Tag: social innovation

  • “Cosa cercano le nuove generazioni dalle aziende?”

    “Cosa cercano le nuove generazioni dalle aziende?”

    Un Racconto di Valori, Benessere e Innovazione

    Negli ultimi anni, Millennials e Gen Z hanno rivoluzionato il concetto di lavoro. Per loro, un impiego non è solo un mezzo di sostentamento, ma un’esperienza che deve riflettere valori personali, ambizioni di crescita e attenzione al benessere. Questo nuovo approccio è il risultato di una combinazione di fattori: l’impatto delle crisi economiche, l’avvento di tecnologie digitali e una crescente consapevolezza verso la sostenibilità e la giustizia sociale.

    I giovani cercano ambienti di lavoro che rispecchino il loro stile di vita. La flessibilità, ad esempio, è diventata un elemento essenziale. Modelli di lavoro ibridi, dove si alternano giorni in ufficio e da remoto, rappresentano per molti il perfetto equilibrio tra produttività e qualità della vita.

    Negli Stati Uniti, il 74% dei giovani preferisce questa modalità, e l’idea di una settimana lavorativa ridotta è accolta con entusiasmo, purché non implichi tagli agli stipendi o aumento dello stress​

    Ma la flessibilità da sola non basta.

    I giovani desiderano lavorare per aziende che abbiano un impatto positivo sul mondo. Temi come sostenibilità ambientale e responsabilità sociale occupano una posizione centrale nelle loro scelte.

    La Generazione Z, in particolare, è critica verso organizzazioni che non dimostrano un impegno concreto. Secondo uno studio del Sole 24 Ore, circa la metà dei giovani lavoratori valuta positivamente solo le aziende che affrontano seriamente questioni come il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali​

    Un altro aspetto cruciale è la cultura aziendale. Inclusione e diversità non sono più valori opzionali, ma requisiti indispensabili.

    La presenza di ambienti inclusivi, dove ogni individuo si sente valorizzato e rispettato, non solo aumenta la soddisfazione lavorativa, ma favorisce anche la creatività e l’innovazione.

    Questo è particolarmente vero per i giovani appartenenti a minoranze etniche o comunità LGBT+, che cercano luoghi di lavoro dove possono esprimersi liberamente senza timore di discriminazioni.

    La salute mentale, poi, è diventata un argomento prioritario.

    La Gen Z, cresciuta in un mondo sempre connesso e competitivo, denuncia livelli di stress e burnout superiori rispetto alle generazioni precedenti.

    Studi recenti rivelano che il 64% dei giovani sperimenta stress quotidiano sul lavoro. In risposta, molte aziende stanno introducendo iniziative dedicate al benessere psicologico, come giornate di riposo specifiche, supporto psicologico e workshop per la gestione dello stress​

    Dal punto di vista economico, anche se valori come flessibilità e sostenibilità sono centrali, la sicurezza finanziaria resta fondamentale.

    In Italia, dove il tasso di disoccupazione giovanile supera il 23%, trovare un lavoro stabile e ben remunerato è una priorità.

    I giovani apprezzano benefit tangibili come assicurazioni sanitarie, congedi parentali , programmi pensionistici, che dimostrano l’impegno dell’azienda verso il loro benessere a lungo termine​ e tanta formazione innovativa

    Un elemento spesso sottovalutato, ma essenziale per attrarre talenti, è l’innovazione tecnologica.

    Le nuove generazioni sono affascinate da settori in crescita come intelligenza artificiale, energie rinnovabili e realtà aumentata.

    Aziende che adottano strumenti all’avanguardia non solo migliorano la produttività, ma dimostrano di essere orientate al futuro, un aspetto che i giovani considerano decisivo.

    In definitiva, Millennials e Gen Z cercano qualcosa di più di un semplice stipendio.

    Vogliono far parte di organizzazioni che valorizzano il loro potenziale, rispettano i loro valori e offrono opportunità per crescere in un ambiente inclusivo e sostenibile. Per le aziende, adattarsi a queste esigenze non è solo una questione di attrazione di talenti, ma una strategia indispensabile per prosperare nel mondo del lavoro moderno.

    Fonti principali:

     

  • Ispiratori del nuovo millennio

    Ispiratori del nuovo millennio

    In un panorama globale in cui le organizzazioni, indipendentemente dalle loro dimensioni, sono in costante evoluzione e affrontano una competizione sempre più intensa, il successo non può più essere attribuito solamente alla casualità o al talento individuale.

    Ispiratori del Nuovo Millennio offre una visione innovativa e pragmatica per prosperare in questo ambiente dinamico.

    Attraverso un’analisi approfondita di studi di casi reali e le esperienze di “Ispiratori” di successo, il libro fornisce strategie e consigli pratici per una attenta riflessione su come è possibile costruire organizzazioni ispirate e attrarre le nuove generazioni .

    I pilastri dell’ispirazione:

    • Sviluppare una mentalità di crescita: Abbandonare schemi mentali rigidi e abbracciare la flessibilità, l’apprendimento continuo e la capacità di affrontare le sfide con ottimismo e tenacia.
    • Superare le barriere mentali e culturali: Riconoscere e superare i pregiudizi, gli stereotipi e le convinzioni limitanti che ostacolano la comprensione reciproca e la costruzione di relazioni positive.
    • Ispirare e mantenere alta la motivazione: Trovare le risorse interiori e la determinazione per perseguire i propri obiettivi con perseveranza, anche di fronte alle difficoltà e agli ostacoli.
    • Comprendere l’importanza della comunicazione e dell’ascolto: Affinare le proprie capacità di comunicazione interpersonale, imparando ad ascoltare con attenzione e apertura mentale, per costruire relazioni autentiche e significative con le nuove generazioni e con tutti gli altri.

    Casi di studio e best practices:

    L’opera presenta interviste con manager e imprenditori sulla loro visione del futuro e a giovani donne e uomini, che condividono le loro paure ma anche la loro speranza per il loro posto nel mondo.

    Le best practices condivise offrono spunti di riflessione e ispirazione, dimostrando come le idee del libro possano tradursi in azioni concrete per ottenere risultati tangibili.

    Oltre alla comprensione che le nuove generazioni, anche se non ce ne rendiamo conto, rappresentano la prima linea del futuro.

    Inoltre, il libro include:

    • Strumenti Pratici:Esercizi, modelli e check-list per aiutare i lettori ad applicare i principi del libro alla propria organizzazione.

    Punti salienti:

    • Il ruolo fondamentale delle nuove generazioni nel futuro del mondo del lavoro.

    • L’importanza del capitale umano e di una cultura aziendale basata sull’empatia e la valorizzazione delle persone.

    • La necessità di innovare e di abbracciare il cambiamento per prosperare in un ambiente competitivo.

    Con i contributi di :

    Franco Dutto, Ana Mazzeo, Dario Bolis, Elena Miretti, Isa Maggi, Gianni Gaude, Tatiana Baroni, Francesca Magliulo, Ivana Pais, Giuseppe Giunti,  Gianmatteo Manghi, Filippo Lubrano, Alessandro Lovisetto, Ruggiero Potito, Enrico Bonandi, Enrico Para, Arianna Defendi, Emma Maestro, Alex Gnavi, Rocco, Paolo e Sofia De Prezzo, Stefania Amerio, Lorenzo Milanesio e Francesca Valpreda.

     

    Conclusione:

    Ispiratori del Nuovo Millennio è un invito all’azione per tutti i leader che desiderano costruire un futuro migliore per sé stessi, per le loro organizzazioni e per essere fonti di ispirazione per le nuove generazioni.

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     Un sentito ringraziamento a Ernesto Sirolli, una figura di grande ispirazione nel nuovo millennio, per aver gentilmente accettato di scrivere la prefazione e inaugurare questa esperienza di lettura.

    La versione in lingua italiana del libro sarà disponibile a partire dal 20 maggio, in esclusiva su Amazon con la possibilità di prenotare l’eBook fin da subito!

    Clicca qui https://lnkd.in/dmhx6_BQ per prenotare l’eBook nella versione in italiano!

    Per coloro che desiderano leggerlo in inglese, l’uscita è prevista per il 16 giugno, ma è possibile prenotare l’eBook fin da subito!

    Clicca qui https://lnkd.in/dSufXXFc per prenotare l’eBook nella versione in inglese!

    Questa opera sostiene Hubrains, un’associazione no profit che si impegna nell’aiutare le nuove generazioni a riscoprire il proprio scopo.

  • Il benessere sistemico, l’Illuminismo 4.0

    Il benessere sistemico, l’Illuminismo 4.0

    Il periodo di crisi ancora in essere, lo stare chiusi in casa conducendo una vita rallentata e meno frenetica, ha dato a molti la scusa per fermarsi a riflettere. Riflettere sulla nostra società, il nostro stile di vita che, fino all’altro giorno, ci sembrava l’unico possibile mentre ora, a ben guardare, pare più ricco di perche che di pregi.

    È, dunque, necessario un processo di cambiamento, un cambiamento verso un reale benessere sistemico,  per se stessi e per la comunità di appartenenza

     

    Del resto, se pensiamo a una comunità, la nostra, quella umana, come ad un’organizzazione, la necessità di cambiamento ci appare ancora più palese e necessaria. L’esistenza di qualsiasi organizzazione si divide in tre fasi: l’espansione, il consolidamento e il declino. E in tutte e tre le fasi viene richiesto di portare innovazione. Un nuovo prodotto, prima, un processo innovativo, dopo. Ma cosa bisogna fare durante la fase del declino?

    Bisogna realmente cercare e  creare, non solo un processo di innovazione, ma una  vera   rivoluzione di rottura con i modelli del passato.

    Un processo dirompente che cambia le regole del gioco..

    Noi stiamo vivendo una fase di declino, quindi ora non possiamo limitarci ad innovare, dobbiamo rivoluzionare.

    Dobbiamo considerare i due anni passati in  compagnia della pandemia (Covid), come un  stimolo per mettersi in gioco, non accontentarsi, crescere, cambiare i modelli mentali,  cambiando punti di vista, rispettando le idee e le esigenze delle altre persone, utilizzando, non solo il pensiero creativo, ma una delle nostre più grandi risorse in nostro possesso: l’intelligenza emotiva

     

    Storicamente, una simile spinta al rinnovamento si  riscontrò durante l’Illuminismo.

    Un movimento culturale e filosofico, nato durante il XVIII secolo nell’Inghilterra dell’era georgiana, ma sviluppatosi al suo massimo in Francia, grazie a figure come quelle di Montesquieu e Voltaire. L’Illuminismo nacque come reazione a una società vetusta e sorpassata che gli intellettuali non riconoscevano più.

    Si superò la staticità dell’ Ancien Régime e delle antiche autorità filosofiche, in favore di una borghesia sempre più potente e dell’osservazione diretta dei fenomeni naturali per conoscere veramente la realtà e il mondo.

    Allo stesso modo, questo 2023, ad esempio, da una parte vede vacillare le certezze che avevamo fino a poco fa circa l’economia e il mondo del lavoro, e dall’altra mette in luce la necessità di aumentare l’attenzione verso l’individuo

    La nostra realtà, come quella del 1700, è destinata senza se e senza ma ad essere cambiata. Ma da chi? Da noi.

     

    “L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso”, scriveva Immanuel Kant nel 1784. “Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d’intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.

    Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza e della tua innata creatività!

    È questo il motto dell’Illuminismo, ed è questo che dovrebbe e deve essere il nostro mantra che ci accompagna in questa sana rivoluzione.

    Durante l’Illuminismo si chiedeva all’essere umano di uscire da uno stato di sufficienza, minorità, incapacità di servirsi della propria intelligenza. È questa è la stessa cosa che dobbiamo chiedere a noi stessi ora.

    Questo è il momento in cui dobbiamo diventare rivoluzionari, ispiratrici e  ispiratori. Dobbiamo essere coloro che ispirano, coloro che illuminano.

    Namaste

     

    foto by: hakon grimstad

  • L’era del Badge?  Defunta (finalmente!!!!)

    L’era del Badge? Defunta (finalmente!!!!)

     

    Il cambiamento è cambiato!

    Siamo entrati in una nuova “era”.

    Nel mondo del lavoro questo mutamento sedizioso ha creato, sta creando e creerà un incredibile  evoluzione.

     

    Nuovi strumenti, soprattutto nell’ambito dei nuovi trend  come il Cleantech, lo  Smart Home, Intelligenza artificiale (AI) , l’apprendimento automatico (machine learning), il meta verso, la blockchain, la robotica e l’automazione, stanno rinnovando ciò che gli esseri umani hanno fatto sino ad  oggi e molto probabilmente anche le scelte future.

    Il World Economic Forum prevede che “il 65% dei bambini che oggi accedono alla scuola primaria finirà per lavorare in modalità di lavoro completamente nuove, modalità  ancora oggi sconosciute.

     

    Sebbene i cambiamenti demografici e i progressi tecnologici svolgano un ruolo importante, è già stato riconosciuto che la salute e lo stress dei lavoratori – il Welfare – sono un fattore primario che avrà un impatto importantissimo ridefinendo il futuro del lavoro.

    Il COVID-19 ha innescato processi di cambiamento significativi, annullando, in molti casi, le Big Rules sino ad oggi utilizzate.

    Basti pensare  quando tutte o quasi tutte le organizzazioni , dall’oggi al domani, hanno dovuto forzatamente trasferire la forza lavoro dell’azienda alle case dei dipendenti.

    Questo processo di  cambiamento, soprattutto a livello digitale, non è stato implementato attraverso una  attenta strategia di gestione o una nuova soluzione tecnologica, ma da un ospite indesiderato (evento straordinario il Covid 19). Risultato?

    Per la prima volta nella storia moderna, lavorare da casa WFH  ( working from home ) è diventato quasi normale facendoci scoprire , se ne avessimo ancora bisogno, che l’era del Badge è virtualmente defunta (finalmente!!!!).

  • La creatività libera il talento

    La creatività libera il talento

    Nessuna idea creativa potrà mai essere sognata se le persone hanno paura di essere identificate come sciocche.

    Ogni idea creativa si porta avanti con dei rischi

    (Robinson and Stern, Corporate Creativity, 1997)

    Se ci chiediamo perché la creatività è uno degli elementi fondamentali delle organizzazioni contemporanee,  non possiamo evitare di rispondere che nella creatività risiede il modello fondativo , non solo nel fare business, ma anche nei processi di cambiamento,

    poichè la creatività, non solo libera il talento degli individui, ma lo sostiene nelle sfide.

    Mai come questo momento la creatività delle nuove generazioni è una risorsa imprescindibile.

    Abbiamo bisogno di entrare in contatto con loro, ascoltarli e dialogare, per liberare la loro creatività e condividerla con la nostra.

    Ma come avviene il processo creativo?

    La creazione parte dall’immaginazione , da li nascono le idee e successivamente l’innovazione delle stesse.

    Un idea che esiste, in fase embrionale, nelle menti di chi la produce e che arriva alla sua pienezza e alla sua composizione nelle attività quotidiane.

    Indubitabile nessun teorico ha la certezza di come questo processo si generi.

    Quel che però possiamo dire con chiarezza, seguendo gli analisti contemporanei, è che il mito del genio solitario, che in una stanza chiusa partorisce idee rivoluzionarie, è ormai un cliché superato.

    Come ben ha scritto Eric Von Hippel nel suo Democratizing Innovation, la creatività è un’attività fisica che richiede interazione tra gli esseri umani, oltre alla sperimentazione, all’osservazione condivisa e all’esplorazione. 

     

    Dunque i luoghi che riuniscono le perone, fisicamente e virtualmente, sono fondamentali per i risultati dell’innovazione, come ben hanno compreso molte organizzazioni nell’ultimo decennio ed è in qui luoghi che si da vita, attraverso la condivisione di idee ai cambiamenti dirompenti, ma fondamentali per il progresso e il miglioramento della qualità della vita.

    Creare spazi disegnati intenzionalmente per un certo tipo di business può aumentare la creatività e il rendimento delle persone, affinare le squadre di lavoro e rendere sostenibile nel tempo questi processi.

    Si sa: a fianco di menti creative le sfide crescono.

    Lo spazio della creatività nelle imprese innovative diventa spazio flessibile, che cambia destinazione per le diverse attività, che cambia formato, che cambia logica.

    Le architetture, interne ed esterne, hanno una funzione determinante per il nostro well being: scenari attraenti e stimolanti aiutano il dispiegarsi della creatività.

    Si costruiscono e si costruiranno s sempre più luoghi di condivisione, virtuali e non. Luoghi  fertilizzanti e di interscambio, vere e proprie fucine di creatività.

    Lo spazio diventa così uno strumento in più per facilitare le diverse forme di lavoro, di apprendimento , di socializzazione e di condivisione della conoscenza

    Senza dimenticare che la condivisone della conoscenza,  quella vera, lasciando fuori dalla porta i condizionamenti, è altresì un riflesso della cultura di una organizzazione e  ne riafferma la vocazione: il veicolo dei valori e dei processi.

    Riflettere le intenzioni di un cambiamento disruptive, attraverso un intelligenza collettiva,  genera  menti  aperte e feconde verso,  l’innovazione.

    Photo by: David Pisnoy

  • Nomadi Creativi

    Nomadi Creativi

     

    Campus Orienta – Il Salone dello Studente, Hubrains e XScoreInsight  presentano:

                                                                  “Nomadi Creativi”,

    un progetto nato per unire gli studenti sui temi  dell’innovazione sociale e la crescita culturale

     

    Gli studenti di tutta Italia potranno confrontarsi sulle tematiche dell’innovazione sociale grazie a un concorso che li vedrà impegnati nella realizzazione di una miniserie di Podcast, accompagnato dagli “Aperitivi Creativi”, incontri virtuali con esperti del mondo dell’Università e del lavoro sui temi della Social Innovation.

     

    Si chiama “Nomadi Creativi” un progetto che nasce per mettere in contatto e a confronto gli studenti di tutta Italia sui temi legati all’Innovazione sociale e la crescita culturale.

     

    Lo scopo è creare una vera è propria community che, attraverso un grande concorso, rivolto agli studenti di tutte le scuole superiori italiane di secondo grado, darà l’opportunità a ragazze e ragazzi di cimentarsi con quella che è diventata una delle modalità di trasmissione contenuti più amata dai giovani: il podcast.

    Sono, infatti, 14 milioni gli utilizzatori dei podcast in Italia, con un +15% rispetto al 2019 (Nielsen 2020). Un trend in continua crescita soprattutto nella fascia più giovane: si calcola che il 19% dei podcaster siano studenti (Ricerca Ipsos 2020).

     

    Il contest, sviluppato da Campus Orienta – Salone dello Studente, Hubrains e XScoreInsight, su progetto di Giustiniano La Vecchia, autore e speaker, specializzato in processi di Gestione dell’innovazione, chiama ragazze e ragazzi a sfidarsi a suon di contenuti creativi nella realizzazione di podcast su argomenti legati al tema dell’Innovazione Sociale, ovverosia: Crescita culturale, Educazione civica, Sostenibilità ambientale, Cittadinanza digitale, Professioni del futuro, Green Economy ed economia circolare, Pari opportunità, Soft skills e Creative thinking.

     

    Un ampio ventaglio di argomenti all’interno del quale sarà facile per gli studenti trovare la tematica più adatta alle proprie sensibilità e al proprio talento.

    Un grande evento che, in tempi di isolamento forzato, metterà insieme migliaia di studenti in un concorso digitale.

    Il concorso prevede la realizzazione di una miniserie di tre podcast (uno al mese, da febbraio ad aprile 2021). Che cosa dovranno fare i partecipanti?

    Scegliere il tema, sviluppare un copione con i testi, scegliere i contributi, i titoli e registrare.

    Seguirà poi la fase di montaggio e la scelta delle musiche. Proprio per la molteplicità delle abilità richieste, la struttura del podcast rappresenta un’ottima palestra che consente ai giovani di esprimere la propria creatività in vari campi: dalla musica all’immagine, dalla parola scritta all’elaborazione vocale fino alle tecniche di montaggio.

    Il tutto nell’ambito dei temi che, avendo come faro l’Innovazione Sociale, rappresentano i binari sui quali passerà il futuro delle nuove generazioni e del nostro Paese.

    Lungo tutta la durata del concorso, da febbraio ad aprile, inoltre, ragazze e ragazzi saranno coinvolti in una vera e propria community digitale, tramite gli Aperitivi Creativi, incontri virtuali con esperti del mondo dell’Università e del Lavoro sui temi della Social Innovation. Gli Aperitivi creativi sono dei veri e propri Hub di pensiero e condivisione della conoscenza e individueranno i temi di maggiore interesse attraverso ricerche e tecniche di Intelligenza Artificiale.

    Tutte le attività previste saranno gratuite per scuole e studenti.

    I vincitori saranno annunciati il 4 giugno 2021. Le premiazioni avverranno in autunno nell’ambito del Festival del Doppiaggio “Voci nell’ombra”.

    “Per la prima volta una community permetterà agli studenti delle scuole di tutta Italia, grazie alla modalità del concorso, di esprimersi su tematiche fondamentali per il futuro, loro e dell’intero Paese”, dice Domenico Ioppolo, COO del Salone dello Studente.

    “Divertendosi nella realizzazione di questi podcast e confrontandosi sulle buone pratiche dell’innovazione sociale, i giovani aumenteranno la propria consapevolezza sociale, culturale e ambientale. Senza dimenticare che il learning by doing e la collaborazione in un team rappresentano un ottimo percorso di avvicinamento al lavoro e alla scoperta delle professioni del futuro”.

    “Nomadi creativi è un progetto che si pone nell’orbita dell’innovazione sociale come crescita culturale e che pone al proprio centro l’individuo nella collettività e il miglioramento delle sue condizioni di vita. Per realizzare tutto questo è necessario condividere”, sostiene Giustiniano La Vecchia, ideatore e co-partner dell’iniziativa.

    “Senza relazioni sociali si impedisce la circolazione della conoscenza e quindi della crescita: ecco perché attraverso l’ideazione e l’implementazione di questo nuovo format e con i momenti di condivisione durante gli Aperitivi Creativiâ, cerchiamo di mettere in contatto e a confronto ragazze e ragazzi, docenti, manager, liberi professionisti, studiosi e imprese di tutta Italia e non solo, su tematiche innovative.

     

    Puntando su quella che è una delle doti più importanti in nostro possesso: la creatività”.

    I podcast saranno giudicati da una giuria di esperti secondo determinati parametri di valutazione, tra i quali l’aderenza alla tematica scelta, voci, contenuti, musica, storytelling, impatto emotivo, regolarità di produzione e hashtag. Ogni mese i podcast ricevuti saranno selezionati e caricati sul sito www.salonedellostudente.it oltreché su Spotify, iTunes, Spreaker e Google Play.

    L’indirizzo email a cui mandare il modulo di iscrizione al concorso è: ldoria@class.it. Successivamente la email di riferimento per gli iscritti da utilizzare per l’invio dei podcast e per la prosecuzione del concorso sarà podcast@nomadicreativi.it

     

    Nomadi Creativiâ è un progetto a cura di: Salone dello Studente Campus Orienta e Campus Orienta Digital, azienda leader nel campo dell’orientamento scolastico, organizzatrice dei Saloni dello Studente in presenza e Digitali e della piattaforma Campus Orienta Digital (www.salonedellostudente.it);

    ideato da Giustiniano La Vecchia, autore, speaker ed esperto in Processi di Gestione dell’innovazione (www.giustinianolavecchia.it).

    In collaborazione con HUBrains, Organizzazione non profit che si occupa di alta formazione sulla conduzione d’impresa e per lo sviluppo delle nuove generazioni (www.hubrains.org) e XScoreInsight, startup innovativa, che opera nella valutazione e implementazione della Cultural Growth & Social Innovation all’interno delle organizzazioni mediante l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale (www.xscoreinsight.com).

     

    Media Partner: Telesia, media tech company, leader del segmento Go Tv (www.telesia.it). Partner tecnici: ODS, Operatori Doppiaggio, Centro internazionale di doppiaggio, scuola di doppiaggio e produttrice di audiolibri (www.odsweb.it); Parafioriti Confezioni, azienda di eccellenza artigiana che si occupa di abbigliamento (www.parafioriticonfezioni.it).

     

  • Social Innovation & Cultural Growth

    Social Innovation & Cultural Growth

     

    We are already talking about this for some time and the COVID emergency has given the last push necessary to make a need evident: it is time to leave the economy of profit, to enter the economy of  Social Innovation & Cultural Growth  Yes, profit must be pursued, but through new models where (healthy) human development shall aim at cultural growth and social innovation.

    Social innovation is an innovation that focuses on the individual and the improvement of their living, working, social and environmental conditions.

     

    This is an economy which does not aim at creating new needs but to solve problems that have not yet been solved, or to find better solutions than those implemented so far.

    It is an economy that shall not create new products to sell and consume quickly, but focus on services.

    All this through new models designed with innovative social schemes in mind which are not simply focusing on the goal, but above all how to achieve it.

     

    People must become central, strategic, protagonists. Not only those who receive a service or product but also the individual who produces that product or service.

    A friendly work environment where enthusiasm, creativity and talent of each individual shall be released and the flexibility shall become the status quo.

     

    An example of this approach to economics and productivity are, for example, Design Thinking, ATE (accelerated talent experience) or the Circle. Approaches that, specifically focus on creative solutions, on solving a problem by observing it from an unusual point of view, thus developing lateral thinking, but above all by circulating and sharing knowledge and talent of people through the creativity.

     

    An aspect also recognized by Murray, Caulier Grice and Mulgan in their “White Paper on social innovation“, where they write:

    “We define social innovations as new ideas (products, services and models) which satisfy social needs (more effectively than existing alternatives) and which at the same time create new relationships and new collaborations. In other words, innovations that are good for society and that increase the possibilities for action for society itself.“

     

    As we know, the state is responsible for responding to the needs and demands of citizens, but if it is not the case, each individual has the moral responsibility to fill this gap.

    In fact, individuals can be the engines of the useful economy, of the useful development, which can find its maximum expression in various sectors, including health care, social assistance, social integration and training.

     

    A reality capable of “revolutionizing” the market through a paradigm change.

     

    Company such as the Japanese multinational Hitachi focused on its Social Innovation Business, which combines information technology (IT), operational technology (OT) and products.

    Siropack, a high-tech company from Cesenatico, Italy,  that has made employee well-being and attention to the environment its business philosophy

    Or the nascent Piedmontese, from Torino,  startup xScoreInsight, which supports business organizations to improve the information potential of data, promoting new models of cultural growth and social innovation, using big data and artificial intelligence. A disruptive startup that we will hear a lot about

     

    These are some of the examples where through new technologies and embracing disruptive changes, different types of organizations have the opportunity to optimize the use of resources, including the human resource, by having an effective impact on the society.

     

    Photo by: Tim Marshall

  • Apparente normailità

    Apparente normailità

     

    Le nostre abitudini , le nostre esperienze quotidiane, le costanti situazioni che si susseguono nella nostra vita, le persone che incontriamo giornalmente e le cose che ci accompagnano nella nostra “apparente normalità” non sembrano destare in noi alcun vero stupore.

    Tutto ciò che rientra nella rutine suscita poco interesse, poiché l’abitudine rende la vita di tutti i giorni priva di avventura, stimoli, slancio ed entusiasmo.

    Vivere cosi, con apatia, significa sopprimere la nostra creatività, facendo posto in modo sempre più importante alle cose noiose e scontate, per cui succede che iniziamo a pensare di sapere tutto, e iniziamo a giudicare in modo aprioristico tutto ciò che non si ha la pazienza di osservare.

    Tanto non cambia mai nulla, tanto è cosi, si è sempre fatto cosi…

    Solo le novità e l’entusiasmo delle persone provocano e mobilitano le energie della creatività verso una vera innovazione sociale: esserne completamente privi vuol dire sopravvivere piuttosto che vivere.

    I rischi, le incognite sono importanti per l’essere umano che si troverebbe, senza di essi, a vivere una vita che non lascia spazio all’immaginazione , alla speranza e soprattutto al cambiamento.

    Bisogna coltivare il gusto della novità ed avere la gioia e il coraggio di andare incontro al futuro vivendo il presente, poiché’ il timore dell’imprevisto nasce solo dalla paura di vivere, di osare di mettersi in discussione.

     

    William James, il grande filosofo americano, una volta disse:

    “Iniziate sin da ora ad essere ciò che vorrete diventare d’ora in avanti”

    Noi non sapremo mai chi siamo veramente, non conosceremo mai il nostro valore, se non accettiamo la sfida e il confronto di una realtà che non è un piccolo feudo ma uno spazio da tutti percorribile.

    Il cambiamento, le novità e l’entusiasmo, proiettandoci con coraggio nel mondo esterno, ci danno la possibilità di entrare in una community umana, fatta di conoscenza e condivisione. Ci mettono in condizione  di creare e vivere una vera Innovazione Sociale

    Questa può essere anche diversa da ciò che crediamo, ma che abbiamo assolutamente bisogno per non rischiare di essere ancorati all’Ego, presuntuosi e soprattutto sordi ai cambiamenti.

    Vivere vuol dire partecipare, intervenire, modificare ininterrottamente se stessi e il mondo, sentirsi responsabili della propria esistenza, e avere entusiasmo per il nuovo

    Creazione, cooperazione e condivisione saranno le parole che accompagneranno chi, come molti, avrà deciso di portare innovazione, non soltanto dal punto di vista professionale ma soprattutto personale, per le persone con le persone.

    Le cose   cambiano se lasciamo ad altri un atteggiamento di accettazione passiva delle cose e se non ci preoccupiamo del giudizio degli altri, perché loro non sanno chi siamo veramente, ma noi si.

    Questo è il momento di una  nuova startup della nostra vita e noi, non dimentichiamocelo,   siamo i principali protagonisti, gli startupper del nuovo.

     

    Namaste

     

    Photo by: Sharon Mccutch

  • Social Innovation Experience, villa Giona (VR),  19/20 settembre 2020

    Social Innovation Experience, villa Giona (VR), 19/20 settembre 2020

    Perché così spesso e mai come  in questi mesi, sentiamo parlare di crisi e non riusciamo a percepirne i contorni e le possibili vie d’uscita?

    Perché, invece, esistono diverse persone, Ispiratori e Ispiratrici  che questa crisi voglio superarla?

    Persone che,  non solo in passato  hanno vissuto altre crisi, ma sentono il dovere di fare qualcosa.

     Chi sono le nuove figure dominanti dell’economia italiana?

    Chi sono le nuove Ispiratrici e i  nuovi Ispiratori del nuovo millennio ?

    Quanto conta l’innovazione sociale e la crescita culturale  oggi, per affrontare le nuove sfide della globalizzazione nelle economie avanzate?

    E che cos’è questa globalizzazione, che cosa sta cambiando nel nuovo scenario mondiale? In che modo l’innovazione sociale può elaborare soluzioni concrete alle sfide sociali?

    E’ possibile trasformare gli ecosistemi locali nei nodi di una più ampia rete, grazie a partnership e collaborazioni?

     

    Se cerchiamo una ragione per cui, oltre a storici ed antropologi, economisti,  anche manager, leader e imprenditori, dovrebbero interessarsi con attenzione dei rapidi mutamenti nell’economia e nella società, la risposta sta in queste domande, e in molte altre ancora.

    Il Social Innovation Experience  vuole agire proprio qui, preparando un processo di innovazione sociale attraverso la condivisione di idee, per affrontare le sfide del presente e del futuro.

    In questi anni stiamo assistendo, infatti, a una rinnovata attenzione verso l’Essere Umano come motore di sviluppo, tanto da configurare l’innovazione sociale come driver della globalizzazione stessa  e le  persone come:

    “the single most important player in a modern economy”

    Perché?

    Da circa un ventennio stiamo partecipando, da un lato,  alla rivoluzione delle tecnologie,  che a catena hanno avuto enormi effetti sulle economie.

    Dall’altro lato siamo sotto il grande cappello della  globalizzazione e  della finanza, con i suoi effetti sulle organizzazioni  stesse, come dimostra il vigore di fenomeni quali, le startup,  private equity , venture capital, business angel ;  l’integrazione e l’ampliamento dei mercati dei capitali e l’accelerazione senza precedenti dei flussi finanziari.

    Queste spinte congiunte hanno forzato la direzione delle imprese e delle organizzazioni ad affrontare il cambiamento, sempre più rapido ed inatteso.

    Questi ultimi mesi poi, ci hanno dimostrato che siamo usciti dall’economia della finanza per entrare in un’economia dove le persone sono il centro di tutto.

    Un’economia dove lo stato,  le organizzazioni profit e non, sono paralizzate dalla convinzione che solo chi è in cima può cambiare il sistema. Il punto è che le iniziative dall’alto verso il basso difficilmente cambiano che le cose  che devono essere cambiate.

    Ecco perché ogni persona deve poter incidere in un processo di cambiamento, dove le persone lavorano per le persone e con le persone, partendo dalle nuove generazioni.

    In questo contesto l’organizzazione  appare  però in bilico tra molti mondi: l’individuo e  il contesto, la stabilità e  il mutamento: la sua attività economica ha bisogno di ridurre l’incertezza, ma al cuore dell’iniziativa  c’è l’analisi del cambiamento e spesso anche la passione per l’avventura.

     

    Secondo la definizione proposta da NESTA, un’innovazione sociale è :

    “un’innovazione che risolve un bisogno sociale che non è stato risolto da interventi tradizionali né da parte di soggetti privati né da servizi organizzati da parte dell’attore pubblico

     

    Per condividere questo e molti altri principi per un futuro migliore, siamo lieti di invitarvi, il 19  e 20  settembre 2020, nella bellissima cornice di Villa Giona al “Social Innovation Experience”, l’evento che cambierà il vostro modo di agire dentro e fuori le organizzazioni.

    Agenda:

    sabato 19  ore 15: workshop,  AC&SI (Accelerated Culture & Social Innovation)

    sabato 19  ore  21: evento “La Vita è una startup”

    domenica 20: tavola rotonda

    Relatori:

    • Rocco De Lucia ceo Siropack Italia
    • Alessandra Morelli, alto commissariato dell’ Onu
    • Domenico Ioppolo, COO Campus Orienta-Salone dello studente
    • Andrea Tomatis, founder XScoreInsight
    • Antonio Arezzo founder XScoreinsigth
    • Tommaso Esmanech, growth strategies to help propose (California)
    • Alessandro Fossato, founder and Ceo Interlogica
    • Ernesto Sirolli, founder and Ceo, Ernesto Sirolli Foundation (con.video)

     

    Modera: Giustiniano La Vecchia

     

    Per info: news@giustinianolavecchia.it

     

     

    Photo by:  austin chan

  • La  “Cultural Growth & Social Innovation”, per le organizzazioni del nuovo millennio

    La “Cultural Growth & Social Innovation”, per le organizzazioni del nuovo millennio

    Siamo in un epoca  dove  solo l’individuo con la sua creatività, il suo talento e il suo entusiasmo, può  garantire alla società, ad una organizzazione profit e non, a una startup,  presenti e future, di competere e prosperare.

     

    Bisogna smettere di pensare alle persone come commodity e iniziare a investire sull’individuo.

    Solo cosi attueremo un reale processo di cambiamento,  in un’ottica di “Social Innovation”, dove si produce per le persone , con le persone, tra le persone

    Allora si  che potremmo  immaginare , garantire  e produrre prodotti e servizi realmente al servizio della comunità e non per il solo mero profitto.

    Oggi un’impresa incapace di muoversi in questa ottica  difficilmente sopravvivrà.

    Circa il 90% del volume delle vendite delle aziende di successo è costituito da prodotti che soltanto 5 anni fa erano ignoti al mercato.

    La “Cultural Growth &  Social Innovation” hanno e avranno sempre di più  un ruolo fondamentale nella creazione di nuovi prodotti e servizi, nella  gestione del  problem solving  e nei processi decisionali di quasi tutte le organizzazioni presenti e future

    La caratteristica più importante di queste imprese profit e non di successo, con nel DNA la Cultural Growth & Social Innovation, è l’essere guidata da Ispiratrici e Ispiratori.

    Donne e uomini  che si rifiutano  di accettare acriticamente le soluzioni già sperimentate, collaudate e consuete,  non   interessate  minimamente a  seguire ciecamente le procedure consolidate e  strade già battute.

    Le  Ispiratrici e gli Ispiratori creativi,   sono sempre disposti a esaminare e mettere in pratica idee nuove, ascoltando dialogando, senza giudicare, con le persone per le persone. Esse si attivano per ricercare concetti anticipatori di nuove tendenze.

     

    Sanno di essere  guardati e giudicati con diffidenza dallo status quo,  troppo prudente o peggio ancora , adagiato su un successo  (apparente e non duraturo) ormai  a loro dire, consolidato, ma non se ne curano.

    Un organizzazione cresce perché viene regolarmente nutrita con nuove idee che, tra l’altro, diventano assolutamente necessarie in tempi di incertezza come questi, quando valori e obiettivi cambiano e  quando nascono nuove esigenze .

    Nel mondo sempre più complesso non è più possibile affidarsi unicamente alle tecniche collaudate e all’analisi razionale poiché le prime si dimostrano incapaci di risolvere i problemi e le soluzioni razionali non garantiscono più la competitività.

    Troppe organizzazioni fanno ancora troppo poco per incoraggiare l’Innovazione Sociale, guidate dal male di questo secolo:

    la burocrazia !

    Solo alcuni si preoccupano di questa necessità di svecchiamento, di velocizzazione dei processi e di riduzione della piramide del comando, ma non trovano un clima favorevole.  Si va dall’indifferenza all’ostilità, non solo passiva ma spesso anche attiva, che genera uno scontro frontale tra Ispiratrici/ Ispiratori e vecchi e incomprensibili modelli.

    Naturalmente la maggior parte delle persone dichiara   di essere  pronta  e  ben disposta ad esaminare un’idea nuova però ribadiscono: “Questa si che è una buona idea!

    Studiala bene nei dettagli e poi torna”, un tipico esempio di “frase killer” che non fa altro che affossare una buona idea, solo apparentemente incoraggiandola, ma di fatto considerandola da rivedere, approfondire, valutare per poi dimenticarla.

    E poi tutti a domandarci perchè le persone vanno via..

    In altre parole, le persone creative devono essere continuamente incoraggiate, altrimenti si spengono.

    Quando una persona è creativa è inquieta, perchè crede nelle proprie capacità  ed è entusiasta.  E’ indipendente per natura e non è trattenuta dal timore di possibili errori o fallimenti.

    Il timore dell’insuccesso impedisce a molte persone  di tentare qualcosa di innovativo. Ma attenzione, la prudenza intesa come gradualità non è negativa, poiché è un sistema di gestione nella espressione della propria creatività.

    Un sano orientamento al successo miscela sapientemente l’esercizio della creatività con la serietà e l’esigenza di rendersi utile.

    Il vero fallimento sta nel non tentare MAI qualcosa di nuovo.

    Le persone capaci di idee originali sono numerose: ma occorre il coraggio di essere sé stesse, di vincere le opposizioni e di tradurre le proprie idee in iniziative concrete e produttive.

    Spesso gli individui  sono solo preoccupati di uscire senza danni da ogni situazione e questa forma di acquiescenza viene giustificata come “fedeltà all’organizzazione”, desiderio di essere accettato ed approvato.

    Nella maggior parte delle aziende il conformismo viene quasi sempre incoraggiato e premiato, non piacciono  la persone  che amano  discutere, condividere e sperimentare.

    Il più alto apprezzamento sovente va a quella persona che obbedisce ciecamente agli ordini del “capo”, che si mostra sempre rispettoso, che fa ( in teoria) puntualmente il suo lavoro, che non crea conflitti con i  colleghi.

    Il mondo è pieno di “Managers”, privi di coraggio nel  fare quello che veramente andrebbe fatto, per il timore di minare la loro apparente stabilità .

    Emerson ha affermava: “Qualunque cosa tu intraprenda, occorre coraggio. Concepire un progetto e metterlo in pratica richiede coraggio quanto un’operazione di guerra”.

    Ma molti di questi  individui non sono forse un po’ troppo rigidi, conformisti, stereotipati, opachi e privi di spirito di iniziativa?

    L’eccesso di dubbio è l’anticamera dell’insuccesso e non coincide con il senso di responsabilità; chi si preoccupa, cerca di sfuggire ai problemi, chi è responsabile cerca invece di affrontarli.

    “La preoccupazione è come una sedia a dondolo: sei sempre in movimento, ma non avanzi di un passo” (Mark Twain).

    L’entusiasmo  invece, è ardore ed impegno nel fare.

    Allora quali sono le caratteristiche che deve coltivare in sé una organizzazione per attuare una reale Cultural Growth & Social Innovation?

    Investire sull’inquietudine delle persone, sulla loro voglia di essere creative , sul loro talento

    E noi? Semplicemente permetterglielo, con l’esempio e ispirandoli

     

    Giustiniano La Vecchia

     

    Photo by:  rob walsh