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  • Felice Viaggio

    Felice Viaggio

    Esiste la felicità?

    Penso che non esista come principio, come concetto astratto, ma esiste nella libertà di essere e di fare ciò che si desidera, senza dipendere dal giudizio degli altri; la si trova in uno zaino, quando ci si prepara per un viaggio; viva nei momenti di gioia nell’assaporare gli ingredienti della propria esistenza, nella serenità, nell’assenza di condizionamenti.

    Non si può essere felici se non si è liberi, liberi dal giudizio, dalla paura, da come ci vogliono gli altri, da quello che vorrebbero farci diventare, dalla necessità di correre senza sapere dove stiamo andando.

    Chi non gode della lentezza, del tempo che scandisce i momenti migliori, della bellezza e della purezza non può essere felice.

    La felicità non è nei beni materiali, nell’accumulo di ricchezze, nel possedere: chi agisce per avidità non può essere felice, è semplicemente una persona sola.

    La vera felicità sta nel viaggio.

    Auguro a te che stai leggendo la ricerca della felicità per questo 2019 e anche se ci saranno momenti più pesanti della leggerezza che ti accompagnerà nel corso dell’anno, non mollare perché tutto passa e tutto ricomincia, la vita è una startup!

  • L’Arte Del Saper Togliere

    L’Arte Del Saper Togliere

    “Se un bambino lega la propria importanza a quello che possiede, la sua immagine di sé sarà sempre a repentaglio. Tollerando di non avere, invece, acquista più fiducia in se stesso e più consapevolezza di essere la persona che è, con un suo carattere, che è la cosa più preziosa di tutte, che nessuno gli può togliere.”

    Da: “I no che aiutano a crescere” di ASHA PHILLIPS.

    Esiste l’arte del “saper togliere”? E se esiste, è davvero un’arte, soprattutto quando si parla di genitori e figli? Sì, esiste.

    Perché un buon genitore sa quando è il momento di dire un no e sa mostrare un’emozione ripulita da ingombri personali. La già citata figura della guida si muove esattamente su questo percorso: dà gli strumenti che servono, spiega le varie fasi della vita e lascia che l’esploratore faccia ciò per cui è stato creato attraverso apprendimento ed errori, scoprire ed esplorare il mondo circostante alla ricerca della sua strada.

    Pensate ad esempio al percorso scolastico. Partiamo dalla scelta della scuola: quante volte un genitore spinge il figlio verso una scelta già decisa da tempo, al di là delle aspirazioni e alcune volte delle capacità del proprio figlio. In questo caso bisogna essere in grado di fermarsi e togliere i nostri desideri e le nostre aspettative dall’equazione per lasciare che vengano liberate le sue, per far sì che si assuma le responsabilità nella giusta scelta.

    In caso contrario, lo condanneremo a una vita fatta di frustrazioni e inadeguatezze del tutto ingiuste e risparmiabili. Lo condanneremo all’abitudine di avere una soluzione già preconfezionata che non lo aiuterà nella sua crescita all’interno di una comunità.

    Continuando a parlare di desidero, bisogna soffermarsi su che cosa lo alimenta. Di che cosa si nutre un sogno? Cosa lo fa progredire? Il desiderio si nutre di coraggio, tenacia e curiosità.

    Se diamo ai nostri figli tutto quello che vogliono appena lo chiedono, non svilupperanno mai la propria ambizione, né la capacità d’ingegno che serve a creare un piano, a reperire le risorse e a sacrificare qualcosa per ottenere come contro partita qualcosa di altro, di più importante.

    Togliamo oggetti e aggiungiamo relazioni, in modo da diventare un punto di riferimento, per fa sì che ci sia una costante connessione tra noi e loro.

    Se l’“ecco qui la bicicletta che volevi”, senza sacrificio, senza reciprocità, diventa una costante, nulla avrà più valore. Per ottenere qualcosa di “pregio”, dobbiamo spiegare ai figli come l’impegno e il lavoro sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo. Solo così insegneremo loro il valore delle cose e il costo della rinuncia e solo così potranno davvero decidere se ciò che vogliono vale davvero la fatica che richiede.

    Detto così sembra un discorso semplice ma la realtà è che tutto questo farà sì che i nostri figli crescano come adulti sani e non viziati. In questo modo si costruisce e si alimenta il desiderio, solo così potranno rimanere costantemente connessi con la propria creatività.

    Il nostro compito, quando decidiamo di mettere al mondo un’altra vita, è quello di essere un modello e mostrare loro la realtà, non solo perché glielo stiamo dicendo ma perché lo manifestiamo nella vita di tutti giorni: “il miglior insegnamento viene dall’esempio”.

    La vita è una start-up e ognuno di noi ha la sua.

  • Prima Dei Quarant’Anni Esplora Il Mondo

    Prima Dei Quarant’Anni Esplora Il Mondo

    Prima dei quarant’anni esplora il mondo, prendi in mano la bussola e vai alla scoperta di cose e persone incredibili.

    Il filosofo Ralph Waldo Emerson diceva: “Non andare dove il sentiero ti può portare, vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia”.

    Guardala in questo modo: nasciamo con uno zaino, una bussola e un mazzo di carte. La domanda è: cosa vogliamo farne? Semplice: dobbiamo usarli.
    Lo zaino va messo sulle spalle, la bussola ti indicherà la direzione da prendere, il mazzo di carte ti aiuterà a capire che il tuo destino non è già scritto.

    Quando veniamo al mondo, non stiamo percorrendo un sentiero già tracciato. I condizionamenti e le convenzioni ci fanno credere che tutto sia già definito e che, se vogliamo comportarci “bene”, dobbiamo muoverci entro un perimetro già stabilito.

    Ricordati che solo tu puoi decidere in che direzione andare – sempre che tu voglia farlo, liberandoti dal giudizio, e quindi dai limiti imposti dagli altri.

    Abbiamo in mano un mazzo di carte, ovvero infinite possibilità e combinazioni. E abbiamo in mano non il nostro destino, ma la bussola. Ciò significa che possiamo costruire il nostro futuro, vivendo il presente in modo indipendente dalle circostanze.

    Certo, alcune condizioni di partenza si fanno sentire, ma diventano limiti (limiti ambientali, limiti sociali, limiti economici) se ci adeguiamo a considerarli tali. Definiamoli piuttosto circostanze, che abbiamo la facoltà di modificare con l’impegno e il duro lavoro e le cose cambieranno radicalmente.

    Non ti serve uno sguardo pessimista e auto-limitante, ma un respiro profondo e

    – creatività

    – conoscenza

    – consapevolezza

    Queste sono le parole chiave del tuo presente e del tuo futuro, queste sono le carte da giocare per tracciare un nuovo sentiero. Pensa a quante possibilità ottieni se ti impegni a intrecciare la creatività con la conoscenza, la consapevolezza con l’esperienza, l’entusiasmo con ciò che hai già sperimentato e ti ha insegnato cosa sia davvero utile ed efficace.

    Siamo noi i padroni del nostro destino, credimi. Dobbiamo solo evitare di farci prendere dagli eventi, col rischio di perderci, imparando a diventare noi stessi l’evento.

    Quanta volontà c’è in te? Chieditelo e comincia subito dopo a muovere i tuoi primi passi. Disponi di un mappamondo: puntaci sopra il dito e parti. Fin da quando sei al mondo, hai a disposizione un biglietto con destinazione sconosciuta. Non ti resta che partire.

    Mi viene in mente il bellissimo “Ancora un giro di giostra” di Tiziano Terzani. Leggendolo ho capito che il significato del viaggio non sta nella meta, ma nel viaggio stesso, al termine del quale diventerai un punto di riferimento per chi verrà dopo.
    Il vecchio marinaio guida i giovani, è esempio per loro, ma per iniziare un viaggio non esistono limiti di età: puoi scoprire il te stesso inesplorato in qualsiasi fase della tua vita, anzi se non sei più giovanissimo e hai acquisito esperienza, avrai ancora più cose da conoscere di te e da raccontare agli altri.

    Tutto quello che hai imparato e che ancora hai da imparare consideralo un dono, un bene prezioso che nessuno mai potrà portarti via. Lo zaino che hai in spalla è solo tuo, potrai condividerlo, a volte svuotarlo per fare posto ad altro, ma ricordati di averne sempre cura, di custodirlo e proteggerlo dalle intemperie, dai condizionamenti esterni, dalla paura di non farcela.

    Quando parti, sai che stai per iniziare un cammino tanto più complesso quanto più grande è la tua voglia di esplorare, conoscere e capire. Devi partire allenato, devi essere pronto al sacrificio e determinato a compiere sforzi considerevoli.

    Devi tenere in considerazione anche l’ignoto: la bussola punta verso nord, ma non sai precisamente dove andrai, né deve importarti. Ciò che conta davvero è il viaggio stesso, è l’idea di partenza che ti ha spinto a intraprendere un cammino. L’obiettivo è insito nel viaggio: raccogli i pezzi che troverai lungo la strada, mettili insieme e costruirai un puzzle fatto di esperienza e consapevolezza, che un giorno condividerai e donerai a qualcun altro.

  • La Vera Felicità

    La Vera Felicità

    La vera felicità, la vera essenza della vita stanno nel viaggio, nella costruzione della tua mappa, giorno dopo giorno.

    Considera la partenza come la più alta forma di creatività. Se però non ci metti

    – desiderio

    – coraggio

    – ispirazione

    è probabile che non ti sposterai di un centimetro.

    Ricordo da bambino, non vedevo l’ora che arrivasse il momento di caricare l’auto e, con la mia famiglia, di percorrere 1.200 chilometri verso il paese d’origine dei miei genitori. Quel tipo di desiderio, di tensione emotiva e smania incontenibile sono alla base di qualsiasi viaggio costruttivo. Se non li senti, non è il tuo viaggio.

    Prendi la maggior parte dei giovani, cosa desiderano oggi? Molti hanno tutto, troppo. Possiedono senza sforzo, perché le cose gli sono date – non le hanno conquistate. Non conoscono il desiderio e di conseguenza la passione.

    L’annullamento della tensione verso la conquista genera individui apatici, opachi. Invece i colori con cui dovremmo dipingere la nostra tela, la nostra vita, dovrebbero essere brillanti, vivi, pieni di luce, pieni di sfumature. Nasciamo con una tavolozza di colori a nostra disposizione e ci limitiamo a usarne due, tre, in alcuni casi nessuno. Dobbiamo osare, dobbiamo desiderare di cambiare, di rinnovarci, di rialzarci dopo ogni caduta perché siamo liberi di farlo. Ma dobbiamo avere il coraggio di farlo per sentirci liberi.

    Va da sé che ci vuole coraggio anche per abbandonare le certezze e muoversi verso l’ignoto: nonostante l’obiettivo sia chiaro, le variabili lungo il percorso sono talmente tante da non permetterci di avere tutto sotto controllo.

    Ricordati anche di partire “leggero”: porta l’essenziale e lascia spazio per le esperienze durante il percorso. Prima di partire, chiediti cosa sei disposto a lasciare indietro: abitudini, oggetti, persone…

    Abbandona le cose che non ti appartengono, ciò che hai accumulato senza una vera utilità, ciò di cui puoi fare a meno, anche se pensi il contrario.

    Privarsi di qualcosa è sempre doloroso, ma se ti alleni a togliere il superfluo, soffrirai sempre meno e alla lunga otterrai benefici insperati.

    Ma non dimenticare di portare con te creatività, ispirazione, curiosità e desiderio, i più grandi e meravigliosi strumenti per il tuo viaggio.

    Ognuno lo vive in maniera diversa, in base al suo istinto e alla sua indole, ma per tutti la partenza coincide con una selezione: si individua una meta, si sceglie un percorso, si rinuncia in automatico a qualcosa. In pratica scegliamo tra un miliardo di possibilità, rinunciando a delle cose per trovarne altre.

    Io non rinuncerei mai agli insegnamenti che mi ha trasmesso mio padre, alle esperienze che mi hanno insegnato qualcosa e a qualche profonda delusione, che mi ha aiutato a crescere.

    Ricordati di portarli con te quando parti. Non andrà sempre tutto bene, non saranno rose e fiori, anzi il viaggio è pieno di contraddizioni, di chiari e scuri, di paure e serenità, di “sirene” che cercano di allontanarti dalla meta. È davanti agli ostacoli che dimostriamo di essere resilienti: passo dopo passo imparerai a reagire alle difficoltà e ai fallimenti, prestando più attenzione in futuro e scegliendo nuovi esempi a cui ispirarti.

    L’ispirazione è una bussola, è uno strumento che ti aiuta a capire cosa c’è dentro di te e cosa vuoi diventare. E visto che il viaggio è il destino a cui andiamo incontro, l’ispirazione è l’arma più importante ed efficace per raggiungere la meta, per non perdere la rotta, per tracciare la mappa.

    Rimboccati le maniche, metti lo zaino sulle spalle e parti per costruire la tua leggenda personale: lasciati ispirare da persone che l’hanno già fatto, impara da loro, tieni in considerazione il loro esempio, ma non volerli copiare, non voler replicare la vita di un altro. Non è di questo che stiamo parlando.

    Tu sei unico e unica è la colonna sonora della tua vita: ognuno ha la sua tela, sta a te scegliere i colori per dipingerla. L’universo ti darà una mano, certo, ma se starai fermo, starà fermo anche l’universo e credimi, non succederà un bel niente, non otterrai niente, non andrai da nessuna parte.

    Muoviti, datti da fare, mettiti in cammino: tutti hanno messaggi da consegnare, valori da condividere, una storia da tramandare.

    La nostra missione è proprio questa: consegnare a qualcun altro la bussola che ci viene data alla nascita. Questa è la vera condivisione, si chiama “DONO”.

    Ti sei mai chiesto con chi puoi condividere i tuoi desideri, i tuoi  sogni, le tue aspettative? Prova a pensare a chi vorresti consegnare le cose più importanti che hai. Credo chiunque risponderebbe “alle persone di cui mi fido”. Certo. “Alle persone che non ti giudicano”, aggiungo io.

    La fiducia richiede totale assenza di giudizio, che, al contrario, è la più terribile forma di tradimento. Puoi fidarti di chi non ti giudica, di chi ti promette sostegno qualsiasi cosa farai, di chi ti aiuterà a realizzare la tua leggenda personale senza porre paletti, senza contrapporti ostacoli.

    Ti consiglio di allearti con chi può viaggiare con te, senza giudicarti, con chi non prova invidia, con chi non è vittima dei suoi limiti, con chi non spegnerà il tuo entusiasmo, ma ti aiuterà a proteggerlo come il più prezioso dei doni.

    Ricordati di staccarti da qualsiasi forma di giudizio per liberare il tuo talento.

    E ricordati di pensare alla solitudine come a una delle condizioni migliori per compiere il tuo viaggio: ti darà l’occasione di guardarti dentro e ti insegnerà a diventare più forte.

    Siamo connessi ogni istante della nostra esistenza, ma non lo siamo mai con noi stessi. Dobbiamo invece pretendere la solitudine, dobbiamo avere la possibilità di concentrarci sulla bellezza che c’è dentro di noi, mettendo alla prova la nostra capacità di stare da soli e cavarcela con le nostre forze.

    Mettersi alla prova e partire per il viaggio, spinti dal desiderio, sostenuti dal coraggio, guidati dall’ispirazione, è la più alta espressione di libertà di cui possiamo godere.

  • Talento e Passione

    Talento e Passione

    Ricorda una cosa importante: ognuno di noi è un talento e il talento non è altro che la creatività e la consapevolezza unite alla capacità dalla passione.

    Sono cinque le parole chiave:

    – talento

    – creatività

    – conoscenza

    – passione

    – capacità

    Per parlarne voglio citare due frasi meravigliose:

    “Non ha l’ottimo artista alcun concetto che la materia in sé non circoscriva col suo soverchio”, diceva Michelangelo, volendo intendere che l’opera d’arte è già nel blocco di marmo, va solo tolto tutto ciò che le sta intorno per liberarla.

    Allo stesso modo va liberato il talento, eliminando il dannoso superfluo.

    Per capirci meglio, cito una seconda frase:

    “Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più…”.

    Fin troppo facile citare l’Amleto, certo, ma il segreto è proprio in queste parole: vuoi essere o non essere? Devi scegliere, devi liberare l’opera d’arte che c’è dentro di te.

    Per ottenere questo risultato ti servono degli strumenti: il lavoro, la costanza, la disciplina. Senza, non otterrai nulla di buono, fidati.

    Infatti è vero che abbiamo la possibilità di liberare il talento che abbiamo dentro di noi, ma per riuscirci dobbiamo essere allenati a farlo: i migliori risultati arrivano se siamo liberi, indipendenti dai condizionamenti e preparati per agire verso l’obiettivo definito.

    Il problema è che spesso perdiamo tempo ed energie guardando le cose dalla prospettiva sbagliata o ponendoci domande scorrette.

    Ti segnalo un paio di frasi che ogni tanto pronunciano i genitori, con il risultato di uccidere il talento:

    “Hai visto il tuo compagno com’è bravo?”.
    “Mi hai deluso”.

    Siamo abituati a ragionare in funzione del premio, del riconoscimento: se lo otteniamo, tutto bene, altrimenti la viviamo come fosse una catastrofe. Sbagliato. La vera catastrofe sono i condizionamenti: la medaglia ne è un esempio, perché non ha a che fare con la libertà, ma con i parametri di valutazione imposti dall’esterno, che poi sono limiti.

    Pensa quanto tempo sprechiamo nel tentativo di imitare o copiare qualcuno. Come posso pretendere di diventare come Van Gogh se il mio talento non è quello della pittura? Ecco, mentre mi incaponisco a essere chi non sono, perdo l’occasione di trovare, coltivare, far maturare il mio talento, che è unico e irripetibile, non la fotocopia sbiadita del talento di un altro.

    Chiedi a un bambino cosa vuole fare da grande: nella risposta è racchiuso un intero universo di bellezza e delicatezza.
    “Da grande voglio fare il pompiere”.
    Soffermati su questa risposta: pensa a quanta poesia c’è dietro questa frase, pensa quanta voglia di aiutare il prossimo, quanta umanità. Dovremmo fare come i bambini: tornare a usare la creatività per liberare il talento.

    Ma attenzione: il talento è prezioso, va accudito e maneggiato con cura. Non puoi in alcun modo imporre a una persona di esprimere ciò che ha dentro, deve imparare a farlo in autonomia, onde evitare di ottenere l’effetto contrario.

    Il talento è un tesoro: nell’antica grecia il talentum era una moneta, nella tradizione biblica i talenti rappresentano i doni dati da Dio all’uomo. È facile coglierne l’importanza, il suo essere unico e non trasferibile: è come una forza, una risorsa più o meno nascosta, che ogni giorno ci dice che abbiamo ancora una possibilità.

    Immagina il talento come un’energia creativa, una forza che non si tiene a bada: va fatta uscire piano piano, altrimenti c’è il rischio che esploda violentemente, causando dei danni. Peggio ancora se dovesse implodere.

    L’energia che hai dentro di te, quella che non si esaurisce con il passare degli anni, che non ha un’età anagrafica e che non va mai soffocata, ti condurrà all’autorealizzazione: sto parlando della possibilità di lasciare nel mondo un’impronta straordianaria.

    Se non ci metti impegno e spirito di sacrificio, dedizione e abnegazione difficilemte raggiungerai i tuoi obiettivi, così come se ti distrai e sprechi le tue energie a imitare qualcuno che non sei.
    Se il tuo volto non sarà illuminato da alcuna luce, vuol dire che sei sulla strada sbagliata: sembrerai spento, chiuso in te stesso.

    Si dice che il talento risieda in una zona precisa del cervello, si dice che da lì partano le idee che si illuminano come lampadine. Le persone insoddisfatte sono spente, quelle creative accendono idee.
    Credimi, possono portarti via tutto ciò che hai, ma il talento no, non può rubartelo nessuno. È tuo: sta a te riconoscerlo, cullarlo, proteggerlo e valorizzarlo.

    Segui la tua bussola, non la strada che ti indicano gli altri. Sottraiti ai condizionamenti e ai giudizi, solo quando sarai libero, potrai esprimere tutta l’energia che hai dentro di te.

    Sai cosa significa per me liberare il talento? Significa raccontarti queste cose.

    Ti parlo di impegno, di perseveranza e di sacrificio nella costruzione di un percorso fatto di scelte e di libertà, e mi sento a mia volta libero di scegliere, di raccontare, di autodeterminarmi: questa è la mia leggenda personale, questa è la mia strada.

    Il compito del capitano è aiutare gli altri, giovani e meno giovani, a liberare il loro talento, dopo che l’hanno riconosciuto e hanno espresso interesse a coltivarlo.

    Viviamo in una società piena di limiti e paletti: se un bambino è troppo vivace, i genitori gli dicono “non urlare”, “non cantare”, “non correre”, senza rendersi conto che così frenano l’energia creativa che in quel momento si sta manifestando. La scuola uccide la creatività, ed è una cosa terribile.

    Il compito del capitano è far crescere l’autostima nelle persone, sostenerle nelle difficoltà, dare loro un’altra opportunità.

    Ricorda: il talento ci dice tutti i giorni che abbiamo ancora la possibilità di farcela.

     

     

     

     

     

  • L’Improvvisazione

    L’Improvvisazione

    Sappi che l’improvvisazione è la creatività che fa l’amore con la conoscenza.

    Se pensi che qualcuno stia banalmente improvvisando, ti sbagli: dietro a ciò che in apparenza sembra inventato al momento, ci sono studio e preparazione. La creatività diventa indispensabile nel momento in cui smettiamo di muoverci dentro i confini del “già detto” e sondiamo nuovi spazi da costruire.

    Mi piace la definizione che dà Wikipedia: “Per improvvisazione si intende l’atto di creare qualche cosa mentre la si esegue, in maniera spontanea o casuale. L’improvvisazione consiste di uno svolgimento o esecuzione, che si realizzano con inventiva immediata e con facilità. Nelle arti dello spettacolo l’improvvisazione è caratterizzata dall’assenza di preparazione specifica e dalla prestazione spontanea. Essa dipende dall’abilità dell’improvvisatore e può essere applicata a diverse discipline artistiche: si parla di improvvisazione nella musica, nel teatro, nella letteratura, nella scultura, nella danza, nella cinematografia, ma anche nella fisica, nell’ingegneria, nella cucina e in altre branche scientifiche”.

    Improvvisazione e nomadismo creativo condividono un principio: non ci sono regole, ma c’è la continua ricerca di qualcosa che superi l’aspettativa del pubblico. È come se ci fosse un punto di partenza, una specie di perimetro entro cui vi sono le norme di ingaggio della comunità: il resto, ovvero il percorso che da lì parte, è improvvisazione, è totale libertà di scelta.

    In questo i bambini dovrebbero ispirarci: loro non hanno regole, sono purtroppo gli adulti a incidere negativamente sulla loro creatività, imponendo regole e causando condizionamenti soffocanti.

    Qual è la conseguenza? L’impossibilità di esprimere il proprio talento.
    Se il tuo talento è represso, non puoi creare nulla. Devi essere libero di scegliere, di agire, di fare e di sbagliare. Devi lasciarti andare all’improvvisazione, che è magnifico strumento per liberare l’essenza della creazione.

    Ricordati che l’improvvisazione si basa su uno schema, i cui punti saldi sono:

    – conoscenza, ovvero massiccia dose di padronanza della materia

    – esperienza, ovvero ciò di cui dispone un capitano di lungo corso, risorsa fondamentale per i giovani start upper, al quale devono imparare a rivolgersi per ottenere aiuto

    – creatività: si può ed  esiste la possibilità di improvvisare e liberare la propria creatività

    Siamo inclini, chi più chi meno, a mettere ordine alle cose che facciamo, pensando che questo sia un buon metodo per tenere tutto sotto controllo e raggiungere dei risultati. Non teniamo però in considerazione il fatto che l’ordine e il controllo impediscono la piena espressione del proprio potenziale. Ne deriva una inquietudine profonda, che spesso causa ulteriori blocchi: è il “vorrei ma non posso” che ci fa sentire sempre inadeguati.

    Le cose non vanno messe in ordine, vanno lasciate andare, vanno liberate così come le emozioni: intuito, genialità, estro, istinto, come puoi pensare di tenere a bada tutte queste “folli” componenti? Cosa otterresti in cambio? Queste risorse sono racchiuse in uno scrigno, il talento: quando trovi la chiave per aprirlo, ne escono cose meravigliose, che hanno bisogno di muoversi libere e in tutta la loro forza dirompente. Sarebbe un pericoloso controsenso tentare di arginarle, di chiuderle ordinatamente dentro quello scrigno.

    Voglio invitarti a liberare la tua creatività, voglio spingerti a improvvisare, perché è così che si dà vita alla colonna sonora, unica e irripetibile, della propria vita. Se non ti lasci andare, se non sperimenti, se non fai tentativi e sbagli, la tua colonna sonora sarà uguale a quella di tanti altri e alla fine ti sembrerà di aver vissuto in uno stato di dormiveglia, vivo a metà.

    Sappi che, fin da quando veniamo al mondo, stipuliamo con la società che ci circonda dei contratti. Il più importante è il contratto che stipuliamo con noi stessi: è il patto per la vita, quello che prevede l’impegno di esprimere ciò che siamo e che ci fa vivere il presente, giorno per giorno, hic et nunc.

    È un errore prendere i modelli del passato per costruire il futuro, così come è sbagliato subire condizionamenti e farsi schiacciare dalle convenzioni. Hai bisogno di uscire dagli schemi, di osare, di metterti alla prova: l’unico modo per far sì che gli altri apprezzino ciò che fai, è che sia tu il primo ad apprezzarlo. Devi tenere acceso il fuoco della tua anima, devi metterci il cuore per liberare il talento che vive dentro di te e che ha bisogno di un’opportunità per emergere.

    Hai presente quelle persone inquiete, quelle che non sembrano mai paghe di ciò che fanno. Sono persone che hanno dentro un fuoco che le anima: se cercassero di spegnerlo, danneggerebbero se stesse irreparabilmente. Queste persone sanno che gli schemi esistono per essere infranti, come le statistiche. Queste persone sanno quanto sia importante lasciare che il caos regni almeno in una parte della loro vita: ciò le renderà creature uniche, capaci di sbagliare, cadere, rialzarsi e ricominciare.

    Quando deciderai di improvvisare, qualcuno che proverà a mettere dei paletti lo troverai di sicuro: quando comincerai a saltare i paletti e a non adeguarti a ciò che la gente vuole, diventerai un nomade creativo.

    So che quella dell’improvvisazione è una fase difficile: prendi i Millenials, hanno in mano uno smartphone e non sono in grado di improvvisare un bel niente. La tecnologia per molti aspetti è fantastica, ma mi sembra utilizzata male, soprattutto nel quotidiano, perché ha invaso spazi sottratti alla creatività.

    Vogliamo davvero smettere di essere persone in grado di costruire il futuro? Vogliamo che i nostri figli diventino così? Bisogna che genitori, educatori, imprenditori dedichino tempo ed energie per insegnare ai giovani a usare la creatività, a improvvisare, a diventare nomadi creativi.

     

     

     

     

     

     

  • Impara dagli Errori e dai Fallimenti

    Impara dagli Errori e dai Fallimenti

    Impara dagli errori e dai fallimenti.
    Accettare di aver fallito, rialzarsi dopo una caduta, ricominciare nonostante la delusione sono le più grandi dimostrazioni di resilienza.
    Se ti accorgi di aver commesso un errore o se ti rendi conto di aver intrapreso un percorso fallimentare, hai due possibilità: piangerti addosso fino alla distruzione di qualsiasi slancio, oppure passare al piano B.

    Non hai un piano B? Non importa, sei sempre in tempo per costruirne uno.
    Ciò che conta adesso è prendere coscienza degli sbagli commessi, visualizzare gli strumenti acquisiti, fare leva sulle risorse utili a fronteggiare la frustrazione.
    È il momento di cominciare a vedere le cose secondo una prospettiva diversa: il fallimento, credimi, non è l’incapacità di raggiungere l’obiettivo, ma un’occasione di crescita personale. Se riesci a vederla così, sei già nella condizione di ripartire per puntare dritto a un nuovo traguardo.
    Cambia strategia, evita gli errori già commessi, lasciati guidare dall’esperienza: nella costruzione del piano B non devi ripartire da capo, hai già accumulato pezzetti importanti, ti serve solo un nuovo slancio.

    Certo, ci vuole coraggio. Chi non ne ha, è destinato a fallire.
    Come è destinato a fallire chi si lascia condizionare dai giudizi degli altri. Viviamo in un Paese in cui il tasso di giudizio è molto alto, e anche particolare. Facci caso, qui da noi si perdonano vari tipi di errori, divorzi, scandali, amanti, ma non il fallimento economico. Il fallimento di un’impresa è un marchio a vita che difficilmente ci si scrolla di dosso – in America funziona all’opposto.
    In un contesto sociale e culturale come quello attuale, anche per via dell’uso di strumenti di comunicazione e condivisione che hanno accelerato tutti i processi, il tasso di giudizio è altissimo, ed è più difficilissimo mostrarsi distaccati. Devi imparare ad agire in modo indipendente dal pensiero degli altri: se analizzi l’errore e il fallimento secondo il tuo pensiero, che è l’unico che abbia davvero valore, hai grandi possibilità di riuscita.
    Ma se ti valuti e valuti la tua vita in base a parametri di altri o a quello che credi sia il pensiero dominante, sei destinato a distruggere il tuo percorso prima ancora di iniziare.
    Molte nemmeno cominciano, perché soffocate in partenza dalla paura di sbagliare. Agiscono  in modo non coerente rispetto ai propri obiettivi per ridurre i rischi di giudizio negativo degli altri. L’unica cosa che si ottiene assecondando un ideale di perfezione che crediamo la società imponga è l’annullamento di noi stessi.

    Pessima idea quella di vivere in un mondo ideale, non corrispondente alla propria realtà.
    L’io reale è l’unico riferimento al quale devi attenerti nella costruzione della tua leggenda personale: individualo, isolalo dall’EGO, che è devastante, pericolosissimo, perché annulla la realtà.
    Quello che fa la differenza oltre all’immaginazione è il coraggio, il coraggio di scrivere la propria leggenda personale senza timore di fallire o commettere errori. Lavorando con umiltà senza sprecare il tempo a voler convincere nessuno sulle tue idee e sulle tue qualità se non te stesso, in quegli spazi dove puoi e devi imparare a curare ogni minimo dettaglio in modo da garantirti importanti passi in avanti.

    Pensa a quando nasce un bambino: i genitori gli badano in modo quasi maniacale, non lasciano nulla al caso. Poi l’attenzione cala, soprattutto quando subentra l’abitudine, che ti fa fare le cose sempre allo stesso modo, per far prima. Ma nulla assicura che le azioni abitudinarie siano corrette.
    L’abitudine e la superficialità sono elementi tipici del fallimento, insieme alla noncuranza. La cura del dettaglio, l’attenzione ai particolari aiuta l’individuo dalla nascita passando per l’adolescenza e via via a crescere rispettando se stesso e gli altri.
    Impara dalle persone che hanno lasciato il segno, è qualcosa per noi di indimenticabile. Credi che non sbagliassero mai? Al contrario. Ciò che li ha resi grandi, immortali, è stata la loro capacità di ricominciare dagli errori e dai fallimenti, farne esperienza e iniziare nuovamente e attraverso l’esperienza a portare l’errore a livelli sempre più bassi.

    Alla perfezione non si aspira in partenza, ma la si conquista col duro lavoro. E la si ottiene dando prova  di grande maturità, prima di tutto non cedendo in caso di insuccesso alla dinamica dell’alibi –  ho fallito perché sono stato sfortunato, chi ce la fa è un raccomandato e compagnia bella.
    Non ti servono alibi ma un’analisi lucida e costruttiva degli errori commessi. Ricordati che il fallimento non toglie nulla a chi tu sei, non frantuma la tua personalità, anzi ti aiuta a costruirla, se lo accetti con spirito maturo e coraggioso.

    Secondo indice di maturità è saper chiedere aiuto.
    Ricorda che non è del bravo capitano replicare i modelli del passato o trasferire il proprio, ma indicare strumenti che siano davvero utili per il  proprio viaggio. Non esiste capitano infallibile, sia chiaro. Ciò che ne fa la differenza è la capacità di riconoscere un errore e se serve chiedere scusa assumendosi le proprie responsabilità. Un esempio straordinario quando un padre riesce a farlo con il proprio figlio: questo atto di umiltà non toglierà nulla al genitore, anzi. In più darà al figlio la consapevolezza di poter contare su una guida coerente, con la capacità di cambiare opinione.

    Devi sperimentare, metterti alla prova, uscire dalla comfort zone e costruire la tua strada nel mondo. Non lasciarti schiacciare dai giudizi, conta solo il tuo di parere.
    Non farti limitare dalla paura: fa parte del gioco, ma il tuo coraggio deve e sarà più forte.
    Impara a gestire le frustrazioni senza condannarti: se sul tuo orto si è abbattuto un nubifragio, non puoi dare la colpa a te. Finito di piovere tornerà il sole e da lì riparti, senza piangerti addosso, facendo leva sulla tua voglia di ricominciare e sull’esperienza. Ricordati che potrebbe tornare un altro nubifragio, quindi metti in moto l’esperienza in modo da mettere al riparo il tuo magnifico campo e il tuo raccolto futuro.
    Non lasciare nulla al caso, cura i dettagli e se serve ricordati di  chiedere aiuto al tuo capitano, a chi ha iniziato il viaggio prima di te.

    Il fallimento va ribaltato in una grande opportunità per il futuro.
    Tu sei più forte degli errori che hai commesso: “Dobbiamo accettare la delusione che è limitata, ma non dobbiamo mai perdere l’infinita speranza”, diceva Martin Luther King.
    Metti a fuoco le tue priorità: ora sei pronto per realizzare i tuoi sogni.
    La vita è una start up!

     

     

     

     

     

  • I 10 Comandamenti della Humanistic Leadership

    I 10 Comandamenti della Humanistic Leadership

    Prendendo spunto da @Jordi Alwemany

    Il termine  leadership è indubbiamente uno dei temi più esplorarti, dibattuti e stimolanti nella storia dell’umanità e l’interesse sembra continuare a crescere molto rapidamente, anno dopo anno.

    Molte teorie principali di leadership, e ancor di più i modelli derivati, sono state sviluppati negli ultimi 200 anni. Tutte queste dottrine perseguivano un obiettivo comune, essere in grado di definire da un punto di vista scientifico e non, ciò che rende un grande leader.

    La verità è che nessuna di queste teorie è stata in grado di trovare alcuna certezza scientifica di quale caratteristica o combinazione umana trasformerà un ragazzo ordinario in un grande leader.

    L’unica certezza sulla leadership è che non è una scienza ma una vera è propria arte scaturita dal talento dell’individuo..

    Nel mondo animale, la leadership consiste nel soddisfare il bisogno di sopravvivenza, convivenza e benessere della comunità.

    La differenza fondamentale tra uomo e animale è che gli animali comprendono che i loro bisogni comunitari possono essere risolti solo attraverso il lavoro collettivo verso il loro bene comune.

    Le persone seguono i leader che comprendono i loro bisogni, mostrano rispetto per loro e, cosa più importante, chi li fa sentire parte di una causa, vista le caratteristiche dominanti del leader: la generosità e il principio del dono.

    La maggior parte dei problemi che la razza umana affronta in questo periodo storico, sono il risultato di sistemi socioeconomici, politici ed educativi che promuovono fortemente l’individualismo, al contrario di incoraggiare l’umanesimo e il collettivismo. L’individualismo, l’egoismo e l’avidità conducono la nostra specie a un vero proprio disastro..

    La follia della mente egoista, amplificata dalla scienza e dalla tecnologia, sta rapidamente portando la nostra specie sull’orlo del baratro. 

    Evolvi o muori: questa è la nostra unica scelta ora. – Eckhart Tolle

    Quindi, a mio modesto parere, il principio guida migliore e più semplice mai sviluppato nella storia umana, è la Regola d’Oro del Maestro Confucio, in quanto incapsula pienamente il vero essenza della leadership umanistica.

    Quello che non vuoi fare a te stesso, non farlo agli altri. – Confucio

    L’elenco che segue è una raccolta delle mie citazioni e dichiarazioni preferite, che aiutano a riassumere in un acronimo facile da ricordare, ciò che considero:

    “I 10 comandamenti della Humanistic Leadership”

    1. Ascolto:

    Il più elementare di tutti i bisogni umani è la necessità di comprendere ed essere capiti. Il modo migliore per capire le persone è ascoltarle. – Ralph Nichols

    1. Empowerment:

    Non dire mai alle persone come fare le cose. Dì loro cosa fare e ti sorprenderanno con la loro ingenuità. – Generale George S. Patton

    1. Apprezzamento:

    Prendi l’abitudine di dire alla gente “grazie”. Esprimi il tuo apprezzamento, sinceramente e senza l’aspettativa di nulla in cambio. Apprezzo davvero chi ti circonda e presto troverai molti altri intorno a te. Apprezzo davvero la vita e scoprirai di averne di più. – Ralph Marston

    1. Devozione:

    L’uomo che rimuove una montagna inizia portando via piccole pietre. – William Faulkner

    1. Empatia:

    Ogni volta che stai per trovare un difetto con qualcuno, poniti la seguente domanda: quale mia mancanza quasi somiglia a quella che sto per criticare? – Marco Aurelio

    1. Rispetto:

    Questo nostro mondo … deve evitare di diventare una comunità di terribile paura e odio, ed essere, invece, una fiera confederazione di fiducia e rispetto reciproci. – Dwight D. Eisenhower

    1. Semplificazione:

    I grandi leader sono quasi sempre dei grandi semplificatori, che possono tagliare argomenti, dibattiti e dubbi per offrire una soluzione che tutti possano comprendere. – Generale Colin Powell

    1. Onestà:

    Come ho già detto, la prima cosa è essere onesti con te stesso. Non puoi mai avere un impatto sulla società se non hai cambiato te stesso … I grandi operatori di pace sono tutte persone di integrità, di onestà e umiltà. – Nelson Mandela

    1. Inspirazione:

    L’insegnante mediocre dice. Il buon insegnante spiega. L’insegnante superiore dimostra. Il grande maestro ispira. – William Arthur Ward

    1. Perseveranza:

    Aderisci al tuo scopo e presto ti sentirai come hai sempre fatto. Al contrario, se vacilli e ti arrendi, perderai il potere di mantenere qualsiasi risoluzione e te ne pentirai per tutta la vita. “- Abraham Lincoln

    Non ho prove scientifiche a sostegno dei miei pensieri, quindi temo che l’unico modo per determinare se ho ragione o torto è attraverso la tua esperienza. Prova a mettere  in pratica questi  suggerimenti.

    Mi auguro abbia trovato interessante questo articolo. Se è così, per favore non dimenticare di cliccare su “Mi piace” e condividerlo con altri che potrebbero trovarlo a loro volta utile.

    E se credi prendi un minuto per commentare questo articolo. Questo è il miglior incoraggiamento per continuare a scrivere e condividere conoscenze.

     

  • Tra Sogno e Cultura dell’Alibi

    Tra Sogno e Cultura dell’Alibi

    Prendo spunto da un interessante articolo di breakingtech.it, che scrive di Eyhan Jamalova.
    Questa ragazza di “15 anni” dell’Azerbaijan, ha infatti recentemente fondato una startup, Rainergy, che basa la sua funzione sulla produzione di energia elettrica tramite lo sfruttamento dell’acqua piovana, grazie all’aiuto della sua amica, Zahra Gasimzade ed al suo professore di fisica.

    Il progetto è stato considerato talmente promettente da aver ricevuto un finanziamento di ben 20.000 dollari dal governo, che lo ha definito una delle concrete soluzioni energetiche alternative per tutti i paesi ancora in via di sviluppo.

    Tutto ciò dimostra che con volontà, intraprendenza e spirito di sacrificio, anche a 15 anni si ha la possibilità di iniziare un vero percorso di crescita e realizzare il proprio sogno.

    Per questo motivo mi preme segnalarvi che non è vero che mancano in Italia le possibilità per i giovani startupper e il sostegno alle loro idee, ma quanto, la mancanza di visione e soprattutto rispetto degli impegni presi dagli stessi.

    Ho avuto la fortuna di partecipare e facilitare, attraverso l’ATE (Accelerated Talent Experience) un bellissimo e davvero rivoluzionario evento dedicato al mondo delle startup organizzato da Soft-in il 21 giugno.
    Parlando con loro ho scoperto che alcune startup invitate e che hanno deciso di partecipare (confermata la loro presenza via mail e non solo) non si sono presentate. Fin qui nessun problema, gli imprevisti sono all’ordine del giorno. La cosa incredibile è che contattate al telefono per capire dove fossero e se erano in arrivo, la loro riposte sono state: “mi sono dimenticato, magari vengo un’altra volta” o peggio “se volete faccio un salto 5 min nel pomeriggio”.

    Non sta a me giudicare, ma credo che valga la pena fare una reale riflessione su cosa significhi creare una startup. Startup, termine di derivazione anglosassone, significa «partire, mettersi in moto», non stare fermi ed aspettare.
    I sogni e gli obiettivi non aspettano, gli alibi sicuramente sì.

    #openinnovation #startupper #obiettivo #culturadellalibi #sogno #ATE #idea #millenials

    @EyhanJamalova @ZahraGasimzade