I giorni dell’emergenza Coronavirus, in cui siamo costretti a rimanere a casa per evitare il contagio e supportare la sanità pubblica, possono rappresentare un periodo deprimente, privi dei contatti sociali e impossibilitati a condurre la nostra routine quotidiana. Ma se guardiamo a questa circostanza da un’angolazione positiva, scopriamo che il periodo che ci coinvolge può rappresentare un’occasione di rinascita personale. Uno spazio di riflessione dove ritrovare noi stessi con ottimismo e positività: i giorni chiusi in casa vanno visti come una spinta al talento e alla creatività, elementi necessari a condurre la startup della nostra vita. Per questo, assieme a Gianni Gaude, Luigi Lupo, Francesca Melis e Mario Rosini, ho ideato il podcast La Vita è una Startup – Diario di Bordo: un appuntamento audio – disponibile ogni due giorni sulle principali app per i podcast – dove trovare rifugio dall’emergenza con pillole di positività, letture, consigli musicali e cinematografici.
Un progetto che richiama anche i temi de La Vita è una Startup, il mio libro che trovate – in ebook e cartaceo – su Amazon e in audiolibro su Audible.
Il podcast – formato sempre più in crescita anche in Italia – è un medium che stimola l’ascolto di storie e di idee e instaura un rapporto di intimità tra fruitore e autore. Non poteva esserci strumento migliore per raccogliere la voce dei talenti e dei millenial e divulgare le loro buone idee per lo sviluppo della qualità della vita e dell’ambiente. È questa anche una delle tante missioni di Hubrains, la community per cui il podcast nasce.
Ogni settimana, su Spreaker, Spotify, Apple Podcast e su tutte le piattaforme per l’ascolto gratuito, troverete un contenuto audio dedicato al rapporto tra millenial e mondo del lavoro, alla necessità, da parte di aziende e organizzazioni, di ascoltarli e trasformare le loro idee, il talento, in azioni concrete per il benessere collettivo.
Il podcast è prodotto da me, Giustiniano La Vecchia, scritto assieme a Luigi Lupo, con la voce del noto doppiatore, Gianni Gaude. Il montaggio è firmato da Massimo Rivolta per ODS Studio di Torino.
Paure da sfidare, ostacoli da superare. Sfide da affrontare con un sogno nel cassetto e un obiettivo
davanti agli occhi: la vera felicità. Il percorso di una start-up, un modello aziendale improntato al
cambiamento e all’innovazione, segue le stesse strade della vita. Che si tratti di in un nuovo progetto aziendale o semplicemente di un obiettivo da porsi nell’esistenza, le tappe per raggiungere il traguardo finale sono colme di sfide, paure, desiderio di cambiamento e rinascita.
Capire noi stessi
Il punto di partenza è capire noi stessi. Comprendere quali siano le nostre attitudini, le abilità e le passioni che ci permettono di sorridere al mondo e di concludere ogni giorno con il sorriso sulle labbra e il senso di soddisfazione che pervade il corpo. Ecco, bisogna scovare e liberare in volo il talento. È il motore della vita, di una start-up, il volano di un’esistenza felice e appagante. Il talento non è altro che la creatività e la conoscenza unite dalla passione alla capacità. Scriveva lo psicanalista James Hillmann:
Ognuno di noi percepisce che la propria vita, contiene molte più cose di quante le mille teorie fin
qui formulate riusciranno mai a definire. Chi non ha mai avuto, almeno una volta nella vita, una
sorta di illuminazione che ci ha condotto dove siamo. Questo qualcosa ci ha colpiti come
un fulmine.
Il talento
Approfondiamo quindi le nostre passioni, quelle attività che svolgiamo con estremo piacere: quando siamo impegnati in progetti affascinanti non sentiamo la fatica né la stanchezza, le ore passano velocemente, il tempo trascorre e noi non ce ne accorgiamo. Se queste passioni vengono allenate e sviluppate, unite allo studio e alla conoscenza, possono diventare la benzina del talento. L’inizio della corsa verso un nuovo progetto. Di lavoro o di vita.
Scoprire di avere un talento, vuol dire poi desiderare di condurlo il più in alto possibile. Trasformare un sogno in realtà. Un’idea in una start-up. Un progetto di vita in una felice esistenza.
Così nascono le sfide. È necessaria una forte dose di coraggio perché, quando ci si mette in gioco, il rischio di fallimento è alto. Così come, però, è elevata la possibilità di vincere, di raggiungere il traguardo e ottenere successo e appagamento. E non significa soltanto alti guadagni, beni materiali e riconoscimento sociale ma anche un complessivo senso di benessere che parte da noi stessi e coinvolge chi ci sta accanto. I nostri amici, gli affetti, la famiglia.
Affrontare gli ostacoli
La strada è lunga e tortuosa. Durante il cammino bisogna superare la paura di cambiare – il cosiddetto “meccanismo di sicurezza” che attiviamo di fronte al cambiamento che spaventa – il muro dei giudizi altrui, le perdite di tempo – questo sì, un valore fondamentale da amare e custodire come un gioiello prezioso – e il desiderio di mollare tutto e tornare indietro. Il fallimento e la delusione sono fisiologici, leciti e contemplati. Se e quando arrivano, non bisogna lasciarsene travolgere. Accompagnati dal giusto “capitano” che ci indichi la direzione e ci doti della bussola, possiamo superare gli ostacoli e da lì rinascere. Più forti di prima. Essere resilienti è una dote insostituibile nel cammino di una stat-up come in quello della vita. Perché, se ci pensate, alla luce di quanto detto finora, ognuno di noi è fondatore e proprietario di una start-up: la nostra vita.
Qualche tempo fa ho letto questo post su Quora, una nota piattaforma dove un utente qualsiasi può porre delle questioni e ricevere delle risposte da altri utenti.
Il post, che presumibilmente viene da una persona di giovane età, diceva così:
Perché il tempo scorre inesorabilmente e mi sento spettatore passivo mentre dovrei essere protagonista della mia vita?
Quando leggo o ascolto questi pensieri, rabbrividisco.
Sembra assurdo, ma non sapete quante persone la pensano così.
La prima cosa che suggerirei a questa persona è di tranquillizzarsi.
Preoccuparsi di un problema senza accettarlo ci porta ancora più lontani dalla soluzione.
Bisogna accogliere questa sensazione, anche se non ci piace, per iniziare a vivere nel presente.
Nel porsi la domanda questo ragazzo rigetta una parte di lui, quasi come uno spettatore di se stesso, come un terapeuta seduto, distante, su un’altra sedia.
Ph: Sharon Mc Cutcheon for Unpslash
Liberiamoci dal giudizio degli altri
“Dovrei”, dice.
Dovrei per chi?
Non certo per le altre persone.
Il primo passo per essere protagonisti è quello di eliminare le imposizioni e il continuo confronto con la realtà esterna, abbattendo i paletti eretti dalla società.
Accettiamoci per quello che siamo, anche se stiamo attraversando questa emozione di scomodo distacco.
Dopo averlo fatto, possiamo pensare a una possibile soluzione al problema.
Poniamoci queste domande:
1) Cosa mi fa sentire vivo?
2) Qual è lo scopo di questa nuova giornata?
3) Come tirerò fuori il meglio di me?
4) Per chi o che cosa sto vivendo adesso?
Non pensiamo che cambiare vita sia così difficile, basta fare una piccola mossa quotidiana verso il nostro sogno, per aiutarci a sorridere e dare un senso alla nostra giornata.
Ph: Kelly Sikkema for Unsplash
Se vogliamo fare il romanziere, iniziamo a scrivere due righe al giorno, iniziamo dalle basi, non sovraccarichiamoci.
Se vogliamo dipingere, basta uno schizzo su un foglio di carta in metropolitana.
Vedremo che, riga dopo riga, disegno dopo disegno, saremo comunque felici e vorremo dare sempre di più.
Anche la motivazione è uno sforzo che richiede tempo!
Una volta che avremo raccolto l’energia necessaria, saremo più stimolati a vivere per noi stessi e a lottare per raggiungere quell’obiettivo.
Sii il protagonista della tua vita, non lo spettatore pagante.
Capire qual è il nostro sogno è una delle domande più difficili a cui rispondere.
Sarebbe bello venire al mondo con un manuale che ci dica come comportarci e cosa fare per ottenere ciò che vogliamo.
Una guida, che funzioni esattamente come le mappe per la navigazione, e che ci assicuri che non avremo nessun rimpianto futuro.
Oggigiorno questa eterogeneità di stimoli e di possibilità ci confonde, come la nebbia prima di intraprendere un viaggio in barca in mare aperto.
Non si sa dove andare, non si vede una direzione, e alla fine si finisce per approdare nelle mete più vicine e più facili da raggiungere, oppure in quelle che ci sono state imposte, o, peggio ancora, per non partire affatto.
Ci accontentiamo del suggerimento, trascurando così la nostra soddisfazione personale.
Se solo avessimo una direzione, una bussola a indicarci la strada…
(Ph: Danny Trujillo)
Scopriamo qual è il nostro sogno
Per questo è molto importante attrezzarci bene prima di partire: conoscersi intimamente per individuare cosa portare con noi sulla nave e accettare suggerimenti da chi è partito prima di noi, senza però lasciarci condizionare.
Il sogno è solo nostro e dobbiamo difenderlo.
Non è detto che la destinazione sia lontana quanto quella degli altri o che il viaggio sia altrettanto difficile, però è fondamentale sapere dove andare.
Una volta, anche solo cinquant’anni fa, era tutto più facile da questo punto di vista.
Non c’erano gli stessi mezzi e già la famiglia in cui nascevi diceva tanto di te e decideva in molti casi il tuo futuro.
Non per tutti c’erano i sogni, ma un impiego sicuro.
Adesso invece, con tutte le opportunità date dal progresso, il rischio è che il sogno non consista in un obiettivo concreto, ma sia fumoso e confuso al pari di quello che facciamo durante il sonno.
Il ricercatore e sensitivo Umberto di Grazia propone di utilizzare l’interpretazione dei sogni come strumento per la conoscenza di noi stessi.
Siamo corpo e mente
Nel suo saggio “Il senso del sogno” parla di un dualismo di fondo della natura umana, costituito dal corpo e dalla mente.
La mente, intesa come linguaggio e struttura mentale, a volte viene usata più come limite che come risorsa.
Basti pensare a quante volte, prima di fare qualcosa, anche solo studiare un capitolo di un libro, ci fermiamo a pensare se sia giusto o sbagliato, se non sia meglio farlo il giorno dopo ecc.
Parola d’ordine: procrastinare.
Sarebbe molto più facile seguire semplicemente un istinto, un ordine.
Bisogna imparare a conoscerci intimamente e porci un solo obiettivo, un sogno appunto.
La direzione indicata dal sogno ci ricorderà dove andare e, anche nei periodi in cui saremo annebbiati dai pensieri o incontreremo ostacoli, sapremo che un’unica certezza ce l’abbiamo.
Il nostro sogno è la nostra felicità
Il sogno è la nostra visualizzazione della felicità, l’aspirazione che ci permetterà di goderci ogni minuto del presente.
È più leggero affrontare la giostra della vita se sappiamo che ad aspettarci c’è una grande soddisfazione.
Una soddisfazione solo nostra, la realizzazione del nostro sogno.
Sono queste, inizialmente, le domande che ci dobbiamo porre: di cosa abbiamo paura?
Cosa ci impedisce di essere noi stessi e realizzare quello che desideriamo?
Ritornando all’immagine del viaggio in mare, se potessimo portare solo poche qualità con noi, quali porteremmo per arrivare al nostro obiettivo?
Specialmente in un mondo in cui si ha troppa paura del giudizio degli altri, è bene ricordare che la vita è solo nostra, ed è breve.
Come diceva Seneca “noi vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle” e, ancora, “sarai meno schiavo del futuro se ti impadronirai del presente”.
Dopo aver lasciato tutto ciò che non era necessario fuori dalla barca, non resta che visualizzare la meta e partire.