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  • “Cosa cercano le nuove generazioni dalle aziende?”

    “Cosa cercano le nuove generazioni dalle aziende?”

    Un Racconto di Valori, Benessere e Innovazione

    Negli ultimi anni, Millennials e Gen Z hanno rivoluzionato il concetto di lavoro. Per loro, un impiego non è solo un mezzo di sostentamento, ma un’esperienza che deve riflettere valori personali, ambizioni di crescita e attenzione al benessere. Questo nuovo approccio è il risultato di una combinazione di fattori: l’impatto delle crisi economiche, l’avvento di tecnologie digitali e una crescente consapevolezza verso la sostenibilità e la giustizia sociale.

    I giovani cercano ambienti di lavoro che rispecchino il loro stile di vita. La flessibilità, ad esempio, è diventata un elemento essenziale. Modelli di lavoro ibridi, dove si alternano giorni in ufficio e da remoto, rappresentano per molti il perfetto equilibrio tra produttività e qualità della vita.

    Negli Stati Uniti, il 74% dei giovani preferisce questa modalità, e l’idea di una settimana lavorativa ridotta è accolta con entusiasmo, purché non implichi tagli agli stipendi o aumento dello stress​

    Ma la flessibilità da sola non basta.

    I giovani desiderano lavorare per aziende che abbiano un impatto positivo sul mondo. Temi come sostenibilità ambientale e responsabilità sociale occupano una posizione centrale nelle loro scelte.

    La Generazione Z, in particolare, è critica verso organizzazioni che non dimostrano un impegno concreto. Secondo uno studio del Sole 24 Ore, circa la metà dei giovani lavoratori valuta positivamente solo le aziende che affrontano seriamente questioni come il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali​

    Un altro aspetto cruciale è la cultura aziendale. Inclusione e diversità non sono più valori opzionali, ma requisiti indispensabili.

    La presenza di ambienti inclusivi, dove ogni individuo si sente valorizzato e rispettato, non solo aumenta la soddisfazione lavorativa, ma favorisce anche la creatività e l’innovazione.

    Questo è particolarmente vero per i giovani appartenenti a minoranze etniche o comunità LGBT+, che cercano luoghi di lavoro dove possono esprimersi liberamente senza timore di discriminazioni.

    La salute mentale, poi, è diventata un argomento prioritario.

    La Gen Z, cresciuta in un mondo sempre connesso e competitivo, denuncia livelli di stress e burnout superiori rispetto alle generazioni precedenti.

    Studi recenti rivelano che il 64% dei giovani sperimenta stress quotidiano sul lavoro. In risposta, molte aziende stanno introducendo iniziative dedicate al benessere psicologico, come giornate di riposo specifiche, supporto psicologico e workshop per la gestione dello stress​

    Dal punto di vista economico, anche se valori come flessibilità e sostenibilità sono centrali, la sicurezza finanziaria resta fondamentale.

    In Italia, dove il tasso di disoccupazione giovanile supera il 23%, trovare un lavoro stabile e ben remunerato è una priorità.

    I giovani apprezzano benefit tangibili come assicurazioni sanitarie, congedi parentali , programmi pensionistici, che dimostrano l’impegno dell’azienda verso il loro benessere a lungo termine​ e tanta formazione innovativa

    Un elemento spesso sottovalutato, ma essenziale per attrarre talenti, è l’innovazione tecnologica.

    Le nuove generazioni sono affascinate da settori in crescita come intelligenza artificiale, energie rinnovabili e realtà aumentata.

    Aziende che adottano strumenti all’avanguardia non solo migliorano la produttività, ma dimostrano di essere orientate al futuro, un aspetto che i giovani considerano decisivo.

    In definitiva, Millennials e Gen Z cercano qualcosa di più di un semplice stipendio.

    Vogliono far parte di organizzazioni che valorizzano il loro potenziale, rispettano i loro valori e offrono opportunità per crescere in un ambiente inclusivo e sostenibile. Per le aziende, adattarsi a queste esigenze non è solo una questione di attrazione di talenti, ma una strategia indispensabile per prosperare nel mondo del lavoro moderno.

    Fonti principali:

     

  • Vivere per lavorare o lavorare per vivere?

    Vivere per lavorare o lavorare per vivere?

    “Quando ho iniziato questo lavoro ho smesso di lavorare.”

    Quante volte abbiamo sentito una frase così? Pochissime volte, anzi, spingiamoci pure a ammettere che non l’abbiamo mai sentita. Il lunedì è il giorno più odiato: quello che se inizi a pensarci dalla domenica, ti rovini il giorno di
    festa.

    La paura

    La maggior parte delle persone rinuncia a un qualsiasi tipo di realizzazione professionale perché, semplicemente, una volta che ritiene di aver trovato un posto di lavoro in questo Paese, pensa di far bene a tenerselo stretto, qualsiasi siano le condizioni. Le persone hanno paura. Paura di perdere il lavoro. Di restare senza. Di non trovarlo mai. Di non
    avere una sicurezza economica.
    Essere soddisfatti e abbracciare il proprio lavoro con gioia non è semplice e non accade affatto di frequente. Sono fin troppe le persone infelici, che vivono il proprio lavoro con difficoltà, frustrazione. Lo vivono come una sorta di carcere a tempo. La paura le spinge ad accettare la situazione passivamente.  Ben consapevoli che il tempo passato in posti di lavoro non gratificanti è tempo dedicato a far crescere gli affari di chi non solo non apprezza il lavoro altrui, ma soprattutto non rispetta l’individuo.

    L’intelligenza emotiva

    È incredibile come molte aziende e organizzazioni considerino ancora oggi le “umane risorse” (prima essere umani e poi risorse) come commodity (termine inglese che indica un bene per cui c’è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato), mortificandole con ruoli marginali, di secondo o addirittura terzo piano, per concentrarsi solo sui risultati economici. Questo NON è valorizzare le persone.  La maggior parte delle imprese sono costruite su modelli di leadership autoritaria, rigida. Sono perciò obsolete e prive di Intelligenza Emotiva.
    L’intelligenza emotiva è un aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. Quando viene a mancare in azienda, i leader antepongono la produttività a valori come il benessere sistemico, la creatività, l’innovazione e la continua crescita delle persone. E quindi dell’organizzazione stessa. Un meccanismo che produce infelicità.

    Il benessere dei lavoratori

    Essere infelici del proprio lavoro, o peggio, del posto di lavoro, vuol dire in molti casi essere infelici anche nella vita privata, come individui. Alzarsi ogni mattina con l’angoscia di ritrovare le stesse dinamiche del giorno prima: stress, bassa motivazione, rabbia, delusione. Tutte emozioni che ci fanno entrare in un tunnel pericoloso, che andrebbe evitato. Ed è così che si ripropone il vecchio dilemma: vivere per lavorare o lavorare per vivere? Allora, cari manager e imprenditori, se volete vedere crescere la vostra azienda e voi, iniziate a far stare bene le persone sul posto di lavoro. Sono loro il vero valore della vostra organizzazione!

    Se non lo fate, se non ci pensate adesso purtroppo ve ne accorgerete: sarà solo una questione di tempo, prima o poi ne pagherete i costi.  E per chi non è soddisfatto del proprio lavoro, i miei suggerimenti sono 3:

    1. Il problema probabilmente non risiede in voi, ma negli altri;
    2. Guardatevi intorno, non è facile ma c’è sempre un’altra possibilità;
    3. Non siete come vi fanno credere: siete molto meglio.

    Namastè