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  • Il mestiere del mentore: incompiuto per natura, essenziale per umanità

    Il mestiere del mentore: incompiuto per natura, essenziale per umanità

    “Quando mi accorgo di aver accettato me stesso così come sono, allora posso cambiare.”
    Carl R. Rogers, “A Way of Being”, 1980

    Essere mentore non è un compito da portare a termine.
    Non si arriva mai a un punto in cui si può affermare: “Ho finito. Ho fatto tutto bene.”
    Ogni persona che accompagni è diversa. La fiducia è fragile. E anche il più esperto dei mentori può commettere errori.

    Tuttavia, è proprio questo che rende il mestiere del mentore profondamente umano:
    il fatto di essere incompiuto per natura, ma essenziale per chi cresce.

    In un mondo dove le competenze tecniche dominano, mentre le relazioni vengono spesso trascurate, la vera guida è chi sa sentire, prima ancora che insegnare.
    Non chi pretende di avere tutte le risposte,
    ma chi è capace di creare uno spazio sicuro in cui l’altro possa trovare le proprie.

    Il cuore del mentore? L’intelligenza emotiva e sociale

    Numerose ricerche dimostrano come la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni, sia proprie che altrui, sia ciò che distingue i leader autentici, gli educatori efficaci e, naturalmente, i mentori.

    Essere un buon mentore, infatti, non significa solo dare consigli utili.
    Significa anche saper leggere i segnali non verbali, ascoltare oltre le parole,
    e percepire quando è il momento di fare silenzio e semplicemente esserci.

    Questa è la base della preoccupazione empatica, come la definisce Daniel Goleman:
    una capacità profonda di sintonizzarsi emotivamente con l’altro,
    senza farsi sopraffare, ma nemmeno rimanere distaccati.

    Un mentore autentico non utilizza l’empatia come tecnica.
    Piuttosto, la vive e la incarna nel rapporto con l’altro.

    Certo, è un rischio. Perché chi sente profondamente, può sbagliare profondamente.
    Eppure, è anche la più grande forma di autenticità.
    Solo chi è disposto a fallire, è davvero disposto a restare accanto.

    Un mestiere che trasforma anche chi lo esercita

    Il più grande paradosso del mentoring è forse questo:
    chi si offre per guidare, viene guidato.
    Chi accompagna gli altri nella crescita, cresce a sua volta.
    E chi si espone all’errore, impara l’umiltà e la compassione.

    Un mentore non ha bisogno di essere perfetto per essere utile.
    Al contrario, è proprio nella sua vulnerabilità che dimostra coerenza e credibilità.

    Ogni relazione educativa è una danza incerta, ma anche un’occasione unica di trasformazione reciproca.

    E se alla fine non saprà mai quale impatto ha avuto,
    forse è proprio questo il segno più autentico del suo valore.

    Fonti e approfondimenti

    • Goleman, D. (1995). Emotional Intelligence: Why It Can Matter More Than IQ. Bantam Books. Link Amazon

    • Goleman, D. (2006). Social Intelligence: The New Science of Human Relationships. Bantam Books. Link Amazon

    • Siegel, D. J. (2012). The Developing Mind: How Relationships and the Brain Interact to Shape Who We Are. Guilford Press. Link Amazon

    • Cherniss, C., & Goleman, D. (2001). The Emotionally Intelligent Workplace. Jossey-Bass. Link Amazon

    • Rogers, C. R. (1980). A Way of Being. Houghton Mifflin. Link Amazon

    • La Vecchia, G. (2024). Ispiratori del nuovo millennio. Disponibile su Amazon

  • Il disagio non è un fallimento personale: è il segnale che il mondo ha bisogno di cambiare

    Il disagio non è un fallimento personale: è il segnale che il mondo ha bisogno di cambiare

    Il disagio non è un fallimento personale. È il segnale che il mondo ha bisogno di cambiare.

    Viviamo in un’epoca in cui il malessere viene trattato come un difetto individuale. Se qualcosa non funziona nella nostra vita, ci viene detto che la colpa è nostra. Siamo troppo deboli. Poco resilienti. Insufficientemente “positivi”.

    Ma e se il problema non fossimo noi? E se quel disagio fosse il riflesso di qualcosa di più grande?
    Forse, il dolore che sentiamo non è un fallimento personale, ma il sintomo di una società che ha smesso di ascoltare.

    Il mito dell’individuo da aggiustare

    La sociologa Eva Illouz, nel suo libro Modernità esplosiva, affronta un tema cruciale: l’illusione che ogni fragilità sia un errore del singolo. La precarietà, la solitudine, l’incertezza vengono lette come problemi soggettivi, quando in realtà sono effetti di un sistema disconnesso.

    Oggi siamo bombardati da manuali di auto-aiuto. Ci promettono che, cambiando mindset, potremo risolvere tutto. Ma non è così semplice. La crescita autentica richiede connessioni. Nessuna trasformazione profonda avviene in isolamento.

    L’intelligenza emotiva ha bisogno di relazioni

    Essere consapevoli delle proprie emozioni è importante. Riconoscere le fragilità è un primo passo. Affrontare i fallimenti con coraggio è un segno di maturità. Tuttavia, tutto questo non basta.

    Quando il lavoro su di sé resta chiuso in se stesso, rischia di diventare autoreferenziale.
    L’intelligenza emotiva, se reale, evolve verso qualcosa di più grande: l’intelligenza sociale.
    Significa saper entrare in relazione. Saper ascoltare. Costruire legami. Generare spazi in cui il dolore non sia giudicato, ma accolto.

    L’automiglioramento non basta

    Lavorare su se stessi è un atto necessario. Ma farlo per diventare più produttivi all’interno di un sistema che premia la performance e punisce la vulnerabilità è un inganno.

    La vera domanda non è “Come posso funzionare meglio?”.
    È: “Che tipo di mondo sto contribuendo a costruire?”.
    Il miglioramento individuale ha senso solo se porta beneficio anche al contesto che abitiamo.

    La solitudine è la vera epidemia

    Le relazioni non sono un extra. Sono la base della salute mentale ed emotiva.
    Oggi la solitudine è una delle emergenze globali più diffuse. E non la si cura con una routine mattutina o con tecniche motivazionali.

    La risposta è culturale e collettiva.
    Serve ripensare le comunità. Creare spazi dove potersi raccontare. Dove essere fragili non sia motivo di vergogna, ma segno di umanità.

    Il benessere autentico è condiviso

    Diventare più consapevoli è un obiettivo nobile. Essere più resilienti è utile. Ma se il contesto in cui viviamo resta competitivo, freddo e indifferente, tutto questo rischia di essere una toppa su una crepa molto più ampia.

    La vera rivoluzione non è adattarsi a un mondo che fa male.
    È migliorarsi per cambiare il mondo insieme.

    Fonti e approfondimenti

    Photo by: elimende nagella

  • Scuola e impresa: un nuovo paradigma di sviluppo

    Scuola e impresa: un nuovo paradigma di sviluppo

    Un sistema interconnesso

    Nel collasso economico-sociale che ha investito il mondo intero, emergono molte variabili collegate tra loro. L’economia, pur essendo fondamentale, è solo una parte di un sistema più vasto. Cultura, educazione, relazioni sociali e sostenibilità sono altrettanto importanti.

    Una crisi che va oltre l’economia

    La crisi che stiamo vivendo non è solo economica. È anche culturale, educativa e relazionale. È una crisi di senso, che tocca il cuore del nostro modo di vivere e svilupparci.

    Ed è in questo scenario che si gioca una delle sfide più importanti del nostro tempo: il cambio generazionale.

    Le nuove generazioni chiedono un cambiamento

    I giovani chiedono con forza e creatività un cambiamento radicale. Vogliono un modello che metta al centro l’essere umano, il pianeta e la giustizia sociale.

    Desiderano un ecosistema fatto di scuole che ispirano, imprese che offrono vere opportunità di crescita, e istituzioni che ascoltano davvero.

    Le imprese, pur non essendo responsabili dell’educazione (compito che spetta in primo luogo alle famiglie), devono creare ambienti che favoriscano lo sviluppo umano e professionale. Non basta la formazione “su carta”: servono esperienze reali e trasformative.

    Da cittadini a consumatori

    Negli ultimi trent’anni, ci siamo trasformati da cittadini a semplici consumatori. La corsa all’accumulo e alla performance ha messo in secondo piano valori come relazioni, comunità e cultura.

    Oggi, questo modello mostra segni evidenti di crisi. È arrivato il momento di ricostruire.

    Il valore del capitale umano

    Il sistema economico dominante ha incentivato la speculazione finanziaria e la crescita incontrollata dei capitali, dimenticando ciò che conta davvero: il capitale umano.

    Ed è proprio questo il bene più prezioso ,e spesso sottovalutato, che possediamo.

    Investire in cultura, educazione, ascolto e consapevolezza non è solo un atto etico: è la base per una crescita vera, sia sociale che economica.

    In un’epoca segnata da trasformazioni profonde e continue, nessuna comunità d’interesse, famiglia, scuola, impresa o politica, può prosperare nel tempo senza persone consapevoli, preparate e ispirate, sostenute da un’autentica attenzione e partecipazione verso le nuove generazioni. Sono loro il vero motore del cambiamento e della resilienza.

    Serve un nuovo ecosistema

    Oggi più che mai abbiamo bisogno di un nuovo ecosistema. Un’alleanza tra scuole, imprese e giovani, basata su cooperazione, visione, sostenibilità e fiducia.

    Non possiamo più permetterci di separare sapere e fare, innovazione e saggezza, profitto e bene comune.

    I giovani al centro del cambiamento

    Questa crisi ha colpito duramente le nuove generazioni. Molti giovani si sentono soli, senza punti di riferimento.

    Ma è proprio da loro che può nascere un nuovo inizio. Tocca a noi, adulti e comunità, ascoltarli, accoglierli, sostenerli e co-creare insieme un nuovo orizzonte.

    La vera rivoluzione è umana

    Non servono solo soluzioni tecniche. Serve visione. Servono nuovi modelli educativi, imprese responsabili, istituzioni che investano davvero nelle persone.

    La vera rivoluzione è quella del senso, della coscienza, del cuore.

    Hubrains: un esempio concreto

    In questo contesto, Hubrains rappresenta un esempio virtuoso e rivoluzionario.

    È un’associazione no-profit nata per rispondere ai bisogni profondi delle nuove generazioni. Promuove percorsi di crescita personale, laboratori, progetti culturali, podcast e strumenti che uniscono innovazione, spiritualità, comunità e futuro.

    È un luogo in cui il talento viene valorizzato, la cultura è motore di cambiamento e la libertà interiore è il punto di partenza.

    Un ecosistema nuovo per un mondo nuovo.

    Abbiamo davanti a noi una straordinaria opportunità: ripensare tutto. Insieme. E farlo per davvero

    Fonti

    Donella Meadows, ‘I limiti dello sviluppo’, Club of Rome, 1972.: https://www.clubofrome.org/publication/the-limits-to-growth/

    Forum Disuguaglianze e Diversità: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org

    European Commission – Social Innovation: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Social_innovation

    OECD – Social Impact and Innovation: https://www.oecd.org/innovation/social-innovation.htm

    Giustiniano La Vecchia, *Ispiratori del nuovo millennio*, disponibile su Amazon: https://www.amazon.it/dp/B0BXM59JVV

  • Dal supermercato dell’abitudine alla boutique della creatività per dare vita a un nuovo Rinascimento

    Dal supermercato dell’abitudine alla boutique della creatività per dare vita a un nuovo Rinascimento

    Stiamo vivendo un momento straordinario, al tempo stesso difficile ma ricco di opportunità.

     

    In passato grandi tragedie hanno dato il via a nuovi periodi di crescita.

    Epidemie e guerre sono state seguite da rinascite. Questo è il caso, ad esempio, del secondo conflitto mondiale, che lasciò il nostro paese distrutto dai bombardamenti, dal regime e dalla fame.

    Ma fu proprio in quell’occasione che gli italiani diedero il meglio di loro stessi, tanto da essere definiti, dallo storico Gaetano Salvemini, “un formicaio più rapido a costruire di quanto siano stati gli altri a distruggere”.

     

    Più di settanta anni dopo ci ritroviamo in una situazione simile. La pandemia causata dal Covid19, per fortuna, non ha provocato vittime e distruzioni paragonabili a quelle causate dalla seconda guerra mondiale, ma ha inflitto seri danni all’economia e all’istruzione, fino a mettere in discussione il nostro stesso stile di vita.

    Forse è necessario un approccio diverso, una crescita diversa, forse il mondo non può e non deve tornare ad essere quello di prima.

    Questa nuova consapevolezza apre un enorme ventaglio di eccitanti possibilità, un futuro tutto da costruire, ed è qui che deve entrare in gioco la nostra creatività. Dovremo passare dal supermercato dell’abitudine, delle convinzioni alla boutique della creatività.

     

    Lo sviluppo e l’espressione della nostra creatività, attraverso il talento di ogni singolo individuo,  possono essere d’ispirazione per gli altri, e possono portare a una e vera e propria rinascita culturale.

    A un nuovo Rinascimento. Lo stiamo aspettando da molto ed è forse finalmente venuto il momento che si realizzi. Noi potremmo essere spettatori ma, soprattutto, artefici di una nuova epoca d’oro.

     

    A tal proposito, è facile intuire che i maggiori artefici di questo futuro siano destinati ad essere i giovani mentre noi altri, gli adulti, i meno giovani, abbiamo il compito d’ispirarli. Dobbiamo essere d’esempio, con i gesti, ovviamente, ma anche con le parole, con il racconto e soprattutto con l’esempio.

    Ma come facciamo ad attrarre la loro attenzione, a farci ascoltare? Come facciamo a toglierci quella maschera che in molti casi nasconde il nostro vero io, la nostra unicità?

    La prima cosa è avere coraggio e non avere paura del giudizio. La seconda cosa, forse la  più importante nel raccontarsi ai giovani è dire loro cose che ancora non conoscono e ascoltali.  Sono bombardati continuamente da informazioni, più o meno veritiere o interessanti. Tutte cose che hanno già sentito mille volte.

    Per attirare la loro attenzione e fare la differenza, dobbiamo condividere con loro l’unicità della nostra esperienza e di noi stessi.

     

    Non è detto che sia facile, anzi è più faticoso che nascondersi dietro gli schemi o i finti personaggi che tanto ci fanno sentire al sicuro. Ma è sicuramente più efficace ed anche più divertente, come tutte le nuove sfide.

    Dovremo cambiare il nostro punto di vista, la nostra solita prospettiva. Solo così potremo fornire a ragazze e ragazzi uno strumento in più, una chiave di lettura che li aiuti , non solo a crescere, ma anche a entrare nel mondo della consapevolezza in modo da essere, un giorno  a loro volta ispiratrici e ispiratori.

     

    Ma come otterremo questo obiettivo? Usando la nostra creatività, fonte inesauribile di soluzioni alternative ed inaspettate.

    Quindi, per stimolare la creatività altrui dovremo stimolare anche la nostra,  nei contenuti e nei modi. Per contribuire a costruire, dunque, la società del futuro che desideriamo.

     

    Namaste

     

    Photo by: Roberto Lopez

  • Social Innovation Experience, villa Giona (VR),  19/20 settembre 2020

    Social Innovation Experience, villa Giona (VR), 19/20 settembre 2020

    Perché così spesso e mai come  in questi mesi, sentiamo parlare di crisi e non riusciamo a percepirne i contorni e le possibili vie d’uscita?

    Perché, invece, esistono diverse persone, Ispiratori e Ispiratrici  che questa crisi voglio superarla?

    Persone che,  non solo in passato  hanno vissuto altre crisi, ma sentono il dovere di fare qualcosa.

     Chi sono le nuove figure dominanti dell’economia italiana?

    Chi sono le nuove Ispiratrici e i  nuovi Ispiratori del nuovo millennio ?

    Quanto conta l’innovazione sociale e la crescita culturale  oggi, per affrontare le nuove sfide della globalizzazione nelle economie avanzate?

    E che cos’è questa globalizzazione, che cosa sta cambiando nel nuovo scenario mondiale? In che modo l’innovazione sociale può elaborare soluzioni concrete alle sfide sociali?

    E’ possibile trasformare gli ecosistemi locali nei nodi di una più ampia rete, grazie a partnership e collaborazioni?

     

    Se cerchiamo una ragione per cui, oltre a storici ed antropologi, economisti,  anche manager, leader e imprenditori, dovrebbero interessarsi con attenzione dei rapidi mutamenti nell’economia e nella società, la risposta sta in queste domande, e in molte altre ancora.

    Il Social Innovation Experience  vuole agire proprio qui, preparando un processo di innovazione sociale attraverso la condivisione di idee, per affrontare le sfide del presente e del futuro.

    In questi anni stiamo assistendo, infatti, a una rinnovata attenzione verso l’Essere Umano come motore di sviluppo, tanto da configurare l’innovazione sociale come driver della globalizzazione stessa  e le  persone come:

    “the single most important player in a modern economy”

    Perché?

    Da circa un ventennio stiamo partecipando, da un lato,  alla rivoluzione delle tecnologie,  che a catena hanno avuto enormi effetti sulle economie.

    Dall’altro lato siamo sotto il grande cappello della  globalizzazione e  della finanza, con i suoi effetti sulle organizzazioni  stesse, come dimostra il vigore di fenomeni quali, le startup,  private equity , venture capital, business angel ;  l’integrazione e l’ampliamento dei mercati dei capitali e l’accelerazione senza precedenti dei flussi finanziari.

    Queste spinte congiunte hanno forzato la direzione delle imprese e delle organizzazioni ad affrontare il cambiamento, sempre più rapido ed inatteso.

    Questi ultimi mesi poi, ci hanno dimostrato che siamo usciti dall’economia della finanza per entrare in un’economia dove le persone sono il centro di tutto.

    Un’economia dove lo stato,  le organizzazioni profit e non, sono paralizzate dalla convinzione che solo chi è in cima può cambiare il sistema. Il punto è che le iniziative dall’alto verso il basso difficilmente cambiano che le cose  che devono essere cambiate.

    Ecco perché ogni persona deve poter incidere in un processo di cambiamento, dove le persone lavorano per le persone e con le persone, partendo dalle nuove generazioni.

    In questo contesto l’organizzazione  appare  però in bilico tra molti mondi: l’individuo e  il contesto, la stabilità e  il mutamento: la sua attività economica ha bisogno di ridurre l’incertezza, ma al cuore dell’iniziativa  c’è l’analisi del cambiamento e spesso anche la passione per l’avventura.

     

    Secondo la definizione proposta da NESTA, un’innovazione sociale è :

    “un’innovazione che risolve un bisogno sociale che non è stato risolto da interventi tradizionali né da parte di soggetti privati né da servizi organizzati da parte dell’attore pubblico

     

    Per condividere questo e molti altri principi per un futuro migliore, siamo lieti di invitarvi, il 19  e 20  settembre 2020, nella bellissima cornice di Villa Giona al “Social Innovation Experience”, l’evento che cambierà il vostro modo di agire dentro e fuori le organizzazioni.

    Agenda:

    sabato 19  ore 15: workshop,  AC&SI (Accelerated Culture & Social Innovation)

    sabato 19  ore  21: evento “La Vita è una startup”

    domenica 20: tavola rotonda

    Relatori:

    • Rocco De Lucia ceo Siropack Italia
    • Alessandra Morelli, alto commissariato dell’ Onu
    • Domenico Ioppolo, COO Campus Orienta-Salone dello studente
    • Andrea Tomatis, founder XScoreInsight
    • Antonio Arezzo founder XScoreinsigth
    • Tommaso Esmanech, growth strategies to help propose (California)
    • Alessandro Fossato, founder and Ceo Interlogica
    • Ernesto Sirolli, founder and Ceo, Ernesto Sirolli Foundation (con.video)

     

    Modera: Giustiniano La Vecchia

     

    Per info: news@giustinianolavecchia.it

     

     

    Photo by:  austin chan

  • E la nostra Silicon Valley? E le nostre startup?

    E la nostra Silicon Valley? E le nostre startup?

    Abbiamo dimenticato troppo presto che, tra il 1932 e il 1960 un certo Adriano Olivetti, un vero ispiratore,  dava inizio a una straordinaria storia tutta Italiana   ( troppo presto dimenticata).

    Per il suo essere visionario e fuori dalle regole imposte dallo status quo,  nasceva la nostra” Silicon Valley” nel polo industriale di Ivrea.

     

    Un eccellenza Italiana nel mondo con 24.000 dipendenti. Nello stesso periodo le nostre  piccole imprese artigiane ,” le nostre startup”,  composte di Donne e Uomini straordinari, esportavano la loro maestria  nel mondo, fatta di creatività,   passione e orgoglio italiano.  Siamo nel 2020 e cosa è successo? Ci siamo, forse, persi qualcosa?.

     

    Abbiamo forse dimenticato che anche noi in Italia abbiamo creato  la nostra Silicon Valley? 

     

    Che sempre noi siamo  stati i primi ad avere le prime startup e che sempre  noi abbiamo avuto il nostro visionario al pari di  Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jeff Bezos,  che portava il nome di  Adriano Olivetti?

     

    Ma allora  cosa ci è successo?

    Cosa ci siamo persi?

    Come abbiamo potuto cancellare quel vantaggio competitivo fatto di creatività e passione?

     

    Alle nostre nuove generazioni tutto questo l’abbiamo mai raccontato e soprattutto spiegato?

     

    Credo che valga  la pena, iniziare ad appiattire le piramidi delle organizzazioni, cancellando la burocrazia, ascoltando di più le persone , liberando la creatività e il talento delle stesse.

     

    E poi ancora ritornando ad avere l’orgoglio di essere italiani, attraverso la nostra cultura, l’eccellenza che ci ha contraddistinto e ci contraddistingue  e ad diffondere quell’innovazione sociale che tutto auspichiamo, ma che in  pochi praticano

     

    Allora si che torneremo ed essere un esempio, 

    allora si che le nuove generazioni cesseranno di vivere il Nichilismo e avranno cosi  la possibilità di avere uno scopo e con entusiasmo affrontare la loro nuova startup chiamata esistenza.

     

     

  • “La Vita è una Startup” per Dynamo Camp

    “La Vita è una Startup” per Dynamo Camp

    In un precedente articolo vi avevo raccontato della mia esperienza a Dynamo Camp. La meravigliosa struttura, nei pressi di Pistoia, nel centro della Toscana, dove vengono accuditi bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni con patologie gravi e croniche sia in terapia che in fase di post ospedalizzazione. Di fronte allo sguardo dei bambini che, nonostante gli evidenti problemi di salute, conservano negli occhi gioia, serenità e gioia, avevo deciso di impegnarmi, con il mio progetto, a contribuire alla causa di Dynamo Camp. Idee che ora cominciano a concretizzarsi.

    Innanzitutto all’associazione è devoluta parte del ricavato derivante dagli ascolti dell’audiolibro La Vita è Una Startup, da poco disponibile su Audible, la piattaforma di contenuti audio di Amazon. Poi, da gennaio 2020, porterò la versione dal vivo de La Vita è Una Startup nelle principali città italiane, accompagnato dai miei fedeli compagni di viaggio: il direttore di doppiaggio, Gianni Gaude, e il musicista, Mario Rosini. Ogni tappa sensibilizzerà gli spettatori al supporto di Dynamo Camp.

    È in arrivo un’altra novità, sempre da ascoltare, che porterà sorrisi ai bambini tramite le voci di alcuni cartoni animati.

  • Il mio sogno: La vita è una startup. Ecco perché ho lanciato il crowdfunding

    Il mio sogno: La vita è una startup. Ecco perché ho lanciato il crowdfunding

    Il progetto La vita è una startup mi ha impegnato molto negli ultimi anni.

    Adesso è finalmente online su Eppela, con una campagna di crowdfunding.

    Perché il crowdfunding?

    Perché sogno in grande: sogno di trasformare l’audiolibro e il  libro cartaceo – già prodotti in italiano – in inglese; sogno di portare l’evento dal vivo in tutte le città italiane; sogno di  aiutare chi ha  fallito a trasformare gli errori in opportunità e ricominciare, perché tutti meritiamo un’altra possibilità; sogno di aiutare chi sta ancora cercando di comporre la colonna sonora della propria esistenza.

    Ringrazio infinitamente le persone che hanno contribuito finora alla raccolta fondi de La vita è una startup, che hanno creduto in me accogliendo e credendo in quello che ho raccontato e racconterò.

    Li voglio ringraziare uno per uno: Giuseppina La Vecchia, Domenico Actis Grosso, Giuliano Lengo, Andrea Tomatis, Alfredo Smirni, Fabrizio Allasia, Salvatore Loffredo, Agostino Rappazzo, Antonio Arezzo, Mario Galfione , Martina Mariotti, Sonia Beltrami, Sara Bernasconi.

    A tutti voi, grazie

    Com’è nato l’audiolibro La vita è una startup

    La vita è una startup è nato dalla consapevolezza che i miei errori e i miei fallimenti sono stati una grande opportunità di crescita e quando pensavo di non farcela più, ho avuto l’intuizione di raccontarmi.

    L’ho fatto attraverso la voce, perché mi sembrava il modo migliore per trasferire emozioni, concetti e speranza

    La felicità, sì: che non è diventare ricchi e famosi; ma trovare l’equilibrio tra ciò che desideriamo e i nostri limiti.
    Felicità è imparare a conoscerci profondamente e intimamente.
    Felicità è stare con noi stessi in armonia, senza avere bisogno di qualcuno accanto. La nostra relazione d’amore deve essere un plus per la nostra vita, non la nostra vita.
    Felicità è imparare a dire no: è staccarci dalle persone che ci fanno male, nell’amore, nell’amicizia, nel lavoro e in tutti gli ambiti della nostra vita.
    Felicità è imparare ad accettare i giudizi degli altri nei nostri confronti senza farci condizionare, ricordandoci sempre che la vera felicità sta nel viaggio.

    Giustiniano La Vecchia
    Giustiniano La Vecchia

    Viviamo per i nostri sogni

    Felicità è avere dei sogni e combattere per loro.

    I sogni sono solo nostri, combattere per raggiungerli significa non lasciarci scoraggiare dalle sconfitte, dai fallimenti, non lasciare che nessuno ci condizioni e, soprattutto, non fermarsi mai.

    All’inizio del nostro viaggio molte persone potranno non capire ciò che stiamo facendo: non importa, quello che conta è che continuando a perseguire i nostri sogni contageremo anche altri di positività, di passione, di coraggio, di desiderio.

    Mi rendo conto che La vita è una startup è un progetto che non tutti comprendono, ma come si può capire il cambiamento se non decidiamo di andargli incontro, di viverlo?

    Tutti sognano di essere migliori in quello che fanno, ma per essere migliori bisogna scegliere di cambiare, bisogna liberareil proprio unico talento, la propria creatività.

    Il mio desiderio è restituire molto di quello che l’Universo mi ha donato, aiutando le persone che vogliono cambiare vita, o lavoro, o semplicemente che hanno bisogno di credere in loro e in quello che fanno.
    Non ci fermeranno gli errori.
    Non ci fermeranno i fallimenti.
    Tutti meritiamo una seconda possibilità, dobbiamo solo volerlo.

     

     

  • Presentazione audiolibro La vita è una startup

    Presentazione audiolibro La vita è una startup

    invito evento La vita è una startup
    La vita è una startup

     

    La vita è una startup è un audiolibro raccontato attraverso uno storytelling innovativo.

    La vicenda personale dell’ideatore, Giustiniano La Vecchia – autore, speaker, blogger e facilitatore – raccontata in forma romanzata, descrive il viaggio per rilanciare la propria vita e la propria carriera, ripensando valori personali e professionali e uscendo da convinzioni e pregiudizi, per entrare nel mondo della consapevolezza e fare emergere talenti e aspirazioni.

    La presentazione, che si svolgerà negli spazi del Talent Garden Fondazione Agnelli di via Giuseppe Giacosa 36-38, è pensata nella forma di una performance dal vivo che intreccia voce narrante, musica e commento dell’autore.
    Sulle note della colonna sonora composta appositamente e suonata live dal maestro Mario Rosini, il doppiatore Gianni Gaude leggerà alcuni passi e l’autore, Giustiniano La Vecchia, li commenterà e dialogherà con il pubblico.

    A chi è dedicato l’audiolibro

    La vita è una startup parla ai giovani che entrano nel mondo del lavoro e al loro talento, a quanti hanno perso l’impiego e si credono fuori dai giochi, a chi vuole cambiare (lavoro o vita) ma non ne ha il coraggio, agli imprenditori che vogliono e devono modificare il modello di relazione coi dipendenti. A chi crede che l’errore o il fallimento non siano per sempre.

  • Vivi il presente. Costruisci il qui e ora. Abbandona i modelli del passato

    Vivi il presente. Costruisci il qui e ora. Abbandona i modelli del passato

    Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge

    Gustave Flaubert

    Noi tutti possiamo essere divisi in tre categorie di pensiero. La prima ci caratterizza un po’ tutti, la seconda descrive di solito un pubblico giovane, la terza appartiene a pochissime eccezioni, ed è l’unica che consente il successo personale.

    1. “E se non avessi”(E se non avessi lasciato la scuola? E se non avessi rinunciato a tutto per amore? E se mi fossi comportato così quella volta?)
    2. “Quando avrò/farò” Quando avrò la patente… Quando avrò un lavoro… Quando avrò abbastanza soldi…)
    3. “Qui e Ora” (Sono presente e sto vivendo appieno ogni istante in armonia, qui e ora)
    (Ph: Christopher Sardegna)

    Il futuro che desideriamo si costruisce vivendo il qui e ora

    Il futuro che desideriamo si costruisce vivendo il qui e ora, andando avanti: tutte le volte che ci ritroviamo a pensare a quello che avremmo potuto fare e che non abbiamo fatto, stiamo perdendo occasioni preziose per il nostro futuro e, con esse, ci giochiamo la possibilità di essere felici adesso.

    Il problema, comunque, si presenta già dall’infanzia.

    È da lì che iniziamo a sottoscrivere i primi ‘contratti’; uno di questi è con i nostri genitori, che ci impongono dei modelli che non possiamo rispettare perché spesso non ci appartengono.
    Purtroppo i genitori, così come le istituzioni, non capiscono che la società si evolve continuamente e non si adeguano abbastanza in fretta alla trasformazione.

    Infatti, quando i genitori diventano nonni, sembrano (e sono) delle persone diverse, e noi figli ci chiediamo sempre: “Perché non la pensavano così quando avevo io l’età del nipote?”.

    cambiamentoIl cambiamento

    Un aspetto importante della realtà è il cambiamento, che deve essere assimilato come concetto chiave di quest’epoca.

    Potremmo perderci in un milione di esempi per spiegare quanto rapidamente la società cambi.

    Osservare l’evoluzione della società e della tecnologia è ancora semplice; osservarla invece in noi stessi o nei nostri figli è complesso, anche se il meccanismo evolutivo è lo stesso.

    Dovremmo lasciarci andare al cambiamento, vivere con serenità il fatto che ci stiamo rinnovando e che perciò non abbiamo più bisogno dei modelli del passato.

    Abbandoniamo serenamente i vecchi schemi, perché l’evoluzione ha a che fare con la libertàdi essere ciò che vogliamo.

    Ci riusciremo quando saremo in contatto con noi stessi e, consapevoli della direzione intrapresa, non subiremo passivamente il cambiamento.

     

    (Ph: Prateeksha Singh)

    Come fare?

    Prima di tutto accettandoci, con i nostri pregi e con i nostri difetti.

    Accettarci è il primo modo per capire le nostre debolezze e proteggere con fermezza il nostro punto di vista dai giudizi e dalle imposizioni delle altre persone.

    Dobbiamo metterci alla prova, restare da soli, cambiare ambiente, uscire dalla nostra zona di comfort e fare con noi stessi tutto ciò che faremmo per conoscere meglio un estraneo.

    Ci preoccupiamo infatti di conoscere gli altri quando non sappiamo con certezza chi siamo noi.

    Una buona abitudine è la meditazione, in quanto strumento efficace per entrare in contatto con il presente, desistendo dall’obiettivo di controllare il futuro.

    Diventare consapevoli del proprio qui e ora è una prova di autostima.
    Impariamo a conoscerci, ad apprezzare chi siamo, a valorizzare le nostre caratteristiche, a dare credito ai nostri desideri.

    Solo allora cominceremo a costruire la nostra leggenda personale.

    La vita è fatta di meravigliose storie che vanno raccontate e che servono per scrivere il nostro presente.

    A presto!