione della violenza sulle donne richiede un impegno collettivo e costante da parte di tutta la società.

    L’educazione, l’empowerment femminile, il rafforzamento delle leggi, il coinvolgimento degli uomini e il monitoraggio sono tutti elementi chiave per creare una società in cui la violenza di genere sia respinta e le donne possano vivere in sicurezza.

    È importante ricordare che la prevenzione inizia con noi stessi, attraverso il modo in cui ci relazioniamo agli altri e attraverso il sostegno alle vittime di violenza. Solo lavorando insieme possiamo creare un futuro in cui tutte le donne possano vivere senza paura di violenza.

    Photo by: Sydney Sims

  • Dialogo e cooperazione con le nuove generazioni: un investimento per il futuro

    Dialogo e cooperazione con le nuove generazioni: un investimento per il futuro

    Sono i giovani che salveranno la terra. 

    I giovani sono i messaggi che mandiamo a un mondo che non vedremo mai. 

    Non sono loro a salire sulle nostre spalle, siamo noi a salire sulle loro, per intravedere le cose che non potremo vivere.”

    Renzo Piano

     

    Questa citazione è un grande spunto per fermarci e riflettere, su come sia  fondamentale dialogare e cooperare  con le nuove generazioni  per molteplici ragioni.

    Innanzitutto, le nuove generazioni rappresentano il futuro della nostra società.

    Saranno loro a detenere le redini del mondo nei prossimi decenni, i lavoratori del futuro, i nuovi leader,  pertanto è essenziale comprendere le loro idee, valori e aspirazioni.

    Le nuove generazioni hanno una prospettiva unica sul mondo. Hanno vissuto e vivono in un contesto differente rispetto alle generazioni precedenti, sperimentando nuove tecnologie, sfide e opportunità. Ascoltare la loro voce è cruciale per una migliore comprensione del mondo in cui viviamo.

    Il dialogo, l’ascolto e la cooperazione,  con le nuove generazioni può aiutare a costruire ponti tra il passato e il futuro, attraverso il presente. A volte, possono sorgere difficoltà di comprensione reciproca tra le diverse fasce d’età. Per questo motivo e non solo diventa fondamentale creare una reale connessione  per superare  barriere e favorire la creazione di una comunità più solida.

    Fare tutto questo vuol dire:

    1. Stimolare l’innovazione sociale e la crescita culturale: le nuove generazioni sono portatrici di nuove  idee e di grande energia. Cooperare  con loro vuol dire stimolare la creatività e favorire lo sviluppo di soluzioni innovative per le sfide che la società affronta e dovrà affrontare. Le loro prospettive uniche possono contribuire a scoprire nuovi approcci e migliorare i processi esistenti.

    2. Favorire lo sviluppo personale e professionale: Attraverso il confronto con i giovani, è possibile acquisire nuove conoscenze, competenze e prospettive. Le nuove generazioni possono offrirci punti  di vista diversi su questioni complesse. Questo scambio arricchisce sia le vecchie generazioni  che i giovani stessi, promuovendo la crescita individuale e il successo collettivo.

    3. Costruire una società più inclusiva: Le nuove generazioni sono molto  sensibili alle tematiche sociali come l’uguaglianza di genere, la diversità culturale e l’inclusione. Ascoltare e condividere le loro preoccupazioni e punti di vista crea e promuove un clima di rispetto e apertura verso gli altri, favorendo la creazione di una società più equa e solidale.

    4. Trasmettere valori e tradizioni: Mentre le nuove generazioni sono immerse nella cultura digitale e globale, il dialogo intergenerazionale permette di condividere conoscenze ed esperienze delle generazioni precedenti.

    Attraverso il dialogo e l’ascolto , è possibile trasmettere valori fondamentali, preservare il patrimonio culturale e creare un senso di continuità tra le diverse generazioni.

    In conclusione, allearsi con le nuove generazioni è fondamentale se crediamo nel futuro, agendo nel presente.

     

    Photo by: Jack Cohen

  • Parole d’ordine: feedback e flessibilità

    Parole d’ordine: feedback e flessibilità

    Il concetto di flessibilità (dal lat. tardo Flexibilitas-atis) come di un qualcosa di poco rigido, poco sicuro e mutevole, porta spesso fuori strada quando si parla di gestione, soprattutto se ci si accosta al ruolo di manager.

    Allora vale la pena mettere in luce due diversi aspetti della flessibilità nella gestione delle risorse:

    un lato sano grazie al quale la risorsa può e deve esprimersi prima di tutto come individuo e un lato rischioso,

    che può portare la persona in una sorta di ambiente indefinito privo di riferimenti, nel quale la sua identità e il suo talento  tenderebbero  alla dispersione.

    Il primo aspetto, quello positivo ed arricchente, si esprime nella qualità manageriale di essere flessibili alle esigenze dell’individuo, capace di intuirne le richieste ,  i bisogni, la capacità di ascolto e il feedback

    Questa modalità di elasticità permette anche di non irrigidirsi nel ruolo di manager,  capaci di mettere in atto l’intelligenza sociale , in modo da interagire con efficacia soprattutto in situazioni di complessità, creando cosi la preoccupazione empatica, fondamentale nel ruolo di un leader, di un ispiratore.

    Quindi non  solo sa cosa sta pensando l’atra persona, ma  anche  preoccuparsi, agire nell’interesse dell’altro e  creando cosi relazioni sane

    Queste capacità aiutano il manager a comprendere maggiormente il significato che la realtà assume per la risorsa in questione, significati che in moltissime occasioni non sono simili a quelli del mondo manageriale.

    Tutto questo diventa fondamentale per una idonea ed efficiente comunicazione, la quale, come sappiamo, si basa su messaggi e diversi significati che essi assumono per ciascun partecipante al dialogo.

     

    Il secondo aspetto della flessibilità, quello più pericoloso, è la totale perdita della capacità manageriale di essere un punto di riferimento per la risorsa.

     

    Bisogna considerare che le persone, dopo un primo periodo di adattamento, iniziano a voler uscire dalla interdipendenza dal proprio referente, per mettere in pratica il processo di empowerment (conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell’ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale).

     

    Egli è di conseguenza più esposto a pericoli, errori, ed è proprio in questo momento che inizia l’importanza della relazione tra “Ispiratore  e Risorsa”

     

    L’ispiratore  deve essere capace di comprendere, sostenere e rassicurare la risorsa nella esplorazione del nuovo e allo stesso tempo facilita la sua crescita e la costruzione della sua identità.

    La personalità , la creatività (immaginazione, idee e innovazione) il talento, dell’individuo vanno gestite e maneggiate con cura per evitare dispersione e perdita di motivazione.

    Ma cosa aiuta ad evitare la dispersione della creatività  e il talento di un individuo?

    L’essere per la risorsa un punto di riferimento. Capitano mio capitano, ricordate? Gli individui hanno necessità di riconoscere nel punto di riferimento, quel soggetto che agisce nell’interesse della sua crescita e  della costante formazione.

     

    L’autorevolezza e il feedback  rappresentano  le vere capacità di generare una sana e coerente relazione all’interno della comunità di riferimento.

    A differenza dell’autorevolezza, l’autorità origina malessere, demotivazione, ansia sino a portare a una vera e propria svalorizzazione del proprio potenziale e del proprio senso di identità.

    La mancanza di feedback, o peggio ancora se parliamo alle persone nella maggior parte delle cose che   non funzionano, delle azioni che hanno fatto male, diamo  il via a quel  processo di sgretolamento di quel rapporto fiduciario fondamentale per la crescita di entrambi.

    La flessibilità di un manager e lo sforzo per perpetuarla, creano le condizioni per far rispettare le regole e i divieti con spiegazioni e motivazioni coerenti e accettate incondizionatamente dalla comunità, sempre restando coerenti, assicurando così una crescita sana.

    Questa capacità di flessibilità manageriale, oltre alla funzione di permettere la formazione dell’identità dell’individuo, ha anche la caratteristica di rassicurare le persone di vivere in un contesto di regole chiare.

    Egli sente infatti che il manager capace di imporgli dei limiti, stabilendo uno spazio e un insieme di regole all’interno delle quali poter agire, sarà anche in grado di difenderlo da attacchi esterni, proprio perché è il garante dei confini stabiliti.

    Allora si che  persone opereranno in un contesto flessibile ma resistente, dove poter operare liberando la propria creatività sapendo di essere sempre circondato da un’atmosfera di rispetto e comprensione.

    Namstè

     

    Photo by: Dima Pechurin

     

     

     

     

     

  • Il coraggio di cambiare

    Il coraggio di cambiare

    Il nostro “qui e ora” che scandisce i momenti più o meno importanti della nostra vita, le persone e le cose che giornalmente ci circondano non destano in noi, in moltissimi casi, un vero stupore.

    Tutto quello che fa parte della nostra routine origina poco interesse poiché la consuetudine ci impedisce di rendere la vita di tutti i giorni piena di avventure ed entusiasmo.

    Condurre la propria vita con pigrizia, tenere la propria creatività in uno stato di dormiveglia ed innestare un processo noioso, non fa altro che  creare la convinzione di sapere già tutto dimenticando una meravigliosa arte, quella dell’osservare.

    Solo la creatività e con essa l’entusiasmo provocano e mobilitano non solo le energie individuali, ma ci mobilitano verso una vera e nuova dimensione, quella dell’intelligenza collettiva.

    Privarsene vuol dire adattarsi agli eventi e non essere l’evento stesso, vuol dire sopravvivere piuttosto che vivere. I rischi, le incognite, così come i possibili errori/fallimenti, sono indispensabili per l’essere umano.

    Vivere senza di loro vorrebbe dire trovarsi a vivere una vita priva di immaginazione, di idee e di innovazione, i tre irrinunciabili elementi del pensiero creativo.

    Bisogna liberare il piacere dell’immaginazione, solo così alimentiamo la nascita delle idee, avendo così la gioia e il coraggio per andare incontro al futuro, eliminando quel timore che ci impedisce di vivere appieno il nostro presente.

    Non avremo mai la possibilità di conoscerci veramente, né di conoscere il nostro reale valore, se non capiremo e accetteremo il confronto con la realtà vera.

     

    Dobbiamo smettere di pensare di essere in una piccola realtà ma considerare di convivere in un libero spazio da tutti accessibile.

    L’innovazione,  la sana inquietudine e il coraggio di cambiare, con le loro trasformazioni “diruptive” ci proiettano in un mondo fatto di intelligenza collettiva .

     

    Possiamo, come Narciso innamorato della sola unica sua immagine, concentrarci su noi stessi, sul nostro EGO, pensando che non cambierà mai nulla o, vivere, condividere, partecipare e connetterci  con il mondo.

    Allora si che  cosi potremmo scrivere e ascoltare la colonna della nostra esistenza e  saremo considerati  Ispiratrici e Ispiratori del futuro i Mecenati del Nuovo millennio

    Namstè

     

     

     

     

     

  • Dal supermercato dell’abitudine alla boutique della creatività per dare vita a un nuovo Rinascimento

    Dal supermercato dell’abitudine alla boutique della creatività per dare vita a un nuovo Rinascimento

    Stiamo vivendo un momento straordinario, al tempo stesso difficile ma ricco di opportunità.

     

    In passato grandi tragedie hanno dato il via a nuovi periodi di crescita.

    Epidemie e guerre sono state seguite da rinascite. Questo è il caso, ad esempio, del secondo conflitto mondiale, che lasciò il nostro paese distrutto dai bombardamenti, dal regime e dalla fame.

    Ma fu proprio in quell’occasione che gli italiani diedero il meglio di loro stessi, tanto da essere definiti, dallo storico Gaetano Salvemini, “un formicaio più rapido a costruire di quanto siano stati gli altri a distruggere”.

     

    Più di settanta anni dopo ci ritroviamo in una situazione simile. La pandemia causata dal Covid19, per fortuna, non ha provocato vittime e distruzioni paragonabili a quelle causate dalla seconda guerra mondiale, ma ha inflitto seri danni all’economia e all’istruzione, fino a mettere in discussione il nostro stesso stile di vita.

    Forse è necessario un approccio diverso, una crescita diversa, forse il mondo non può e non deve tornare ad essere quello di prima.

    Questa nuova consapevolezza apre un enorme ventaglio di eccitanti possibilità, un futuro tutto da costruire, ed è qui che deve entrare in gioco la nostra creatività. Dovremo passare dal supermercato dell’abitudine, delle convinzioni alla boutique della creatività.

     

    Lo sviluppo e l’espressione della nostra creatività, attraverso il talento di ogni singolo individuo,  possono essere d’ispirazione per gli altri, e possono portare a una e vera e propria rinascita culturale.

    A un nuovo Rinascimento. Lo stiamo aspettando da molto ed è forse finalmente venuto il momento che si realizzi. Noi potremmo essere spettatori ma, soprattutto, artefici di una nuova epoca d’oro.

     

    A tal proposito, è facile intuire che i maggiori artefici di questo futuro siano destinati ad essere i giovani mentre noi altri, gli adulti, i meno giovani, abbiamo il compito d’ispirarli. Dobbiamo essere d’esempio, con i gesti, ovviamente, ma anche con le parole, con il racconto e soprattutto con l’esempio.

    Ma come facciamo ad attrarre la loro attenzione, a farci ascoltare? Come facciamo a toglierci quella maschera che in molti casi nasconde il nostro vero io, la nostra unicità?

    La prima cosa è avere coraggio e non avere paura del giudizio. La seconda cosa, forse la  più importante nel raccontarsi ai giovani è dire loro cose che ancora non conoscono e ascoltali.  Sono bombardati continuamente da informazioni, più o meno veritiere o interessanti. Tutte cose che hanno già sentito mille volte.

    Per attirare la loro attenzione e fare la differenza, dobbiamo condividere con loro l’unicità della nostra esperienza e di noi stessi.

     

    Non è detto che sia facile, anzi è più faticoso che nascondersi dietro gli schemi o i finti personaggi che tanto ci fanno sentire al sicuro. Ma è sicuramente più efficace ed anche più divertente, come tutte le nuove sfide.

    Dovremo cambiare il nostro punto di vista, la nostra solita prospettiva. Solo così potremo fornire a ragazze e ragazzi uno strumento in più, una chiave di lettura che li aiuti , non solo a crescere, ma anche a entrare nel mondo della consapevolezza in modo da essere, un giorno  a loro volta ispiratrici e ispiratori.

     

    Ma come otterremo questo obiettivo? Usando la nostra creatività, fonte inesauribile di soluzioni alternative ed inaspettate.

    Quindi, per stimolare la creatività altrui dovremo stimolare anche la nostra,  nei contenuti e nei modi. Per contribuire a costruire, dunque, la società del futuro che desideriamo.

     

    Namaste

     

    Photo by: Roberto Lopez

  • Andare Oltre

    Andare Oltre

    Capita spesso di commettere l’errore di giudicare gli altri utilizzando il nostro parametro di valutazione come unico punto di riferimento.

    Raramente ci soffermiamo ad apprezzare le differenze che ci contraddistinguono dalle altre persone, senza inserirle in una scala di valori che li definisce peggiori o migliori di noi.

    Bisogna diffidare da chi ha solo certezze e si fa forte di queste per affermare la propria convinzione di non essere assolutamente disposto a cambiare e soprattutto di essere nel giusto.

    È estremamente rischioso l’utilizzo esclusivo della razionalità, nel voler esclusivamente selezionare tra le proprie convinzioni la decisione prescelta.

    La creatività ci insegna a non essere vincolati e condizionati verso un’idea, tanto più se bisogna tradurre dall’immaginazione concetti, idee ed emozioni.

    È azzardato ed indubbiamente pericoloso voler chiarire tutto con la sola ragione, un linguaggio che la nostra anima fa fatica a riconoscere.

    Quando si è bambini, si è coerenti e non ci si adatta alla ragione, non ci si ferma a una guida costruita per giudicare e basta, si va oltre, si apre il cuore.

    La creatività e il nostro cuore ci illustrano e ci spiegano differenti realtà, ma tutto dipende dalla volontà di metterli in movimento.

    Ogni individuo porta con sé esperienze, voci, ambizioni, e tendenze che si rivelano nelle modalità più differenti; per questo la realtà è solo una proiezione della nostra mente.

    Se ricordiamo tutto questo, se ricordiamo a noi stessi che tutto è relativo,  avremo così la possibilità di procedere nella vita in modo dinamico.

    Molto spesso a cambiare sono i punti di vista: ciò che per noi è rilevante, per altri è insignificante. La costruzione di una comunità d’interesse e di una intelligenza collettiva è proprio la capacità di accettare incondizionatamente il pensiero degli altri, senza per questo modificare la nostra realtà.

    La bellissima frase «non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle» (attribuita a Voltaire, ma nella realtà è della scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall) rappresenta l’essenza di tutto ciò.

    È lecito esprimere il nostro disaccordo nei confronti delle opinioni altrui, ma allo stesso tempo è fondamentale far sì che ognuno possa credere in ciò che più gli piace.

    La nostra evoluzione passa attraverso il riconoscimento degli altri, della loro unicità, evitando così di rimanere intrappolati in una probabile apparenza.

    Se vogliamo abbandonare il nostro EGO, dobbiamo eliminare la necessità di convincere chi la pensa e vive in modo diverso da noi, evitando così di disperdere energie inutili e dannose.

    L’evoluzione e l’innovazione nascono dalla molteplicità di pensiero, nate da persone con caratteristiche diverse, culture diverse, caratteristiche peculiari del “Nomade Creativo”.

    Essere Nomadi Creativi  vuol dire dare vantaggio alla comunità, operando in connessione, confrontandosi e cooperando con altri.

    Confrontarsi e cooperare vuol dire dare spazio alla creatività, a nuovi modelli mentali ed educativi, riuscendo così a costruire un solido e reciproco riconoscimento.

    Otto Scharmer attraverso la sua La Theory U insegna:

    • mente aperta – curiosità contro giudizio 
    • cuore aperto – compassione contro cinismo 
    • volontà aperta – rilassamento nell’ignoto contro paura.

    Avere un atteggiamento di apertura e di rispetto verso diversi punti di vista non può far altro che metterci in condizione di scoprire la più importante e straordinaria caratteristica che contraddistingue ogni essere umano: la sua unicità.

     

     

    Foto by:  Mahdi Beygi

     

     

     

  • Soluzioni Creative

    Soluzioni Creative

    Spesso succede che di fronte a un problema si cerchi a qualsiasi costo la migliore soluzione, con il rischio molto spesso, in caso di un risultato negativo, di vivere oltre alla  delusione, una sorta di  sottile depressione.

    Questo apparente insuccesso, genera poi la convinzione di non essere all’altezza del compito e di essere inadeguati alla soluzione di determinati problemi, quando bastava semplicemente osservare il dilemma da un altro punto di vista, con obiettività e utilizzando una dote innata: la creatività.

    Bisognerebbe imparare a guardare dal di fuori il problema, come se non facesse parte della nostra sfera, ma ad un’altra persona alla quale suggerire un punto di vista diverso.

    Intestardirsi nel volere a tutti i costi cercare una soluzione senza obiettività e riflessione, fa sì che la possibile soluzione del problema venga nascosta dalla nostra mancanza di lucidità.

    Il nostro cervello deve lavorare immerso nella creatività e pazienza, solo così si possono trovare tra le molteplici soluzioni quelle più idonee alla soluzione del problema e solo così diradiamo le nebbie che offuscano la nostra consapevolezza.

    Esaminare la problematica da attori non protagonisti ci permette di vedere soluzioni fino a quel punto impensabili. Guardare le difficoltà in modo distaccato e senza paura né dell’errore e né del giudizio, fa sì che queste possono essere foriere di straordinari insegnamenti. Facendo così trasformiamo un insormontabile problema in un momento di crescita  personale.

    Quando ci si trova a dover affrontare una situazione di disagio in cui non è dato trovare una soluzione per il semplice fatto che è accaduto qualcosa da cui non si può tornare indietro, anche in questo caso è utile cercare di trovare tutti gli insegnamenti possibili.

    E alla domanda: “Cosa è possibile apprendere dalla circostanza che sto vivendo?” bisogna perciò essere pronti a reagire con atteggiamenti dettati dalle circostanze e dagli eventi, non lasciandosi condizionare dall’impulsività; ciò significa trasformare le difficoltà del momento in opportunità che consentano di accrescere il proprio bagaglio di esperienze.

    In sostanza, la cosa tragica per l’uomo non è tanto non aver trovato la soluzione a qualcosa, ma non aver provato ed essersi tirati indietro.

    È necessario andare avanti anche se i risultati non sono confortanti, provando e riprovando continuamente. Questo lungo lavoro preparatorio serve a concentrare la mente sul problema, a indicarle l’obiettivo, a scartare tutti gli stimoli inutili; essa ha bisogno di continue sfide.

    Per raggiungere l’obiettivo è necessario dimenticare il solo desiderio del successo, concentrandosi sul problema. Approcciandosi alle difficoltà con umiltà, tutte le ansie, i dubbi, le incertezze si trasformano in gioia e in capacità di fare.

    Credo perciò che la rigidità, sia con se stessi sia nei confronti degli eventi della vita, non porti buoni frutti.

    È opinione comune che anche nei rapporti con gli altri la flessibilità, ossia l’essere accomodante, sia sinonimo di mancanza di convinzioni; non bisogna però dimenticare che spesso concedendo qualcosa si riesce a ottenere più di quanto ci si aspetti.

    Altro fenomeno da sfatare è infatti la cosiddetta “coerenza nel proprio agire”, che spesso può frapporre ostacoli nella comunicazione, determinando la chiusura a numerose alternative.

    Certo ciò non significa cambiare opinione in ogni momento, ma riflettere sul fatto che qualche deroga alle nostre idee possa portare a noi e, perché no, anche agli altri dei benefici.

  • Talento Rivoluzionaro

    Talento Rivoluzionaro

    L’impresa contemporanea non può vivere senza un elemento fondamentale: il talento.

    Il nuovo paradigma imprenditoriale è centrato nelle persone e nei risultati, tanto che il talento è diventato un attivo strategico irrinunciabile. Solo nella misura in cui il talento sa essere coltivato si potranno aumentare i benefici per l’impresa e la soddisfazione personale di chi in essa lavora.

    L’elemento è tanto determinante per le imprese che oggi, nei contesti innovativi, viviamo nella cosiddetta “guerra per il talento”: ne sono un esempio le espressioni dell’economia del web, come Google e Facebook, che fanno a gara per acquisire i loro validi competitor o le attività collaterali sviluppate in seno a loro stesse, non solo in forma di impresa ma anche di persone.

    Del resto, le imprese di tutto il mondo, siano esse prodotto del capitalismo cognitivo oppure del capitalismo manifatturiero, competono su vari fronti: da una parte captano e fidelizzano i clienti (elementi esterni) e dall’altro lato attraggono e contrattualizzano i professionisti (elementi interni).

    Nel momento in cui le imprese sono capaci di creare valore per i loro dipendenti sono capaci di creare valore anche per i loro clienti.

    L’importanza del talento quindi non è dato di poco rilievo, ma è una necessità reale per agire nel mondo globale.

    Le imprese devono lottare per non rendere questo un elemento sempre più scarso e male amministrato, come spesso capita.

    Infatti, il talento necessita molta cura, giacché è una risorsa preziosa che gli esseri umani apportano solo attraverso una specifica volontà e che può essere o non essere attivata, a seconda delle condizioni di chi la possiede.

    Frequentemente dimentichiamo che il talento non solo consiste in conoscenze e capacità, ma anche in compromessi e azioni.

    Quando la giornata di lavoro finisce, il talento esce dall’impresa e torna a casa sua. È dunque un elemento portante dell’impresa ma che appartiene alla persona e che deve essere ben diretto e amministrato dalle leadership organizzative,  poiché il talento può sparire drammaticamente dalle organizzazioni in molte forme diverse (turnover, demoralizzazione, mancanza di spazi adeguati ecc…).

    La gestione del talento nelle imprese è complessa e sottile, e ha come ingredienti imprescindibili il saperlo identificare, captare, sviluppare e trattenere.

    Portare avanti tutte queste operazioni non è semplice. Ci sono imprese che sono capaci di captare il talento ma non sono in grado di svilupparlo o di trattenerlo.

    Compito degli  Ispratori e delle Ispiratrici  è dunque quello di saper bilanciare il talento con i fini dello sviluppo delle organizzazioni e delle persone.

    La chiave di maggior successo delle organizzazioni sta nell’innovazione sociale ,

    ossia nella capacità di creare sia  valore per il cliente attraverso prodotti e servizi, sia con i clienti interni, tanto che meccanismi di questo tipo sono il polmone con il quale respirano i mercati competitivi. Il talento è diventato il maggiore patrimonio delle organizzazioni: comprendere questo dato fondamentale valorizzando e riconoscendo le persone e le loro circostanze è l’imprescindibile sfida dell’oggi.