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  • Quando viviamo da osservatori

    Quando viviamo da osservatori

    Quante volte ci ritroviamo a vivere giornate, ruoli e decisioni che non ci appartengono davvero? È come se fossimo spettatori passivi della nostra stessa esistenza.

    Accade spesso nelle aziende, nei progetti e persino nelle relazioni professionali. Ci adattiamo, indossiamo maschere, percorriamo sentieri che qualcun altro ha tracciato per noi. È un meccanismo quasi invisibile ma potente: seguire ciò che gli altri si aspettano da noi invece di ciò che ci somiglia davvero.

    La vera leadership

    La leadership autentica nasce quando smettiamo di restare a guardare e torniamo protagonisti delle nostre scelte. Non significa stravolgere tutto da un giorno all’altro. Significa avere il coraggio di riallineare ciò che facciamo con ciò che siamo.

    Non vuol dire rinunciare ai risultati. Al contrario, vuol dire costruirli a partire da un senso chiaro di direzione, da uno scopo che ci appartiene e che ci guida.

    Protagonisti dentro e fuori dal lavoro

    Essere protagonisti non riguarda soltanto la vita professionale. Vale anche per la vita di tutti i giorni, per le relazioni personali, la famiglia, le amicizie e l’amore.

    Non basta avere successo nel lavoro se nella sfera privata restiamo spettatori. Se siamo incapaci di dire ciò che proviamo davvero o di scegliere relazioni che ci nutrono invece di logorarci. Essere protagonisti significa assumersi la responsabilità di essere autentici sempre, senza nascondersi dietro ruoli o convenzioni.

    La lezione delle nuove generazioni

    Nel lavoro, come nella vita, non c’è innovazione senza autenticità. Non c’è crescita senza la capacità di riconoscere quando stiamo recitando una parte che non ci rappresenta più.

    Le nuove generazioni questo lo hanno capito molto bene. Per questo oggi sono diventate estremamente selettive: pesano le promesse fatte, osservano la coerenza tra parole e fatti e valutano con attenzione i loro interlocutori. Non si lasciano incantare da facciate o slogan. Cercano sostanza, verità e autenticità.

    Tornare a casa

    Ritrovare la propria voce, dentro e fuori dal lavoro, è un atto di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. È il momento in cui torniamo a casa, smettendo di sentirci spettatori nella nostra vita.

    La domanda, allora, resta aperta: oggi ti senti ancora fermo a guardare o hai già intrapreso il cammino per tornare a essere protagonista, dentro e fuori il lavoro?

    Photo by: Jakob Owens

  • Sii protagonista della tua vita, non spettatore passivo

    Sii protagonista della tua vita, non spettatore passivo

    Qualche tempo fa ho letto questo post su Quora, una nota piattaforma dove un utente qualsiasi può porre delle questioni e ricevere delle risposte da altri utenti.
    Il post, che presumibilmente viene da una persona di giovane età, diceva così:

    Perché il tempo scorre inesorabilmente e mi sento spettatore passivo mentre dovrei essere protagonista della mia vita?

    Quando leggo o ascolto questi pensieri, rabbrividisco.

    Sembra assurdo, ma non sapete quante persone la pensano così.

    La prima cosa che suggerirei a questa persona è di tranquillizzarsi.

    Preoccuparsi di un problema senza accettarlo ci porta ancora più lontani dalla soluzione.

    Bisogna accogliere questa sensazione, anche se non ci piace, per iniziare a vivere nel presente.

    Nel porsi la domanda questo ragazzo rigetta una parte di lui, quasi come uno spettatore di se stesso, come un terapeuta seduto, distante, su un’altra sedia.

    sogno
    Ph: Sharon Mc Cutcheon for Unpslash

    Liberiamoci dal giudizio degli altri

    “Dovrei”, dice.

    Dovrei per chi?

    Non certo per le altre persone.

    Il primo passo per essere protagonisti è quello di eliminare le imposizioni e il continuo confronto con la realtà esterna, abbattendo i paletti eretti dalla società.

    Come dico sempre, bisogna liberarsi dal giudizio degli altri.

    Accettiamoci per quello che siamo, anche se stiamo attraversando questa emozione di scomodo distacco.

    Dopo averlo fatto, possiamo pensare a una possibile soluzione al problema.

    Poniamoci queste domande:

    1) Cosa mi fa sentire vivo?

    2) Qual è lo scopo di questa nuova giornata?

    3) Come tirerò fuori il meglio di me?

    4) Per chi o che cosa sto vivendo adesso?

    Non pensiamo che cambiare vita sia così difficile, basta fare una piccola mossa quotidiana verso il nostro sogno, per aiutarci a sorridere e dare un senso alla nostra giornata.

    Ph: Kelly Sikkema for Unsplash

    Se vogliamo fare il romanziere, iniziamo a scrivere due righe al giorno, iniziamo dalle basi, non sovraccarichiamoci.

    Se vogliamo dipingere, basta uno schizzo su un foglio di carta in metropolitana.

    Vedremo che, riga dopo riga, disegno dopo disegno, saremo comunque felici e vorremo dare sempre di più.

    Anche la motivazione è uno sforzo che richiede tempo!

    Una volta che avremo raccolto l’energia necessaria, saremo più stimolati a vivere per noi stessi e a lottare per raggiungere quell’obiettivo.

    Sii il protagonista della tua vita, non lo spettatore pagante.

     A presto.