Autore: Giustiniano La Vecchia

  • Dialogo e cooperazione con le nuove generazioni: un investimento per il futuro

    Dialogo e cooperazione con le nuove generazioni: un investimento per il futuro

    Sono i giovani che salveranno la terra. 

    I giovani sono i messaggi che mandiamo a un mondo che non vedremo mai. 

    Non sono loro a salire sulle nostre spalle, siamo noi a salire sulle loro, per intravedere le cose che non potremo vivere.”

    Renzo Piano

     

    Questa citazione è un grande spunto per fermarci e riflettere, su come sia  fondamentale dialogare e cooperare  con le nuove generazioni  per molteplici ragioni.

    Innanzitutto, le nuove generazioni rappresentano il futuro della nostra società.

    Saranno loro a detenere le redini del mondo nei prossimi decenni, i lavoratori del futuro, i nuovi leader,  pertanto è essenziale comprendere le loro idee, valori e aspirazioni.

    Le nuove generazioni hanno una prospettiva unica sul mondo. Hanno vissuto e vivono in un contesto differente rispetto alle generazioni precedenti, sperimentando nuove tecnologie, sfide e opportunità. Ascoltare la loro voce è cruciale per una migliore comprensione del mondo in cui viviamo.

    Il dialogo, l’ascolto e la cooperazione,  con le nuove generazioni può aiutare a costruire ponti tra il passato e il futuro, attraverso il presente. A volte, possono sorgere difficoltà di comprensione reciproca tra le diverse fasce d’età. Per questo motivo e non solo diventa fondamentale creare una reale connessione  per superare  barriere e favorire la creazione di una comunità più solida.

    Fare tutto questo vuol dire:

    1. Stimolare l’innovazione sociale e la crescita culturale: le nuove generazioni sono portatrici di nuove  idee e di grande energia. Cooperare  con loro vuol dire stimolare la creatività e favorire lo sviluppo di soluzioni innovative per le sfide che la società affronta e dovrà affrontare. Le loro prospettive uniche possono contribuire a scoprire nuovi approcci e migliorare i processi esistenti.

    2. Favorire lo sviluppo personale e professionale: Attraverso il confronto con i giovani, è possibile acquisire nuove conoscenze, competenze e prospettive. Le nuove generazioni possono offrirci punti  di vista diversi su questioni complesse. Questo scambio arricchisce sia le vecchie generazioni  che i giovani stessi, promuovendo la crescita individuale e il successo collettivo.

    3. Costruire una società più inclusiva: Le nuove generazioni sono molto  sensibili alle tematiche sociali come l’uguaglianza di genere, la diversità culturale e l’inclusione. Ascoltare e condividere le loro preoccupazioni e punti di vista crea e promuove un clima di rispetto e apertura verso gli altri, favorendo la creazione di una società più equa e solidale.

    4. Trasmettere valori e tradizioni: Mentre le nuove generazioni sono immerse nella cultura digitale e globale, il dialogo intergenerazionale permette di condividere conoscenze ed esperienze delle generazioni precedenti.

    Attraverso il dialogo e l’ascolto , è possibile trasmettere valori fondamentali, preservare il patrimonio culturale e creare un senso di continuità tra le diverse generazioni.

    In conclusione, allearsi con le nuove generazioni è fondamentale se crediamo nel futuro, agendo nel presente.

     

    Photo by: Jack Cohen

  • The value of companies? The employees

    The value of companies? The employees

    Attention to employees goes further.
    It is also about their health and well-being.

    Imagine a work environment where employees are supported in finding a balance between their professional and personal lives. Imagine wellness programs that encourage them to take care of themselves, stay fit and manage stress.

    Imagine a company that invests in the growth and professional development of its employees, providing opportunities for learning and career progression.

    This genuine employee care not only creates a positive work environment, but generates a driving force for success.

    Employees feel valued, inspired and motivated to give their best. Their productivity reaches stratospheric levels, pushing the company beyond the boundaries of the ordinary.

    Innovation flourishes, leading to breakthrough solutions and competitive advantage.

    But there’s more. When a company takes care of its employees, it gains their loyalty and dedication.
    Employees feel part of something bigger, a shared mission.

    This sense of belonging creates a unique corporate culture where teamwork and cooperation  are the order of the day.

    Employees are not just numbers, but people with a voice that is listened to and respected, which creates a climate of trust and mutual growth.

    Finally, the care of the employees is also reflected on the outside.

    A company that takes care of its employees acquires a reputation for excellence and social responsibility.
    Customers and business partners are attracted to this reputation because they know they are doing business with a company that is committed to the good of people.

    Ultimately, taking care of your employees is much more than a moral duty.

    It’s a winning strategy that generates lasting business success.
    It’s an investment in human power that fuels growth and innovation.

    So take care of your employees and watch as your business reaches new heights of excellence.

     

    Photo by: kelly sikkema

  • Contrastare  il quiet quitting si può

    Contrastare il quiet quitting si può

     

    Il quiet quitting, abbandono silenzioso, è un fenomeno per cui i dipendenti lasciano un’azienda senza preavviso.

    Questo può essere un problema per le aziende, in quanto può portare a una perdita di produttività, conoscenza, morale e reputazionale

    Esistono una serie di strategie che le aziende possono adottare per contrastare il quiet quitting.

    Alcune di queste strategie includono:

    Creare un ambiente di lavoro positivo: Un ambiente di lavoro positivo è fondamentale per ridurre il quiet quitting.

    Le aziende e i loro managers devono concentrarsi sullo sviluppo di una cultura aziendale che promuova il benessere dei dipendenti, attraverso

    la collaborazione, la comunicazione aperta e il feedback.

    Fornire opportunità di crescita e riconoscimento, incoraggiando un clima di fiducia e supporto reciproco,  contribuisce a mantenere i dipendenti impegnati e soddisfatti.

    Esempi di come creare un ambiente di lavoro positivo:

    • Offrire un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo.
    • Fornire attrezzature e strumenti adeguati.
    • Stabilire obiettivi chiari e misurabili.
    • Garantire un  feedback costante e costruttivo.
    • Riconoscere i risultati e promuovere la meritocrazia.
    • Creare un ambiente di lavoro positivo.

    Favorire una comunicazione aperta: La comunicazione efficace è essenziale per ridurre il quiet quitting. Le organizzazioni dovrebbero creare un ambiente in cui i dipendenti si sentano a loro agio nel condividere preoccupazioni e aspettative.

    Creare linee di comunicazione chiare e accessibili, come incontri individuali regolari o canali di feedback anonimi, per facilitare il dialogo tra i dipendenti e i loro team leader

    Esempi di come favorire una comunicazione aperta:

    • Tenere riunioni costruttive con regolarità, e obiettivi chiari.
    • Essere disponibili a rispondere alle domande.
    • Incoraggiare i dipendenti a condividere feedback.
    • Gestire le lamentele in modo costruttivo.
    • Creare un ambiente di lavoro in cui le persone si sentano a proprio agio nel parlare delle loro preoccupazioni.

    Offrire opportunità di sviluppo e crescita: I dipendenti spesso scelgono di lasciare un lavoro in silenzio quando si sentono bloccati o privi di opportunità di sviluppo professionale.

    Le aziende devono, senza se e senza ma, investire nella formazione e nello sviluppo dei dipendenti, consentendo loro di acquisire nuove competenze e progredire nella loro carriera.

    Offrire piani di carriera chiari e mettere in atto programmi di mentorship può aiutare a mantenere i dipendenti motivati e coinvolti.

    Esempi di come offrire opportunità di sviluppo e crescita:

    • Offrire programmi di formazione e sviluppo professionale.
    • Mettere in atto programmi di mentoring.
    • Offrire opportunità di crescita professionale, come trasferimenti o promozioni.
    • Creare un ambiente di lavoro in cui i dipendenti si sentano supportati nello sviluppo delle loro competenze e carriere.

    Condurre exit interview significative: Le exit interview, o interviste di uscita, possono essere uno strumento prezioso per comprendere le ragioni che portano i dipendenti a lasciare in silenzio.

    Le organizzazioni dovrebbero condurre queste interviste in modo approfondito e confidenziale, raccogliendo feedback e suggerimenti per migliorare l’ambiente di lavoro e prevenire futuri casi di quiet quitting.

    L’obiettivo dovrebbe essere quello di imparare dagli ex dipendenti e apportare le necessarie modifiche per migliorare la retention del personale.

    Esempi di come condurre exit interview significative:

    • Condurre interviste di uscita con le persone che lasciano l’azienda.
    • Condurre interviste di uscita in modo approfondito e confidenziale.
    • Raccogliere feedback e suggerimenti sui diversi aspetti del lavoro, come il carico di lavoro, la gestione, il clima aziendale e la cultura.
    • Utilizzare i dati delle exit interview per apportare le necessarie modifiche per migliorare la retention del personale.

    Mantenere un’attenzione costante sulla soddisfazione dei dipendenti: Le aziende dovrebbero effettuare regolarmente sondaggi , sulla soddisfazione dei dipendenti ( employee experience ) per identificare eventuali aree di miglioramento.

    Queste indagini possono essere utilizzate per raccogliere feedback sui diversi aspetti del lavoro, come il carico di lavoro, la gestione, il clima aziendale e la cultura.

    Utilizzando i dati di questi sondaggi, le aziende possono apportare le necessarie modifiche per migliorare la soddisfazione dei dipendenti e ridurre il rischio di quiet quitting.

    Esempi di come mantenere un’attenzione costante sulla soddisfazione dei dipendenti:

    • Effettuare regolarmente sondaggi sulla soddisfazione dei dipendenti.
    • Utilizzare i dati dei sondaggi per identificare aree di miglioramento.
    • Adottare misure per migliorare la soddisfazione dei dipendenti.
    • Creare un ambiente di lavoro in cui i dipendenti si sentano apprezzati e valorizzati

    Photo by: elimende inagella

  • Aiutiamo i Neet

    Aiutiamo i Neet

    Assistere i NEET (giovani che non sono impiegati, impegnati in un’istruzione o in una formazione) richiede un approccio olistico che tenga conto dei loro bisogni e delle loro aspirazioni individuali.

    È fondamentale fornire loro le risorse e il supporto necessari per aiutarli a superare gli ostacoli che impediscono loro di partecipare attivamente alla società e al mercato del lavoro.

    Identificare le passioni e le abilità dei NEET è il primo passo per aiutarli a individuare possibili percorsi di carriera o opportunità di formazione che siano in linea con i loro interessi.

    Incoraggiarli a riflettere su ciò che amano fare e su quali abilità possiedono può aiutare a sbloccare il loro potenziale e a motivarli a perseguire obiettivi realistici e gratificanti.

    E’ fondamentale offrire loro orientamento professionale mirato.

    Organizzare workshop, seminari o sessioni individuali di orientamento professionale può consentire ai NEET di esplorare le diverse opzioni di carriera disponibili e di comprendere i requisiti di formazione o di istruzione necessari per perseguire tali carriere.

    L’orientamento professionale può anche aiutarli a sviluppare una visione chiara del loro futuro professionale e a pianificare le azioni necessarie per raggiungere i propri obiettivi

    La formazione e lo sviluppo delle competenze sono cruciali per i NEET.

    Offrire loro programmi di formazione che siano rilevanti per il mercato del lavoro attuale può aumentare le loro prospettive di occupazione.

    Questi programmi dovrebbero essere progettati per sviluppare le competenze richieste dalle industrie in crescita e fornire opportunità di apprendimento pratico.

    Inoltre, è importante fornire loro un supporto continuo durante il percorso di formazione, ad esempio attraverso tutoraggio o mentoring, per aiutarli a sviluppare fiducia e resilienza.

    Infine, è cruciale sostenere i NEET nella ricerca di opportunità di lavoro o di stage.

    Collaborare con le imprese locali per creare programmi di inserimento professionale o agevolare la partecipazione dei NEET a programmi di stage può fornire loro l’esperienza pratica necessaria e aumentare le loro possibilità di impiego futuro.

     

    In conclusione, assistere i NEET richiede un approccio completo che tenga conto dei loro interessi, delle loro abilità e delle loro aspirazioni.

    Offrire loro orientamento professionale, formazione e sviluppo delle competenze e opportunità di lavoro può aiutarli a superare gli ostacoli e a integrarsi attivamente nella società e nell’economia.

    Investire nel supporto dei NEET non solo beneficia loro come individui, ma contribuisce anche a creare una società più inclusiva.

    Photo: k-mitch-hodge

  • Cosa cerca il talento

    Cosa cerca il talento

    Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e le organizzazioni devono stare al passo per attrarre e trattenere i migliori talenti.

    Parola d’ordine? Preoccupazione empatica

    Come fare:

    • Creare una cultura aziendale positiva e inclusiva. Una cultura aziendale positiva e inclusiva è fondamentale per attirare e trattenere i talenti. Questo può essere realizzato promuovendo valori aziendali chiari, offrendo opportunità di sviluppo e premiando la meritocrazia, il lavoro di squadra e la cooperazione.

    • Offrire condizioni di lavoro competitive. Stipendi competitivi, assicurazioni sanitarie, flessibilità lavorativa, programmi di welfare e premi di produzione possono fare la differenza nell’attrarre i talenti migliori.

    • Offrire opportunità di crescita e sviluppo. I talenti sono interessati a carriere che offrono opportunità di crescita e sviluppo professionale. Le organizzazioni devono investire in programmi di formazione e percorsi di carriera chiari.

    • Creare un ambiente di lavoro stimolante. Un ambiente di lavoro stimolante con sfide interessanti e progetti significativi è un ottimo incentivo per i talenti più ambiziosi.

    • Supportare il bilanciamento lavoro-vita. I talenti desiderano sempre di più un equilibrio tra lavoro e vita privata. Offrire opzioni di lavoro flessibili o politiche di lavoro da remoto attira coloro che cercano una maggiore flessibilità.

    • Alimentare  una comunicazione costante, aperta e trasparente. Mantenere una comunicazione costante, aperta e trasparente è fondamentale per creare un ambiente di fiducia e collaborazione.

    • Costruire un brand aziendale forte. Costruire un brand aziendale forte e positivo può aiutare a distinguersi dalla concorrenza e attirare i talenti che condividono i valori e la missione dell’organizzazione.

    • Promuovere l’innovazione sociale. Essere attivi nella comunità e impegnarsi in iniziative sociali e ambientali migliora non solo la reputazione dell’organizzazione, ma la rende più attraente per le nuove generazioni che hanno una elevata sensibilità sociale.

    • Sfruttare le nuove tecnologie. Sfruttare le nuove tecnologie e i social media per reclutare talenti attraverso valori e modelli innovativi può aumentare sia la visibilità dell’organizzazione che attrarre candidati qualificati.

    • Dare feedback e riconosci i risultati. Dare feedback regolarmente e riconoscere i risultati e i contributi dei dipendenti, migliora l’engagement e l’attrattiva dell’organizzazione.

    In sintesi, le organizzazioni e i loro manager devono concentrarsi sulla creazione di un ambiente di lavoro stimolante, supportare il benessere dei dipendenti e offrire una reale opportunità di crescita professionale per attirare e trattenere i talenti migliori.

    Una strategia complessiva che unisce cultura aziendale, benefici competitivi, comunicazione efficace e diminuzione costante della burocrazia, fa e farà sempre di più la differenza.

    Attraendo e soprattutto trattenendo i talenti migliori, le organizzazioni possono migliorare la propria competitività e raggiungere i propri obiettivi strategici.

    Ma è fondamentale non dimenticare mai una regola: le organizzazioni e le imprese, valgono per quanto si investe e si  valorizza il capitale umano che ne fa parte.

    Photo By: jaime lopes

  • La via dei coraggiosi

    La via dei coraggiosi

    Il mondo assomiglia alla  giungla, all’interno della quale alcune regole risultano già scritte,  spietate e soprattutto non negoziabili.

     

    Mi soffermo spesso a scrutare le  persone che  camminano per strada, molte di loro corrono. Corrono a lavoro, corrono a casa. Corrono nella vita, per raggiungere i propri (forse) traguardi. Si impegnano, arrancano, sudano.

    Il tempo in questi casi non è loro complice, ma un terribile nemico.

     

    Chissà, se prima di mettersi a correre, queste persone hanno contemplato – per esempio – la possibilità di non raggiungere il traguardo prefissato, nei tempi e nei modi previsti. Una possibilità che la mente scansa come la peste, quella che le cose non procedano secondo i piani, ma che in fondo esiste. Esiste, eccome.

     

    Ma perchè la mente non contempla la possibilità di “non arrivare”?

    Semplice, perché questa ipotesi viene immediatamente associata all’idea di non realizzarsi, di cadere. Al concetto di resa, di fallimento.

     

    Quasi come fossero portatori di chissà quale virus, gli individui che secondo la società “falliscono”, restano a terra, a sprofondare, senza possibilità alcuna di rinascere. Il concetto di fallimento è considerato, soprattutto nel nostro Paese, come una sorta di marchio indelebile per chi lo vive; una sorta di lettera scarlatta che resta appiccicata addosso e costringe a subirne le conseguenze.

     

    Fallire, non arrivare laddove ci si prefigge, o peggio ancora commettere degli errori, in questa giungla dove vige la più ferrea legge di sopravvivenza, vuol dire cambiare di colpo lo status sociale e la propria fisionomia; chi cade resta indietro, senza potersi rialzare.

     

    Eppure, tutti cadiamo, almeno una volta. Ce lo insegna la vita, sin dai primi anni dell’infanzia, che nelle corse a ostacoli, prima o poi, si cade. È la cosa più normale che possa accadere. Quante ginocchia sbucciate, quanti lividi!

     

    Cosa facevamo, quando da bambini ci trovavamo distesi per terra dopo una caduta rovinosa?

     

    C’è chi piangeva, chi aspettava la mamma in soccorso, chi restava lì a contemplare l’accaduto, chi si rialzava immediatamente, facendo magari finta di nulla. Una spolverata alle ginocchia, e via. Avanti!

     

    Da adulti, invece, le cose sono ben diverse.

     

    Quando sentiamo di fallire, in noi subentra un senso di vergogna, o addirittura una definitiva rassegnazione. Ci convinciamo  che niente e nessuno al mondo possa aiutarci a risollevarci, a costruirci una seconda possibilità. Nessuno mai che ci spieghi, condivida o ci aiuti a riemergere dalle tenebre, accendendo la luce della speranza.

     

    E allora, ovviamente, ci convinciamo che siamo noi ad essere sbagliati, che d’ora in poi saremo costretti a vivere, metaforicamente parlando, in una specie di girone dell’inferno dantesco: un luogo di  miseria morale in cui versano gli uomini e le donne decaduti, privati ormai della dignità e di quella grazia “divina” capace di elevare e illuminare le gesta della gente di successo. Ci convinciamo dunque che d’ora in poi saremo considerati alla stessa stregua dei cosiddetti “Ignavi” meravigliosamente descritti dal sommo poeta.

     

    Ci toccherà altresì arrabbiarci con noi stessi, dimenticando il nostro reale valore le nostre infinite possibilità.

     

    Dimenticando che fallire o commettere degli errori è invece un’esperienza salutare per la nostra crescita. Tralasciando le meravigliose opportunità di rinascita che si celano dietro a una sconfitta. 

     

    Svolto l’angolo, mi ritrovo in una piazza. Mi prendo un momento per sedermi su una panchina, all’ombra di un pioppo. Mi rinfresco con un sorso d’acqua.

     

    La verità è semplice: i veri fallimenti, i veri errori non sono quelli che compiamo quando non raggiungiamo l’obiettivo prefissato. Il vero fallimento consiste invece nel non provarci nemmeno.

     

    Solo loro i veri “Ignavi”: coloro che passano la vita a giudicare gli altri, che non prendono mai posizione, i vili che non sanno scegliere e che si ritrovano ad additare la gente seguendo la metrica più scontata, senza riuscire a guardare più in là del loro naso. Bloccati dalla paura, terrorizzati, si muovono come banderuole al vento. Opportunisti.

     

    Non scelgono, costoro, perchè  nel scegliere c’è il rischio di fallire  e scegliere vuol dire anche e sopratutto  assumersi le responsabilità e  le responsabilità  hanno bisogno  di donne uomini   coraggiosi.  E loro non lo sono.

     

    Le persone che si permettono di giudicare se ne stanno inattive, sugli spalti, incapaci di correre e di giocare la partita dell’esistenza, con tutte le sue sfide e le sue mirabolanti e spettacolari cadute.

     

    Il giudizio gretto le trasforma in figure in bianco e nero, senza colore, prive di luce ed entusiasmo.

     

    C’è da chiedersi, allora, quale sia il vero fallimento, agli occhi della Vita.

    Namstè

     

    Photo by: cyrus gomez

  • Un nuovo paradigma

    Un nuovo paradigma

    Nel collasso economico-sociale che ha preso completamente piede su scala mondiale, ci sono variabili profondamente diverse e l’economia, benché non risulti così semplice dirlo, rappresenta solo uno degli aspetti di questo complesso sistema.

    La crisi che stiamo affrontando è, come alcuni hanno ben hanno compreso, (ma non molti ahimè)  una crisi soprattutto  di natura cultuale.

    Se partiamo da questo presupposto non dovrebbe risultare difficile  pensare che uscire dalla crisi significhi rivedere i valori che sorreggono il nostro sistema.

    Per esempio quello delle relazioni umane e  dei consumi.

     

    Negli ultimi 30 anni siamo diventati più consumatori che cittadini.

    Perché?

    Negli anni di intensa crescita pre-crisi, dalla  reganomics  in poi, l’economia si è rivolta tutta alla moltiplicazione della moneta, alla speculazione finanziaria e i flussi di capitali ed è stata assolutamente dominata dalla logica del denaro e dell’acquisto a oltranza, perdendo di vista il capitale umano

    Logica che in questo periodo viene in parte ridiscussa.

    Siamo di fronte a una grande crisi politica, ideologica, filosofica, economica del modello globale.

    Un modello che prima della crisi non è stato mai in fondo messo in discussione.

    Il paradigma che si credeva eterno, quello dell’economia di mercato incapace di guardare ai molteplici aspetti del fare economia, come la vita comunitaria, la vita familiare, le nuove generazioni e altre forme di scambio, oggi è impossibile da mantenere.

    Se vediamo la crisi in prospettiva storica ci rendiamo conto che è determinante analizzare quali sono quei frangenti e quei contesti in cui si sono cercati delle alternative, delle uscite dalle precedenti crisi.

    Uno sguardo retrospettivo, uno sguardo storico, può aiutarci a decifrare l’enigma-economia che oggi ci attanaglia.

    L’economia capitalista certamente continuerà a vivere, non ne vediamo il collasso nell’immediato.

    Pur tuttavia ci riesce oggi difficile pensare che questa sia l’unica forma di fare economia, nuovi tempi ci impongono nuove riflessioni su come ripensare impresa , innovazione ( es. Innovazione Sociale),  lavori del futuro e un reale dialogo tra vecchie e nuove generazioni.

    Bisogna comprendere in quale modo possiamo ricostruire un tessuto che è stato destrutturato.

    Temi come: quiet quitting, cambio generazionale, inclusione e neet ( solo per citarne alcuni), vanno affrontati immediatamente senza se e senza ma

     

    Per poterlo fare  poniamoci alcune  domande :

    1. Quali sono le modalità per  creare  un reale processo di innovazione a partire dal terreno della cultura?

    2. Come possiamo e dobbiamo  condividere conoscenza?

    3. In che modo raggiungiamo un reale dialogo, basato sull’ascolto e il feedback,  con  le nuove generazioni?

    4. Perchè è  fondamentale    creare e sostenere l’innovazione sociale, dove persone e l’ambiente sono e dovranno  essere  i temi di riferimento?

     

    A voi le risposte

     

    Photo by: j-w-Ju

  • Il benessere sistemico, l’Illuminismo 4.0

    Il benessere sistemico, l’Illuminismo 4.0

    Il periodo di crisi ancora in essere, lo stare chiusi in casa conducendo una vita rallentata e meno frenetica, ha dato a molti la scusa per fermarsi a riflettere. Riflettere sulla nostra società, il nostro stile di vita che, fino all’altro giorno, ci sembrava l’unico possibile mentre ora, a ben guardare, pare più ricco di perche che di pregi.

    È, dunque, necessario un processo di cambiamento, un cambiamento verso un reale benessere sistemico,  per se stessi e per la comunità di appartenenza

     

    Del resto, se pensiamo a una comunità, la nostra, quella umana, come ad un’organizzazione, la necessità di cambiamento ci appare ancora più palese e necessaria. L’esistenza di qualsiasi organizzazione si divide in tre fasi: l’espansione, il consolidamento e il declino. E in tutte e tre le fasi viene richiesto di portare innovazione. Un nuovo prodotto, prima, un processo innovativo, dopo. Ma cosa bisogna fare durante la fase del declino?

    Bisogna realmente cercare e  creare, non solo un processo di innovazione, ma una  vera   rivoluzione di rottura con i modelli del passato.

    Un processo dirompente che cambia le regole del gioco..

    Noi stiamo vivendo una fase di declino, quindi ora non possiamo limitarci ad innovare, dobbiamo rivoluzionare.

    Dobbiamo considerare i due anni passati in  compagnia della pandemia (Covid), come un  stimolo per mettersi in gioco, non accontentarsi, crescere, cambiare i modelli mentali,  cambiando punti di vista, rispettando le idee e le esigenze delle altre persone, utilizzando, non solo il pensiero creativo, ma una delle nostre più grandi risorse in nostro possesso: l’intelligenza emotiva

     

    Storicamente, una simile spinta al rinnovamento si  riscontrò durante l’Illuminismo.

    Un movimento culturale e filosofico, nato durante il XVIII secolo nell’Inghilterra dell’era georgiana, ma sviluppatosi al suo massimo in Francia, grazie a figure come quelle di Montesquieu e Voltaire. L’Illuminismo nacque come reazione a una società vetusta e sorpassata che gli intellettuali non riconoscevano più.

    Si superò la staticità dell’ Ancien Régime e delle antiche autorità filosofiche, in favore di una borghesia sempre più potente e dell’osservazione diretta dei fenomeni naturali per conoscere veramente la realtà e il mondo.

    Allo stesso modo, questo 2023, ad esempio, da una parte vede vacillare le certezze che avevamo fino a poco fa circa l’economia e il mondo del lavoro, e dall’altra mette in luce la necessità di aumentare l’attenzione verso l’individuo

    La nostra realtà, come quella del 1700, è destinata senza se e senza ma ad essere cambiata. Ma da chi? Da noi.

     

    “L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso”, scriveva Immanuel Kant nel 1784. “Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d’intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.

    Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza e della tua innata creatività!

    È questo il motto dell’Illuminismo, ed è questo che dovrebbe e deve essere il nostro mantra che ci accompagna in questa sana rivoluzione.

    Durante l’Illuminismo si chiedeva all’essere umano di uscire da uno stato di sufficienza, minorità, incapacità di servirsi della propria intelligenza. È questa è la stessa cosa che dobbiamo chiedere a noi stessi ora.

    Questo è il momento in cui dobbiamo diventare rivoluzionari, ispiratrici e  ispiratori. Dobbiamo essere coloro che ispirano, coloro che illuminano.

    Namaste

     

    foto by: hakon grimstad

  • Parola d’ordine? Passione

    Parola d’ordine? Passione

    Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli

    che non sentivano la musica

    Friedrich Nietzsche

    Cos’è la passione?

    Passione è identificarsi con qualcosa che ci permette di vedere e di andare oltre.

    Messa in fondo, dopo quelle che consideriamo le priorità della nostra quotidianità, a volte viene dimenticata.

    Ma la passione non può essere messa in secondo piano.

    Va insegnata con l’esempio, trasferita. La passione deve essere  contagiosa.

    Dovremmo essere portatori sani di passione, ma non lo siamo.

    La voglia, il pensiero di svegliarci alla mattina con il fuoco del desiderio, non ci tocca più.

    Un individuo che mostra passione viene anzi visto e giudicato come un folle perditempo.

    sharon-mccutcheon-unsplash
    sharon-mccutcheon-unsplash

    Avere passione prevede infatti sacrificio, sofferenza e paura.

    Seguire il proprio sogno non è per tutti facile…

    Da una parte il timore di non far quadrare i conti, dall’altra lo scontro con gli altri che con le loro parole di troppo ti costringono a chiederti perché tu l’abbia fatto.

    Chi non sceglie un lavoro ‘sicuro’ facilmente si imbatte anche con persone che insistono nel dirti che sei poco più di un disoccupato o peggio di un pazzo.

    Lavorerai giorno e notte, e comunque non verrai capito, anzi, troverai chi ne saprà sempre più di te, e purtroppo solo a parole, non per insegnarti davvero qualcosa.

    Poi però arriverà il momento in cui il lavoro che fai sarà premiato, perché la fortuna aiuta gli audaci, e allora guardati ancora da chi oserà dire che è merito suo, perché ci sarà anche chi avrà la faccia tosta di farlo.

    Ma se avrai il coraggio di superare stoicamente tutto questo arriverai in alto e, nonostante tutto, la passione alleggerirà il cammino, perché è il sale della vita, ci consente di vivere pienamente nel qui e ora.

    Il tempo vola con la passione.

    Ti godrai ogni istante come un innamorato, come un ragazzino che gioca in cortile, come una mamma che guarda il suo bambino diventare grande o come uno startupper che vede crescere il suo progetto e diventare impresa.

    oliver-cole-unsplash
    oliver-cole-unsplash

    Cos’è che mantiene la passione?

    La tenacia e soprattutto la capacità di essere sordi a chi ti giudica.

    Se vogliamo riaccenderla, dimentichiamo le convinzioni , liberiamo la nostra consapevolezza e sopratutto  riabbracciamo il bambino nascosto che vive dentro ognuno di noi.

    Basta fermarsi, ascoltarci e ricordare come eravamo, cosa ci piaceva e ci entusiasmava.

    Allora sì che ritroveremo la magia, riaccenderemo la luce della nostra vita e ritorneremo a comporre e ascoltare la colonna sonora della nostra esistenza.

     

     

     

  • L’era del Badge?  Defunta (finalmente!!!!)

    L’era del Badge? Defunta (finalmente!!!!)

     

    Il cambiamento è cambiato!

    Siamo entrati in una nuova “era”.

    Nel mondo del lavoro questo mutamento sedizioso ha creato, sta creando e creerà un incredibile  evoluzione.

     

    Nuovi strumenti, soprattutto nell’ambito dei nuovi trend  come il Cleantech, lo  Smart Home, Intelligenza artificiale (AI) , l’apprendimento automatico (machine learning), il meta verso, la blockchain, la robotica e l’automazione, stanno rinnovando ciò che gli esseri umani hanno fatto sino ad  oggi e molto probabilmente anche le scelte future.

    Il World Economic Forum prevede che “il 65% dei bambini che oggi accedono alla scuola primaria finirà per lavorare in modalità di lavoro completamente nuove, modalità  ancora oggi sconosciute.

     

    Sebbene i cambiamenti demografici e i progressi tecnologici svolgano un ruolo importante, è già stato riconosciuto che la salute e lo stress dei lavoratori – il Welfare – sono un fattore primario che avrà un impatto importantissimo ridefinendo il futuro del lavoro.

    Il COVID-19 ha innescato processi di cambiamento significativi, annullando, in molti casi, le Big Rules sino ad oggi utilizzate.

    Basti pensare  quando tutte o quasi tutte le organizzazioni , dall’oggi al domani, hanno dovuto forzatamente trasferire la forza lavoro dell’azienda alle case dei dipendenti.

    Questo processo di  cambiamento, soprattutto a livello digitale, non è stato implementato attraverso una  attenta strategia di gestione o una nuova soluzione tecnologica, ma da un ospite indesiderato (evento straordinario il Covid 19). Risultato?

    Per la prima volta nella storia moderna, lavorare da casa WFH  ( working from home ) è diventato quasi normale facendoci scoprire , se ne avessimo ancora bisogno, che l’era del Badge è virtualmente defunta (finalmente!!!!).