Tag: passione

  • Parola d’ordine? Passione

    Parola d’ordine? Passione

    Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli

    che non sentivano la musica

    Friedrich Nietzsche

    Cos’è la passione?

    Passione è identificarsi con qualcosa che ci permette di vedere e di andare oltre.

    Messa in fondo, dopo quelle che consideriamo le priorità della nostra quotidianità, a volte viene dimenticata.

    Ma la passione non può essere messa in secondo piano.

    Va insegnata con l’esempio, trasferita. La passione deve essere  contagiosa.

    Dovremmo essere portatori sani di passione, ma non lo siamo.

    La voglia, il pensiero di svegliarci alla mattina con il fuoco del desiderio, non ci tocca più.

    Un individuo che mostra passione viene anzi visto e giudicato come un folle perditempo.

    sharon-mccutcheon-unsplash
    sharon-mccutcheon-unsplash

    Avere passione prevede infatti sacrificio, sofferenza e paura.

    Seguire il proprio sogno non è per tutti facile…

    Da una parte il timore di non far quadrare i conti, dall’altra lo scontro con gli altri che con le loro parole di troppo ti costringono a chiederti perché tu l’abbia fatto.

    Chi non sceglie un lavoro ‘sicuro’ facilmente si imbatte anche con persone che insistono nel dirti che sei poco più di un disoccupato o peggio di un pazzo.

    Lavorerai giorno e notte, e comunque non verrai capito, anzi, troverai chi ne saprà sempre più di te, e purtroppo solo a parole, non per insegnarti davvero qualcosa.

    Poi però arriverà il momento in cui il lavoro che fai sarà premiato, perché la fortuna aiuta gli audaci, e allora guardati ancora da chi oserà dire che è merito suo, perché ci sarà anche chi avrà la faccia tosta di farlo.

    Ma se avrai il coraggio di superare stoicamente tutto questo arriverai in alto e, nonostante tutto, la passione alleggerirà il cammino, perché è il sale della vita, ci consente di vivere pienamente nel qui e ora.

    Il tempo vola con la passione.

    Ti godrai ogni istante come un innamorato, come un ragazzino che gioca in cortile, come una mamma che guarda il suo bambino diventare grande o come uno startupper che vede crescere il suo progetto e diventare impresa.

    oliver-cole-unsplash
    oliver-cole-unsplash

    Cos’è che mantiene la passione?

    La tenacia e soprattutto la capacità di essere sordi a chi ti giudica.

    Se vogliamo riaccenderla, dimentichiamo le convinzioni , liberiamo la nostra consapevolezza e sopratutto  riabbracciamo il bambino nascosto che vive dentro ognuno di noi.

    Basta fermarsi, ascoltarci e ricordare come eravamo, cosa ci piaceva e ci entusiasmava.

    Allora sì che ritroveremo la magia, riaccenderemo la luce della nostra vita e ritorneremo a comporre e ascoltare la colonna sonora della nostra esistenza.

     

     

     

  • Successo? Non stare fermi, agire, è l’unica possibilità.

    Successo? Non stare fermi, agire, è l’unica possibilità.

     

    • Primo, non stare fermi, agire, è l’unica possibilità di rinascita
    • Secondo, è l’agire che ci dice quello che siamo.
    • Terzo, reagire al fallimento, parola d’ordine: resilienza.

    Numerose le trappole della mente che spesso ci impediscono di imparare dagli errori e ottenere risultati migliori.

    La prima tendenza è quella del rifiuto. Sembra che ammettere di avere fatto un errore e provare a correggerlo sia la cosa più difficile del mondo. Richiede infatti di “mettere in discussione il proprio successo”.

    Perché abbiamo una naturale propensione al rifiuto? Gli psicologi hanno dato a questo atteggiamento il nome di “dissonanza cognitiva” che descrive le difficoltà della mente nel conciliare due pensieri apparentemente contraddittori.

    La seconda trappola che la mente ci riserva consiste nel rincorrere le nostre sconfitte nel tentativo di scacciarle. Fare pace con le nostre sconfitte può essere insostenibile.

    Mentre il rifiuto è non voler riconoscere un errore e rincorrere le proprie sconfitte aggrava il danno nel tentativo di cancellare frettolosamente lo sbaglio, l’editing edonistico è un processo più elusivo che consiste nel convincere noi stessi che l’errore non conta.

    Un modo per metterlo in pratica è fare un unico fascio di vittorie e sconfitte.

    Un processo psicologico diverso, sebbene abbia un effetto simile sulla nostra capacità di imparare dagli errori, consiste semplicemente nel reinterpretare i fallimenti come successi. Ci convinciamo che quello che abbiamo fatto non è così male, anzi che tutto è riuscito al meglio.

    Reinterpretare i fallimenti come successi, abbandonando la paura del giudizio  di chi è schiavo del proprio EGO

    Parola d’ordine: RESILIENZA

    Un gruppo di ricercatori, tra cui lo psicologo Daniel Gilbert, ha dimostrato quanto questa tendenza sia profondamente radicata nella nostra mente.

    “Questa è la felicità in sintesi: quello che ho avuto è molto meglio di quanto pensassi! Quello che non ho avuto, fa schifo!”

    Tendiamo a considerare le decisioni che abbiamo preso in passato migliori di quello che sono.

    Sono questi, dunque, i tre ostacoli che ci impediscono di seguire il vecchio consiglio “impara dai tuoi errori”:

    • il rifiuto, perché non sappiamo separare il nostro errore dall’autostima
    • il comportamento autodistruttivo, perché aggraviamo le sconfitte cercando di recuperarle
    • i tentativi di indorare la pillola delineati da Daniel Gilbert, in base ai quali ricordiamo gli errori del passato come fossero trionfi, o mescoliamo insieme fallimenti e successi.

    Namastè

     

    Photo by Bich Tran 

  • “La Felicità? E’ un viaggio. Conversazioni sulla vita tra un adulto e un@ adolescente”

    “La Felicità? E’ un viaggio. Conversazioni sulla vita tra un adulto e un@ adolescente”

    Da poco è uscito il mio nuovo libro “La Felicità? E’ un viaggio. Conversazioni sulla vita tra un adulto e un@ adolescente”
    Nato dal desiderio di fare e condividere con voi,
    ma sopratutto rispondere a questa domanda:

    “Come possiamo recuperare un reale e costruttivo dialogo con i giovan*?”

    Ho trascorso la maggior parte della mia vita in contatto con le nuove generazioni, osservando lo svilupparsi di due linee parallele:
    Il mondo degli adulti, che ha facilitato la crescita dei giovani dandogli tutto e rendendo la loro “meravigliosa” esistenza priva di desiderio, entusiasmo ed esplorazione, quindi senza emozioni e passioni.
    Un mondo che prima da tutto e poi li etichetta come “privi di “energia”.
    Il mondo dei ragazzi e delle ragazze che in apparenza danno meno problemi rispetto alle generazioni precedenti, ma pare che abbiano perso parte della loro energia, della voglia di sperimentare e di cambiare il mondo. Sono tristi e non trovano altra via d’uscita che adattarsi in modo passivo alla realtà che gli stiamo consegnando.
    Cos’ho fatto quindi?
    Mi sono fermato ad ascoltarli, senza giudicare e cercando di dialogare, creando interesse nei loro confronti e cercando il più possibile di ispirarli.
    Invito ognuno di voi: genitori, docenti, allenatori, datori di lavoro a fermarvi un attimo e ascoltarli, ma ascoltarli veramente senza giudicarli.
    Potremmo sentire questo:

    “Non devi venerarmi mi devi ascoltare e sostenere.

    “Non sono un figlio perfetto sappilo”
    “Devo fare la mia vita, devo prepararmi per il mio viaggio e il mio viaggio non è il tuo”
    “Non parlo ma non per questo non ho nulla da dire.”

    “Ma tu lo sai realmente come mi sento?”

    Fermiamoci e ricordiamoci di come eravamo. Dobbiamo tenere a mente che l’umanità progredisce solo attraverso menti rivoluzionarie:
    Per questo abbiamo bisogno di giovan*eretici, di folli. Di persone, ragazzi e ragazze che non abbiano paura di affrontare il nuovo, che vadano alla scoperta di qualcosa di straordinario, che si allenino per essere gli ispiratori e le ispiratrici del nuovo millennio. Dobbiamo sostenere la loro meravigliosa inquietudine non osteggiarla
    Voi cosa ne pensate? Condividete i vostri pensieri nei commenti e se volete leggere il mio libro, lo trovate qui:
    P.S Questa opera sostiene www.hubrains.org.  Potete farlo anche voi regalando a Natale questo libro
    Buona lettura
  • Dal supermercato dell’abitudine alla boutique della creatività per dare vita a un nuovo Rinascimento

    Dal supermercato dell’abitudine alla boutique della creatività per dare vita a un nuovo Rinascimento

    Stiamo vivendo un momento straordinario, al tempo stesso difficile ma ricco di opportunità.

     

    In passato grandi tragedie hanno dato il via a nuovi periodi di crescita.

    Epidemie e guerre sono state seguite da rinascite. Questo è il caso, ad esempio, del secondo conflitto mondiale, che lasciò il nostro paese distrutto dai bombardamenti, dal regime e dalla fame.

    Ma fu proprio in quell’occasione che gli italiani diedero il meglio di loro stessi, tanto da essere definiti, dallo storico Gaetano Salvemini, “un formicaio più rapido a costruire di quanto siano stati gli altri a distruggere”.

     

    Più di settanta anni dopo ci ritroviamo in una situazione simile. La pandemia causata dal Covid19, per fortuna, non ha provocato vittime e distruzioni paragonabili a quelle causate dalla seconda guerra mondiale, ma ha inflitto seri danni all’economia e all’istruzione, fino a mettere in discussione il nostro stesso stile di vita.

    Forse è necessario un approccio diverso, una crescita diversa, forse il mondo non può e non deve tornare ad essere quello di prima.

    Questa nuova consapevolezza apre un enorme ventaglio di eccitanti possibilità, un futuro tutto da costruire, ed è qui che deve entrare in gioco la nostra creatività. Dovremo passare dal supermercato dell’abitudine, delle convinzioni alla boutique della creatività.

     

    Lo sviluppo e l’espressione della nostra creatività, attraverso il talento di ogni singolo individuo,  possono essere d’ispirazione per gli altri, e possono portare a una e vera e propria rinascita culturale.

    A un nuovo Rinascimento. Lo stiamo aspettando da molto ed è forse finalmente venuto il momento che si realizzi. Noi potremmo essere spettatori ma, soprattutto, artefici di una nuova epoca d’oro.

     

    A tal proposito, è facile intuire che i maggiori artefici di questo futuro siano destinati ad essere i giovani mentre noi altri, gli adulti, i meno giovani, abbiamo il compito d’ispirarli. Dobbiamo essere d’esempio, con i gesti, ovviamente, ma anche con le parole, con il racconto e soprattutto con l’esempio.

    Ma come facciamo ad attrarre la loro attenzione, a farci ascoltare? Come facciamo a toglierci quella maschera che in molti casi nasconde il nostro vero io, la nostra unicità?

    La prima cosa è avere coraggio e non avere paura del giudizio. La seconda cosa, forse la  più importante nel raccontarsi ai giovani è dire loro cose che ancora non conoscono e ascoltali.  Sono bombardati continuamente da informazioni, più o meno veritiere o interessanti. Tutte cose che hanno già sentito mille volte.

    Per attirare la loro attenzione e fare la differenza, dobbiamo condividere con loro l’unicità della nostra esperienza e di noi stessi.

     

    Non è detto che sia facile, anzi è più faticoso che nascondersi dietro gli schemi o i finti personaggi che tanto ci fanno sentire al sicuro. Ma è sicuramente più efficace ed anche più divertente, come tutte le nuove sfide.

    Dovremo cambiare il nostro punto di vista, la nostra solita prospettiva. Solo così potremo fornire a ragazze e ragazzi uno strumento in più, una chiave di lettura che li aiuti , non solo a crescere, ma anche a entrare nel mondo della consapevolezza in modo da essere, un giorno  a loro volta ispiratrici e ispiratori.

     

    Ma come otterremo questo obiettivo? Usando la nostra creatività, fonte inesauribile di soluzioni alternative ed inaspettate.

    Quindi, per stimolare la creatività altrui dovremo stimolare anche la nostra,  nei contenuti e nei modi. Per contribuire a costruire, dunque, la società del futuro che desideriamo.

     

    Namaste

     

    Photo by: Roberto Lopez

  • Nomadi Creativi

    Nomadi Creativi

     

    Campus Orienta – Il Salone dello Studente, Hubrains e XScoreInsight  presentano:

                                                                  “Nomadi Creativi”,

    un progetto nato per unire gli studenti sui temi  dell’innovazione sociale e la crescita culturale

     

    Gli studenti di tutta Italia potranno confrontarsi sulle tematiche dell’innovazione sociale grazie a un concorso che li vedrà impegnati nella realizzazione di una miniserie di Podcast, accompagnato dagli “Aperitivi Creativi”, incontri virtuali con esperti del mondo dell’Università e del lavoro sui temi della Social Innovation.

     

    Si chiama “Nomadi Creativi” un progetto che nasce per mettere in contatto e a confronto gli studenti di tutta Italia sui temi legati all’Innovazione sociale e la crescita culturale.

     

    Lo scopo è creare una vera è propria community che, attraverso un grande concorso, rivolto agli studenti di tutte le scuole superiori italiane di secondo grado, darà l’opportunità a ragazze e ragazzi di cimentarsi con quella che è diventata una delle modalità di trasmissione contenuti più amata dai giovani: il podcast.

    Sono, infatti, 14 milioni gli utilizzatori dei podcast in Italia, con un +15% rispetto al 2019 (Nielsen 2020). Un trend in continua crescita soprattutto nella fascia più giovane: si calcola che il 19% dei podcaster siano studenti (Ricerca Ipsos 2020).

     

    Il contest, sviluppato da Campus Orienta – Salone dello Studente, Hubrains e XScoreInsight, su progetto di Giustiniano La Vecchia, autore e speaker, specializzato in processi di Gestione dell’innovazione, chiama ragazze e ragazzi a sfidarsi a suon di contenuti creativi nella realizzazione di podcast su argomenti legati al tema dell’Innovazione Sociale, ovverosia: Crescita culturale, Educazione civica, Sostenibilità ambientale, Cittadinanza digitale, Professioni del futuro, Green Economy ed economia circolare, Pari opportunità, Soft skills e Creative thinking.

     

    Un ampio ventaglio di argomenti all’interno del quale sarà facile per gli studenti trovare la tematica più adatta alle proprie sensibilità e al proprio talento.

    Un grande evento che, in tempi di isolamento forzato, metterà insieme migliaia di studenti in un concorso digitale.

    Il concorso prevede la realizzazione di una miniserie di tre podcast (uno al mese, da febbraio ad aprile 2021). Che cosa dovranno fare i partecipanti?

    Scegliere il tema, sviluppare un copione con i testi, scegliere i contributi, i titoli e registrare.

    Seguirà poi la fase di montaggio e la scelta delle musiche. Proprio per la molteplicità delle abilità richieste, la struttura del podcast rappresenta un’ottima palestra che consente ai giovani di esprimere la propria creatività in vari campi: dalla musica all’immagine, dalla parola scritta all’elaborazione vocale fino alle tecniche di montaggio.

    Il tutto nell’ambito dei temi che, avendo come faro l’Innovazione Sociale, rappresentano i binari sui quali passerà il futuro delle nuove generazioni e del nostro Paese.

    Lungo tutta la durata del concorso, da febbraio ad aprile, inoltre, ragazze e ragazzi saranno coinvolti in una vera e propria community digitale, tramite gli Aperitivi Creativi, incontri virtuali con esperti del mondo dell’Università e del Lavoro sui temi della Social Innovation. Gli Aperitivi creativi sono dei veri e propri Hub di pensiero e condivisione della conoscenza e individueranno i temi di maggiore interesse attraverso ricerche e tecniche di Intelligenza Artificiale.

    Tutte le attività previste saranno gratuite per scuole e studenti.

    I vincitori saranno annunciati il 4 giugno 2021. Le premiazioni avverranno in autunno nell’ambito del Festival del Doppiaggio “Voci nell’ombra”.

    “Per la prima volta una community permetterà agli studenti delle scuole di tutta Italia, grazie alla modalità del concorso, di esprimersi su tematiche fondamentali per il futuro, loro e dell’intero Paese”, dice Domenico Ioppolo, COO del Salone dello Studente.

    “Divertendosi nella realizzazione di questi podcast e confrontandosi sulle buone pratiche dell’innovazione sociale, i giovani aumenteranno la propria consapevolezza sociale, culturale e ambientale. Senza dimenticare che il learning by doing e la collaborazione in un team rappresentano un ottimo percorso di avvicinamento al lavoro e alla scoperta delle professioni del futuro”.

    “Nomadi creativi è un progetto che si pone nell’orbita dell’innovazione sociale come crescita culturale e che pone al proprio centro l’individuo nella collettività e il miglioramento delle sue condizioni di vita. Per realizzare tutto questo è necessario condividere”, sostiene Giustiniano La Vecchia, ideatore e co-partner dell’iniziativa.

    “Senza relazioni sociali si impedisce la circolazione della conoscenza e quindi della crescita: ecco perché attraverso l’ideazione e l’implementazione di questo nuovo format e con i momenti di condivisione durante gli Aperitivi Creativiâ, cerchiamo di mettere in contatto e a confronto ragazze e ragazzi, docenti, manager, liberi professionisti, studiosi e imprese di tutta Italia e non solo, su tematiche innovative.

     

    Puntando su quella che è una delle doti più importanti in nostro possesso: la creatività”.

    I podcast saranno giudicati da una giuria di esperti secondo determinati parametri di valutazione, tra i quali l’aderenza alla tematica scelta, voci, contenuti, musica, storytelling, impatto emotivo, regolarità di produzione e hashtag. Ogni mese i podcast ricevuti saranno selezionati e caricati sul sito www.salonedellostudente.it oltreché su Spotify, iTunes, Spreaker e Google Play.

    L’indirizzo email a cui mandare il modulo di iscrizione al concorso è: ldoria@class.it. Successivamente la email di riferimento per gli iscritti da utilizzare per l’invio dei podcast e per la prosecuzione del concorso sarà podcast@nomadicreativi.it

     

    Nomadi Creativiâ è un progetto a cura di: Salone dello Studente Campus Orienta e Campus Orienta Digital, azienda leader nel campo dell’orientamento scolastico, organizzatrice dei Saloni dello Studente in presenza e Digitali e della piattaforma Campus Orienta Digital (www.salonedellostudente.it);

    ideato da Giustiniano La Vecchia, autore, speaker ed esperto in Processi di Gestione dell’innovazione (www.giustinianolavecchia.it).

    In collaborazione con HUBrains, Organizzazione non profit che si occupa di alta formazione sulla conduzione d’impresa e per lo sviluppo delle nuove generazioni (www.hubrains.org) e XScoreInsight, startup innovativa, che opera nella valutazione e implementazione della Cultural Growth & Social Innovation all’interno delle organizzazioni mediante l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale (www.xscoreinsight.com).

     

    Media Partner: Telesia, media tech company, leader del segmento Go Tv (www.telesia.it). Partner tecnici: ODS, Operatori Doppiaggio, Centro internazionale di doppiaggio, scuola di doppiaggio e produttrice di audiolibri (www.odsweb.it); Parafioriti Confezioni, azienda di eccellenza artigiana che si occupa di abbigliamento (www.parafioriticonfezioni.it).

     

  • E la nostra Silicon Valley? E le nostre startup?

    E la nostra Silicon Valley? E le nostre startup?

    Abbiamo dimenticato troppo presto che, tra il 1932 e il 1960 un certo Adriano Olivetti, un vero ispiratore,  dava inizio a una straordinaria storia tutta Italiana   ( troppo presto dimenticata).

    Per il suo essere visionario e fuori dalle regole imposte dallo status quo,  nasceva la nostra” Silicon Valley” nel polo industriale di Ivrea.

     

    Un eccellenza Italiana nel mondo con 24.000 dipendenti. Nello stesso periodo le nostre  piccole imprese artigiane ,” le nostre startup”,  composte di Donne e Uomini straordinari, esportavano la loro maestria  nel mondo, fatta di creatività,   passione e orgoglio italiano.  Siamo nel 2020 e cosa è successo? Ci siamo, forse, persi qualcosa?.

     

    Abbiamo forse dimenticato che anche noi in Italia abbiamo creato  la nostra Silicon Valley? 

     

    Che sempre noi siamo  stati i primi ad avere le prime startup e che sempre  noi abbiamo avuto il nostro visionario al pari di  Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jeff Bezos,  che portava il nome di  Adriano Olivetti?

     

    Ma allora  cosa ci è successo?

    Cosa ci siamo persi?

    Come abbiamo potuto cancellare quel vantaggio competitivo fatto di creatività e passione?

     

    Alle nostre nuove generazioni tutto questo l’abbiamo mai raccontato e soprattutto spiegato?

     

    Credo che valga  la pena, iniziare ad appiattire le piramidi delle organizzazioni, cancellando la burocrazia, ascoltando di più le persone , liberando la creatività e il talento delle stesse.

     

    E poi ancora ritornando ad avere l’orgoglio di essere italiani, attraverso la nostra cultura, l’eccellenza che ci ha contraddistinto e ci contraddistingue  e ad diffondere quell’innovazione sociale che tutto auspichiamo, ma che in  pochi praticano

     

    Allora si che torneremo ed essere un esempio, 

    allora si che le nuove generazioni cesseranno di vivere il Nichilismo e avranno cosi  la possibilità di avere uno scopo e con entusiasmo affrontare la loro nuova startup chiamata esistenza.

     

     

  • La normalizzazione dell’ipocrisia, l’inganno e la dissimulazione come stile di vita

    La normalizzazione dell’ipocrisia, l’inganno e la dissimulazione come stile di vita

     

    “Ipocrisia: simulazione di virtù, di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole”. È così che il dizionario definisce l’ipocrisia. Simulazione di buoni sentimenti al fine dell’inganno.

     

    L’ipocrisia dissimula, camuffa le vere intenzioni delle persone. Ipocrisia è menzogna.

     

    Nella nostra società attuale l’ipocrisia è istituzionalizzata, normalizzata. Mentre da piccoli ci viene insegnato il senso di giustizia, la necessità di non mentire, crescendo veniamo a patti con i nostri principi, iniziamo a mentire e, in fondo, accettiamo che gli altri lo facciano. E mentire una volta apre la strada per la menzogna costante.

     

    Una volta che menti, menti sempre. Una volta che sei ipocrita, lo sei sempre.

     

    Quando si ha a cuore e si sviluppa un progetto come quello di Villa Gaia, purtroppo, s’incontra l’ipocrisia degli altri in maniera frequente e dolorosa. Villa Gaia vuole essere un luogo dove le donne abusate possano avere la possibilità di cominciare una nuova vita, sostenute da psicologi e psicoterapeuti. Un luogo per confrontarsi con altre donne che si trovano nella medesima situazione, un luogo per imparare magari un nuovo mestiere.

    Si tratta, dunque, di un progetto complesso e ambizioso che parte dalla Lombardia ma ha lo scopo di diffondersi in tutta Italia con tante altre Villa Gaia sparse per il territorio. A coprire, con un unico modello replicabile, necessità che riguardano tutto il paese.

     

    Un progetto così, ovviamente, suscita l’approvazione generale. Come potrebbe essere altrimenti?  Ma, grattando appena la superficie, appare subito evidente che si tratti di un’approvazione ipocrita. Un’approvazione limitata alle parole. Parole “di cortesia”. Perché quando si tratta di fare davvero qualcosa, di metterci impegno e la faccia, allora la bontà del progetto non è più sufficiente.

    Allora, ipocritamente, molte persone trovano mille scuse per non fare, per paura di minare la propria apparente serenità, il proprio apparente equilibrio, il proprio EGO.

    Quale che sia il reale motivo, improvvisamente aiutare gli altri non è più così importante.

     

    La violenza sulle Donne? Non è un problema mio, io ho già tanti problemi. Se dovessi dare retta a tutto. Queste sono le tipiche risposte

     

    E questo atteggiamento appare dolorosamente evidente ora, dato che Villa Gaia è un progetto in essere, da concludersi. Ma sono altrettanto dolorosamente certo che, di fronte, a una Villa Gaia già attiva e funzionale le stesse persone non si farebbero, o non si faranno, alcuno scrupolo a salire sul carro del vincitore. Lo stesso carro che ora non vogliono aiutare a costruire.

     

    L’ipocrisia è purtroppo anche una malattia sociale altamente contagiosa.

    Si diffonde da una persona all’altra a macchia d’olio, perché è più facile non mettersi in gioco, perché è facile giustificare la propria vigliaccheria specchiandosi in quella degli altri.

     

    Il comportamento ipocrita di qualcuno che ci sta accanto giustifica e stimola il nostro, così raccontiamo balle agli altri e anche a noi stessi, in una catena malata di dissimulazione.

     

    L’ipocrisia finisce per colpire l’intera società, provocando diffidenza e insofferenza diffusa. Mentre, a prevalere tra di noi non dovrebbe essere l’ostilità, tutt’altro, ma il dono.

    Come diceva l’antropologo francese Marcel Mauss, “Una parte considerevole della nostra morale e della nostra stessa vita staziona tuttora nell’atmosfera del dono, dell’obbligo e, insieme, della libertà. Non tutto, per fortuna, è ancora esclusivamente classificato in termini di acquisto e di vendita”.

    Il dono è rito sociale che rafforza la socialità, l’ipocrisia la disgrega.

     

    Namastè

     

    photo bu. Kristina Flour

  • “La Vita è una Startup – Diario di Bordo”, positività e ottimismo nei giorni del Coronavirus

    I giorni dell’emergenza Coronavirus, in cui siamo costretti a rimanere a casa per evitare il contagio e supportare la sanità pubblica, possono rappresentare un periodo deprimente, privi dei contatti sociali e impossibilitati a condurre la nostra routine quotidiana. Ma se guardiamo a questa circostanza da un’angolazione positiva, scopriamo che il periodo che ci coinvolge può rappresentare un’occasione di rinascita personale. Uno spazio di riflessione dove ritrovare noi stessi con ottimismo e positività: i giorni chiusi in casa vanno visti come una spinta al talento e alla creatività, elementi necessari a condurre la startup della nostra vita. Per questo, assieme a Gianni Gaude, Luigi Lupo, Francesca Melis e Mario Rosini, ho ideato il podcast La Vita è una Startup – Diario di Bordo: un appuntamento audio – disponibile ogni due giorni sulle principali app per i podcast – dove trovare rifugio dall’emergenza con pillole di positività, letture, consigli musicali e cinematografici.

    Un progetto che richiama anche i temi de La Vita è una Startup, il mio libro che trovate – in ebook e cartaceo – su Amazon e in audiolibro su Audible.

     

  • ”Sport & Future”, come riconoscere e gestire un talento

    ”Sport & Future”, come riconoscere e gestire un talento

    Se come è, tutti alla nascita abbiamo un talento, allora varrebbe la pena rispondere ad alcune domande.Come si riconosce un talento? E, una volta individuato, come va gestito? Sono interrogativi a cui è chiamato a rispondere sia un allenatore, nello sport, sia un manager nell’ambito delle organizzazioni aziendali. Perché il talento è in ogni ambito della vita ma per liberarlo e fargli spiccare il volo è necessario un percorso di crescita da parte di un individuo di riferimento, un ispiratore.

    I talenti vanno individuati

    La scorsa settimana  ho lanciato “Sport & Future” – la prima tappa si è tenuta il 2 dicembre al Toolbox di Torino – una serie di eventi dedicati agli allenatori delle società sportive dilettantistiche, alle prese quotidianamente con migliaia di ragazzi da gestire, allenare e per chi, avendo a che fare con il talento, è preposto alla sua crescita e al suo successo. Successo, però, che non deve essere misurato in termini quantitativi: non servono soltanto i numeri, i gol segnati – se parliamo di calcio – o le presenze fatte. Bisogna considerare il benessere del talento: la sua crescita dipende dall’avere di fronte a sé una visione, un obiettivo che lo stimoli a performare. L’allenatore è la figura fondamentale. Spetta a lui il compito di individuare il talento, una merce preziosa e distribuita in modo squilibrato se si pensa che solo il 10% delle persone che noi reputiamo talentuose è il vero responsabile del successo di un determinato dominio. Sapevate che, ad esempio, il 50% di tutta la musica classica ascoltata nel mondo si deve al genio di soli 16 compositori? È un dato emblematico della condizione di emarginato in cui spesso viene relegato il
    talento. E anche qui gli esempi si sprecano dal compositore Bach fino a Van Gogh per arrivare a Gregor Mendel. Dove sono gli errori? Innanzitutto nel valutatore, vittima di un pregiudizio cognitivo: il suo parere nella considerazione delle potenzialità di uno sportivo – o di una personalità con spiccate capacità in qualsiasi settore – è ostacolato da condizioni pregresse che distorcono la reale percezione. Ad esempio questo avviene nei Dratf. Il draft NBA è un evento annuale della National Basketball Association (NBA) nel quale le trenta squadre possono scegliere
    nuovi giocatori. Questi devono avere almeno diciotto anni e di solito provengono dai college, nonostante fossero frequenti anche le scelte di giocatori internazionali o provenienti direttamente dalle high school, opzione divenuta impossibile dal draft del 2006 In questa selezione dei nuovi giocatori per la più importante competizione di basket americana, spesso le loro prestazioni sono inferiori alle aspettative che si sono create durante la scelta, ma i cestisti selezionati e considerati talentuosi vivono nella maggior parte dei casi di rendita. Guadagnano di più, vengono sostituiti di meno e difficilmente cambiano squadra. Ecco un pregiudizio cognitivo.

    Stimoliamo l’entusiasmo

    Una componente fondamentale di un talento è il suo entusiasmo. E un allenatore e ispiratore deve infondere nel giovane questa “essenza di Dio” così come da etimologia del termine. Attrarre, suscitare interesse, spiegare al talento le cause finali del progetto: ecco i doveri di un allenatore. Che è anche un ispiratore: un personaggio unico, che ci trascina via dal quotidiano, dall’apatia e ci porge le chiavi per entrare nello straordinario. Stimola passione, coraggio, entusiasmo e voglia di ripartire. Anche dopo una sconfitta e un fallimento. Una regola che vale per lo sport, per le organizzazioni aziendali. Per la vita.