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  • NEET e Hikikomori : quando a fallire non sono i giovani, ma gli adulti

    NEET e Hikikomori : quando a fallire non sono i giovani, ma gli adulti

    Chi sono davvero i NEET?

    In Italia si parla sempre più spesso di giovani che non studiano, non lavorano e non si formano.
    Li chiamiamo NEET, acronimo di Not in Employment, Education or Training: giovani tra i 15 e i 29 anni fuori da ogni percorso educativo, formativo o professionale.
    È una definizione utilizzata anche da Eurostat e OCSE, utile per monitorare quanto una società riesca a includere davvero le sue nuove generazioni.

    Numeri che raccontano più di una crisi

    Nel 2023, il 16,1% dei giovani italiani rientrava in questa categoria.
    Un dato in lieve calo rispetto al 2022 (19%), ma ancora nettamente sopra la media europea, che si ferma all’11,2%. Nelle regioni del Mezzogiorno, si arriva a sfiorare il 28%.
    Allo stesso tempo, l’abbandono scolastico colpisce ancora il 10,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni (fonte ISTAT).

    Ma questi numeri non sono un semplice dato statistico: sono la fotografia di un fallimento educativo e sociale.

    Un sistema che non orienta, non ascolta

    Questi giovani non sono il problema. Sono il sintomo.
    Il sintomo di un sistema educativo spesso rigido, lontano dal presente, incapace di offrire orientamento autentico.
    Il riflesso di un mercato del lavoro che pretende esperienza da chi non ha avuto modo di farsela, e che raramente forma davvero.
    E soprattutto, il risultato di una rete adulta che troppo spesso giudica prima di capire: famiglie assenti o iper-controllanti, docenti chiusi nella propria autorità, imprese cieche di fronte al talento e politici incapaci di ascoltare.

    Hikikomori: quando l’isolamento diventa totale

    C’è anche chi, più drammaticamente, decide di sparire.
    Sono gli Hikikomori, adolescenti o post-adolescenti che si chiudono nella loro stanza, spesso per mesi o anni, evitando ogni contatto con il mondo esterno.
    Secondo l’Associazione Hikikomori Italia, si stimano oltre 100.000 casi nel nostro Paese. Dietro queste chiusure ci sono ansia, depressione, fallimenti relazionali, delusioni scolastiche, pressioni familiari.

    E anche qui, la responsabilità non può essere solo loro. È un problema collettivo.

    Il problema non è economico, ma culturale

    Non si tratta solo di mancanza di lavoro o opportunità. Il problema è culturale, relazionale, educativo.
    Riguarda tutti noi: genitori, insegnanti, imprenditori, istituzioni.
    Se un ragazzo decide che il mondo là fuori non fa per lui, non è solo lui a crollare. È l’intero sistema che ha smesso di accoglierlo, ascoltarlo, includerlo.

    Serve un cambiamento radicale

    Non possiamo più limitarci a curare i sintomi.
    Abbiamo bisogno di una scuola che insegni a vivere, non solo a ripetere.
    Di un lavoro che accolga, formi e accompagni, invece di escludere.
    Di una società che smetta di dire “al mio tempo era peggio”, e cominci finalmente ad ascoltare.

    Perché se tanti giovani oggi rinunciano a partecipare, non è perché sono deboli.
    È perché nessuno ha mai davvero restituito loro la forza che cercavano.

    Fonti

  • Aiutiamo i Neet

    Aiutiamo i Neet

    Assistere i NEET (giovani che non sono impiegati, impegnati in un’istruzione o in una formazione) richiede un approccio olistico che tenga conto dei loro bisogni e delle loro aspirazioni individuali.

    È fondamentale fornire loro le risorse e il supporto necessari per aiutarli a superare gli ostacoli che impediscono loro di partecipare attivamente alla società e al mercato del lavoro.

    Identificare le passioni e le abilità dei NEET è il primo passo per aiutarli a individuare possibili percorsi di carriera o opportunità di formazione che siano in linea con i loro interessi.

    Incoraggiarli a riflettere su ciò che amano fare e su quali abilità possiedono può aiutare a sbloccare il loro potenziale e a motivarli a perseguire obiettivi realistici e gratificanti.

    E’ fondamentale offrire loro orientamento professionale mirato.

    Organizzare workshop, seminari o sessioni individuali di orientamento professionale può consentire ai NEET di esplorare le diverse opzioni di carriera disponibili e di comprendere i requisiti di formazione o di istruzione necessari per perseguire tali carriere.

    L’orientamento professionale può anche aiutarli a sviluppare una visione chiara del loro futuro professionale e a pianificare le azioni necessarie per raggiungere i propri obiettivi

    La formazione e lo sviluppo delle competenze sono cruciali per i NEET.

    Offrire loro programmi di formazione che siano rilevanti per il mercato del lavoro attuale può aumentare le loro prospettive di occupazione.

    Questi programmi dovrebbero essere progettati per sviluppare le competenze richieste dalle industrie in crescita e fornire opportunità di apprendimento pratico.

    Inoltre, è importante fornire loro un supporto continuo durante il percorso di formazione, ad esempio attraverso tutoraggio o mentoring, per aiutarli a sviluppare fiducia e resilienza.

    Infine, è cruciale sostenere i NEET nella ricerca di opportunità di lavoro o di stage.

    Collaborare con le imprese locali per creare programmi di inserimento professionale o agevolare la partecipazione dei NEET a programmi di stage può fornire loro l’esperienza pratica necessaria e aumentare le loro possibilità di impiego futuro.

     

    In conclusione, assistere i NEET richiede un approccio completo che tenga conto dei loro interessi, delle loro abilità e delle loro aspirazioni.

    Offrire loro orientamento professionale, formazione e sviluppo delle competenze e opportunità di lavoro può aiutarli a superare gli ostacoli e a integrarsi attivamente nella società e nell’economia.

    Investire nel supporto dei NEET non solo beneficia loro come individui, ma contribuisce anche a creare una società più inclusiva.

    Photo: k-mitch-hodge