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  • “La rivoluzione del presente: dove tutto comincia davvero.”

    “La rivoluzione del presente: dove tutto comincia davvero.”

    Vivere in un mondo iperconnesso ma disconnesso da sé

    Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano di cambiamento, ma pochi lo incarnano davvero.
    Siamo iperconnessi e al tempo stesso scollegati da noi stessi. Ci rifugiamo nella comfort zone delle abitudini digitali, delle scadenze, dei like, delle routine che ci anestetizzano.
    La vita, quella vera, scorre dietro le notifiche che inseguono la prossima distrazione.

    L’abitudine: il sonnifero del nostro tempo

    L’abitudine è il sonnifero più potente della modernità.
    Ci abitua a non vedere, a non ascoltare, a non stupirci. Ci illude di vivere mentre in realtà stiamo solo replicando.
    Ogni giorno uguale al precedente, ogni gesto automatico, ogni parola detta “tanto per dire” è un modo elegante per dire addio alla nostra autenticità.

    La paura che ci trattiene dal vivere davvero

    Ci lamentiamo della noia, della mancanza di senso, del mondo che non cambia.
    Ma il mondo non cambia perché noi non cambiamo.
    E non cambiamo perché abbiamo paura: paura del fallimento, dell’imprevisto, del giudizio.
    Abbiamo paura di essere vivi davvero.

    Il caos come luogo della creatività

    Eppure è proprio lì, nel rischio, nell’incertezza, nel caos, che nasce la parte più geniale, umana e creativa di noi.
    L’intelligenza non si accende quando tutto è sotto controllo. Si accende quando il terreno sotto i piedi si muove.
    Solo chi osa disobbedire all’automatismo della paura scopre la gioia autentica di essere presente, sveglio, vivo.

    La rivoluzione interiore

    Non serve una rivoluzione esterna. Serve una rivoluzione interiore.
    Un atto di ribellione gentile ma radicale: scegliere di non obbedire più alla consuetudine, al “si è sempre fatto così”, al “tanto non cambia nulla”.
    Perché cambia. Cambia tutto, nel momento in cui smetti di essere spettatore e decidi di partecipare.

    Tre parole per rinascere: creare, cooperare, condividere

    Creare, cooperare e condividere.
    Tre verbi semplici, ma sovversivi.
    Sono la grammatica della vita autentica, quella che trasforma l’indifferenza in movimento, la paura in esperienza, la solitudine in comunità.
    E sono le parole che devono tornare a ispirare le nuove generazioni, troppo spesso soffocate dal rumore di un mondo che insegna a sopravvivere, non a vivere.

    Il futuro nasce dalla presenza

    Il futuro non lo costruiscono i visionari chiusi nelle torri di vetro, ma le persone che scelgono di abitare con consapevolezza il proprio presente.
    Perché il futuro nasce sempre da un atto di presenza.
    E la presenza è la forma più pura di rivoluzione.

    Il coraggio di ispirare con la propria vita

    Smetti di aspettare che qualcosa accada.
    Smetti di rimandare la felicità, la decisione, la vita.
    Il passato è già scappato.
    Chi vive di speranza è già altrove.
    Ma il presente, questo preciso istante, è tutto ciò che hai.
    E devi renderlo tuo. Totalmente.

    Perché ispirare significa vivere con coraggio.
    E vivere con coraggio è il modo più autentico di cambiare il mondo.

  • Il Cambiamento È Cambiato: Chi Non Valorizza il Capitale Umano È Destinato a Scomparire

    Il Cambiamento È Cambiato: Chi Non Valorizza il Capitale Umano È Destinato a Scomparire

    Il cambiamento è cambiato.
    Il capitale umano è la tua unica ancora di salvezza.
    Decidi adesso da che parte stare.

    Oggi il mondo delle organizzazioni non evolve, si trasforma a scosse. È un terremoto permanente che riscrive da zero le regole del mercato, delle relazioni e di chi è chiamato a ispirare.

    Non si tratta più di scegliere “se” cambiare, ma quanto velocemente e in che direzione.

    Il cambiamento è cambiato.
    Non ha più margini per le vecchie logiche di gestione. Non si adatta ai tempi di chi decide di restare fermo.

    Il capitale umano: il nuovo centro di potere

    Oggi, ogni organizzazione che vuole essere competitiva deve comprendere una verità scomoda:
    il capitale umano è l’unico asset in grado di garantire la continuità e la crescita.

    Non sono più sufficienti la tecnologia, i processi o i prodotti.
    Senza la capacità di attrarre, trattenere e valorizzare le persone migliori, nessuna azienda riuscirà a sopravvivere ai prossimi anni.

    Inoltre , come ci ricordano Gary Hamel e Michele Zanini, in uno suo straordinario saggio, Humanocracy , “uno dei mali peggiori delle organizzazioni moderne è la burocrazia: soffoca l’innovazione, rallenta il cambiamento e limita il potenziale delle persone. Oggi, per creare valore reale e duraturo, dobbiamo andare oltre i modelli tradizionali, liberando le energie creative dai vincoli burocratici.”

    E c’è un ulteriore aspetto chiave: costruire una reputazione solida e credibile, capace di attrarre non solo talenti ma anche clienti e partner, richiede un cambio culturale profondo e senza precedenti.

    Solo così sarà possibile generare valore autentico e duraturo nel tempo.

    Non si tratta di fare “engagement” aggiungendo qualche benefit in più. Serve riscrivere le regole interne, ripensare la leadership, i linguaggi e i modelli operativi, portando in azienda veri modelli capaci di ispirare il capitale umano.

    Le quattro leve che fanno la differenza
    Nel libro Ispiratori del nuovo Millennio di Giustiniano La Vecchia, emerge una visione chiara:
    le organizzazioni che vinceranno questa sfida avranno al centro 4 leve strategiche.

    • Empatia :Non puoi più gestire persone e mercati senza ascolto profondo e relazioni autentiche. L’empatia è il collante di ogni ecosistema aziendale sano.
    • Innovazione: Non basta adottare nuove tecnologie. Innovazione significa riscrivere processi, modelli organizzativi e sistemi decisionali in chiave aperta e fluida.
    • Intelligenza emotiva:Nel caos dell’incertezza globale, servono leader e team capaci di leggere e gestire le emozioni, generando fiducia e stabilità.
    • Creatività:Vere rivoluzioni nascono dalla capacità di immaginare, di portare idee nuove e di costruire soluzioni inedite. Senza creatività non esiste discontinuità reale.

    O agisci o soccombi
    Lo “status quo, si sta inesorabilmente sgretolando”

    Le organizzazioni si trasformano radicalmente, o vengono superate da competitor più veloci, più coraggiosi e più umani.

     

    Oggi il cambiamento non è solo una scelta di business: è una scelta di  crescita , innovazione e sopravvivenza.

    La tua scelta è adesso:

    Cambia cultura, cambia mentalità.
    Metti il capitale umano al centro di ogni strategia.
    Agisci ora o preparati a uscire dal mercato.

     

    Fonti :
    World Economic Forum – Future of Jobs Report
    https://www.weforum.org/reports/the-future-of-jobs-report-2023

    Harvard Business Review – Why People Really Quit Their Jobs
    https://hbr.org/2022/01/why-people-really-quit-their-jobs

    McKinsey & Company – The State of Organizations 2023
    https://www.mckinsey.com/capabilities/people-and-organizational-performance/our-insights/the-state-of-organizations-2023

    Gallup – State of the Global Workplace Report
    https://www.gallup.com/workplace/349484/state-of-the-global-workplace-2023.aspx

    Deloitte Human Capital Trends
    https://www2.deloitte.com/us/en/insights/focus/human-capital-trends.html

    Ispiratori del nuovo Millennio – Giustiniano La Vecchia (Amazon)
    https://www.amazon.it/Ispiratori-del-nuovo-Millennio-cambiamento/dp/B0CNV6MQ3H

    Photo by; vlad hilitanu

  • “Cosa cercano le nuove generazioni dalle aziende?”

    “Cosa cercano le nuove generazioni dalle aziende?”

    Un Racconto di Valori, Benessere e Innovazione

    Negli ultimi anni, Millennials e Gen Z hanno rivoluzionato il concetto di lavoro. Per loro, un impiego non è solo un mezzo di sostentamento, ma un’esperienza che deve riflettere valori personali, ambizioni di crescita e attenzione al benessere. Questo nuovo approccio è il risultato di una combinazione di fattori: l’impatto delle crisi economiche, l’avvento di tecnologie digitali e una crescente consapevolezza verso la sostenibilità e la giustizia sociale.

    I giovani cercano ambienti di lavoro che rispecchino il loro stile di vita. La flessibilità, ad esempio, è diventata un elemento essenziale. Modelli di lavoro ibridi, dove si alternano giorni in ufficio e da remoto, rappresentano per molti il perfetto equilibrio tra produttività e qualità della vita.

    Negli Stati Uniti, il 74% dei giovani preferisce questa modalità, e l’idea di una settimana lavorativa ridotta è accolta con entusiasmo, purché non implichi tagli agli stipendi o aumento dello stress​

    Ma la flessibilità da sola non basta.

    I giovani desiderano lavorare per aziende che abbiano un impatto positivo sul mondo. Temi come sostenibilità ambientale e responsabilità sociale occupano una posizione centrale nelle loro scelte.

    La Generazione Z, in particolare, è critica verso organizzazioni che non dimostrano un impegno concreto. Secondo uno studio del Sole 24 Ore, circa la metà dei giovani lavoratori valuta positivamente solo le aziende che affrontano seriamente questioni come il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali​

    Un altro aspetto cruciale è la cultura aziendale. Inclusione e diversità non sono più valori opzionali, ma requisiti indispensabili.

    La presenza di ambienti inclusivi, dove ogni individuo si sente valorizzato e rispettato, non solo aumenta la soddisfazione lavorativa, ma favorisce anche la creatività e l’innovazione.

    Questo è particolarmente vero per i giovani appartenenti a minoranze etniche o comunità LGBT+, che cercano luoghi di lavoro dove possono esprimersi liberamente senza timore di discriminazioni.

    La salute mentale, poi, è diventata un argomento prioritario.

    La Gen Z, cresciuta in un mondo sempre connesso e competitivo, denuncia livelli di stress e burnout superiori rispetto alle generazioni precedenti.

    Studi recenti rivelano che il 64% dei giovani sperimenta stress quotidiano sul lavoro. In risposta, molte aziende stanno introducendo iniziative dedicate al benessere psicologico, come giornate di riposo specifiche, supporto psicologico e workshop per la gestione dello stress​

    Dal punto di vista economico, anche se valori come flessibilità e sostenibilità sono centrali, la sicurezza finanziaria resta fondamentale.

    In Italia, dove il tasso di disoccupazione giovanile supera il 23%, trovare un lavoro stabile e ben remunerato è una priorità.

    I giovani apprezzano benefit tangibili come assicurazioni sanitarie, congedi parentali , programmi pensionistici, che dimostrano l’impegno dell’azienda verso il loro benessere a lungo termine​ e tanta formazione innovativa

    Un elemento spesso sottovalutato, ma essenziale per attrarre talenti, è l’innovazione tecnologica.

    Le nuove generazioni sono affascinate da settori in crescita come intelligenza artificiale, energie rinnovabili e realtà aumentata.

    Aziende che adottano strumenti all’avanguardia non solo migliorano la produttività, ma dimostrano di essere orientate al futuro, un aspetto che i giovani considerano decisivo.

    In definitiva, Millennials e Gen Z cercano qualcosa di più di un semplice stipendio.

    Vogliono far parte di organizzazioni che valorizzano il loro potenziale, rispettano i loro valori e offrono opportunità per crescere in un ambiente inclusivo e sostenibile. Per le aziende, adattarsi a queste esigenze non è solo una questione di attrazione di talenti, ma una strategia indispensabile per prosperare nel mondo del lavoro moderno.

    Fonti principali:

     

  • “Perché le Nuove Generazioni Sono la Chiave per le organizzazioni e i Lavori del Futuro?

    “Perché le Nuove Generazioni Sono la Chiave per le organizzazioni e i Lavori del Futuro?

    Le Nuove Generazioni e il Futuro del Lavoro: Un’Opportunità per Innovare e Crescere

    Negli ultimi anni, la trasformazione digitale, l’automazione e i cambiamenti globali hanno ridefinito il mondo del lavoro, dando vita a nuove professioni e a nuove competenze.

    Nei prossimi 4-5 anni, le nuove generazioni, ossia i giovani nati a partire dal 2000, costituiranno una parte fondamentale della forza lavoro, sia in Italia che a livello globale.

    Prepararsi a questo cambiamento e investire nel loro potenziale

    è essenziale per assicurare la crescita e l’innovazione.

    I Nuovi Lavori del Futuro: Opportunità e Sfide

    Secondo il Future of Jobs Report del World Economic Forum, entro il 2025 si creeranno circa 97 milioni di nuovi posti di lavoro in settori emergenti, come l’intelligenza artificiale, la robotica, la sostenibilità e la tecnologia verde.

    Tuttavia, allo stesso tempo, circa 85 milioni di posti di lavoro tradizionali potrebbero scomparire a causa dell’automazione e dell’adozione di nuove tecnologie.

    Tra i ruoli in crescita, i più richiesti saranno:

    1. Specialisti in Intelligenza Artificiale e Machine Learning: figure essenziali per lo sviluppo e l’implementazione di sistemi intelligenti, cruciali in settori come la sanità, la finanza e il marketing.
    2. Data Analyst e Data Scientist: professionisti che raccolgono e analizzano dati per aiutare le aziende a prendere decisioni strategiche basate su informazioni concrete.
    3. Esperti di Sostenibilità e Transizione Energetica: con l’emergenza climatica, la domanda di professionisti che possano sviluppare strategie aziendali sostenibili è in costante crescita.
    4. Specialisti in Cybersecurity: il numero crescente di attacchi informatici richiede esperti in grado di proteggere i dati aziendali e i sistemi informatici.
    5. Digital Marketing Specialist e Content Creator: con la digitalizzazione, cresce la domanda di esperti che sappiano sfruttare i canali online per costruire la reputazione e l’immagine aziendale.

    Queste professioni sono perfettamente in linea con le competenze delle nuove generazioni, spesso nate in un contesto digitale e caratterizzate da una naturale adattabilità alle nuove tecnologie.

    Perché le Nuove Generazioni Sono Fondamentali per il Futuro del Lavoro

    1. Adattabilità e Mentalità Digitale

    • I giovani di oggi sono nativi digitali. Fin dalla tenera età, sono stati esposti alla tecnologia, rendendoli altamente adattabili a strumenti digitali e a nuovi sistemi di lavoro.
    • Secondo uno studio di McKinsey, l’80% dei giovani tra i 20 e i 30 anni è incline ad apprendere nuove competenze digitali, una qualità che li rende ideali per lavori in continua evoluzione come quelli del futuro.

    2. Capacità di Innovazione e di Pensiero Critico

    • Le nuove generazioni, grazie alla loro freschezza e capacità di pensiero critico, sono capaci di sfidare lo status quo. Spesso trovano soluzioni creative a problemi complessi e, con la giusta guida, possono introdurre innovazioni in grado di trasformare interi settori. Secondo il Global Innovation Index, le aziende che includono giovani nei processi decisionali vedono un aumento del 15% nella produzione di idee innovative rispetto a quelle che non lo fanno.

    3. Sensibilità alle Questioni Sociali e Ambientali

    • I giovani sono più attenti ai temi della sostenibilità e della responsabilità sociale, fattori sempre più rilevanti per le aziende moderne. La Generazione Z, in particolare, cerca lavori che riflettano i propri valori e preferisce aziende che dimostrino un impegno concreto verso l’ambiente e il benessere sociale.

    4. Valorizzazione del Benessere e dell’Equilibrio Vita-Lavoro

    • Le nuove generazioni pongono un’enfasi particolare sul benessere psicofisico e sull’equilibrio tra vita lavorativa e privata. Questo approccio non solo favorisce una cultura aziendale più sana, ma migliora anche la produttività e la retention dei talenti.
    • Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, le aziende che promuovono il work-life balance registrano un aumento del 21% nella soddisfazione dei dipendenti e una diminuzione del 15% del turnover.

             L’Importanza di Ispirare le Nuove Generazioni

    Ispirare le nuove generazioni è fondamentale per costruire una forza lavoro motivata e orientata all’innovazione.

    Offrire ai giovani esempi positivi di “Ispirazione”, condividere storie di successo e dimostrare il valore delle competenze e dell’impegno può incoraggiarli a sviluppare tutto il loro potenziale.

    L’ispirazione non solo motiva, ma favorisce anche la fiducia e l’ambizione necessarie per affrontare sfide complesse, spingendoli a superare i propri limiti e a dare un contributo concreto alla società.

    Investire nelle Nuove Generazioni per Assicurare la Competitività

    L’Italia e il mondo devono prepararsi ad accogliere e valorizzare i giovani nel mondo del lavoro. In Italia, l’ISTAT prevede che la forza lavoro giovanile aumenterà di circa il 18% entro il 2030,

    un dato incoraggiante che rappresenta un’opportunità per il rilancio economico e sociale del Paese.

    A livello globale, il 30% della forza lavoro sarà costituito da giovani tra i 20 e i 30 anni entro il 2030, rendendo imperativo per le aziende di tutto il mondo sviluppare strategie per attrarre e trattenere questi talenti.

    Alcuni passi concreti per valorizzare i giovani nel mondo del lavoro includono:

    • Programmi di Mentorship e Sviluppo delle Competenze: Offrire programmi di formazione (quella vera) e mentorship per aiutare i giovani a sviluppare competenze professionali e leadership.
    • Incentivare il Coinvolgimento nei Processi Decisionali: Dare spazio ai giovani nelle decisioni strategiche aziendali per sfruttare la loro capacità di pensiero innovativo.
    • Promuovere una Cultura del Feedback e della Comunicazione Aperta: I giovani apprezzano ambienti lavorativi trasparenti, dove possono ricevere feedback e contribuire attivamente al miglioramento dell’azienda.

    Per questi e molti altri motivi è nata Hubrains, un’associazione no-profit dedicata a ispirare le nuove generazioni, aiutandole a scoprire il proprio scopo e a guidare l’innovazione nell’ecosistema che unisce imprese, scuole, futuri lavoratori e molto altro.

     

  • L’improvvisazione è la creatività che fa l’amore con la conoscenza.

    L’improvvisazione è la creatività che fa l’amore con la conoscenza.

    Cambiare lavoro e avviare un’impresa sono responsabilità diverse, ma richiedono entrambe una notevole dose di coraggio. Solo attraverso il coraggio è possibile superare la paura del fallimento, che spesso costituisce il principale ostacolo che trattiene le persone nel loro attuale impiego, nonostante manchi loro soddisfazione.

    Molte persone risultano insoddisfatte del proprio lavoro, lo considerano un peso e, quando si chiede loro cosa intendano fare per migliorare la propria situazione, spesso non sanno rispondere.

    Il motivo è spesso l’assenza di un piano alternativo o la mancanza di considerazione per l’importanza di averne uno.

    Spesso si afferma di avere timore nel cambiare, di distaccarsi da ciò che è noto, anche solo a livello mentale, per intraprendere qualcosa di incerto. Tuttavia, queste paure derivano dalla mancanza di un vero scopo e dalla scarsa consapevolezza del proprio valore.

    Individui insoddisfatti del proprio status potrebbero trovare appagamento identificando ciò che amano realmente fare e impegnandosi nella realizzazione di qualcosa che li soddisfi autenticamente. Questo, naturalmente, implica l’eliminazione di un grande ostacolo presente in molte persone: la cultura dell’alibi.

    Tuttavia, la mancanza di successo potrebbe derivare dalla mancanza di consapevolezza nel creare qualcosa di nuovo o dalla paura del giudizio altrui, limitando così ogni iniziativa. Per raggiungere obiettivi significativi, è necessario essere disposti a dedicare tempo e risorse al cambiamento.

    Se si desidera veramente cambiare e si è pronti ad agire, è importante avere  obiettivi chiari. Concentrandosi sul cambiamento, con coraggio e abbandonando la paura del giudizio altrui, si diventa pronti a intraprendere un nuovo viaggio, il proprio.

    L’età non è un limite. Non servono alibi, solo azione. La differenza tra chi ha successo e chi no spesso risiede nell’allenamento e nell’approccio alla sfida.

    È importante ammettere i propri limiti, imparare dagli errori, non preoccuparsi del giudizio degli altri e essere pronti a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà.

    Concentrandosi su qualcosa che si ama davvero e dedicando energie e risorse ogni giorno, credendo senza riserve in ciò che si fa, è possibile andare alla ricerca e trovare il proprio posto nel mondo. L’entusiasmo è contagioso e può essere un segno di rivoluzione, anche se non tutti sono pronti ad accettare tale energia creativa.

    La chiave è trasmettere entusiasmo, essere un rivoluzionario pronto a uscire dagli schemi. Anche se alcuni potrebbero reagire negativamente, è importante seguire il proprio percorso con determinazione e passione.

    Ecco perché dobbiamo considerare l’improvvisazione una parte fondamentale del nostro essere creativi; in fin dei conti, l’improvvisazione è creatività che fa l’amore con la conoscenza.

     

  • Cosa cerca il talento

    Cosa cerca il talento

    Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e le organizzazioni devono stare al passo per attrarre e trattenere i migliori talenti.

    Parola d’ordine? Preoccupazione empatica

    Come fare:

    • Creare una cultura aziendale positiva e inclusiva. Una cultura aziendale positiva e inclusiva è fondamentale per attirare e trattenere i talenti. Questo può essere realizzato promuovendo valori aziendali chiari, offrendo opportunità di sviluppo e premiando la meritocrazia, il lavoro di squadra e la cooperazione.

    • Offrire condizioni di lavoro competitive. Stipendi competitivi, assicurazioni sanitarie, flessibilità lavorativa, programmi di welfare e premi di produzione possono fare la differenza nell’attrarre i talenti migliori.

    • Offrire opportunità di crescita e sviluppo. I talenti sono interessati a carriere che offrono opportunità di crescita e sviluppo professionale. Le organizzazioni devono investire in programmi di formazione e percorsi di carriera chiari.

    • Creare un ambiente di lavoro stimolante. Un ambiente di lavoro stimolante con sfide interessanti e progetti significativi è un ottimo incentivo per i talenti più ambiziosi.

    • Supportare il bilanciamento lavoro-vita. I talenti desiderano sempre di più un equilibrio tra lavoro e vita privata. Offrire opzioni di lavoro flessibili o politiche di lavoro da remoto attira coloro che cercano una maggiore flessibilità.

    • Alimentare  una comunicazione costante, aperta e trasparente. Mantenere una comunicazione costante, aperta e trasparente è fondamentale per creare un ambiente di fiducia e collaborazione.

    • Costruire un brand aziendale forte. Costruire un brand aziendale forte e positivo può aiutare a distinguersi dalla concorrenza e attirare i talenti che condividono i valori e la missione dell’organizzazione.

    • Promuovere l’innovazione sociale. Essere attivi nella comunità e impegnarsi in iniziative sociali e ambientali migliora non solo la reputazione dell’organizzazione, ma la rende più attraente per le nuove generazioni che hanno una elevata sensibilità sociale.

    • Sfruttare le nuove tecnologie. Sfruttare le nuove tecnologie e i social media per reclutare talenti attraverso valori e modelli innovativi può aumentare sia la visibilità dell’organizzazione che attrarre candidati qualificati.

    • Dare feedback e riconosci i risultati. Dare feedback regolarmente e riconoscere i risultati e i contributi dei dipendenti, migliora l’engagement e l’attrattiva dell’organizzazione.

    In sintesi, le organizzazioni e i loro manager devono concentrarsi sulla creazione di un ambiente di lavoro stimolante, supportare il benessere dei dipendenti e offrire una reale opportunità di crescita professionale per attirare e trattenere i talenti migliori.

    Una strategia complessiva che unisce cultura aziendale, benefici competitivi, comunicazione efficace e diminuzione costante della burocrazia, fa e farà sempre di più la differenza.

    Attraendo e soprattutto trattenendo i talenti migliori, le organizzazioni possono migliorare la propria competitività e raggiungere i propri obiettivi strategici.

    Ma è fondamentale non dimenticare mai una regola: le organizzazioni e le imprese, valgono per quanto si investe e si  valorizza il capitale umano che ne fa parte.

    Photo By: jaime lopes

  • Parole d’ordine: feedback e flessibilità

    Parole d’ordine: feedback e flessibilità

    Il concetto di flessibilità (dal lat. tardo Flexibilitas-atis) come di un qualcosa di poco rigido, poco sicuro e mutevole, porta spesso fuori strada quando si parla di gestione, soprattutto se ci si accosta al ruolo di manager.

    Allora vale la pena mettere in luce due diversi aspetti della flessibilità nella gestione delle risorse:

    un lato sano grazie al quale la risorsa può e deve esprimersi prima di tutto come individuo e un lato rischioso,

    che può portare la persona in una sorta di ambiente indefinito privo di riferimenti, nel quale la sua identità e il suo talento  tenderebbero  alla dispersione.

    Il primo aspetto, quello positivo ed arricchente, si esprime nella qualità manageriale di essere flessibili alle esigenze dell’individuo, capace di intuirne le richieste ,  i bisogni, la capacità di ascolto e il feedback

    Questa modalità di elasticità permette anche di non irrigidirsi nel ruolo di manager,  capaci di mettere in atto l’intelligenza sociale , in modo da interagire con efficacia soprattutto in situazioni di complessità, creando cosi la preoccupazione empatica, fondamentale nel ruolo di un leader, di un ispiratore.

    Quindi non  solo sa cosa sta pensando l’atra persona, ma  anche  preoccuparsi, agire nell’interesse dell’altro e  creando cosi relazioni sane

    Queste capacità aiutano il manager a comprendere maggiormente il significato che la realtà assume per la risorsa in questione, significati che in moltissime occasioni non sono simili a quelli del mondo manageriale.

    Tutto questo diventa fondamentale per una idonea ed efficiente comunicazione, la quale, come sappiamo, si basa su messaggi e diversi significati che essi assumono per ciascun partecipante al dialogo.

     

    Il secondo aspetto della flessibilità, quello più pericoloso, è la totale perdita della capacità manageriale di essere un punto di riferimento per la risorsa.

     

    Bisogna considerare che le persone, dopo un primo periodo di adattamento, iniziano a voler uscire dalla interdipendenza dal proprio referente, per mettere in pratica il processo di empowerment (conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell’ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale).

     

    Egli è di conseguenza più esposto a pericoli, errori, ed è proprio in questo momento che inizia l’importanza della relazione tra “Ispiratore  e Risorsa”

     

    L’ispiratore  deve essere capace di comprendere, sostenere e rassicurare la risorsa nella esplorazione del nuovo e allo stesso tempo facilita la sua crescita e la costruzione della sua identità.

    La personalità , la creatività (immaginazione, idee e innovazione) il talento, dell’individuo vanno gestite e maneggiate con cura per evitare dispersione e perdita di motivazione.

    Ma cosa aiuta ad evitare la dispersione della creatività  e il talento di un individuo?

    L’essere per la risorsa un punto di riferimento. Capitano mio capitano, ricordate? Gli individui hanno necessità di riconoscere nel punto di riferimento, quel soggetto che agisce nell’interesse della sua crescita e  della costante formazione.

     

    L’autorevolezza e il feedback  rappresentano  le vere capacità di generare una sana e coerente relazione all’interno della comunità di riferimento.

    A differenza dell’autorevolezza, l’autorità origina malessere, demotivazione, ansia sino a portare a una vera e propria svalorizzazione del proprio potenziale e del proprio senso di identità.

    La mancanza di feedback, o peggio ancora se parliamo alle persone nella maggior parte delle cose che   non funzionano, delle azioni che hanno fatto male, diamo  il via a quel  processo di sgretolamento di quel rapporto fiduciario fondamentale per la crescita di entrambi.

    La flessibilità di un manager e lo sforzo per perpetuarla, creano le condizioni per far rispettare le regole e i divieti con spiegazioni e motivazioni coerenti e accettate incondizionatamente dalla comunità, sempre restando coerenti, assicurando così una crescita sana.

    Questa capacità di flessibilità manageriale, oltre alla funzione di permettere la formazione dell’identità dell’individuo, ha anche la caratteristica di rassicurare le persone di vivere in un contesto di regole chiare.

    Egli sente infatti che il manager capace di imporgli dei limiti, stabilendo uno spazio e un insieme di regole all’interno delle quali poter agire, sarà anche in grado di difenderlo da attacchi esterni, proprio perché è il garante dei confini stabiliti.

    Allora si che  persone opereranno in un contesto flessibile ma resistente, dove poter operare liberando la propria creatività sapendo di essere sempre circondato da un’atmosfera di rispetto e comprensione.

    Namstè

     

    Photo by: Dima Pechurin

     

     

     

     

     

  • Il coraggio di cambiare

    Il coraggio di cambiare

    Il nostro “qui e ora” che scandisce i momenti più o meno importanti della nostra vita, le persone e le cose che giornalmente ci circondano non destano in noi, in moltissimi casi, un vero stupore.

    Tutto quello che fa parte della nostra routine origina poco interesse poiché la consuetudine ci impedisce di rendere la vita di tutti i giorni piena di avventure ed entusiasmo.

    Condurre la propria vita con pigrizia, tenere la propria creatività in uno stato di dormiveglia ed innestare un processo noioso, non fa altro che  creare la convinzione di sapere già tutto dimenticando una meravigliosa arte, quella dell’osservare.

    Solo la creatività e con essa l’entusiasmo provocano e mobilitano non solo le energie individuali, ma ci mobilitano verso una vera e nuova dimensione, quella dell’intelligenza collettiva.

    Privarsene vuol dire adattarsi agli eventi e non essere l’evento stesso, vuol dire sopravvivere piuttosto che vivere. I rischi, le incognite, così come i possibili errori/fallimenti, sono indispensabili per l’essere umano.

    Vivere senza di loro vorrebbe dire trovarsi a vivere una vita priva di immaginazione, di idee e di innovazione, i tre irrinunciabili elementi del pensiero creativo.

    Bisogna liberare il piacere dell’immaginazione, solo così alimentiamo la nascita delle idee, avendo così la gioia e il coraggio per andare incontro al futuro, eliminando quel timore che ci impedisce di vivere appieno il nostro presente.

    Non avremo mai la possibilità di conoscerci veramente, né di conoscere il nostro reale valore, se non capiremo e accetteremo il confronto con la realtà vera.

     

    Dobbiamo smettere di pensare di essere in una piccola realtà ma considerare di convivere in un libero spazio da tutti accessibile.

    L’innovazione,  la sana inquietudine e il coraggio di cambiare, con le loro trasformazioni “diruptive” ci proiettano in un mondo fatto di intelligenza collettiva .

     

    Possiamo, come Narciso innamorato della sola unica sua immagine, concentrarci su noi stessi, sul nostro EGO, pensando che non cambierà mai nulla o, vivere, condividere, partecipare e connetterci  con il mondo.

    Allora si che  cosi potremmo scrivere e ascoltare la colonna della nostra esistenza e  saremo considerati  Ispiratrici e Ispiratori del futuro i Mecenati del Nuovo millennio

    Namstè

     

     

     

     

     

  • Andare Oltre

    Andare Oltre

    Capita spesso di commettere l’errore di giudicare gli altri utilizzando il nostro parametro di valutazione come unico punto di riferimento.

    Raramente ci soffermiamo ad apprezzare le differenze che ci contraddistinguono dalle altre persone, senza inserirle in una scala di valori che li definisce peggiori o migliori di noi.

    Bisogna diffidare da chi ha solo certezze e si fa forte di queste per affermare la propria convinzione di non essere assolutamente disposto a cambiare e soprattutto di essere nel giusto.

    È estremamente rischioso l’utilizzo esclusivo della razionalità, nel voler esclusivamente selezionare tra le proprie convinzioni la decisione prescelta.

    La creatività ci insegna a non essere vincolati e condizionati verso un’idea, tanto più se bisogna tradurre dall’immaginazione concetti, idee ed emozioni.

    È azzardato ed indubbiamente pericoloso voler chiarire tutto con la sola ragione, un linguaggio che la nostra anima fa fatica a riconoscere.

    Quando si è bambini, si è coerenti e non ci si adatta alla ragione, non ci si ferma a una guida costruita per giudicare e basta, si va oltre, si apre il cuore.

    La creatività e il nostro cuore ci illustrano e ci spiegano differenti realtà, ma tutto dipende dalla volontà di metterli in movimento.

    Ogni individuo porta con sé esperienze, voci, ambizioni, e tendenze che si rivelano nelle modalità più differenti; per questo la realtà è solo una proiezione della nostra mente.

    Se ricordiamo tutto questo, se ricordiamo a noi stessi che tutto è relativo,  avremo così la possibilità di procedere nella vita in modo dinamico.

    Molto spesso a cambiare sono i punti di vista: ciò che per noi è rilevante, per altri è insignificante. La costruzione di una comunità d’interesse e di una intelligenza collettiva è proprio la capacità di accettare incondizionatamente il pensiero degli altri, senza per questo modificare la nostra realtà.

    La bellissima frase «non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle» (attribuita a Voltaire, ma nella realtà è della scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall) rappresenta l’essenza di tutto ciò.

    È lecito esprimere il nostro disaccordo nei confronti delle opinioni altrui, ma allo stesso tempo è fondamentale far sì che ognuno possa credere in ciò che più gli piace.

    La nostra evoluzione passa attraverso il riconoscimento degli altri, della loro unicità, evitando così di rimanere intrappolati in una probabile apparenza.

    Se vogliamo abbandonare il nostro EGO, dobbiamo eliminare la necessità di convincere chi la pensa e vive in modo diverso da noi, evitando così di disperdere energie inutili e dannose.

    L’evoluzione e l’innovazione nascono dalla molteplicità di pensiero, nate da persone con caratteristiche diverse, culture diverse, caratteristiche peculiari del “Nomade Creativo”.

    Essere Nomadi Creativi  vuol dire dare vantaggio alla comunità, operando in connessione, confrontandosi e cooperando con altri.

    Confrontarsi e cooperare vuol dire dare spazio alla creatività, a nuovi modelli mentali ed educativi, riuscendo così a costruire un solido e reciproco riconoscimento.

    Otto Scharmer attraverso la sua La Theory U insegna:

    • mente aperta – curiosità contro giudizio 
    • cuore aperto – compassione contro cinismo 
    • volontà aperta – rilassamento nell’ignoto contro paura.

    Avere un atteggiamento di apertura e di rispetto verso diversi punti di vista non può far altro che metterci in condizione di scoprire la più importante e straordinaria caratteristica che contraddistingue ogni essere umano: la sua unicità.

     

     

    Foto by:  Mahdi Beygi

     

     

     

  • Talento Rivoluzionaro

    Talento Rivoluzionaro

    L’impresa contemporanea non può vivere senza un elemento fondamentale: il talento.

    Il nuovo paradigma imprenditoriale è centrato nelle persone e nei risultati, tanto che il talento è diventato un attivo strategico irrinunciabile. Solo nella misura in cui il talento sa essere coltivato si potranno aumentare i benefici per l’impresa e la soddisfazione personale di chi in essa lavora.

    L’elemento è tanto determinante per le imprese che oggi, nei contesti innovativi, viviamo nella cosiddetta “guerra per il talento”: ne sono un esempio le espressioni dell’economia del web, come Google e Facebook, che fanno a gara per acquisire i loro validi competitor o le attività collaterali sviluppate in seno a loro stesse, non solo in forma di impresa ma anche di persone.

    Del resto, le imprese di tutto il mondo, siano esse prodotto del capitalismo cognitivo oppure del capitalismo manifatturiero, competono su vari fronti: da una parte captano e fidelizzano i clienti (elementi esterni) e dall’altro lato attraggono e contrattualizzano i professionisti (elementi interni).

    Nel momento in cui le imprese sono capaci di creare valore per i loro dipendenti sono capaci di creare valore anche per i loro clienti.

    L’importanza del talento quindi non è dato di poco rilievo, ma è una necessità reale per agire nel mondo globale.

    Le imprese devono lottare per non rendere questo un elemento sempre più scarso e male amministrato, come spesso capita.

    Infatti, il talento necessita molta cura, giacché è una risorsa preziosa che gli esseri umani apportano solo attraverso una specifica volontà e che può essere o non essere attivata, a seconda delle condizioni di chi la possiede.

    Frequentemente dimentichiamo che il talento non solo consiste in conoscenze e capacità, ma anche in compromessi e azioni.

    Quando la giornata di lavoro finisce, il talento esce dall’impresa e torna a casa sua. È dunque un elemento portante dell’impresa ma che appartiene alla persona e che deve essere ben diretto e amministrato dalle leadership organizzative,  poiché il talento può sparire drammaticamente dalle organizzazioni in molte forme diverse (turnover, demoralizzazione, mancanza di spazi adeguati ecc…).

    La gestione del talento nelle imprese è complessa e sottile, e ha come ingredienti imprescindibili il saperlo identificare, captare, sviluppare e trattenere.

    Portare avanti tutte queste operazioni non è semplice. Ci sono imprese che sono capaci di captare il talento ma non sono in grado di svilupparlo o di trattenerlo.

    Compito degli  Ispratori e delle Ispiratrici  è dunque quello di saper bilanciare il talento con i fini dello sviluppo delle organizzazioni e delle persone.

    La chiave di maggior successo delle organizzazioni sta nell’innovazione sociale ,

    ossia nella capacità di creare sia  valore per il cliente attraverso prodotti e servizi, sia con i clienti interni, tanto che meccanismi di questo tipo sono il polmone con il quale respirano i mercati competitivi. Il talento è diventato il maggiore patrimonio delle organizzazioni: comprendere questo dato fondamentale valorizzando e riconoscendo le persone e le loro circostanze è l’imprescindibile sfida dell’oggi.