Tag: coraggio

  • Chi è invidioso non è felice, non vede la verità

    Chi è invidioso non è felice, non vede la verità

    Non solo tutto ciò che è visibile è reale. I sentimenti non sono visibili, eppure sono reali perché si sentono, si percepiscono. I pensieri modellano le nostre azioni, i nostri movimenti del corpo, le nostre espressioni del viso. Trapelano, arrivano agli altri, intrisi di emozioni. I pensieri modellano anche le nostre parole scritte, e persino sul web scorrono arrivando agli altri, carichi di energie. Positive o… negative.

    L’invidia, un sentimento in voga

    Prendiamo l’invidia: riuscite a percepirla? Questo sentimento negativo sempre più in voga, estremamente sgradevole, insopportabile. Per chi lo subisce prima di tutto. Ma anche, a lungo andare, anche per chi lo prova. Invidia. Astio verso i beni, i pregi e le fortune altrui; dal latino, il termine è un derivato di invidere, composto da in (negativo) e videre, ovvero guardare. Il significato di invidia è dunque: “guardare male”. La semplice etimologia della parola “invidia” è vertiginosa. Tanto consueto è il sentimento dell’invidia da essere scorto e descritto nell’azione archetipica del guardare con sguardo bieco. In effetti è un sentimento molto potente. Se pensiamo che l’energia segue l’attenzione, ovvero
    dove guardiamo, pensate a quanta ne concentriamo quando siamo intenti a guardare male qualcuno.  Ci sentiamo potenti, quando guardiamo male qualcuno.

    Il più grande inganno di questo “male” è proprio questo. Dominati come siamo dalle paure, divorati dalle ansie e in preda alle più umilianti frustrazioni, all’improvviso ecco che compaiono davanti ai nostri occhi i successi degli altri.  Sembra che ce li sbattano proprio in faccia. La serenità altrui è una vera provocazione alla nostra insoddisfazione, non è vero? E allora ci sentiamo piccoli, abbiamo paura. Si affaccia lì, il bisogno di sentirci di nuovo potenti.  Si affacciano invidie, rivalità, gelosie. Guardiamo male, parliamo male, seminiamo zizzania, facciamo strategie, giochiamo con la vita come su uno scacchiere. Così ci sentiamo di nuovo potenti.

    I “leoni da tastiera”

    Con l’avvento dei social, poi, queste emozioni trovano ancora più facilità di espressione, poiché i social permettono una straordinaria modalità per rimanere protetti da eventuali “contro attacchi” alle nostre mosse. Lì, in quei luoghi virtuali dove ci sentiamo liberi di dare sfogo al peggio di noi, ci trasformiamo tutti in “leoni da tastiera”, e ci accaniamo contro questa o quell’altra persona per trovare un’ alibi verso noi stessi, le nostre frustrazioni e i nostri insuccessi. Tutto questo è pura illusione. Ci sentiamo leoni, sì, ma in realtà il coraggio non è esattamente la virtù degli invidiosi.
    Difficilmente ci troveremo di fronte una persona che in modo diretto senza se e senza ma ci comunica di essere invidioso nei nostri confronti, dei nostri successi, della nostra intraprendenza e della nostra creatività. Perché anche in questo caso ci vorrebbe coraggio, cosa che certamente non appartiene all’invidioso.  Il punto è che l’invidioso non è poi così felice, diciamocelo. Giudicare, denigrare nell’attesa di un errore o del fallimento di chi si invidia, non porta a nessun giovamento reale e duraturo.

    Il punto è che chi invidia si ostina a non voler vedere la verità: chi ha di più, forse – semplicemente – è più intraprendente. O magari ha il coraggio di provare a fare qualcosa di concreto per migliorare la sua vita. Denigrare è facile, ma fare è molto più soddisfacente.  Se chi invidia arrivasse a comprendere questa verità, potrebbe finalmente fare quel salto di consapevolezza che gli consentirebbe di sentirsi meglio.

  • Ognuno è proprietario di una startup: la propria vita

    Ognuno è proprietario di una startup: la propria vita

     

    Paure da sfidare, ostacoli da superare. Sfide da affrontare con un sogno nel cassetto e un obiettivo
    davanti agli occhi: la vera felicità. Il percorso di una start-up, un modello aziendale improntato al
    cambiamento e all’innovazione, segue le stesse strade della vita. Che si tratti di in un nuovo progetto aziendale o semplicemente di un obiettivo da porsi nell’esistenza, le tappe per raggiungere il traguardo finale sono colme di sfide, paure, desiderio di cambiamento e rinascita.

    Capire noi stessi

    Il punto di partenza è capire noi stessi. Comprendere quali siano le nostre attitudini, le abilità e le passioni che ci permettono di sorridere al mondo e di concludere ogni giorno con il sorriso sulle labbra e il senso di soddisfazione che pervade il corpo. Ecco, bisogna scovare e liberare in volo il talento. È il motore della vita, di una start-up, il volano di un’esistenza felice e appagante. Il talento non è altro che la creatività e la conoscenza unite dalla passione alla capacità.  Scriveva lo psicanalista James Hillmann:

    Ognuno di noi percepisce che la propria vita, contiene molte più cose di quante le mille teorie fin
    qui formulate riusciranno mai a definire. Chi non ha mai avuto, almeno una volta nella vita, una
    sorta di illuminazione che ci ha condotto dove siamo. Questo qualcosa ci ha colpiti come
    un fulmine.

    Il talento

    Approfondiamo quindi le nostre passioni, quelle attività che svolgiamo con estremo piacere: quando siamo impegnati in progetti affascinanti non sentiamo la fatica né la stanchezza, le ore passano velocemente, il tempo trascorre e noi non ce ne accorgiamo. Se queste passioni vengono allenate e sviluppate, unite allo studio e alla conoscenza, possono diventare la benzina del talento. L’inizio della corsa verso un nuovo progetto. Di lavoro o di vita.
    Scoprire di avere un talento, vuol dire poi desiderare di condurlo il più in alto possibile. Trasformare un sogno in realtà. Un’idea in una start-up. Un progetto di vita in una felice esistenza.
    Così nascono le sfide. È necessaria una forte dose di coraggio perché, quando ci si mette in gioco, il rischio di fallimento è alto. Così come, però, è elevata la possibilità di vincere, di raggiungere il traguardo e ottenere successo e appagamento. E non significa soltanto alti guadagni, beni materiali e riconoscimento sociale ma anche un complessivo senso di benessere che parte da noi stessi e coinvolge chi ci sta accanto. I nostri amici, gli affetti, la famiglia.

    Affrontare gli ostacoli

    La strada è lunga e tortuosa. Durante il cammino bisogna superare la paura di cambiare – il cosiddetto “meccanismo di sicurezza” che attiviamo di fronte al cambiamento che spaventa – il muro dei giudizi altrui, le perdite di tempo – questo sì, un valore fondamentale da amare e custodire come un gioiello prezioso – e il desiderio di mollare tutto e tornare indietro. Il fallimento e la delusione sono fisiologici, leciti e contemplati. Se e quando arrivano, non bisogna lasciarsene travolgere. Accompagnati dal giusto “capitano” che ci indichi la direzione e ci doti della bussola, possiamo superare gli ostacoli e da lì rinascere. Più forti di prima. Essere resilienti è una dote insostituibile nel cammino di una stat-up come in quello della vita. Perché, se ci pensate, alla luce di quanto detto finora, ognuno di noi è fondatore e proprietario di una start-up: la nostra vita.

     

    Sostieni la campagna crowfunding de “La vita è una startup” su Eppela.

  • Non aver paura di cambiare: una vita senza provarci è una vita sprecata

    Non aver paura di cambiare: una vita senza provarci è una vita sprecata

    Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare, Winston Churchill

    Mi capita spesso di scambiare qualche parola con le persone che incontro alle conferenze.

    Si approcciano tutte più o meno allo stesso modo, prima si complimentano per l’entusiasmo e la passione che metto nei discorsi, e poi si lamentano del loro lavoro.

    A quel punto chiedo sempre cosa siano intenzionati a fare per cambiare la loro situazione.
    Silenzio… Assordante silenzio…

    Dopo qualche minuto di riflessione cominciano a farmi la lista dei motivi (che io chiamo ‘lista delle scuse’), per cui non possono, o non vogliono, cambiare la loro condizione.
    Ci sono anche motivi seri, e su quelli non mi pronuncio, ma vi assicuro che il 90% delle volte il problema è tutto in mano alla persona che parla.

    Non aver paura di cambiare

    Non cambiare per via della paura equivale a fare una scelta sbagliata.

    Bisogna dedicarsi al cambiamento facendo leva sul coraggio e abbandonando il timore del giudizio proprio e degli altri.

    Solo se mettiamo in conto di dedicare tempo e risorse al cambiamento, saremo pronti per iniziare.

    Guardiamo le persone appagate dal loro lavoro, emanano una sorta di aura, non si sentono mai sotto pressione e contagiano gli altri con il loro entusiasmo.

    Esercitiamoci

    Se vogliamo una dose di motivazione per dedicarci a ciò che ci piace, facciamo questo semplice esercizio: dividiamo un foglio in due parti e scriviamo, nella metà di sinistra, cosa lasceremmo indietro con il cambiamento (scriviamo anche le emozioni negative che vogliamo abbandonare, ad esempio “insoddisfazione”) e sulla destra a cosa vogliamo andare incontro (anche qui emozioni comprese).

    Se ancora non ci basta per saltare, aspettiamo, teniamo il foglio da parte e compiliamolo per un po’ di tempo, magari per qualche mese.

    Osserveremo crescere sul foglio e in noi, giorno dopo giorno, la carica, mentre abbandoneremo man mano la paura.

    Può anche darsi invece che abbiamo voglia di cambiare e che ci sentiamo pronti a farlo, ma non abbiamo un obiettivo: fermiamoci a riflettere, mettendo ben a fuoco quello che ci piace fare.

    Abbiamo un hobby, una passione? Non escludiamo che proprio questa possa diventare il nostro nuovo lavoro.

    E non pensiamo che sia troppo tardi.

    Un signore a ottant’anni si è laureato, qual è la nostra scusa?

    Finora abbiamo sprecato il nostro tempo per fare qualcosa che non ci piaceva, vogliamo continuare davvero a farlo, proprio ora che abbiamo preso consapevolezza della nostra posizione?

    Spero proprio di no.

    zainoIl viaggio

    E quando saremo finalmente pronti restiamo concentrati, perché non sarà per niente facile.

    Dobbiamo partire subito, sperimentare e metterci alla prova.

    Sbaglieremo, correggeremo il tiro e correrremo di nuovo verso il nostro obiettivo.

    Ci imbatteremo in varie difficoltà, ma posso garantirti che l’universo sorride e risponde solo a chi desidera qualcosa e si muove per ottenerla.

    Se siamo sulla strada giusta, ci accorgeremo immediatamente delle risposte e dei ‘segnali’ che il resto del mondo ci manderà.

    Se invece siamo attanagliati da dubbi e timori, non ce la faremo.
    Fallisce non chi ha paura, ma chi si lascia sopraffare dalla paura.

    Ricordiamoci le parole di Michael Jordan

    Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto

      e ancora

    Posso accettare la sconfitta, tutti falliscono in qualcosa. Ma non posso accettare di rinunciare a provarci

  • Il coraggio è realizzare il nostro sogno nonostante la paura e il fallimento

    Il coraggio è realizzare il nostro sogno nonostante la paura e il fallimento

    Oggi voglio parlarvi di coraggio.

    È una parola che deriva dal latino, composta da cor, cuore, e da habeo, avere.

    Avere cuore.

    In antichità, già dagli Egizi, il cuore era la sede dell’anima.

    Ancora oggi il cuore, con le sue numerose sfaccettature e rappresentazioni, è il re dell’immaginario collettivo (basti pensare a quante volte lo condividiamo sui vari canali social.

    Spesso, però, pensiamo al cuore solo in relazione all’amore, invece il nostro cuore pensa e decide.

    In questo meraviglioso muscolo si concentrano 40.000 neuroni e una fitta rete di neuro-trasmettitori con funzioni che lo trasformano in un’estensione perfetta del nostro cervello.

    Per questo dobbiamo ricordarci che questo potente organo non deve essere indirizzato solo verso altre persone, ma anche e soprattutto verso noi stessi: per un ideale, per  il nostro sogno e per tutte le sue declinazioni.

    coraggioIl concetto di avere “a” cuore

    Ma perché mai dobbiamo “avere (a) cuore” per essere coraggiosi?

    Facciamo ancora un passo indietro e analizziamo di nuovo la parola cuore, che è presente, spesso inosservata, in tante altre parole.

    Parole come

    • cordiale
    • corrotto
    • ricordo

    Una persona è cordiale quando agisce spontaneamente, facendo guidare dal cuore le proprie azioni.

    Una persona è corrotta invece, quando ha il cuore rotto, che non funziona, ed è per questo che si comporta in modo meschino.

    Quindi è proprio il cuore a guidare i nostri ideali.

    Si parla di cuore o animo nobile non solo riferendosi a una persona buona, ma anche a una persona generosa intellettualmente, qualcuno i cui ideali siano alti in ogni campo.

    Mi piace questa frase, presa dal film “Kate & Leopold”, perché si avvicina di più alla concezione di coraggio che si aveva nell’antichità e quella su cui dobbiamo concentrarci.

    I coraggiosi sono semplicemente coloro che hanno chiara la visione di ciò che gli sta dinnanzi, gloria o pericolo che sia, e pur tuttavia gli corrono incontro

     

    Trovo questa citazione illuminante perché ci permette di fare luce su alcune sfaccettature importanti del coraggio.

    Il coraggio fa parte di noi

    La prima è che bisogna aver molto chiaro cosa si vuole e, se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di leggere Il viaggio e Il sogno per prepararti a riconoscere e ad accogliere il tuo sogno più profondo.

    La seconda è che, per inseguire il tuo ideale, non dovrai fermarti davanti a nessun ostacolo perché sai che quell’ideale fa parte di te.

    E non si può rinnegare una parte di sé.
    Se il tuo cuore ti dice di osare, osa, e non guardarti indietro.

    Allenati ad abbandonare il superfluo e preparati a combattere per ciò in cui credi più di tutto.

    coraggio
    (Ph: Miguel Bruna)

    Se non difendi i tuoi sogni, chi può farlo al posto tuo?

    I sogni sono solo tuoi, combattere per raggiungerli significa anche non lasciarti scoraggiare dalle sconfitte, dai fallimenti, non lasciare che nessuno ti condizioni a fare ciò che non vuoi, e soprattutto non fermarsi mai.

    Le persone potranno inizialmente non capire la portata del tuo gesto, ma, perseguendo i tuoi sogni, contagerai  anche altri a mettersi in moto per raggiungere i propri, ma soprattutto impareranno non solo ad aver coraggio, ma anche e soprattutto ad affrontare le paure.

    Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura

    -Nelson Mandela-

    Tutti sognano di essere i migliori in quello che fanno, ma per essere i migliori bisogna innanzitutto capire quale sia il proprio unico talento.

    Per avere qualche indicazione in più sul talento ti consiglio di non perderti il prossimo articolo.

    Parleremo proprio di talento, di creatività e passione, e di come combinare queste qualità per arrivare dove vogliamo.

     

  • Felice Viaggio

    Felice Viaggio

    Esiste la felicità?

    Penso che non esista come principio, come concetto astratto, ma esiste nella libertà di essere e di fare ciò che si desidera, senza dipendere dal giudizio degli altri; la si trova in uno zaino, quando ci si prepara per un viaggio; viva nei momenti di gioia nell’assaporare gli ingredienti della propria esistenza, nella serenità, nell’assenza di condizionamenti.

    Non si può essere felici se non si è liberi, liberi dal giudizio, dalla paura, da come ci vogliono gli altri, da quello che vorrebbero farci diventare, dalla necessità di correre senza sapere dove stiamo andando.

    Chi non gode della lentezza, del tempo che scandisce i momenti migliori, della bellezza e della purezza non può essere felice.

    La felicità non è nei beni materiali, nell’accumulo di ricchezze, nel possedere: chi agisce per avidità non può essere felice, è semplicemente una persona sola.

    La vera felicità sta nel viaggio.

    Auguro a te che stai leggendo la ricerca della felicità per questo 2019 e anche se ci saranno momenti più pesanti della leggerezza che ti accompagnerà nel corso dell’anno, non mollare perché tutto passa e tutto ricomincia, la vita è una startup!

  • L’Arte Del Saper Togliere

    L’Arte Del Saper Togliere

    “Se un bambino lega la propria importanza a quello che possiede, la sua immagine di sé sarà sempre a repentaglio. Tollerando di non avere, invece, acquista più fiducia in se stesso e più consapevolezza di essere la persona che è, con un suo carattere, che è la cosa più preziosa di tutte, che nessuno gli può togliere.”

    Da: “I no che aiutano a crescere” di ASHA PHILLIPS.

    Esiste l’arte del “saper togliere”? E se esiste, è davvero un’arte, soprattutto quando si parla di genitori e figli? Sì, esiste.

    Perché un buon genitore sa quando è il momento di dire un no e sa mostrare un’emozione ripulita da ingombri personali. La già citata figura della guida si muove esattamente su questo percorso: dà gli strumenti che servono, spiega le varie fasi della vita e lascia che l’esploratore faccia ciò per cui è stato creato attraverso apprendimento ed errori, scoprire ed esplorare il mondo circostante alla ricerca della sua strada.

    Pensate ad esempio al percorso scolastico. Partiamo dalla scelta della scuola: quante volte un genitore spinge il figlio verso una scelta già decisa da tempo, al di là delle aspirazioni e alcune volte delle capacità del proprio figlio. In questo caso bisogna essere in grado di fermarsi e togliere i nostri desideri e le nostre aspettative dall’equazione per lasciare che vengano liberate le sue, per far sì che si assuma le responsabilità nella giusta scelta.

    In caso contrario, lo condanneremo a una vita fatta di frustrazioni e inadeguatezze del tutto ingiuste e risparmiabili. Lo condanneremo all’abitudine di avere una soluzione già preconfezionata che non lo aiuterà nella sua crescita all’interno di una comunità.

    Continuando a parlare di desidero, bisogna soffermarsi su che cosa lo alimenta. Di che cosa si nutre un sogno? Cosa lo fa progredire? Il desiderio si nutre di coraggio, tenacia e curiosità.

    Se diamo ai nostri figli tutto quello che vogliono appena lo chiedono, non svilupperanno mai la propria ambizione, né la capacità d’ingegno che serve a creare un piano, a reperire le risorse e a sacrificare qualcosa per ottenere come contro partita qualcosa di altro, di più importante.

    Togliamo oggetti e aggiungiamo relazioni, in modo da diventare un punto di riferimento, per fa sì che ci sia una costante connessione tra noi e loro.

    Se l’“ecco qui la bicicletta che volevi”, senza sacrificio, senza reciprocità, diventa una costante, nulla avrà più valore. Per ottenere qualcosa di “pregio”, dobbiamo spiegare ai figli come l’impegno e il lavoro sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo. Solo così insegneremo loro il valore delle cose e il costo della rinuncia e solo così potranno davvero decidere se ciò che vogliono vale davvero la fatica che richiede.

    Detto così sembra un discorso semplice ma la realtà è che tutto questo farà sì che i nostri figli crescano come adulti sani e non viziati. In questo modo si costruisce e si alimenta il desiderio, solo così potranno rimanere costantemente connessi con la propria creatività.

    Il nostro compito, quando decidiamo di mettere al mondo un’altra vita, è quello di essere un modello e mostrare loro la realtà, non solo perché glielo stiamo dicendo ma perché lo manifestiamo nella vita di tutti giorni: “il miglior insegnamento viene dall’esempio”.

    La vita è una start-up e ognuno di noi ha la sua.

  • Prima Dei Quarant’Anni Esplora Il Mondo

    Prima Dei Quarant’Anni Esplora Il Mondo

    Prima dei quarant’anni esplora il mondo, prendi in mano la bussola e vai alla scoperta di cose e persone incredibili.

    Il filosofo Ralph Waldo Emerson diceva: “Non andare dove il sentiero ti può portare, vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia”.

    Guardala in questo modo: nasciamo con uno zaino, una bussola e un mazzo di carte. La domanda è: cosa vogliamo farne? Semplice: dobbiamo usarli.
    Lo zaino va messo sulle spalle, la bussola ti indicherà la direzione da prendere, il mazzo di carte ti aiuterà a capire che il tuo destino non è già scritto.

    Quando veniamo al mondo, non stiamo percorrendo un sentiero già tracciato. I condizionamenti e le convenzioni ci fanno credere che tutto sia già definito e che, se vogliamo comportarci “bene”, dobbiamo muoverci entro un perimetro già stabilito.

    Ricordati che solo tu puoi decidere in che direzione andare – sempre che tu voglia farlo, liberandoti dal giudizio, e quindi dai limiti imposti dagli altri.

    Abbiamo in mano un mazzo di carte, ovvero infinite possibilità e combinazioni. E abbiamo in mano non il nostro destino, ma la bussola. Ciò significa che possiamo costruire il nostro futuro, vivendo il presente in modo indipendente dalle circostanze.

    Certo, alcune condizioni di partenza si fanno sentire, ma diventano limiti (limiti ambientali, limiti sociali, limiti economici) se ci adeguiamo a considerarli tali. Definiamoli piuttosto circostanze, che abbiamo la facoltà di modificare con l’impegno e il duro lavoro e le cose cambieranno radicalmente.

    Non ti serve uno sguardo pessimista e auto-limitante, ma un respiro profondo e

    – creatività

    – conoscenza

    – consapevolezza

    Queste sono le parole chiave del tuo presente e del tuo futuro, queste sono le carte da giocare per tracciare un nuovo sentiero. Pensa a quante possibilità ottieni se ti impegni a intrecciare la creatività con la conoscenza, la consapevolezza con l’esperienza, l’entusiasmo con ciò che hai già sperimentato e ti ha insegnato cosa sia davvero utile ed efficace.

    Siamo noi i padroni del nostro destino, credimi. Dobbiamo solo evitare di farci prendere dagli eventi, col rischio di perderci, imparando a diventare noi stessi l’evento.

    Quanta volontà c’è in te? Chieditelo e comincia subito dopo a muovere i tuoi primi passi. Disponi di un mappamondo: puntaci sopra il dito e parti. Fin da quando sei al mondo, hai a disposizione un biglietto con destinazione sconosciuta. Non ti resta che partire.

    Mi viene in mente il bellissimo “Ancora un giro di giostra” di Tiziano Terzani. Leggendolo ho capito che il significato del viaggio non sta nella meta, ma nel viaggio stesso, al termine del quale diventerai un punto di riferimento per chi verrà dopo.
    Il vecchio marinaio guida i giovani, è esempio per loro, ma per iniziare un viaggio non esistono limiti di età: puoi scoprire il te stesso inesplorato in qualsiasi fase della tua vita, anzi se non sei più giovanissimo e hai acquisito esperienza, avrai ancora più cose da conoscere di te e da raccontare agli altri.

    Tutto quello che hai imparato e che ancora hai da imparare consideralo un dono, un bene prezioso che nessuno mai potrà portarti via. Lo zaino che hai in spalla è solo tuo, potrai condividerlo, a volte svuotarlo per fare posto ad altro, ma ricordati di averne sempre cura, di custodirlo e proteggerlo dalle intemperie, dai condizionamenti esterni, dalla paura di non farcela.

    Quando parti, sai che stai per iniziare un cammino tanto più complesso quanto più grande è la tua voglia di esplorare, conoscere e capire. Devi partire allenato, devi essere pronto al sacrificio e determinato a compiere sforzi considerevoli.

    Devi tenere in considerazione anche l’ignoto: la bussola punta verso nord, ma non sai precisamente dove andrai, né deve importarti. Ciò che conta davvero è il viaggio stesso, è l’idea di partenza che ti ha spinto a intraprendere un cammino. L’obiettivo è insito nel viaggio: raccogli i pezzi che troverai lungo la strada, mettili insieme e costruirai un puzzle fatto di esperienza e consapevolezza, che un giorno condividerai e donerai a qualcun altro.

  • La Vera Felicità

    La Vera Felicità

    La vera felicità, la vera essenza della vita stanno nel viaggio, nella costruzione della tua mappa, giorno dopo giorno.

    Considera la partenza come la più alta forma di creatività. Se però non ci metti

    – desiderio

    – coraggio

    – ispirazione

    è probabile che non ti sposterai di un centimetro.

    Ricordo da bambino, non vedevo l’ora che arrivasse il momento di caricare l’auto e, con la mia famiglia, di percorrere 1.200 chilometri verso il paese d’origine dei miei genitori. Quel tipo di desiderio, di tensione emotiva e smania incontenibile sono alla base di qualsiasi viaggio costruttivo. Se non li senti, non è il tuo viaggio.

    Prendi la maggior parte dei giovani, cosa desiderano oggi? Molti hanno tutto, troppo. Possiedono senza sforzo, perché le cose gli sono date – non le hanno conquistate. Non conoscono il desiderio e di conseguenza la passione.

    L’annullamento della tensione verso la conquista genera individui apatici, opachi. Invece i colori con cui dovremmo dipingere la nostra tela, la nostra vita, dovrebbero essere brillanti, vivi, pieni di luce, pieni di sfumature. Nasciamo con una tavolozza di colori a nostra disposizione e ci limitiamo a usarne due, tre, in alcuni casi nessuno. Dobbiamo osare, dobbiamo desiderare di cambiare, di rinnovarci, di rialzarci dopo ogni caduta perché siamo liberi di farlo. Ma dobbiamo avere il coraggio di farlo per sentirci liberi.

    Va da sé che ci vuole coraggio anche per abbandonare le certezze e muoversi verso l’ignoto: nonostante l’obiettivo sia chiaro, le variabili lungo il percorso sono talmente tante da non permetterci di avere tutto sotto controllo.

    Ricordati anche di partire “leggero”: porta l’essenziale e lascia spazio per le esperienze durante il percorso. Prima di partire, chiediti cosa sei disposto a lasciare indietro: abitudini, oggetti, persone…

    Abbandona le cose che non ti appartengono, ciò che hai accumulato senza una vera utilità, ciò di cui puoi fare a meno, anche se pensi il contrario.

    Privarsi di qualcosa è sempre doloroso, ma se ti alleni a togliere il superfluo, soffrirai sempre meno e alla lunga otterrai benefici insperati.

    Ma non dimenticare di portare con te creatività, ispirazione, curiosità e desiderio, i più grandi e meravigliosi strumenti per il tuo viaggio.

    Ognuno lo vive in maniera diversa, in base al suo istinto e alla sua indole, ma per tutti la partenza coincide con una selezione: si individua una meta, si sceglie un percorso, si rinuncia in automatico a qualcosa. In pratica scegliamo tra un miliardo di possibilità, rinunciando a delle cose per trovarne altre.

    Io non rinuncerei mai agli insegnamenti che mi ha trasmesso mio padre, alle esperienze che mi hanno insegnato qualcosa e a qualche profonda delusione, che mi ha aiutato a crescere.

    Ricordati di portarli con te quando parti. Non andrà sempre tutto bene, non saranno rose e fiori, anzi il viaggio è pieno di contraddizioni, di chiari e scuri, di paure e serenità, di “sirene” che cercano di allontanarti dalla meta. È davanti agli ostacoli che dimostriamo di essere resilienti: passo dopo passo imparerai a reagire alle difficoltà e ai fallimenti, prestando più attenzione in futuro e scegliendo nuovi esempi a cui ispirarti.

    L’ispirazione è una bussola, è uno strumento che ti aiuta a capire cosa c’è dentro di te e cosa vuoi diventare. E visto che il viaggio è il destino a cui andiamo incontro, l’ispirazione è l’arma più importante ed efficace per raggiungere la meta, per non perdere la rotta, per tracciare la mappa.

    Rimboccati le maniche, metti lo zaino sulle spalle e parti per costruire la tua leggenda personale: lasciati ispirare da persone che l’hanno già fatto, impara da loro, tieni in considerazione il loro esempio, ma non volerli copiare, non voler replicare la vita di un altro. Non è di questo che stiamo parlando.

    Tu sei unico e unica è la colonna sonora della tua vita: ognuno ha la sua tela, sta a te scegliere i colori per dipingerla. L’universo ti darà una mano, certo, ma se starai fermo, starà fermo anche l’universo e credimi, non succederà un bel niente, non otterrai niente, non andrai da nessuna parte.

    Muoviti, datti da fare, mettiti in cammino: tutti hanno messaggi da consegnare, valori da condividere, una storia da tramandare.

    La nostra missione è proprio questa: consegnare a qualcun altro la bussola che ci viene data alla nascita. Questa è la vera condivisione, si chiama “DONO”.

    Ti sei mai chiesto con chi puoi condividere i tuoi desideri, i tuoi  sogni, le tue aspettative? Prova a pensare a chi vorresti consegnare le cose più importanti che hai. Credo chiunque risponderebbe “alle persone di cui mi fido”. Certo. “Alle persone che non ti giudicano”, aggiungo io.

    La fiducia richiede totale assenza di giudizio, che, al contrario, è la più terribile forma di tradimento. Puoi fidarti di chi non ti giudica, di chi ti promette sostegno qualsiasi cosa farai, di chi ti aiuterà a realizzare la tua leggenda personale senza porre paletti, senza contrapporti ostacoli.

    Ti consiglio di allearti con chi può viaggiare con te, senza giudicarti, con chi non prova invidia, con chi non è vittima dei suoi limiti, con chi non spegnerà il tuo entusiasmo, ma ti aiuterà a proteggerlo come il più prezioso dei doni.

    Ricordati di staccarti da qualsiasi forma di giudizio per liberare il tuo talento.

    E ricordati di pensare alla solitudine come a una delle condizioni migliori per compiere il tuo viaggio: ti darà l’occasione di guardarti dentro e ti insegnerà a diventare più forte.

    Siamo connessi ogni istante della nostra esistenza, ma non lo siamo mai con noi stessi. Dobbiamo invece pretendere la solitudine, dobbiamo avere la possibilità di concentrarci sulla bellezza che c’è dentro di noi, mettendo alla prova la nostra capacità di stare da soli e cavarcela con le nostre forze.

    Mettersi alla prova e partire per il viaggio, spinti dal desiderio, sostenuti dal coraggio, guidati dall’ispirazione, è la più alta espressione di libertà di cui possiamo godere.

  • Tra Sogno e Cultura dell’Alibi

    Tra Sogno e Cultura dell’Alibi

    Prendo spunto da un interessante articolo di breakingtech.it, che scrive di Eyhan Jamalova.
    Questa ragazza di “15 anni” dell’Azerbaijan, ha infatti recentemente fondato una startup, Rainergy, che basa la sua funzione sulla produzione di energia elettrica tramite lo sfruttamento dell’acqua piovana, grazie all’aiuto della sua amica, Zahra Gasimzade ed al suo professore di fisica.

    Il progetto è stato considerato talmente promettente da aver ricevuto un finanziamento di ben 20.000 dollari dal governo, che lo ha definito una delle concrete soluzioni energetiche alternative per tutti i paesi ancora in via di sviluppo.

    Tutto ciò dimostra che con volontà, intraprendenza e spirito di sacrificio, anche a 15 anni si ha la possibilità di iniziare un vero percorso di crescita e realizzare il proprio sogno.

    Per questo motivo mi preme segnalarvi che non è vero che mancano in Italia le possibilità per i giovani startupper e il sostegno alle loro idee, ma quanto, la mancanza di visione e soprattutto rispetto degli impegni presi dagli stessi.

    Ho avuto la fortuna di partecipare e facilitare, attraverso l’ATE (Accelerated Talent Experience) un bellissimo e davvero rivoluzionario evento dedicato al mondo delle startup organizzato da Soft-in il 21 giugno.
    Parlando con loro ho scoperto che alcune startup invitate e che hanno deciso di partecipare (confermata la loro presenza via mail e non solo) non si sono presentate. Fin qui nessun problema, gli imprevisti sono all’ordine del giorno. La cosa incredibile è che contattate al telefono per capire dove fossero e se erano in arrivo, la loro riposte sono state: “mi sono dimenticato, magari vengo un’altra volta” o peggio “se volete faccio un salto 5 min nel pomeriggio”.

    Non sta a me giudicare, ma credo che valga la pena fare una reale riflessione su cosa significhi creare una startup. Startup, termine di derivazione anglosassone, significa «partire, mettersi in moto», non stare fermi ed aspettare.
    I sogni e gli obiettivi non aspettano, gli alibi sicuramente sì.

    #openinnovation #startupper #obiettivo #culturadellalibi #sogno #ATE #idea #millenials

    @EyhanJamalova @ZahraGasimzade

  • Seminario “La vita è una startup, il coraggio di essere nomadi creativi” – Riflessioni

    Seminario “La vita è una startup, il coraggio di essere nomadi creativi” – Riflessioni

    Qual è l’essenza, lo scopo per cui vale la pena usare il coraggio per affrontare le paure della nostra quotidianità?

    Ogni volta che iniziamo una nuova avventura, diamo vita a una nuova startup, con la consapevolezza di aver imparato qualcosa di più dai nostri errori, dai nostri fallimenti ma soprattutto dalla scoperta della nostra infinita creatività.

    Abbandonare la paura del giudizio per concentrarci sulle nostre qualità è la condizione migliore per affrontare l’arco della nostra esistenza.

    Queste le riflessioni a conclusione dell’evento tenutosi all’Università di Trento: La vita è una startup, il coraggio di essere nomadi creativi.