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  • Creatività, la nostra sana inquietudine

    Creatività, la nostra sana inquietudine

    La nostra unicità è uno strumento potentissimo per portare un vero processo di cambiamento nella nostra quotidianità, nel nostro qui e ora.

    Viviamo in un’epoca dove non è più sufficiente essere semplicemente innovatori, dobbiamo essere, dirompenti, inquieti,  veri rivoluzionari, per questo motivo dobbiamo ritrovare e liberare  la nostra creatività.

    La Creatività ha bisogno di una mente non convenzionale, altrimenti continua ad utilizzare gli stessi modelli mentali che il nostro Ego ci ripropone.

    Nella vita come nel lavoro. Essere creativi significa essere nel nuovo e naturalmente- il nuovo- ci porta a vivere il qui e ora, abbandonando le convinzioni passate. Con la creatività siamo collegati costantemente alla sperimentazione, all’innovazione, all’esplorazione. Tutto questo non ci dà nessuna garanzia su cosa verrà fuori, su cosa succederà, ma una certezza l’abbiamo: scegliamo noi.

    Liberiamo la nostra creatività, solo cosi andremo verso il nuovo

    La creatività non ha limiti, ci consente di immaginare qualsiasi cosa e le idee che ne scaturiscono sono portatrici di possibili e straordinari cambiamenti. Ma come faccio ad essere creativo? O meglio come posso far uscire la mia infinita creatività?

    Non dobbiamo avere paura, non dobbiamo avere paura di sbagliare, non dobbiamo avere paura del giudizio. Dobbiamo invece portare sempre con noi una meravigliosa e sana “follia”.

    Scrittori, musicisti, pittori, poeti, imprenditori, sportivi e molti altri,  sono grandi perchè hanno fatto della loro creatività il loro mantra.

    Donne e uomini come: Gandhi, Gesù, Socrate, Nelson Mandela, Giordano Bruno, Nikola Tesla, Frida Kahlo, Marie Curie, Billie Holiday, Maria Montessori, Martin Luther King, Steve Jobs sono alcune delle figure perseguitate perché portatrici del nuovo, portatrici delle idee rivoluzionarie scaturite dalla creatività.

    Questo è quello che dobbiamo insegnare alle nuove generazioni. Dobbiamo liberare la loro grande bellezza!!!!!

     

    Parlavano in modo nuovo, si comportavano in modo non convenzionale e la massa non poteva tollerarlo. La cosa incredibile è che queste persone hanno sacrificato la propria esistenza per portare ricchezza a tutta l’umanità. I creativi sono folli, sono inquieti, e  si comportano come tali.

    Rischiano tutto per le loro idee, per la loro infinita immaginazione, senza nessuna garanzia. La cosa straordinaria è che vivono della loro creatività e sono portatori e portatrici di sana energia, sono il sale della vita, portano prosperità, innalzano la coscienza delle persone, ma soprattutto infettano il mondo di positività e speranza.

    Tutta l’evoluzione del mondo è scaturita da persone definite “folli e inquiete”. Non si curano delle masse. Le menti collettive sono contro il nuovo. Affermazioni come: “Si è sempre fatto cosi”, “Non lasciare la strada vecchia per quella nuova”, “Sono cose da uomini” , ” Sei troppo giovane per capire” etc., sono il veleno  contro il nuovo, sono l’eredità tramandata dalla tribù che ha paura del vivere il qui e ora ma sopratutto non ha il coraggio di cambiare.

     

    Photo by edgar chaparro

  • Siamo tutti  “Nomadi Creativi”, ma pochi lo sanno

    Siamo tutti “Nomadi Creativi”, ma pochi lo sanno

    E’ cosi, la creatività ha bisogno di una mente non convenzionale, altrimenti continua a ripetere gli stessi schemi, nella vita come nel lavoro.

    Essere “Nomadi Creativi” significa essere nel nuovo e naturalmente il nuovo ci porta a vivere il qui e ora, abbandonando le convinzioni passate, per entrare nell’universo della consapevolezza

    Con la creatività siamo collegati costantemente al cambiamento all sperimentazione, all’esplorazione. Tutto questo non ci dà nessuna garanzia  su cosa succederà, ma una certezza l’abbiamo: scegliamo noi.

    La creatività non ha limiti, ci consente di immaginare qualsiasi cosa e le idee che ne scaturiscono sono portatrici di possibili e straordinari cambiamenti.

    Tu che stai leggendo ti stai chiedendo perchè “Nomade Creativo“?

    Provo a spiegarlo.

    Nomade: cerca la migliore condizione per la sua comunità e di conseguenza per se.  Il nomade scorre, lieve, sulla terra, è fluido nell’organizzazione, coglie la vita che gli serve per la vita Quello del nomade, in poche  parole, è come un fascino di gioventù: pare poco serio, ma è di vitalità magnetica.

    Creativo: perchè non si limita alla conoscenza va oltre. Il seme della creatività è già li nel bambino di pochi mesi. E’ questo seme vuole  crescere, progredire,  quindi immagina, elabora idee e cerca nuove strade

    I Nomadi Creativi sono folli perchè si comportano come tali. Rischiano tutto per le loro idee, per la loro infinita immaginazione, senza nessuna garanzia, vivono per il loro scopo.

    Il loro obiettivo è dare  vantaggio alla  comunità e di conseguenza anche a sé stessi, liberando creatività, entusiasmo e passione.

    I nomadi creativi  sono in costante connessione con altri, amano confrontarsi e collaborare, attraverso il  principio del dono.

    Liberano la loro sana inquietudine, anno spazio alla creatività, fatta di  immaginazione, idee e non si limitano a innovare, perchè in molti casi l’innovazione non è più sufficiente!!!

    Vogliono rivoluzionare!

     

    La cosa straordinaria che vivono della loro creatività e sono portatori e portatrici di sana energia, sono il sale della vita, portano prosperità, innalzano la coscienza delle persone ma soprattutto infettano il mondo di positività e speranza.

    Tutta l’evoluzione del mondo è scaturita dai Nomadi Creativi,  persone chiamate “folli”. Non si curano delle masse. Le menti collettive sono contro il nuovo, citazioni come: si è sempre fatto cosi, non lasciare la strada vecchia per quella nuova, sono cose da uomini etc etc., sono l’antidoto contro il nuovo, sono l’eredità tramandata di ciò che si conosce, dalla TRIBU‘.

    Gandhi, Gesù, Socrate, Nelson Mandela, Giordano Bruno, Nikola Tesla, Frida Kahlo, Marie Curie, Billie Holiday, Maria Montessori, Martin Luther King, Marie Curie, sono alcuni Nomadi Creativi perseguitati perchè portatrici del nuovo, portatrici delle idee rivoluzionarie scaturite dalla loro creatività, dalla loro passione e dal loro entusiasmo.

     

    Parlavano in modo nuovo, si comportavano in modo non convenzionale e la massa non poteva tollerarlo. La cosa incredibile, è che queste persone hanno sacrificato la propria esistenza per portare ricchezza a tutta l’umanità.

    Persone, come diceva Cicerone, perseguitate in vita e osannate da morte.

    Ma una verità è certa: ogni volta che un essere umano, donna o uomo che sia,  porta il nuovo, diffonde la sua creatività e condivide le sue idee, ha deciso di vivere!

    Abbandona il proprio Ego alla scoperta della propria coscienza. Sta realizzando il suo scopo, l’essenza per cui è sulla terra, la sua creatività nascosta esce, diventa evidente e quando tutto questo ha inizio, finalmente sta nascendo qualcosa di immenso per tutti.

    Tutti siamo Nomadi Creativi, ma pochi lo sanno

     

    Namastè

     

    Photo by: julian gentilezza

     

  • Dal supermercato dell’abitudine alla boutique della creatività per dare vita a un nuovo Rinascimento

    Dal supermercato dell’abitudine alla boutique della creatività per dare vita a un nuovo Rinascimento

    Stiamo vivendo un momento straordinario, al tempo stesso difficile ma ricco di opportunità.

     

    In passato grandi tragedie hanno dato il via a nuovi periodi di crescita.

    Epidemie e guerre sono state seguite da rinascite. Questo è il caso, ad esempio, del secondo conflitto mondiale, che lasciò il nostro paese distrutto dai bombardamenti, dal regime e dalla fame.

    Ma fu proprio in quell’occasione che gli italiani diedero il meglio di loro stessi, tanto da essere definiti, dallo storico Gaetano Salvemini, “un formicaio più rapido a costruire di quanto siano stati gli altri a distruggere”.

     

    Più di settanta anni dopo ci ritroviamo in una situazione simile. La pandemia causata dal Covid19, per fortuna, non ha provocato vittime e distruzioni paragonabili a quelle causate dalla seconda guerra mondiale, ma ha inflitto seri danni all’economia e all’istruzione, fino a mettere in discussione il nostro stesso stile di vita.

    Forse è necessario un approccio diverso, una crescita diversa, forse il mondo non può e non deve tornare ad essere quello di prima.

    Questa nuova consapevolezza apre un enorme ventaglio di eccitanti possibilità, un futuro tutto da costruire, ed è qui che deve entrare in gioco la nostra creatività. Dovremo passare dal supermercato dell’abitudine, delle convinzioni alla boutique della creatività.

     

    Lo sviluppo e l’espressione della nostra creatività, attraverso il talento di ogni singolo individuo,  possono essere d’ispirazione per gli altri, e possono portare a una e vera e propria rinascita culturale.

    A un nuovo Rinascimento. Lo stiamo aspettando da molto ed è forse finalmente venuto il momento che si realizzi. Noi potremmo essere spettatori ma, soprattutto, artefici di una nuova epoca d’oro.

     

    A tal proposito, è facile intuire che i maggiori artefici di questo futuro siano destinati ad essere i giovani mentre noi altri, gli adulti, i meno giovani, abbiamo il compito d’ispirarli. Dobbiamo essere d’esempio, con i gesti, ovviamente, ma anche con le parole, con il racconto e soprattutto con l’esempio.

    Ma come facciamo ad attrarre la loro attenzione, a farci ascoltare? Come facciamo a toglierci quella maschera che in molti casi nasconde il nostro vero io, la nostra unicità?

    La prima cosa è avere coraggio e non avere paura del giudizio. La seconda cosa, forse la  più importante nel raccontarsi ai giovani è dire loro cose che ancora non conoscono e ascoltali.  Sono bombardati continuamente da informazioni, più o meno veritiere o interessanti. Tutte cose che hanno già sentito mille volte.

    Per attirare la loro attenzione e fare la differenza, dobbiamo condividere con loro l’unicità della nostra esperienza e di noi stessi.

     

    Non è detto che sia facile, anzi è più faticoso che nascondersi dietro gli schemi o i finti personaggi che tanto ci fanno sentire al sicuro. Ma è sicuramente più efficace ed anche più divertente, come tutte le nuove sfide.

    Dovremo cambiare il nostro punto di vista, la nostra solita prospettiva. Solo così potremo fornire a ragazze e ragazzi uno strumento in più, una chiave di lettura che li aiuti , non solo a crescere, ma anche a entrare nel mondo della consapevolezza in modo da essere, un giorno  a loro volta ispiratrici e ispiratori.

     

    Ma come otterremo questo obiettivo? Usando la nostra creatività, fonte inesauribile di soluzioni alternative ed inaspettate.

    Quindi, per stimolare la creatività altrui dovremo stimolare anche la nostra,  nei contenuti e nei modi. Per contribuire a costruire, dunque, la società del futuro che desideriamo.

     

    Namaste

     

    Photo by: Roberto Lopez

  • Cambia i tuoi pensieri e cambierai la tua vita.

    Cambia i tuoi pensieri e cambierai la tua vita.

    Quando non si può più cambiare la situazione, non resta altro da fare che cambiare noi stessi – Viktor Frankl

     

    “Come vorrei cambiare vita”
    “Non mi piace il mio lavoro, vorrei fare altro”
    “Voglio andarmene via”
    “La mia vita è triste”

    Queste sono alcune delle frasi che sentiamo dire più spesso.

    E sono anche le frasi peggiori che possano essere pronunciate da una persona, perché queste affermazioni hanno un forte potere frenante e, per il modo stesso in cui vengono formulate, manifestano delle convinzioni che non permetteranno facilmente a un individuo di cambiare.

    work harder
    Ph: Jordan Whitfield for Unsplash

    Per produrre un reale cambiamento, bisogna uscire dallo stato di convinzione , il sentito dire, per entrare, attraverso la conoscenza, in uno stato di consapevolezza, che è costruita giorno dopo giorno attraverso le nostre  esperienze dirette.

    Questo concetto lo si può interiorizzare solo vivendo la vita a piene mani, solo affrontando in mare aperto il viaggio, costruendosi un bagaglio personale di conoscenze e di esperienze, non mediante giochi sofistici, falsi sillogismi o effetti retorici.

    cambiamento

    Se si vuole davvero cambiare vita, bisogna cambiare l’atteggiamento mentale, apportare reali trasformazioni dentro di noi, per veder mutare la realtà al di fuori di noi.

    Non è sufficiente cambiare lavoro, amicizie, o qualsiasi altra cosa accada all’esterno: il vero cambiamento avviene all’interno.

    La fisica quantistica ci dimostra che il pensiero, forza potentissima, interagisce con la materia.

    Oggi la fisica si congiunge alla scienza spirituale, dimostrando che è la consapevolezza che genera la materia.

    meditare
    Ph: Jd Mason for Unsplash

    Il vero cambiamento, quindi, deve avvenire a livello di consapevolezza e non di convinzioni; solo quando la nostra consapevolezza inizierà a progredire, inizieranno a cambiare anche i nostri pensieri.

    Inoltre, man mano che inizieremo a far crescere i pensieri, i conseguenti risultati cambieranno in modo fluido.

    Tutto questo ci permetterà di vivere in modalità attiva e non passiva il momento presente, il qui e ora.
    Saremo su un altro livello, in grado di consigliare e di amare senza giudicare, totalmente distaccati dal giudizio degli altri.

    Ma da dove partire?
    Un suggerimento: dalla meditazione, costa poco ma ha dei benefici straordinari.

    Namastè

     

    Photo by: Ben Blennerhassett

  • Talento Rivoluzionaro

    Talento Rivoluzionaro

    L’impresa contemporanea non può vivere senza un elemento fondamentale: il talento.

    Il nuovo paradigma imprenditoriale è centrato nelle persone e nei risultati, tanto che il talento è diventato un attivo strategico irrinunciabile. Solo nella misura in cui il talento sa essere coltivato si potranno aumentare i benefici per l’impresa e la soddisfazione personale di chi in essa lavora.

    L’elemento è tanto determinante per le imprese che oggi, nei contesti innovativi, viviamo nella cosiddetta “guerra per il talento”: ne sono un esempio le espressioni dell’economia del web, come Google e Facebook, che fanno a gara per acquisire i loro validi competitor o le attività collaterali sviluppate in seno a loro stesse, non solo in forma di impresa ma anche di persone.

    Del resto, le imprese di tutto il mondo, siano esse prodotto del capitalismo cognitivo oppure del capitalismo manifatturiero, competono su vari fronti: da una parte captano e fidelizzano i clienti (elementi esterni) e dall’altro lato attraggono e contrattualizzano i professionisti (elementi interni).

    Nel momento in cui le imprese sono capaci di creare valore per i loro dipendenti sono capaci di creare valore anche per i loro clienti.

    L’importanza del talento quindi non è dato di poco rilievo, ma è una necessità reale per agire nel mondo globale.

    Le imprese devono lottare per non rendere questo un elemento sempre più scarso e male amministrato, come spesso capita.

    Infatti, il talento necessita molta cura, giacché è una risorsa preziosa che gli esseri umani apportano solo attraverso una specifica volontà e che può essere o non essere attivata, a seconda delle condizioni di chi la possiede.

    Frequentemente dimentichiamo che il talento non solo consiste in conoscenze e capacità, ma anche in compromessi e azioni.

    Quando la giornata di lavoro finisce, il talento esce dall’impresa e torna a casa sua. È dunque un elemento portante dell’impresa ma che appartiene alla persona e che deve essere ben diretto e amministrato dalle leadership organizzative,  poiché il talento può sparire drammaticamente dalle organizzazioni in molte forme diverse (turnover, demoralizzazione, mancanza di spazi adeguati ecc…).

    La gestione del talento nelle imprese è complessa e sottile, e ha come ingredienti imprescindibili il saperlo identificare, captare, sviluppare e trattenere.

    Portare avanti tutte queste operazioni non è semplice. Ci sono imprese che sono capaci di captare il talento ma non sono in grado di svilupparlo o di trattenerlo.

    Compito degli  Ispratori e delle Ispiratrici  è dunque quello di saper bilanciare il talento con i fini dello sviluppo delle organizzazioni e delle persone.

    La chiave di maggior successo delle organizzazioni sta nell’innovazione sociale ,

    ossia nella capacità di creare sia  valore per il cliente attraverso prodotti e servizi, sia con i clienti interni, tanto che meccanismi di questo tipo sono il polmone con il quale respirano i mercati competitivi. Il talento è diventato il maggiore patrimonio delle organizzazioni: comprendere questo dato fondamentale valorizzando e riconoscendo le persone e le loro circostanze è l’imprescindibile sfida dell’oggi.

     

  • Nuove generazioni in panne: cosa frena la loro avanzata?

    Nuove generazioni in panne: cosa frena la loro avanzata?

    Molto spesso si parla dei giovani (le nuove generazioni), apostrofandoli come degli inetti, sdraiati, non interessati a ciò che li circonda, pigri, senza desideri e ambizioni. Ma è davvero così?

    Come mai una generazione, nata in un epoca sempre più tecnologica, ha così tante difficoltà a  dialogare con gli adulti, a trovare la strada del proprio futuro?

    Sarà che non gli ascoltiamo? Sarà che li consideriamo scontati? Sarà che noi adulti (genitori, docenti, allenatori, manager etc etc) non siamo più allenati ad essere delle vere proprie guide, punti di riferimento, ispiratori o ispiratrici?

    La verità è che se decidiamo di intraprendere un viaggio, non basterà essere riforniti dei migliori equipaggiamenti possibili. La bussola più costosa in commercio e la tenda più resistente non serviranno a nulla se non abbiamo la minima idea di come usarli.

    Tra lo strumento e l’utilizzo sapiente dello stesso c’è un passaggio fondamentale: il ruolo della guida, di chi prendendoci per mano ci insegna l’utilizzo degli strumenti.

    Questa figura è in grado non solo di indicarci una via, ma anche di spiegarci per quale motivo la stiamo percorrendo e quali sono i pericoli che affronteremo.

    Una guida che ci spiega che la vera felicità sta nel viaggio, nel nostro viaggio e non quello di altri, dove scopriamo significati importanti come coraggio, desiderio ,istinto ma sopratutto liberiamo il nostro entusiasmo.

    E qui tocchiamo un altro punto a mio avviso fondamentale: la conoscenza del pericolo e i metodi per affrontarlo.

    Al giorno d’oggi si è persa l’arte della conoscenza del pericolo ma la tendenza è sempre di più quella di evitarlo. L’ostacolo è percepito come uno spauracchio da rifuggire con qualsiasi mezzo e non come un momento di crescita.
    Pensiamo a un bambino che si ammala.

    Uno scenario impraticabile per i genitori, che devono impazzire per trovare qualcuno che resti a casa con lui e per il bambino stesso che perde giorni di scuola, lezioni di flauto traverso, partite di calcio e corsi di pittura .

    Il tutto si risolve con una massiccia dose di, inutili in molti casi, “medicine” per velocizzare il processo di guarigione e si perde ad esempio la bellezza di passare del tempo seduti in poltrona accanto a nostro figlio, raccontandogli una favola, conversando, giocando una partita a battaglia navale, conversando del più e del meno o più semplicemente facendogli sentire la nostra “presenza” ascoltandoli.

     

    Ogni momento che non resta religiosamente scandito dalla nostra routine viene percepito come inutile, perso, ma così facendo siamo arrivati al punto che tutto quello che richiede un lasso di tempo maggiore della consegna delle pizze non viene più esplorato.

    Ma il concetto di tempo ci insegna qualcosa di estremamente fondamentale: che non possiamo fare tutto.

    Quindi dovremo scegliere le cose più importanti, le priorità, e dovremo dedicargli l’impegno necessario, sacrificando qualcos’altro al suo posto, in questo modo acquisterà valore.

    Il sacrificio è esattamente il punto in cui vi volevo portare con la mia riflessione. Un’altra parola che viene vissuta dai più come qualcosa di osceno.

    Sacrificarsi? E per quale ragione dovremmo consapevolmente decidere di privarci di qualcosa?

    Perché quando si perde il senso negativo di questa parola, ci si rende conto che levare da una parte per aggiungerne da un’altra la eleva, la rende inestimabile.

    Perché ci abbiamo investito e vogliamo che funzioni a dovere e siamo quindi disposti a continuare ad impegnarci, per vederla progredire.

    Ripercorrendo il ragionamento che abbiamo fatto è chiaro che il ruolo del genitore sia quello della guida, che ci mostra come arrivare a un obiettivo, coniugando ciò che decidiamo faticosamente di imparare, insieme agli strumenti che riusciamo a reperire.

    Il tempo passa e non possiamo recuperarlo ma una cosa possiamo fare: VIVERLO con chi davvero amiamo.

     

    Namastè

     

  • Apparente normailità

    Apparente normailità

     

    Le nostre abitudini , le nostre esperienze quotidiane, le costanti situazioni che si susseguono nella nostra vita, le persone che incontriamo giornalmente e le cose che ci accompagnano nella nostra “apparente normalità” non sembrano destare in noi alcun vero stupore.

    Tutto ciò che rientra nella rutine suscita poco interesse, poiché l’abitudine rende la vita di tutti i giorni priva di avventura, stimoli, slancio ed entusiasmo.

    Vivere cosi, con apatia, significa sopprimere la nostra creatività, facendo posto in modo sempre più importante alle cose noiose e scontate, per cui succede che iniziamo a pensare di sapere tutto, e iniziamo a giudicare in modo aprioristico tutto ciò che non si ha la pazienza di osservare.

    Tanto non cambia mai nulla, tanto è cosi, si è sempre fatto cosi…

    Solo le novità e l’entusiasmo delle persone provocano e mobilitano le energie della creatività verso una vera innovazione sociale: esserne completamente privi vuol dire sopravvivere piuttosto che vivere.

    I rischi, le incognite sono importanti per l’essere umano che si troverebbe, senza di essi, a vivere una vita che non lascia spazio all’immaginazione , alla speranza e soprattutto al cambiamento.

    Bisogna coltivare il gusto della novità ed avere la gioia e il coraggio di andare incontro al futuro vivendo il presente, poiché’ il timore dell’imprevisto nasce solo dalla paura di vivere, di osare di mettersi in discussione.

     

    William James, il grande filosofo americano, una volta disse:

    “Iniziate sin da ora ad essere ciò che vorrete diventare d’ora in avanti”

    Noi non sapremo mai chi siamo veramente, non conosceremo mai il nostro valore, se non accettiamo la sfida e il confronto di una realtà che non è un piccolo feudo ma uno spazio da tutti percorribile.

    Il cambiamento, le novità e l’entusiasmo, proiettandoci con coraggio nel mondo esterno, ci danno la possibilità di entrare in una community umana, fatta di conoscenza e condivisione. Ci mettono in condizione  di creare e vivere una vera Innovazione Sociale

    Questa può essere anche diversa da ciò che crediamo, ma che abbiamo assolutamente bisogno per non rischiare di essere ancorati all’Ego, presuntuosi e soprattutto sordi ai cambiamenti.

    Vivere vuol dire partecipare, intervenire, modificare ininterrottamente se stessi e il mondo, sentirsi responsabili della propria esistenza, e avere entusiasmo per il nuovo

    Creazione, cooperazione e condivisione saranno le parole che accompagneranno chi, come molti, avrà deciso di portare innovazione, non soltanto dal punto di vista professionale ma soprattutto personale, per le persone con le persone.

    Le cose   cambiano se lasciamo ad altri un atteggiamento di accettazione passiva delle cose e se non ci preoccupiamo del giudizio degli altri, perché loro non sanno chi siamo veramente, ma noi si.

    Questo è il momento di una  nuova startup della nostra vita e noi, non dimentichiamocelo,   siamo i principali protagonisti, gli startupper del nuovo.

     

    Namaste

     

    Photo by: Sharon Mccutch

  • Il futuro si costruisce vivendo  il qui e ora

    Il futuro si costruisce vivendo il qui e ora

    Il futuro si costruisce vivendo pienamente il qui e ora e non andando a pescare i modelli del passato.

    I modelli del passato ci impediscono di vivere il presente, andiamo a pescarli istintivamente.

    Tutto ciò rappresenta un limite enorme alla nostra libertà di pensiero, di azione, che invece sono fondamentali per la costruzione del nostro futuro.

    Il problema è che venendo al mondo “sottoscriviamo” contratti imposti dalla tribù, persone che si aspettano qualcosa da noi – sono quindi contratti che non ci appartengono.


    Un classico esempio è il contratto genitori / figli: se un genitore pretende che il figlio prenda buoni voti a scuola o eccella nello sport, al primo passo falso dimostrerà fastidio e delusione, che esprimerà in frasi tipo :.

    “Non sei stato all’altezza”.

    “Mi hai deluso”.

    Sono frasi devastanti, che condizioneranno i figli per tutta la vita. Perchè?

    Perchè crescendo, quelle parole gli rimarranno impresse in un angolo della mente e da quell’angolo andrà a pescarle ogni volta che si sentirà di aver commesso un errore, di aver fallito o di essere a un passo dal fallimento, in virtù del meccanismo della profezia che si auto-avvera.

    Avrà la convinzione che gli errori come i fallimenti saranno tatuaggi indelebili che li accompagneranno per tutta la vita, mentre non sanno che sono solo lividi temporanei.

    Lividi che permettono, attraverso le esperienze,  quella crescita che si trasformerà in consapevolezza

    Il giudizio espresso anche molti anni prima, frutto di un contratto mai sottoscritto consapevolmente, condiziona il futuro e la nostra crescita, limitando, anzi negando la possibilità di scrivere e ascoltare la colonna sonora della nostra esistenza

    Ogni volta che qualcuno esprime un giudizio, sta contribuendo alla creazione di un modello errato di noi, che però non siamo tenuti a rispettare. Tutt’altro!

    Dobbiamo sottrarci dal giudizio, cosi da vivere pienamente il nostro qui e ora, liberi dai condizionamenti del passato.Ricordiamoci: il passato non puoi cambiarlo, quindi è di per sé inutile andare a ripescarlo, perché non ci darà nessuno slancio per costruire il futuro.

    Questo succede anche nelle imprese dove ancora oggi, l’incapacità di gestire relazioni vere, basate sul costruire fiducia, sostegno, ascolto, esempio, generano il dubbio sulle proprie capacità.

    Il risultato? Entusiasmo e Talento imprigionati,  in attesa di essere liberati.

    Per questi motivi e relazioni, sane,  di qualsiasi natura contano, sono fondamentali, modellano il presente.

    Hanno il potere di farci sapere e ricordarci ogni giorno che possiamo contare su quell’ispiratore o quella ispiratrice, individui pronti a sostenerci con l’esempio, con l’ascolto e facendo di tutto perchè si possa cosi  disancorare la nostra barca, per partire in mare aperto verso quella meravigliosa esperienza chiamata esistenza.

    Allora che fare? I giudizi sono solo una zavorra che conviene abbandonare se vogliamo d’ora in avanti non sprecare il nostro tempo,  regalare il nostro tempo ad altri.

    In fondo il tempo è un’illusione, come diceva Einstein. Non abbiamo la possibilità né di cambiare il passato né di cambiare il futuro: allora non ci resta che vivere il presente, per quanto “illusorio” esso sia.
  • L’amicizia? E’ un “pieno per pieno”

    L’amicizia? E’ un “pieno per pieno”

    Una sera diversa, eppure come tante altre. Siamo seduti tutti attorno allo stesso tavolo. Facce che conosco bene, fin troppo bene. Amici da una vita. Abbiamo qualcosa da festeggiare, stasera. Dopo aver ordinato dal menù, leviamo i calici
    tra sguardi complici e sorrisi rilassati.

    Le parole non servono tra di noi. Adoperiamo solo quelle più leggere, quelle che ci fanno ridere e ci aiutano a camminare su e giù per la vita, come se la pesantezza della forza di gravità fosse annullata. O, almeno, ridotta. Come se fossimo sulla luna. Con degli amici così – sono fortunato, posso dirlo – è molto più facile avere un metro di giudizio lucido per misurare tutti i rapporti.  Le “false amicizie”, o quelle più tiepide, le puoi riconoscere subito, quando dalla tua hai degli amici così.

    L’importanza dell’amicizia

    Credo che una delle parole più abusate e non rispettate nel suo vero valore sia “amicizia”. L’amicizia, amicìzia s. f. [dal lat. amicitia, der. di amicus «amico»], svolge un ruolo importante nell’arco della nostra esistenza.  Nelle varie startup della nostra vita, l’amicizia diventa un vero collante: non solo nelle relazioni, ma anche e soprattutto per vivere appieno il nostro qui e ora. Il nostro Presente, proprio come un dono.  L’amicizia è una forma di connessione bidirezionale, non banale, da maneggiare con cura.
    Va vissuta appieno per rendere il rapporto appagante e rispettato. L’amicizia non è un vuoto per pieno o peggio ancora un vuoto a perdere, ma un “pieno per pieno”. Le fasi della vita sono tre: la prima, da 0 a 20/25 anni; la seconda, da 25 a 65 anni; la terza, da 65 anni in poi. Ecco, in queste tre fasi le nostre relazioni subiscono dei mutamenti, dovuti soprattutto ai condizionamenti e alle nostre esperienze, questo possiamo immaginarlo.  Quello che però dovremmo ricordare sempre è che l’amicizia in realtà è un’opinione del tutto personale.

    Il valore del bene

    Mi viene in mente Aristotele, che ha identificato tre tipi di amicizia:

    1. l’amicizia basata sull’utile, che è quella di valore assolutamente minore;
    2.  l’amicizia basata sul piacere, che è quella che si trova a metà strada tra l’amicizia dell’utile e l’amicizia del bene;
    3. l’amicizia basata sul bene, ovvero quella l’amicizia più grande e autentica, che è veramente fonte di felicità. Questa, l’amicizia più importante.

    Stasera ho scelto di dedicare del tempo per coltivare l’amicizia basata sul bene. Quella di qualità, quella che mi merito, quella che tutti ci meriteremmo di curare e vivere. Saluto i ragazzi, arrivo davanti alla porta di casa. Giro la chiave.
    Sta a noi scegliere quali tipi di rapporti coltivare, sapendo bene che, a seconda del tipo di relazione/amicizia che scegliamo, il nostro pieno per pieno può cambiare.

    Namastè.

  • L’esperienza a Dynamo Camp, dove il sorriso è più forte delle malattie

    L’esperienza a Dynamo Camp, dove il sorriso è più forte delle malattie

    Capita a volte, inaspettatamente, di entrare in un posto pensando si tratti di un luogo come tutti gli altri. E, invece, quando varchi la soglia, scopri di fare ingresso in una località magica, surreale, avvolta da una sorta di aurea che ti lascia pensare. Ti fa credere di essere entrato in un’altra dimensione. Un’energia indescrivibile.

    Un posto che ti fa abbandonare i dubbi – ma te ne presenta altri – lo sconforto e le preoccupazioni, tutte quelle certezze che avevi fino a ieri o fino a un minuto prima di varcare la soglia. Quando vi entri, ti trovi davanti a situazioni impensabili: puoi capirle solo vedendole di persone.

    Dynamo Camp

    Mi è capitato visitando la meravigliosa struttura di Dynamo Camp, il luogo – nei pressi di Pistoia, nel centro della Toscana – dove vengono accuditi bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni con patologie gravi e croniche sia in terapia che in fase di post ospedalizzazione. Mi ha accolto Cristina che mi ha fatto conoscere la realtà e le varie aree del camping.

    Quando camminavo per scoprire questo luogo, la mia mente è stata attraversata da numerose considerazioni su quanto sia importante rallentare, invece di vivere freneticamente, e vivere il “qui e ora”. Con Serena e Vito, ho condiviso emozioni, racconti e concetti: conversazioni che hanno sprigionato energia e mi hanno fatto scendere lacrime di gioia e commozione dal viso.

    Eppure il momento più toccante l’ho vissuto entrando in mensa. Lì dove bambine e bambini, nonostante gli evidenti problemi di salute, conservano negli occhi gioia, serenità e gioia. Si trovano in quel luogo per riscoprire il sorriso, dare sfogo alla loro creatività. Nessuno di loro aveva gli occhi spenti: tutti condividevano felicità e spensieratezza, ognuno con le sue diverse malattie, circondati dall’affetto degli straordinari medici e volontari. Personale consapevole di essere periferico rispetto alle figure centrali di Dynamo Camp: i bambini e le bambine. È difficile, a parole, descrivere uno scenario del genere.

    Il mio impegno

    Nel mio piccolo, farò qualcosa affinché i bambini possano uscire dal camping con lo stesso sorriso che portano durante l’esperienza nel centro. È stata anche per me un’esperienza stravolgente. Che mi porterò dietro, e nel mio cuore, per sempre. La racconterò nel tour de “La Vita è una startup”. Grazie a Cristina, Vito e Serena e a tutti coloro che portano avanti Dynamo Camp. Ma grazie soprattutto ai bambini: mi hanno confermato, ancora una volta, che per essere felici basta veramente poco.