Tag: intelligenza artificiale

  • La crisi silenziosa dei manager

    La crisi silenziosa dei manager

    Il collasso silenzioso dei manager: la crisi che le aziende stanno sottovalutando nel 2026

    Per anni il mondo del lavoro ha parlato quasi esclusivamente del disagio dei dipendenti. Burnout, quiet quitting, perdita di motivazione, difficoltà delle nuove generazioni, work-life balance. Tutto corretto. Tutto reale.

    Ma nel 2026 sta emergendo un problema ancora più profondo e molto meno raccontato: il progressivo collasso emotivo dei manager.

    E la questione è molto più seria di quanto sembri, perché oggi i manager non rappresentano soltanto una funzione organizzativa. Sono diventati il punto di equilibrio dell’intero sistema aziendale.

    Secondo le più recenti analisi di Gallup, i manager influenzano fino al 70% dell’engagement dei team.                          Un dato enorme, che spiega perché il clima interno di un’organizzazione non dipenda soltanto dalla strategia o dalla retribuzione, ma dalla qualità quotidiana della leadership. Eppure, proprio coloro che dovrebbero sostenere motivazione, stabilità e fiducia stanno vivendo uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni.

    Il problema nasce da una trasformazione silenziosa del ruolo manageriale. Fino a pochi anni fa un manager era principalmente una figura di controllo: supervisionava processi, verificava risultati, distribuiva compiti e monitorava performance. Oggi quel modello sta implodendo.

    L’intelligenza artificiale, l’automazione e i nuovi sistemi digitali stanno già sostituendo gran parte delle attività operative e di monitoraggio che un tempo giustificavano i livelli intermedi delle organizzazioni.

    È per questo che molte aziende stanno riducendo gerarchie, accorpando funzioni e aumentando il numero di persone affidate a un singolo responsabile. Ma mentre i carichi aumentano, si continua a ignorare un aspetto decisivo: il lavoro del manager non è diventato più semplice. È diventato immensamente più pesante sul piano emotivo.

    Oggi un middle manager assorbe continuamente pressioni provenienti da entrambe le direzioni. Dall’alto riceve richieste sempre più aggressive legate a produttività, velocità, adattamento tecnologico e risultati economici. Dal basso si confronta invece con collaboratori spesso stanchi, disillusi, ansiosi, in cerca di significato e stabilità. Nel mezzo rimane lui, costretto a fare da filtro umano a un sistema che accelera continuamente senza lasciare spazio all’elaborazione emotiva.

    È qui che il ruolo manageriale cambia natura. Il manager contemporaneo non gestisce soltanto lavoro.                Gestisce tensioni invisibili. Gestisce paure, fragilità, conflitti relazionali, perdita di motivazione e difficoltà psicologiche che spesso le aziende fingono di non vedere.                                                                                                                                                                                                                                                                                                        E tutto questo avviene mentre anche lui vive le stesse incertezze che attraversano il resto della popolazione lavorativa.

    Le ricerche pubblicate da Harvard Business Review e dagli studi organizzativi di Stanford University mostrano ormai con chiarezza che le aziende ad alte performance del futuro non saranno quelle con il maggior livello di controllo, ma quelle capaci di creare sicurezza psicologica, fiducia e qualità relazionale.                                                                                         È un cambio di paradigma enorme, perché sposta il focus dall’efficienza pura alla sostenibilità umana delle organizzazioni.

    Per anni molte imprese hanno pensato che la leadership fosse soprattutto una questione di decisioni rapide, carisma e capacità di comando.

    Oggi emerge invece una realtà diversa: le persone non lasciano soltanto aziende disorganizzate. Lasciano contesti emotivamente tossici. Lasciano manager incapaci di ascoltare. Lasciano ambienti in cui ogni errore genera paura e ogni confronto diventa tensione.

    E qui emerge il grande paradosso del 2026. Alle figure manageriali viene chiesto di essere leader empatici, coach, facilitatori del cambiamento e punti di riferimento umani, ma nella maggior parte dei casi continuano a essere valutate quasi esclusivamente sui numeri.

    È una contraddizione devastante. Perché nessuno può sostenere persone emotivamente affaticate se vive costantemente immerso nella pressione e nella paura di non raggiungere i target.

    Secondo le analisi di McKinsey & Company, il futuro del middle management non sarà legato al controllo operativo, ma alla capacità di connettere persone, accompagnare il cambiamento e costruire fiducia all’interno di sistemi sempre più complessi. In pratica, il manager del futuro dovrà essere molto meno supervisore e molto più guida umana.

    Ma questo richiede una trasformazione culturale che molte aziende non sono ancora pronte ad affrontare.

    Perché investire davvero sui manager significa ripensare radicalmente il modo in cui vengono formati, supportati e valutati. Significa comprendere che la leadership non può più essere trattata come una semplice funzione tecnica. Significa accettare che il benessere organizzativo non si costruisce con slogan motivazionali o workshop occasionali, ma attraverso una cultura capace di sostenere le persone che ogni giorno tengono insieme le squadre.

    La verità è che nel 2026 il rischio più grande per le aziende non è soltanto perdere produttività. È perdere umanità.

    E senza umanità, nessuna innovazione sarà mai davvero sostenibile.

    Fonti e riferimenti

    Photo by: vitaly-gariev

  • Adolescenti, Attenzione e Intimità Digitale: Una Verità che gli Adulti Devono Affrontare

    Adolescenti, Attenzione e Intimità Digitale: Una Verità che gli Adulti Devono Affrontare

    Pensiamo di conoscere gli adolescenti. Li descriviamo come distratti, fragili, sempre online. Tuttavia, le ricerche più recenti mostrano un’altra realtà: non stanno fuggendo dal mondo reale, bensì da un mondo adulto che spesso non li riconosce, non li contiene e non li ascolta.

    La crisi non appartiene ai giovani.
    Si manifesta nel rapporto tra noi e loro.

    Non è un deficit di attenzione: è l’ambiente

    Gli adolescenti non hanno un’attenzione più debole. Vivono, piuttosto, in un ecosistema che la frammenta costantemente.

    Le ricerche mostrano che:

    • il multitasking digitale riduce memoria di lavoro e capacità di concentrazione profonda (Stanford University);

    • inoltre, i contenuti brevi e iperstimolanti alterano temporaneamente il sistema dopaminergico (APA 2024);

    • infine, il 93% degli adolescenti si distrae a causa delle notifiche durante lo studio (Common Sense Media 2024).

    Non è fragilità: è un adattamento neurobiologico a un ambiente saturo.

    La solitudine non nasce dagli smartphone

    Gli adolescenti vivono in reti digitali immense. Nonostante ciò, la loro solitudine emotiva cresce. Secondo l’OMS, l’Italia è tra i paesi europei con il maggior aumento di solitudine percepita tra i 12 e i 18 anni dal 2020.

    Il motivo non è la tecnologia, bensì il vuoto relazionale.

    Gli adulti sono stanchi, sotto pressione e spesso distratti. Le scuole sono sovraccariche. Il futuro lavorativo appare instabile. Di conseguenza, i ragazzi cercano altrove ciò che non trovano più nei legami reali: ascolto, presenza, accoglienza.

    Perché si confidano con l’AI?

    Numeri in crescita descrivono un fenomeno globale:

    • il 70% dei teenager USA ha utilizzato AI generativa nel 2024;

    • 1 su 8 usa chatbot come supporto emotivo (RAND Corporation);

    • oltre il 25% li usa per questioni personali (Pew Research Center).

    E perché accade?

    Per diverse ragioni. L’AI non giudica, non interrompe, non minimizza. Inoltre, non ha fretta e fornisce risposte ordinate in un mondo caotico.

    Di fatto, non cercano la tecnologia. Cercano qualcuno che li ascolti davvero.

    L’AI non è il problema. È il sintomo.

    Gli adulti spesso dicono:
    “Non parlano più con noi.”
    “Vivono sul telefono.”

    La domanda giusta, tuttavia, è un’altra:
    per quale motivo non parlano con noi?

    Accade perché spesso non siamo stati un rifugio emotivo. Non per colpa, ma per esaurimento, mancanza di tempo e assenza di strumenti.

    La tecnologia non ha portato via i giovani.
    Ha semplicemente occupato lo spazio lasciato vuoto dagli adulti.

    La stessa frattura sta avvenendo nel mondo del lavoro

    Questa dinamica si ripete anche tra dipendenti e organizzazioni.

    Le ricerche indicano che:

    • i lavoratori si sentono meno ascoltati, meno supportati e più soli (Gallup 2024);

    • l’86% afferma che la mancanza di comunicazione e ascolto è la principale causa di stress lavorativo (McKinsey 2024);

    • parallelamente cresce l’uso di chatbot e AI come “spalle digitali” per sfogarsi, prendere decisioni, ottenere supporto emotivo o organizzativo (MIT Sloan 2024).

    In azienda, come tra gli adolescenti, la tecnologia non sostituisce le relazioni umane: colma un vuoto.

    Le persone non cercano macchine.
    Desiderano leader presenti, empatici e capaci di creare ambienti psicologicamente sicuri.

    È la stessa frattura, semplicemente amplificata in due mondi diversi.

    Cosa serve davvero

    Sia gli adolescenti sia i lavoratori non chiedono adulti impeccabili o manager infallibili. Cercano adulti sinceri.

    Per questo serve:

    • ascoltare senza giudicare,

    • parlare senza predicare,

    • essere presenti senza invadere,

    • mostrarsi vulnerabili senza perdere autorevolezza.

    Un ragazzo che si sente accolto non cercherà risposte in un algoritmo.
    Allo stesso modo, un lavoratore che si sente riconosciuto non cercherà rifugio in una macchina.

    Conclusione: il cambiamento parte da noi

    La generazione più connessa è anche la più sola. Allo stesso modo, il mondo del lavoro più digitale di sempre è quello più svuotato di relazioni.

    Tecnologia e AI non rappresentano un problema.
    Sono uno specchio.

    Ci mostrano ciò che manca. E ci ricordano ciò che dobbiamo tornare ad essere.

    • Ponti.
    • Presenza.
    • Rifugio.

    Il futuro non migliorerà grazie a una nuova app o a un nuovo algoritmo.
    Migliorerà quando torneremo a occupare lo spazio che abbiamo abbandonato: quello delle relazioni umane, vere.

    Fonti:

    Common Sense Media, The Dawn of the AI Era: Teens, Parents, and the Adoption of Generative AI at Home and School, 2024.
    https://www.commonsensemedia.org/sites/default/files/research/report/2024-the-dawn-of-the-ai-era_final-release-for-web.pdf

    Pew Research Center, AI in Americans’ Lives: Awareness, Experiences and Attitudes, 2025.
    https://www.pewresearch.org/science/2025/09/17/ai-in-americans-lives-awareness-experiences-and-attitudes/

    RAND Corporation, AI Companions and Adolescent Mental Health, 2024.
    https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA2672-1.html

    WHO Europe, Adolescent Mental Health Trends, 2023–2024.
    https://www.who.int/europe/publications/i/item/WHO-EURO-2024-mental-health-adolescents

    Ophir, Nass & Wagner, Stanford University, “Cognitive Control in Media Multitaskers”, PNAS.
    https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.0903620106

    American Psychological Association (APA), Stress in America: Technology and Mental Health, 2024.
    https://www.apa.org/research/stress/technology-mental-health

    Gallup, State of the Global Workplace, 2024.
    https://www.gallup.com/workplace/349484/state-of-the-global-workplace.aspx

    McKinsey Health Institute, Employee Experience and Burnout Report, 2024.
    https://www.mckinsey.com/mhi/our-insights/employee-experience-and-burnout-2024

    MIT Sloan Management Review, AI as a Workplace Companion, 2024.
    https://sloanreview.mit.edu/article/ai-as-a-workplace-companion/

    Osservatorio Giovani – Istituto Toniolo / Università Cattolica del Sacro Cuore, La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2024, 2024.
    https://www.rapportogiovani.it/rapporto-giovani-2024/

    Istituto Superiore di Sanità (ISS), La Sorveglianza HBSC-Italia 2022: le tecnologie digitali negli adolescenti, 2024.
    https://www.epicentro.iss.it/hbsc/2024 

    McKinsey, Unlocking organizational communication: Five ways to ignite employee engagement, 2024. https://www.mckinsey.com/locations/mckinsey-client-capabilities-network/our-work/strategic-and-change-communications/the-communications-exchange/unlocking-organizational-communication-five-ways-to-ignite-employee-engagement

     

    Photo by: lhon karwan

  • Talenti rivoluzionari : la vera risorsa nell’era dell’intelligenza artificiale  1

    Talenti rivoluzionari : la vera risorsa nell’era dell’intelligenza artificiale 1

    Talento umano: il vero capitale nell’era dell’IA

    Viviamo in un’epoca segnata da cambiamenti rapidi e profondi. L’intelligenza artificiale sta trasformando ogni settore, ma il vero vantaggio competitivo non è tecnologico. È umano.

    Il talento è oggi il motore dell’innovazione. È la chiave per restare competitivi, essere resilienti e generare impatto nel lungo periodo.

    Le imprese che vogliono prosperare devono rimettere al centro le persone. Serve un nuovo approccio. Il talento va riconosciuto, coltivato, liberato e accompagnato. Solo così si può generare valore sostenibile, condiviso e duraturo.

    L’IA trasforma il lavoro, ma la differenza resta umana

    Secondo il report “The State of AI in 2023” di McKinsey, tra il 60% e il 70% delle attività lavorative sarà modificato dall’intelligenza artificiale generativa. Un dato impressionante.

    Ma non basta l’adozione tecnologica per garantire il successo. Le competenze umane – come creatività, empatia, pensiero critico, leadership e visione – resteranno insostituibili. L’IA non può replicarle. Sono proprio queste qualità a fare la differenza.

    La guerra globale per i talenti

    I grandi colossi tech – Google, Meta, Microsoft, Amazon, Apple, OpenAI, Nvidia, TikTok,  e le nuove startup come Anthropic, Hugging Face, Stability AI, Synthesia, DeepMind, Mistral AI, sono in piena guerra per il talento.

    Queste aziende, spesso giovani (meno di 5 anni), con team tra i 27 e i 32 anni, attirano professionisti da tutto il mondo. Hanno un approccio fresco, flessibile, autentico. E offrono qualcosa che molti ambienti tradizionali non danno più: libertà, apprendimento continuo e senso.

     I giovani scelgono chi li ispira, non chi li assume

    Il paradigma si è rovesciato. Oggi sono le persone a scegliere le imprese, non il contrario.

    Le nuove generazioni valutano criteri come:

    • autenticità dei valori

    • cultura aziendale interna

    • opportunità di crescita reale

    • flessibilità

    • sostenibilità ambientale

    • inclusione

    • impatto sociale

    Le aziende che non rispondono a queste aspettative perdono attrattività.

    Gli errori delle aziende “vecchio stile”

    Molte imprese faticano a stare al passo. Commettono sempre gli stessi errori:

    • Parlano di sostenibilità e inclusione, ma non agiscono davvero.

    • Offrono percorsi rigidi e standardizzati.

    • Vedono la formazione come un costo, non come investimento.

    • Comunicano in modo autoreferenziale e poco trasparente.

    • Mantenendo modelli verticali e poco flessibili, allontanano l’innovazione.

    Questo genera demotivazione, sfiducia e disallineamento emotivo, specialmente tra i più giovani.

    Cosa cercano davvero i giovani professionisti

    Secondo il World Economic Forum, il 68% dei giovani sceglie un lavoro solo se l’azienda ha valori coerenti con i propri.
    Studi di Deloitte e McKinsey confermano: mancanza di inclusione, rigidità e ambienti poco stimolanti sono tra le prime cause di abbandono.

    Chi non cambia, perde talenti.

    Serve una nuova leadership, fatta di umanità e visione

    Le imprese devono trasformarsi in ecosistemi autentici, dove le persone possano esprimersi, crescere e contribuire a un fine più alto.

    Serve una leadership fondata su:

    • empatia

    • consapevolezza

    • visione condivisa

    Come ho scritto nel mio ultimo saggio Ispiratori del nuovo millennio (2024) 

    “Il talento non è qualcosa da gestire: è una forza vitale da riconoscere, liberare e accompagnare in un cammino di realizzazione profonda.”

     Il talento è vivo. E vuole contesti vivi.

    Il talento umano non è statico. È un’energia in continuo movimento. Si accende solo in ambienti che lo sanno accogliere, ispirare e potenziare.

    Le aziende che sapranno offrire questi contesti saranno le uniche davvero pronte ad affrontare il futuro.

    Fonti e approfondimenti

  • Ispiratori del nuovo millennio

    Ispiratori del nuovo millennio

    In un panorama globale in cui le organizzazioni, indipendentemente dalle loro dimensioni, sono in costante evoluzione e affrontano una competizione sempre più intensa, il successo non può più essere attribuito solamente alla casualità o al talento individuale.

    Ispiratori del Nuovo Millennio offre una visione innovativa e pragmatica per prosperare in questo ambiente dinamico.

    Attraverso un’analisi approfondita di studi di casi reali e le esperienze di “Ispiratori” di successo, il libro fornisce strategie e consigli pratici per una attenta riflessione su come è possibile costruire organizzazioni ispirate e attrarre le nuove generazioni .

    I pilastri dell’ispirazione:

    • Sviluppare una mentalità di crescita: Abbandonare schemi mentali rigidi e abbracciare la flessibilità, l’apprendimento continuo e la capacità di affrontare le sfide con ottimismo e tenacia.
    • Superare le barriere mentali e culturali: Riconoscere e superare i pregiudizi, gli stereotipi e le convinzioni limitanti che ostacolano la comprensione reciproca e la costruzione di relazioni positive.
    • Ispirare e mantenere alta la motivazione: Trovare le risorse interiori e la determinazione per perseguire i propri obiettivi con perseveranza, anche di fronte alle difficoltà e agli ostacoli.
    • Comprendere l’importanza della comunicazione e dell’ascolto: Affinare le proprie capacità di comunicazione interpersonale, imparando ad ascoltare con attenzione e apertura mentale, per costruire relazioni autentiche e significative con le nuove generazioni e con tutti gli altri.

    Casi di studio e best practices:

    L’opera presenta interviste con manager e imprenditori sulla loro visione del futuro e a giovani donne e uomini, che condividono le loro paure ma anche la loro speranza per il loro posto nel mondo.

    Le best practices condivise offrono spunti di riflessione e ispirazione, dimostrando come le idee del libro possano tradursi in azioni concrete per ottenere risultati tangibili.

    Oltre alla comprensione che le nuove generazioni, anche se non ce ne rendiamo conto, rappresentano la prima linea del futuro.

    Inoltre, il libro include:

    • Strumenti Pratici:Esercizi, modelli e check-list per aiutare i lettori ad applicare i principi del libro alla propria organizzazione.

    Punti salienti:

    • Il ruolo fondamentale delle nuove generazioni nel futuro del mondo del lavoro.

    • L’importanza del capitale umano e di una cultura aziendale basata sull’empatia e la valorizzazione delle persone.

    • La necessità di innovare e di abbracciare il cambiamento per prosperare in un ambiente competitivo.

    Con i contributi di :

    Franco Dutto, Ana Mazzeo, Dario Bolis, Elena Miretti, Isa Maggi, Gianni Gaude, Tatiana Baroni, Francesca Magliulo, Ivana Pais, Giuseppe Giunti,  Gianmatteo Manghi, Filippo Lubrano, Alessandro Lovisetto, Ruggiero Potito, Enrico Bonandi, Enrico Para, Arianna Defendi, Emma Maestro, Alex Gnavi, Rocco, Paolo e Sofia De Prezzo, Stefania Amerio, Lorenzo Milanesio e Francesca Valpreda.

     

    Conclusione:

    Ispiratori del Nuovo Millennio è un invito all’azione per tutti i leader che desiderano costruire un futuro migliore per sé stessi, per le loro organizzazioni e per essere fonti di ispirazione per le nuove generazioni.

    .

     Un sentito ringraziamento a Ernesto Sirolli, una figura di grande ispirazione nel nuovo millennio, per aver gentilmente accettato di scrivere la prefazione e inaugurare questa esperienza di lettura.

    La versione in lingua italiana del libro sarà disponibile a partire dal 20 maggio, in esclusiva su Amazon con la possibilità di prenotare l’eBook fin da subito!

    Clicca qui https://lnkd.in/dmhx6_BQ per prenotare l’eBook nella versione in italiano!

    Per coloro che desiderano leggerlo in inglese, l’uscita è prevista per il 16 giugno, ma è possibile prenotare l’eBook fin da subito!

    Clicca qui https://lnkd.in/dSufXXFc per prenotare l’eBook nella versione in inglese!

    Questa opera sostiene Hubrains, un’associazione no profit che si impegna nell’aiutare le nuove generazioni a riscoprire il proprio scopo.

  • Quel numero si chiama: Creatività.

    Quel numero si chiama: Creatività.

    Passiamo troppo tempo a studiare il passato, la storia.

    Non ci concentriamo nel qui e ora, non pensiamo nel presente a cambiare modelli educativi per prepararci a un futuro migliore.

    Molti Paesi stanno cambiando i modelli educativi per far sì che le generazioni future possano trovare posto nelle economie del XXI secolo, non rendendosi conto che non sappiamo nemmeno come sarà l’economia nella prossime settimane.

    Il fisico e matematico Hawing sosteneva che non c’è differenza tra ciò che può essere ottenuto da un cervello biologico e un’intelligenza artificiale.

    Sempre Hawing affermava che l’intelligenza artificiale può superare quella biologica.

    Tutto questo sarà possibile cambiando il nostro sistema educativo, progettato e pensato nella cultura intellettuale dell’Illuminismo e nelle circostanze della prima rivoluzione industriale.

    Quella che noi chiamiamo “educazione”, “fenotipo”, “ambiente” o quello che noi facciamo per aiutare la crescita, rivoluzionando i modelli educativi, ha la possibilità di cambiare la storia e l’esperienza umana, l’informazione alla base, l’informazione genetica con cui abbiamo a che fare nelle persone che siamo.

    Ma allora dov’è il limite, se c’è un limite.

    Il cervello risponde in millesimi di secondi.

    Se vogliamo sapere quanto possiamo fare per il cambio di modelli mentali, di pensieri di un bambino basta fare un semplice calcolo: moltiplicate millesimi di secondi per centesimi di secondi per decimi di secondi per secondi per minuti per ore per giorni per settimane per mesi per anni, cioè il tempo che un bambino sta a scuola e condivide la crescita con un adulto.

    Otterremo un numero tendente all’infinito, quel numero rappresenta la plasticità di sviluppo di un bambino.

    Quel numero rappresenta quanto si potrebbe, nella realtà, mettere al servizio dell’umanità.

    Questa è la chiave per dar vita a un’intelligenza biologica allenata alla costruzione di un’intelligenza artificiale straordinaria.

    Quel numero si chiama: Creatività.

    Nasciamo tutti  con un dono straordinario:  la creatività,  ma molti di noi lo disperdono, perdendo cosi  l’opportunità di essere e rimanere “Nomadi Creativi”

     

    Photo by: Sharon Mc Cutcheon

  • Nomadi Creativi

    Nomadi Creativi

     

    Campus Orienta – Il Salone dello Studente, Hubrains e XScoreInsight  presentano:

                                                                  “Nomadi Creativi”,

    un progetto nato per unire gli studenti sui temi  dell’innovazione sociale e la crescita culturale

     

    Gli studenti di tutta Italia potranno confrontarsi sulle tematiche dell’innovazione sociale grazie a un concorso che li vedrà impegnati nella realizzazione di una miniserie di Podcast, accompagnato dagli “Aperitivi Creativi”, incontri virtuali con esperti del mondo dell’Università e del lavoro sui temi della Social Innovation.

     

    Si chiama “Nomadi Creativi” un progetto che nasce per mettere in contatto e a confronto gli studenti di tutta Italia sui temi legati all’Innovazione sociale e la crescita culturale.

     

    Lo scopo è creare una vera è propria community che, attraverso un grande concorso, rivolto agli studenti di tutte le scuole superiori italiane di secondo grado, darà l’opportunità a ragazze e ragazzi di cimentarsi con quella che è diventata una delle modalità di trasmissione contenuti più amata dai giovani: il podcast.

    Sono, infatti, 14 milioni gli utilizzatori dei podcast in Italia, con un +15% rispetto al 2019 (Nielsen 2020). Un trend in continua crescita soprattutto nella fascia più giovane: si calcola che il 19% dei podcaster siano studenti (Ricerca Ipsos 2020).

     

    Il contest, sviluppato da Campus Orienta – Salone dello Studente, Hubrains e XScoreInsight, su progetto di Giustiniano La Vecchia, autore e speaker, specializzato in processi di Gestione dell’innovazione, chiama ragazze e ragazzi a sfidarsi a suon di contenuti creativi nella realizzazione di podcast su argomenti legati al tema dell’Innovazione Sociale, ovverosia: Crescita culturale, Educazione civica, Sostenibilità ambientale, Cittadinanza digitale, Professioni del futuro, Green Economy ed economia circolare, Pari opportunità, Soft skills e Creative thinking.

     

    Un ampio ventaglio di argomenti all’interno del quale sarà facile per gli studenti trovare la tematica più adatta alle proprie sensibilità e al proprio talento.

    Un grande evento che, in tempi di isolamento forzato, metterà insieme migliaia di studenti in un concorso digitale.

    Il concorso prevede la realizzazione di una miniserie di tre podcast (uno al mese, da febbraio ad aprile 2021). Che cosa dovranno fare i partecipanti?

    Scegliere il tema, sviluppare un copione con i testi, scegliere i contributi, i titoli e registrare.

    Seguirà poi la fase di montaggio e la scelta delle musiche. Proprio per la molteplicità delle abilità richieste, la struttura del podcast rappresenta un’ottima palestra che consente ai giovani di esprimere la propria creatività in vari campi: dalla musica all’immagine, dalla parola scritta all’elaborazione vocale fino alle tecniche di montaggio.

    Il tutto nell’ambito dei temi che, avendo come faro l’Innovazione Sociale, rappresentano i binari sui quali passerà il futuro delle nuove generazioni e del nostro Paese.

    Lungo tutta la durata del concorso, da febbraio ad aprile, inoltre, ragazze e ragazzi saranno coinvolti in una vera e propria community digitale, tramite gli Aperitivi Creativi, incontri virtuali con esperti del mondo dell’Università e del Lavoro sui temi della Social Innovation. Gli Aperitivi creativi sono dei veri e propri Hub di pensiero e condivisione della conoscenza e individueranno i temi di maggiore interesse attraverso ricerche e tecniche di Intelligenza Artificiale.

    Tutte le attività previste saranno gratuite per scuole e studenti.

    I vincitori saranno annunciati il 4 giugno 2021. Le premiazioni avverranno in autunno nell’ambito del Festival del Doppiaggio “Voci nell’ombra”.

    “Per la prima volta una community permetterà agli studenti delle scuole di tutta Italia, grazie alla modalità del concorso, di esprimersi su tematiche fondamentali per il futuro, loro e dell’intero Paese”, dice Domenico Ioppolo, COO del Salone dello Studente.

    “Divertendosi nella realizzazione di questi podcast e confrontandosi sulle buone pratiche dell’innovazione sociale, i giovani aumenteranno la propria consapevolezza sociale, culturale e ambientale. Senza dimenticare che il learning by doing e la collaborazione in un team rappresentano un ottimo percorso di avvicinamento al lavoro e alla scoperta delle professioni del futuro”.

    “Nomadi creativi è un progetto che si pone nell’orbita dell’innovazione sociale come crescita culturale e che pone al proprio centro l’individuo nella collettività e il miglioramento delle sue condizioni di vita. Per realizzare tutto questo è necessario condividere”, sostiene Giustiniano La Vecchia, ideatore e co-partner dell’iniziativa.

    “Senza relazioni sociali si impedisce la circolazione della conoscenza e quindi della crescita: ecco perché attraverso l’ideazione e l’implementazione di questo nuovo format e con i momenti di condivisione durante gli Aperitivi Creativiâ, cerchiamo di mettere in contatto e a confronto ragazze e ragazzi, docenti, manager, liberi professionisti, studiosi e imprese di tutta Italia e non solo, su tematiche innovative.

     

    Puntando su quella che è una delle doti più importanti in nostro possesso: la creatività”.

    I podcast saranno giudicati da una giuria di esperti secondo determinati parametri di valutazione, tra i quali l’aderenza alla tematica scelta, voci, contenuti, musica, storytelling, impatto emotivo, regolarità di produzione e hashtag. Ogni mese i podcast ricevuti saranno selezionati e caricati sul sito www.salonedellostudente.it oltreché su Spotify, iTunes, Spreaker e Google Play.

    L’indirizzo email a cui mandare il modulo di iscrizione al concorso è: ldoria@class.it. Successivamente la email di riferimento per gli iscritti da utilizzare per l’invio dei podcast e per la prosecuzione del concorso sarà podcast@nomadicreativi.it

     

    Nomadi Creativiâ è un progetto a cura di: Salone dello Studente Campus Orienta e Campus Orienta Digital, azienda leader nel campo dell’orientamento scolastico, organizzatrice dei Saloni dello Studente in presenza e Digitali e della piattaforma Campus Orienta Digital (www.salonedellostudente.it);

    ideato da Giustiniano La Vecchia, autore, speaker ed esperto in Processi di Gestione dell’innovazione (www.giustinianolavecchia.it).

    In collaborazione con HUBrains, Organizzazione non profit che si occupa di alta formazione sulla conduzione d’impresa e per lo sviluppo delle nuove generazioni (www.hubrains.org) e XScoreInsight, startup innovativa, che opera nella valutazione e implementazione della Cultural Growth & Social Innovation all’interno delle organizzazioni mediante l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale (www.xscoreinsight.com).

     

    Media Partner: Telesia, media tech company, leader del segmento Go Tv (www.telesia.it). Partner tecnici: ODS, Operatori Doppiaggio, Centro internazionale di doppiaggio, scuola di doppiaggio e produttrice di audiolibri (www.odsweb.it); Parafioriti Confezioni, azienda di eccellenza artigiana che si occupa di abbigliamento (www.parafioriticonfezioni.it).