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  • “La Vita è una Startup” per Dynamo Camp

    “La Vita è una Startup” per Dynamo Camp

    In un precedente articolo vi avevo raccontato della mia esperienza a Dynamo Camp. La meravigliosa struttura, nei pressi di Pistoia, nel centro della Toscana, dove vengono accuditi bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni con patologie gravi e croniche sia in terapia che in fase di post ospedalizzazione. Di fronte allo sguardo dei bambini che, nonostante gli evidenti problemi di salute, conservano negli occhi gioia, serenità e gioia, avevo deciso di impegnarmi, con il mio progetto, a contribuire alla causa di Dynamo Camp. Idee che ora cominciano a concretizzarsi.

    Innanzitutto all’associazione è devoluta parte del ricavato derivante dagli ascolti dell’audiolibro La Vita è Una Startup, da poco disponibile su Audible, la piattaforma di contenuti audio di Amazon. Poi, da gennaio 2020, porterò la versione dal vivo de La Vita è Una Startup nelle principali città italiane, accompagnato dai miei fedeli compagni di viaggio: il direttore di doppiaggio, Gianni Gaude, e il musicista, Mario Rosini. Ogni tappa sensibilizzerà gli spettatori al supporto di Dynamo Camp.

    È in arrivo un’altra novità, sempre da ascoltare, che porterà sorrisi ai bambini tramite le voci di alcuni cartoni animati.

  • Abbiamo bisogno di eretici e folli

    Abbiamo bisogno di eretici e folli

    Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo con le relative conseguenze o assumersi le responsabilità di cambiarle.
    Siamo in teoria prigionieri di una società dove il fare il minimo sindacale, accettare lo status quo e la mediocrità, rappresentano gli unici modelli con cui condividere la nostra esistenza senza provare a cambiarla. Siamo ancorati a modelli che altri hanno scelto per noi, imposti da chi fa della mediocrità il suo stile di vita. Un buona parte delle nuove generazioni, non vuole vivere e agire in questo modo: faticando, vuole cambiare i modelli. Stiamo parlando di una generazione che inizia il percorso di preparazione al mondo produttivo sapendo che non avrà nessuna certezza, che, pur laureandosi, dovrà, per la maggior parte dei casi, adattarsi a modelli che non stati minimamente menzionati durante il loro percorso di formazione e quando si affacciano al mondo del lavoro rimangono disorientati, impreparati.

    Chi libera il talento delle nuove generazioni?

    Non possiamo continuare a criticarli: siamo noi adulti che li abbiamo preparati e resi eventualmente “fragili”. Non possiamo pensare che la colpa sia sempre degli altri: siamo noi con i nostri vecchi e obsoleti modelli ad aver creato tutto questo. Abbiamo confuso l’autorevolezza di essere padre con l’essere “amici”, abbiamo facilitato la loro crescita dandogli tutto e rendendo la loro meravigliosa (in teoria) esistenza priva di entusiasmo quindi di emozioni e passioni. Per poi ritrovarci, da adulti, a etichettarli come “sdraiati” e privi di “energia”. Ma chi ha liberato loro il talento? Chi ha spiegato loro cos’è l’entusiasmo? Chi ha spiegato loro come connettere la loro conoscenza con il mondo reale?

    I fisici dicono questo: una particella sta alla materia come un pensiero sta al cervello. Chi libera il loro pensiero? Chi si
    assume la responsabilità di dire e dimostrare concretamente che il loro talento potrà essere liberato? Se non teniamo a mente che la storia andrà avanti solo se le culture e le generazioni parleranno tra di loro, solo e se gli adulti saranno veramente degli ispiratori per i giovani. Non egocentrici individui votati alla presunzione. Abbiamo bisogno di eretici, di folli. Di persone, ragazzi e ragazze che non hanno paura di affrontare il nuovo, che vanno alla scoperta di qualcosa di straordinario, che si allenino per essere gli ispiratori e le ispiratrici del nuovo millennio. Allora cosa fare?

    Forse questi ragazzi in apparenza danno meno problemi rispetto alle generazioni precedenti, ma pare che abbiano perso parte della loro energia, della voglia di sperimentare e di cambiare il mondo. Sono tristi e non trovano altra via di uscita che adattarsi in modo passivo alla realtà che li stiamo consegnando. Allora aiutiamoli a creare la loro indipendenza, aiutiamoli praticamente ad attivare abilità sociali. Bisogna sudare, dialogare con loro, creare interesse nei loro confronti, ispirarli.

    ATE (Accelerated Talent Experience)

    Un esempio di modalità di aggregazione e dialogo creativo è l’ATE (accelerated talent experience). Questo processo, progettato da Hubrains, è una ottima modalità di condivisione della conoscenza e di esperienza. Con “Accelerated Talent Experience” (ATE) si intende proporre una nuova tecnica di lavoro collaborativo, di innovazione e di creative thinking. Un punto d’incontro dove i partecipanti possano condividere esperienze e punti di vista diversi, contribuendo in maniera attiva all’identificazione dei drivers del futuro, di nuovi modelli di crescita dei talenti e la loro creatività. Ma non solo. Perché non creare all’interno delle aziende dei Talent Hub, per ospitare i ragazzi e le ragazze e renderli non solo partecipi ma soprattutto prepararli all’ingresso nel mondo produttivo.

  • Benvenuti nell’era della creatività

    Benvenuti nell’era della creatività

    La tecnologia sta cambiando il mondo. Grazie allo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale, in un futuro non troppo lontano, robot e apparecchi elettronici svolgeranno i lavori meccanici e ripetitivi che fino a ora sono nelle mani degli operai. Agli uomini, però, resterà il compito di agire nel mondo con una competenza peculiare: la creatività. I protagonisti di questa nuova era del “pensiero creativo” – una capacità propriamente umana – sono i millenial. Gli attori principali di un cambio di paradigma nel modo di concepire il lavoro, il business e l’imprenditoria. E pertanto vanno ascoltati, non solo criticati e bollati dall’alto di una mentalità che sta tramontando.

    Un nuovo scenario

    Lo scenario di un mondo del lavoro rafforzato, se non dominato, dalla presenza dei robot e dell’intelligenza artificiale non è più soltanto frutto di previsioni e proiezioni. Il cambiamento apportato dalle tecnologie è già evidente oggi seppur con un impatto minore rispetto alla portata che si prevede possa avere nei prossimi anni. Ma non bisogna spaventarsi. I robot toglieranno numerosi lavori ma ne creeranno altri: bisogna soltanto accettare il cambio di paradigma che porterà nuove opportunità per le persone.

    Spazio alla creatività

    Il futuro quindi sarà popolato dalla creatività, dall’intelligenza sociale e emotiva, i motori di una nuova forma di produttività. Chi saranno i protagonisti di questa nuova era della creatività e dell’immaginazione? È facile dirlo: i millenial. La generazione nata tra gli anni Ottanta e Novanta che si appresta a sostituire quella dei suoi genitori, i cosiddetti “baby boomer”.  Anzi, i millenial sono già numericamente presenti nella società. In America i hanno già superato in numero i membri della generazione precedente (la Generazione X dei nati negli anni 1960-1980). In Italia parlando di millennial facciamo riferimento a circa 11,2 milioni di persone diviso tra nord Italia (42%) centro (19%), sud e isole (39%). Oggi i millennial sono circa un terzo della forza lavoro, ma entro il 2020 rappresenteranno più del 50% della forza lavoro a livello globale.

    Insomma, è la generazione del futuro che però deve compiere i passi più importanti nel presente, nel qui e ora. È il momento in cui gli adulti, a capo delle aziende o ai piani alti delle istituzioni che contano, comincino loro a dar spazio, a ascoltare le loro voci e istanze. Sfatando miti e pregiudizi che spesso sono stati affibbiati ai millenial.

    ASCOLTA LA PUNTATA DEL PODCAST “NOMADI CREATIVI” DEDICATA ALLA CREATIVITA’

  • ”Nomadi creativi”, una serie di podcast per dare voce ai talenti e alle loro buone idee

    ”Nomadi creativi”, una serie di podcast per dare voce ai talenti e alle loro buone idee

    Il podcast – formato sempre più in crescita anche in Italia – è un medium che stimola l’ascolto di storie e di idee e instaura un rapporto di intimità tra fruitore e autore. Non poteva esserci strumento migliore per raccogliere la voce dei talenti e dei millenial e divulgare le loro buone idee per lo sviluppo della qualità della vita e dell’ambiente. È questa anche una delle tante missioni di Hubrains, la community per cui il podcast nasce.

    Ogni settimana, su Spreaker, Spotify, Apple Podcast e su tutte le piattaforme per l’ascolto gratuito, troverete un contenuto audio dedicato al rapporto tra millenial e mondo del lavoro, alla necessità, da parte di aziende e organizzazioni, di ascoltarli e trasformare le loro idee, il talento, in azioni concrete per il benessere collettivo.

    Il podcast è prodotto da me, Giustiniano La Vecchia, scritto assieme a Luigi Lupo, con la voce del noto doppiatore, Gianni Gaude. Il montaggio è firmato da Massimo Rivolta per ODS Studio di Torino.

  • È uscito su Amazon il libro “La Vita è una Startup”

    È uscito su Amazon il libro “La Vita è una Startup”

    È uscito in formato cartaceo e in ebook il mio libro La Vita è una startup, acquistabile su Amazon. Un romanzo, puntellato di pillole di formazione, che narra una storia di riscatto e di rinascita personale e professionale, basata sulla straordinaria qualità che l’essere umano possiede: la creatività.

    Un libro dedicato a chi non accetta lo status quo, a chi crede in un’altra possibilità, alle nuove generazioni, agli startupper e a chi ha un’idea per una futura startup, ai manager del presente e del futuro, a chi crede nel talento, a chi vuole liberare il talento. A chi crede nell’economia della creatività, ai genitori, ai figli e soprattutto a chi è caduto e vuole rialzarsi. Nei prossimi giorni, uscirà in versione audiolibro, accompagnato dall’omonima serie di podcast, su Audible.

    Parte del ricavato delle vendite del libro e dell’audiolibro sarà devoluto alla Fondazione Dynamo Camp.

    Sinossi

    Si dice che molti individui hanno un lavoro se pur prestigioso privo di un reale significato personale, dimenticando cosa sia realmente importante nella loro esistenza. Se è cosi qual è il reale significato per ognuno di no del vero “Lavoro”?
    E quale obiettivo dovremmo prefissarci per vivere una vita piena, quello più gratificante per noi o più apprezzato dagli altri, e dalle loro aspettative?
    Gabriele, importante manager di una multinazionale, dedica il suo tempo in gran parte alla carriera, trascurando famiglia ,affetti più cari: suo figlio Luca e sua moglie Laura. Ma dimenticando soprattutto di vivere la sua esistenza. Costringe se stesso a vivere in un limbo perenne, rinchiuso dal rimorso ma bloccato nel ‘trasgredire’ dal forte senso del dovere che lo caratterizza e dalla peggiore delle cose: la paura del giudizio degli altri e delle loro aspettative. Degli eventi improvvisi però, tra cui un violento rapimento, cambieranno totalmente la sua vita e portando cosi Gabriele alla riscoperta della sua esistenza, dove il lavoro non deve essere solo fisico o mentale, ma anche spirituale. Un evento che Jung chiamerebbe “Sincronità”. “La Vita è una Startup, con il racconto avvincente di Gabriele e degli altri personaggi che si incontrano lungo il cammino, cela, forse il più importante tra gli insegnamenti: attraverso la conoscenza e vivendo il qui e ora, bisogna abbandonare le convinzioni per entrare nel mondo della consapevolezza. La narrazione guida l’ascoltatore in due modi: accompagnandolo attraverso la storia, ma anche aiutandolo a capire che la strada della vita può essere altrettanto gratificante e avvincente se si saprà bilanciare lo sforzo verso il mondo con la cura di se stessi e dei propri sogni, attraverso, coraggio, passione e desiderio.

  • Non giudichiamo i millenials, alleiamoci con loro

    Non giudichiamo i millenials, alleiamoci con loro

    (la foto in copertina è di Julián Gentilezza)

    Essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica.
    (Salvador Allende)

    I millenials, secondo molti, sono pigri, insoddisfatti, legati solo al mondo social, ma non è cosi. Non possiamo catalogarli in una categoria definitiva, classificandoli e basta. In particolare i giovani sono estremamente diversi. Sicuramente le tecnologie digitali sono comuni alla maggior parte di loro ma l’uso che ne fanno e il comportamento sarà sicuramente diverso tra un millenial di Roma, rispetto a uno di Sidney o nei confronti di un altro di San Francisco.

    Il millenial e la sua “tribù” di provenienza

    Parliamo di individui con grande dimestichezza del mondo digitale, connessi costantemente con quella realtà, sempre meno disponibili ad ascoltare cose scontate. Dobbiamo ricordarci anche che ogni millenial è stato creato, in buona parte, dalla tribù dove è cresciuto: lì, nella prima parte della sua esistenza, ha assorbito come una spugna il buono e il cattivo di quella tribù. Successivamente con la crescita, ha iniziato quel percorso esplorativo per apprendere attraverso le proprie esperienze. Quanto avrà e con quali modalità avrà appreso nella prima parte della sua esistenza, saranno i fattori che determineranno l’utilizzo di quel meraviglioso dono chiamato creatività.

    Allearci con i giovani, essere i loro ispiratori

    La prima fase della startup della propria esistenza è destinata all’apprendimento a cui segue la seconda fase, dove iniziano le proprie esperienze. In questa tappa sarà fondamentale per noi adulti non ghettizzare i giovani ma allearci con loro, dialogare. Siamo abituati a giudicare i giovani e portarci dietro pregiudizi derivanti da una pericolosa superficialità dimenticandoci che il mondo è dominato da adulti che sono stati a loro volta, bambini e adolescenti. Siamo noi adulti, con i nostri pregiudizi, ad essere spesso lontani dalla realtà. Quella di chi è ancora giovane e non può contare su esperienze dirette ma soltanto sul sentito dire, quindi sulle convinzioni. È nostro dovere essere ispiratori, permettere loro di fare esperienze e crescere in consapevolezza.

    Essere per loro ispiratori, (capitano mio capitano dell’Attimo fuggente, ricordate?), prevede una condizione necessaria: il coraggio! Tutto questo costa fatica perché essere ispiratori vuol dire permettere loro di liberare la loro creatività, credere
    in loro, permettergli di sbagliare, fallire. I millenial deveno essere inquieti e non inquietanti, perché una sana inquietudine genera nuove sperimentazioni, traguardi, idee. Solo cosi potremmo pensare di continuare a crescere, progredire e prosperare sia come individui sia come comunità.

  • L’amicizia? E’ un “pieno per pieno”

    L’amicizia? E’ un “pieno per pieno”

    Una sera diversa, eppure come tante altre. Siamo seduti tutti attorno allo stesso tavolo. Facce che conosco bene, fin troppo bene. Amici da una vita. Abbiamo qualcosa da festeggiare, stasera. Dopo aver ordinato dal menù, leviamo i calici
    tra sguardi complici e sorrisi rilassati.

    Le parole non servono tra di noi. Adoperiamo solo quelle più leggere, quelle che ci fanno ridere e ci aiutano a camminare su e giù per la vita, come se la pesantezza della forza di gravità fosse annullata. O, almeno, ridotta. Come se fossimo sulla luna. Con degli amici così – sono fortunato, posso dirlo – è molto più facile avere un metro di giudizio lucido per misurare tutti i rapporti.  Le “false amicizie”, o quelle più tiepide, le puoi riconoscere subito, quando dalla tua hai degli amici così.

    L’importanza dell’amicizia

    Credo che una delle parole più abusate e non rispettate nel suo vero valore sia “amicizia”. L’amicizia, amicìzia s. f. [dal lat. amicitia, der. di amicus «amico»], svolge un ruolo importante nell’arco della nostra esistenza.  Nelle varie startup della nostra vita, l’amicizia diventa un vero collante: non solo nelle relazioni, ma anche e soprattutto per vivere appieno il nostro qui e ora. Il nostro Presente, proprio come un dono.  L’amicizia è una forma di connessione bidirezionale, non banale, da maneggiare con cura.
    Va vissuta appieno per rendere il rapporto appagante e rispettato. L’amicizia non è un vuoto per pieno o peggio ancora un vuoto a perdere, ma un “pieno per pieno”. Le fasi della vita sono tre: la prima, da 0 a 20/25 anni; la seconda, da 25 a 65 anni; la terza, da 65 anni in poi. Ecco, in queste tre fasi le nostre relazioni subiscono dei mutamenti, dovuti soprattutto ai condizionamenti e alle nostre esperienze, questo possiamo immaginarlo.  Quello che però dovremmo ricordare sempre è che l’amicizia in realtà è un’opinione del tutto personale.

    Il valore del bene

    Mi viene in mente Aristotele, che ha identificato tre tipi di amicizia:

    1. l’amicizia basata sull’utile, che è quella di valore assolutamente minore;
    2.  l’amicizia basata sul piacere, che è quella che si trova a metà strada tra l’amicizia dell’utile e l’amicizia del bene;
    3. l’amicizia basata sul bene, ovvero quella l’amicizia più grande e autentica, che è veramente fonte di felicità. Questa, l’amicizia più importante.

    Stasera ho scelto di dedicare del tempo per coltivare l’amicizia basata sul bene. Quella di qualità, quella che mi merito, quella che tutti ci meriteremmo di curare e vivere. Saluto i ragazzi, arrivo davanti alla porta di casa. Giro la chiave.
    Sta a noi scegliere quali tipi di rapporti coltivare, sapendo bene che, a seconda del tipo di relazione/amicizia che scegliamo, il nostro pieno per pieno può cambiare.

    Namastè.

  • L’esperienza a Dynamo Camp, dove il sorriso è più forte delle malattie

    L’esperienza a Dynamo Camp, dove il sorriso è più forte delle malattie

    Capita a volte, inaspettatamente, di entrare in un posto pensando si tratti di un luogo come tutti gli altri. E, invece, quando varchi la soglia, scopri di fare ingresso in una località magica, surreale, avvolta da una sorta di aurea che ti lascia pensare. Ti fa credere di essere entrato in un’altra dimensione. Un’energia indescrivibile.

    Un posto che ti fa abbandonare i dubbi – ma te ne presenta altri – lo sconforto e le preoccupazioni, tutte quelle certezze che avevi fino a ieri o fino a un minuto prima di varcare la soglia. Quando vi entri, ti trovi davanti a situazioni impensabili: puoi capirle solo vedendole di persone.

    Dynamo Camp

    Mi è capitato visitando la meravigliosa struttura di Dynamo Camp, il luogo – nei pressi di Pistoia, nel centro della Toscana – dove vengono accuditi bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni con patologie gravi e croniche sia in terapia che in fase di post ospedalizzazione. Mi ha accolto Cristina che mi ha fatto conoscere la realtà e le varie aree del camping.

    Quando camminavo per scoprire questo luogo, la mia mente è stata attraversata da numerose considerazioni su quanto sia importante rallentare, invece di vivere freneticamente, e vivere il “qui e ora”. Con Serena e Vito, ho condiviso emozioni, racconti e concetti: conversazioni che hanno sprigionato energia e mi hanno fatto scendere lacrime di gioia e commozione dal viso.

    Eppure il momento più toccante l’ho vissuto entrando in mensa. Lì dove bambine e bambini, nonostante gli evidenti problemi di salute, conservano negli occhi gioia, serenità e gioia. Si trovano in quel luogo per riscoprire il sorriso, dare sfogo alla loro creatività. Nessuno di loro aveva gli occhi spenti: tutti condividevano felicità e spensieratezza, ognuno con le sue diverse malattie, circondati dall’affetto degli straordinari medici e volontari. Personale consapevole di essere periferico rispetto alle figure centrali di Dynamo Camp: i bambini e le bambine. È difficile, a parole, descrivere uno scenario del genere.

    Il mio impegno

    Nel mio piccolo, farò qualcosa affinché i bambini possano uscire dal camping con lo stesso sorriso che portano durante l’esperienza nel centro. È stata anche per me un’esperienza stravolgente. Che mi porterò dietro, e nel mio cuore, per sempre. La racconterò nel tour de “La Vita è una startup”. Grazie a Cristina, Vito e Serena e a tutti coloro che portano avanti Dynamo Camp. Ma grazie soprattutto ai bambini: mi hanno confermato, ancora una volta, che per essere felici basta veramente poco.

  • La noia? Impariamo a considerarla positiva

    La noia? Impariamo a considerarla positiva

    Il terrore della noia

    Molti individui soffrono e hanno paura di non avere occupate tutte le loro caselle del tempo: hanno paura della “noia”. Sì, la noia ci terrorizza!
    Ma la noia fa cosi paura o a volte è salutare? Annoiarsi, ogni tanto, offre benefici molto interessanti: è molto positiva, in quanto stimola in noi caratteristiche importanti come la creatività.
    In molte aziende, ancorate a vecchi modelli, come in moltissime famiglie, la noia, il dolce far nulla viene visto come qualcosa di negativo. Alcune ricerche dimostrano, invece, che la noia “casuale” e “momentanea” stimola e aumenta l’utilizzo del dono più grande che l’universo possa averci donato: la creatività. Che – voglio ricordare – è fatta di immaginazione, idee e innovazione. Inoltre, se non si è soddisfatti del proprio momento lavorativo, il fermarsi o
    l’annoiarsi può diventare un toccasana per riprendere in mano le redini della propria esistenza iniziando cosi a creare nuove condizioni e nuove connessioni.

    Paura di fermarsi

    “Cosa faccio questa sera? Cosa farò durante il week end? E per le vacanze?”

    Di nuovo lunedì. Un’altra settimana che inizia, le scadenze che si accavallano, il lavoro, la famiglia, la socialità. Lo smartphone tra le dita e le cuffie sempre nelle orecchie, pronte a veicolare alla nostra attenzione i molteplici stimoli che giungono dall’esterno. La mente che anela al riposo, eppure lo rifugge inesorabilmente, sempre sospesa tra passato e futuro.
    Ci piace così, la nostra vita. Frenetica, movimentata, anche un po’ incasinata. Ma soprattutto, piena. Piena di impegni di ogni genere, durante la settimana e nei fine settimana. Persino le vacanze – che dovrebbero essere il momento del vero riposo – diventano invece un’occasione per competere con gli altri e con noi stessi a chi meglio si riempie il tempo. È fin troppo facile cadere nella trappola “del fare a tutti i costi”. La società impone di muoversi continuamente, di trascinarsi in un vortice spasmodico di attività. E noi, che anche se sappiamo benissimo come funziona “il giochino” dell’esistere oggi in Occidente, ci caschiamo sempre con tutte le scarpe.

    Il pieno e il vuoto. Il pieno, che ci rassicura e ci fa sentire vivi, desiderati, richiesti, seguiti, amati.

    Il vuoto, che costringe a pensare, a guardarci allo specchio, a riflettere. Ad avere a che fare con la noia. Che ci spaventa. Così, riempiamo la nostra agenda e lì per lì tiriamo un sospiro di sollievo: ci sembra di aver riempito la nostra vita, quindi ci sentiamo a posto. Ma l’illusione dura poco: il tempo di realizzare che qualcosa, in mezzo a questo schiamazzo in cui ci immergiamo, ci chiama: la nostra stessa voce. E se la noia fosse salutare, invece? Annoiarsi, ogni tanto, può offrire benefici molto interessanti. Nei momenti in cui sospendiamo ogni tipo di attività, mentale o fisica, può accadere infatti qualcosa di molto positivo. All’improvviso, uno stimolo: dal nulla, sopraggiungono idee. Così scatta la creatività.ò

    La quiete e il ruolo benefico

    Laddove non c’è ansia, non c’è assillo, nè respiro affannoso, ecco che la quiete gioca il suo ruolo benefico. Se smettessimo di additarla come noiosa, la quiete, forse riuscirebbe a restituirci più momenti creativi. Persino a lavoro.
    In molte aziende – magari ancora ancorate a vecchi modelli – il dolce far nulla, essendo percepito come qualcosa di negativo, viene accuratamente evitato. Scansato come la peste. Sia mai che ci prendiamo del tempo per guardarci in faccia davvero!
    Lo dimostrano invece anche alcune ricerche, che la noia “casuale” e “momentanea” stimola e aumenta l’attivazione del dono più grande che l’Universo possa averci donato, ovvero la creatività. E dunque anche a lavoro, il riposo diventa senza dubbio funzionale ad essere più creativi e motivati. A spingere verso l’innovazione. Non solo. Pensiamoci bene: se non ci sentiamo soddisfatti del momento che stiamo vivendo a livello lavorativo, familiare o relazionale, andare avanti a testa bassa senza fermarsi mai può essere pericoloso e controproducente, semplicemente per il fatto che nel caos diventiamo incapaci di ascoltare. Sia noi stessi che gli altri. Rischiamo di perderci, di non voler vedere migliaia di informazioni che sarebbero invece fondamentali per la nostra vita, per il nostro percorso. E allora il fermarsi, lo sfidare la noia, può diventare un toccasana per riprendere in mano le redini della nostra esistenza.
    Sospendiamo tutto e guardiamoci intorno. Sfidare la noia, la paura del vuoto è il primo passo verso nuove e magari più soddisfacenti versioni della nostra vita. Solo se riusciamo a fare spazio senza paura, possiamo iniziare a creare nuove condizioni e connessioni da trasformare in esperienze reali. Namastè!