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  • Perchè abbiamo bisogno di ispirator@ del futuro?

    Perchè abbiamo bisogno di ispirator@ del futuro?

    In un mondo sempre più interconnesso e dinamico, la necessità di essere ispirati si fa sempre più impellente.

    Questo richiamo risuona dalle voci delle nuove generazioni,  giovani donne e uomini, autentici protagonisti di un’epoca caratterizzata da rivoluzioni epocali e accelerazioni senza precedenti.

    L’adolescenza di questa generazione si svolge in un contesto straordinario, dove la conoscenza scorre abbondante e è accessibile con un semplice clic.

    La velocità con cui le informazioni si diffondono mette alla prova la loro capacità di rimanere costantemente aggiornati, creando un ambiente in cui la sete di sapere diventa un motore propulsore delle menti più brillanti.

    In questo affascinante scenario, queste giovani menti si presentano come instancabili cercatori di ispirazione, spinte dalla ricerca incessante di qualcosa di autenticamente nuovo.

    L’obiettivo è trovare un significato che vada al di là del flusso ininterrotto di dati provenienti dalla rete, una ricerca di significato che possa trasformare l’informazione in conoscenza duratura.

    La sfida che si presenta a queste generazioni in erba è quella di trovare un equilibrio delicato:

    navigare tra l’immensa ricchezza di informazioni digitali senza perdersi nella superficialità, e allo stesso tempo, scoprire conoscenze autentiche e significative che approfondiscano il loro rapporto con il mondo.

    In un’epoca caratterizzata dal sovraccarico digitale, la vera saggezza emerge quando si decide di scavare a fondo, di abbracciare la profondità delle esperienze anziché restare sulla superficie.

    La ricerca di ispirazione si trasforma in un viaggio profondo e significativo, un percorso che sfida e arricchisce le giovani generazioni, spingendole a superare le superficialità del mondo virtuale per scoprire la vera essenza della conoscenza e della saggezza.

     

    Photo by: Jordan Singh

  • L’improvvisazione è la creatività che fa l’amore con la conoscenza.

    L’improvvisazione è la creatività che fa l’amore con la conoscenza.

    Cambiare lavoro e avviare un’impresa sono responsabilità diverse, ma richiedono entrambe una notevole dose di coraggio. Solo attraverso il coraggio è possibile superare la paura del fallimento, che spesso costituisce il principale ostacolo che trattiene le persone nel loro attuale impiego, nonostante manchi loro soddisfazione.

    Molte persone risultano insoddisfatte del proprio lavoro, lo considerano un peso e, quando si chiede loro cosa intendano fare per migliorare la propria situazione, spesso non sanno rispondere.

    Il motivo è spesso l’assenza di un piano alternativo o la mancanza di considerazione per l’importanza di averne uno.

    Spesso si afferma di avere timore nel cambiare, di distaccarsi da ciò che è noto, anche solo a livello mentale, per intraprendere qualcosa di incerto. Tuttavia, queste paure derivano dalla mancanza di un vero scopo e dalla scarsa consapevolezza del proprio valore.

    Individui insoddisfatti del proprio status potrebbero trovare appagamento identificando ciò che amano realmente fare e impegnandosi nella realizzazione di qualcosa che li soddisfi autenticamente. Questo, naturalmente, implica l’eliminazione di un grande ostacolo presente in molte persone: la cultura dell’alibi.

    Tuttavia, la mancanza di successo potrebbe derivare dalla mancanza di consapevolezza nel creare qualcosa di nuovo o dalla paura del giudizio altrui, limitando così ogni iniziativa. Per raggiungere obiettivi significativi, è necessario essere disposti a dedicare tempo e risorse al cambiamento.

    Se si desidera veramente cambiare e si è pronti ad agire, è importante avere  obiettivi chiari. Concentrandosi sul cambiamento, con coraggio e abbandonando la paura del giudizio altrui, si diventa pronti a intraprendere un nuovo viaggio, il proprio.

    L’età non è un limite. Non servono alibi, solo azione. La differenza tra chi ha successo e chi no spesso risiede nell’allenamento e nell’approccio alla sfida.

    È importante ammettere i propri limiti, imparare dagli errori, non preoccuparsi del giudizio degli altri e essere pronti a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà.

    Concentrandosi su qualcosa che si ama davvero e dedicando energie e risorse ogni giorno, credendo senza riserve in ciò che si fa, è possibile andare alla ricerca e trovare il proprio posto nel mondo. L’entusiasmo è contagioso e può essere un segno di rivoluzione, anche se non tutti sono pronti ad accettare tale energia creativa.

    La chiave è trasmettere entusiasmo, essere un rivoluzionario pronto a uscire dagli schemi. Anche se alcuni potrebbero reagire negativamente, è importante seguire il proprio percorso con determinazione e passione.

    Ecco perché dobbiamo considerare l’improvvisazione una parte fondamentale del nostro essere creativi; in fin dei conti, l’improvvisazione è creatività che fa l’amore con la conoscenza.

     

  • Educazione al rispetto per i giovani uomini: una priorità cruciale.

    Educazione al rispetto per i giovani uomini: una priorità cruciale.

    La società contemporanea si sta rendendo sempre (forse) più consapevole delle disuguaglianze di genere e dei danni causati da una cultura patriarcale.

    Affrontare questa sfida richiede un impegno urgente nell’educazione dei figli maschi fin dall’asilo, un compito troppo importante per essere lasciato esclusivamente alla scuola e allo Stato.

    Per porre un freno a questa vergogna, è cruciale offrire ai giovani uomini un modello autentico attraverso l’esempio e l’autorevolezza di genitori veri, lontani dall’essere semplici amici desiderosi di emulare il comportamento spensierato dei figli.

    Il primo passo essenziale è rompere con l’antiquato concetto che l’amicizia genitoriale sia sufficiente a formare individui consapevoli e rispettosi.

    I genitori devono assumere un ruolo di guida, trasmettendo non solo valori morali, ma anche modelli di comportamento sani e rispettosi.

    Il genitore autentico si distingue per la sua capacità di ispirare e di instillare nei figli un profondo senso di rispetto, specialmente verso il genere femminile.

    È imperativo che i genitori comprendano che affidare completamente l’educazione alla scuola o a terzi è un errore.

    La scuola può trasmettere conoscenza, visione del futuro, ma l’educazione, soprattutto quella legata al rispetto, deve radicarsi saldamente nella famiglia.

    L’educazione familiare non dovrebbe limitarsi a lezioni occasionali ma deve permeare l’intera atmosfera domestica, diventando una parte costante della vita quotidiana.

    La formazione dei giovani maschi deve concentrarsi sulla promozione dei valori come l’uguaglianza di genere, il rispetto per l’individualità altruistica e la consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti.

    Solo attraverso un’educazione autentica, basata sui principi di rispetto e uguaglianza, possiamo sperare di porre fine a dinamiche vergognose ancora presenti nella nostra società.

    Una società che, pur autodefinendosi evoluta, si svela con un progresso limitato, specialmente alla luce degli ultimi e dolorosamente frequenti eventi tragici, non può legittimamente vantarsi di essere veramente civile.

    Offrire alle nuove generazioni l’opportunità di crescere in un ambiente che promuove il rispetto reciproco è fondamentale per costruire un futuro in cui le lauree e il riconoscimento siano assegnati con la presenza di chi la merita , e non alle tragiche circostanze.

    Photo by: torsten-dederichs

  • Vale sempre la pena

    Vale sempre la pena

    Quanto siamo disposti ad abbandonare un armistizio per iniziare a lottare in favore dei nostri ideali?

    E per un torto subito?

    Oppure, semplicemente, per dimostrare a noi stessi che siamo meritevoli di essere rispettati come individui?

    Nell’arco della nostra giornata viviamo in modo alterno stati d’animo differenti.

    Proviamo paura, rabbia, tristezza, gioia, disgusto, sorpresa e molto altro. Eppure in alcuni momenti vale la pena fermarci a riflettere, e chiedere a noi stessi se è giusto accettare determinate condizioni, compromessi.

    Oppure a domandarci se siamo disposti a lottare per cambiare una situazione che non rientra nella nostra vita. Di qualsiasi natura essa sia.

     

    Facciamoci una domanda.

    Vale davvero la pena lottare per cambiare lo stato delle cose?

    Sì, ne vale la pena eccome.

    È doveroso lottare. La nostra vita ci appartiene in tutto e per tutto.

    Siamo noi a decidere il viaggio della nostra esistenza, così come scegliamo con chi condividere i più importanti momenti che la compongono e scandiscono.

     

    Vale la pena proteggere il bene più prezioso che abbiamo: il nostro sogno, quell’idea che  in alcuni casi ci ha preso per mano sin da bambini, ma che ogni tanto dimentichiamo.

    Vale la pena  abbandonare quella parte di ego fatta di convinzioni, dei sentito dire, delle aspettative degli altri, dei soldi accumulati e di cosa pensa la gente di noi.

    Vale la pena uscire da un sonno perenne e vivere intensamente il nostro qui e ora – atteggiamento utile anche per di evitare di avere rimpianti, e sentirsi condannati da chi ci attende al varco per ricordarci i nostri errori e fallimenti.

    È tutto doveroso perché si tratta della nostra vita, e meritiamo di viverla componendo e ascoltando noi stessi la colonna sonora della nostra esistenza.

    Vale la pena  condividere un po’ del nostro tempo e del nostro viaggio con chi ci ispira e con ci insegna, certo, con chi vuole conoscerci a fondo, senza giudicarci. Ma anche con chi vuole essere ispirato e in fondo, come noi, a volte ha semplicemente bisogno di sentirsi dire: non preoccuparti, ce la puoi fare.

     

    È doveroso ogni giorno donare gratitudine per quello che abbiamo ricevuto e che riceveremo ogni istante.

     

    Nessuno di noi merita di morire senza aver ascoltato la musica composta per il proprio viaggio. Lottare per i nostri obiettivi ci aiuta a farlo con il sorriso.

    Certo, sarebbe bello se esistesse una formula matematica da seguire per assicurarsi la felicità.

    Ma in quel caso la nostra non sarebbe più una vita, ma un’equazione.

     

    E chi desidererebbe mai essere un numero? Ecco perché lottare ci aiuta a vivere. Lottare con delicatezza e strategia. Non uniformarsi sempre al punto di vista generali, ma al tempo stesso essere disposti anche a lottare con se stessi. Saper riconoscere i vicoli ciechi ed essere disposti a cambiare idea, imparando ad utilizzare gli strumenti che possono aiutarci: a volte, l’atteggiamento giusto è l’unica cosa utile a sbloccare una situazione difficile. La perseveranza e la fluidità sono caratteristiche fondamentali.

    Ricorda che devi lottare. Non comportarti come ti viene. Non giustificarti dicendo io sono fatto così: esplora, cadi e rialzati. Ricomincia.

    La tua vita ti appartiene.

    Namaste

     

     

    Photo by: rod long

     

     

  • La  violenza sulle donne? Una responsabilità collettiva

    La violenza sulle donne? Una responsabilità collettiva

    La violenza sulle donne è un problema diffuso e persistente che richiede l’impegno di tutta la società per essere affrontato in modo efficace.

    È fondamentale adottare una prospettiva di prevenzione per contrastare questa forma di violenza e creare una società più sicura e rispettosa per tutti. In questo articolo, esploreremo alcune strategie chiave per prevenire la violenza sulle donne.

            1. Educazione e consapevolezza:

    • Un passo fondamentale nella prevenzione della violenza sulle donne è l’educazione.
    • È importante promuovere la consapevolezza e l’educazione di uomini e donne su questioni quali il rispetto reciproco, l’uguaglianza di genere, il consenso e la gestione dei conflitti in modo non violento.
    • Le scuole, le comunità e i media possono svolgere un ruolo significativo nell’affrontare queste tematiche e nel promuovere una cultura di rispetto e non violenza.

      2. Promozione dell’empowerment femminile:

    • L’empowerment delle donne è cruciale nella prevenzione della violenza.
    • Dobbiamo lavorare per creare opportunità economiche, sociali e politiche per le donne, in modo che possano sviluppare fiducia in se stesse, acquisire indipendenza e abbattere i disuguaglianze di genere.
    • Investire nell’istruzione e nel sostegno  delle donne, incoraggiare la partecipazione politica e promuovere l’accesso a risorse e servizi può contribuire a ridurre la loro vulnerabilità alla violenza.
    • Bisogna creare un rapporto paritetico tra uomini e donne  nel mondo del lavoro, nelle retribuzioni e in tutti quei processi dove è giusto garantire lo stesso trattamento riservato agli uomini. Siamo nel 2023!!!!!!!

      3. Rafforzare le leggi e le politiche:

      È fondamentale che le leggi e le politiche siano adeguate per affrontare la violenza sulle donne.

    • Ciò implica l’adozione e l’applicazione di leggi che criminalizzano la violenza domestica, lo stalking, il traffico di esseri umani e altre forme di violenza di genere.
    • È altrettanto importante garantire che le vittime di violenza abbiano accesso a servizi di sostegno, come rifugi, centri di assistenza e linee telefoniche di emergenza.

      4. Coinvolgimento degli uomini:

      Prevenire la violenza sulle donne richiede il coinvolgimento attivo degli uomini.

    • Gli uomini possono svolgere un ruolo cruciale nel promuovere il rispetto e l’uguaglianza di genere all’interno delle loro famiglie, comunità e luoghi di lavoro.
    • Programmi di sensibilizzazione specifici per uomini e ragazzi possono contribuire a sfidare gli stereotipi di genere dannosi e a promuovere modelli positivi di mascolinità.

      5. Monitoraggio e ricerca:

      È importante raccogliere dati accurati sulla violenza sulle donne per comprendere appieno l’entità e la natura del problema.

    • Il monitoraggio regolare e la ricerca in questo campo forniscono informazioni preziose per sviluppare politiche e programmi di prevenzione più efficaci.
    • La raccolta di dati sulle vittime, sugli autori di violenza e sulle cause sottostanti può aiutare a identificare i fattori di rischio e a informare l’implementazione di strategie mirate.

      La prevenzione della violenza sulle donne richiede un impegno collettivo e costante da parte di tutta la società.

    L’educazione, l’empowerment femminile, il rafforzamento delle leggi, il coinvolgimento degli uomini e il monitoraggio sono tutti elementi chiave per creare una società in cui la violenza di genere sia respinta e le donne possano vivere in sicurezza.

    È importante ricordare che la prevenzione inizia con noi stessi, attraverso il modo in cui ci relazioniamo agli altri e attraverso il sostegno alle vittime di violenza. Solo lavorando insieme possiamo creare un futuro in cui tutte le donne possano vivere senza paura di violenza.

    Photo by: Sydney Sims

  • Dialogo e cooperazione con le nuove generazioni: un investimento per il futuro

    Dialogo e cooperazione con le nuove generazioni: un investimento per il futuro

    Sono i giovani che salveranno la terra. 

    I giovani sono i messaggi che mandiamo a un mondo che non vedremo mai. 

    Non sono loro a salire sulle nostre spalle, siamo noi a salire sulle loro, per intravedere le cose che non potremo vivere.”

    Renzo Piano

     

    Questa citazione è un grande spunto per fermarci e riflettere, su come sia  fondamentale dialogare e cooperare  con le nuove generazioni  per molteplici ragioni.

    Innanzitutto, le nuove generazioni rappresentano il futuro della nostra società.

    Saranno loro a detenere le redini del mondo nei prossimi decenni, i lavoratori del futuro, i nuovi leader,  pertanto è essenziale comprendere le loro idee, valori e aspirazioni.

    Le nuove generazioni hanno una prospettiva unica sul mondo. Hanno vissuto e vivono in un contesto differente rispetto alle generazioni precedenti, sperimentando nuove tecnologie, sfide e opportunità. Ascoltare la loro voce è cruciale per una migliore comprensione del mondo in cui viviamo.

    Il dialogo, l’ascolto e la cooperazione,  con le nuove generazioni può aiutare a costruire ponti tra il passato e il futuro, attraverso il presente. A volte, possono sorgere difficoltà di comprensione reciproca tra le diverse fasce d’età. Per questo motivo e non solo diventa fondamentale creare una reale connessione  per superare  barriere e favorire la creazione di una comunità più solida.

    Fare tutto questo vuol dire:

    1. Stimolare l’innovazione sociale e la crescita culturale: le nuove generazioni sono portatrici di nuove  idee e di grande energia. Cooperare  con loro vuol dire stimolare la creatività e favorire lo sviluppo di soluzioni innovative per le sfide che la società affronta e dovrà affrontare. Le loro prospettive uniche possono contribuire a scoprire nuovi approcci e migliorare i processi esistenti.

    2. Favorire lo sviluppo personale e professionale: Attraverso il confronto con i giovani, è possibile acquisire nuove conoscenze, competenze e prospettive. Le nuove generazioni possono offrirci punti  di vista diversi su questioni complesse. Questo scambio arricchisce sia le vecchie generazioni  che i giovani stessi, promuovendo la crescita individuale e il successo collettivo.

    3. Costruire una società più inclusiva: Le nuove generazioni sono molto  sensibili alle tematiche sociali come l’uguaglianza di genere, la diversità culturale e l’inclusione. Ascoltare e condividere le loro preoccupazioni e punti di vista crea e promuove un clima di rispetto e apertura verso gli altri, favorendo la creazione di una società più equa e solidale.

    4. Trasmettere valori e tradizioni: Mentre le nuove generazioni sono immerse nella cultura digitale e globale, il dialogo intergenerazionale permette di condividere conoscenze ed esperienze delle generazioni precedenti.

    Attraverso il dialogo e l’ascolto , è possibile trasmettere valori fondamentali, preservare il patrimonio culturale e creare un senso di continuità tra le diverse generazioni.

    In conclusione, allearsi con le nuove generazioni è fondamentale se crediamo nel futuro, agendo nel presente.

     

    Photo by: Jack Cohen

  • Aiutiamo i Neet

    Aiutiamo i Neet

    Assistere i NEET (giovani che non sono impiegati, impegnati in un’istruzione o in una formazione) richiede un approccio olistico che tenga conto dei loro bisogni e delle loro aspirazioni individuali.

    È fondamentale fornire loro le risorse e il supporto necessari per aiutarli a superare gli ostacoli che impediscono loro di partecipare attivamente alla società e al mercato del lavoro.

    Identificare le passioni e le abilità dei NEET è il primo passo per aiutarli a individuare possibili percorsi di carriera o opportunità di formazione che siano in linea con i loro interessi.

    Incoraggiarli a riflettere su ciò che amano fare e su quali abilità possiedono può aiutare a sbloccare il loro potenziale e a motivarli a perseguire obiettivi realistici e gratificanti.

    E’ fondamentale offrire loro orientamento professionale mirato.

    Organizzare workshop, seminari o sessioni individuali di orientamento professionale può consentire ai NEET di esplorare le diverse opzioni di carriera disponibili e di comprendere i requisiti di formazione o di istruzione necessari per perseguire tali carriere.

    L’orientamento professionale può anche aiutarli a sviluppare una visione chiara del loro futuro professionale e a pianificare le azioni necessarie per raggiungere i propri obiettivi

    La formazione e lo sviluppo delle competenze sono cruciali per i NEET.

    Offrire loro programmi di formazione che siano rilevanti per il mercato del lavoro attuale può aumentare le loro prospettive di occupazione.

    Questi programmi dovrebbero essere progettati per sviluppare le competenze richieste dalle industrie in crescita e fornire opportunità di apprendimento pratico.

    Inoltre, è importante fornire loro un supporto continuo durante il percorso di formazione, ad esempio attraverso tutoraggio o mentoring, per aiutarli a sviluppare fiducia e resilienza.

    Infine, è cruciale sostenere i NEET nella ricerca di opportunità di lavoro o di stage.

    Collaborare con le imprese locali per creare programmi di inserimento professionale o agevolare la partecipazione dei NEET a programmi di stage può fornire loro l’esperienza pratica necessaria e aumentare le loro possibilità di impiego futuro.

     

    In conclusione, assistere i NEET richiede un approccio completo che tenga conto dei loro interessi, delle loro abilità e delle loro aspirazioni.

    Offrire loro orientamento professionale, formazione e sviluppo delle competenze e opportunità di lavoro può aiutarli a superare gli ostacoli e a integrarsi attivamente nella società e nell’economia.

    Investire nel supporto dei NEET non solo beneficia loro come individui, ma contribuisce anche a creare una società più inclusiva.

    Photo: k-mitch-hodge

  • Cosa cerca il talento

    Cosa cerca il talento

    Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e le organizzazioni devono stare al passo per attrarre e trattenere i migliori talenti.

    Parola d’ordine? Preoccupazione empatica

    Come fare:

    • Creare una cultura aziendale positiva e inclusiva. Una cultura aziendale positiva e inclusiva è fondamentale per attirare e trattenere i talenti. Questo può essere realizzato promuovendo valori aziendali chiari, offrendo opportunità di sviluppo e premiando la meritocrazia, il lavoro di squadra e la cooperazione.

    • Offrire condizioni di lavoro competitive. Stipendi competitivi, assicurazioni sanitarie, flessibilità lavorativa, programmi di welfare e premi di produzione possono fare la differenza nell’attrarre i talenti migliori.

    • Offrire opportunità di crescita e sviluppo. I talenti sono interessati a carriere che offrono opportunità di crescita e sviluppo professionale. Le organizzazioni devono investire in programmi di formazione e percorsi di carriera chiari.

    • Creare un ambiente di lavoro stimolante. Un ambiente di lavoro stimolante con sfide interessanti e progetti significativi è un ottimo incentivo per i talenti più ambiziosi.

    • Supportare il bilanciamento lavoro-vita. I talenti desiderano sempre di più un equilibrio tra lavoro e vita privata. Offrire opzioni di lavoro flessibili o politiche di lavoro da remoto attira coloro che cercano una maggiore flessibilità.

    • Alimentare  una comunicazione costante, aperta e trasparente. Mantenere una comunicazione costante, aperta e trasparente è fondamentale per creare un ambiente di fiducia e collaborazione.

    • Costruire un brand aziendale forte. Costruire un brand aziendale forte e positivo può aiutare a distinguersi dalla concorrenza e attirare i talenti che condividono i valori e la missione dell’organizzazione.

    • Promuovere l’innovazione sociale. Essere attivi nella comunità e impegnarsi in iniziative sociali e ambientali migliora non solo la reputazione dell’organizzazione, ma la rende più attraente per le nuove generazioni che hanno una elevata sensibilità sociale.

    • Sfruttare le nuove tecnologie. Sfruttare le nuove tecnologie e i social media per reclutare talenti attraverso valori e modelli innovativi può aumentare sia la visibilità dell’organizzazione che attrarre candidati qualificati.

    • Dare feedback e riconosci i risultati. Dare feedback regolarmente e riconoscere i risultati e i contributi dei dipendenti, migliora l’engagement e l’attrattiva dell’organizzazione.

    In sintesi, le organizzazioni e i loro manager devono concentrarsi sulla creazione di un ambiente di lavoro stimolante, supportare il benessere dei dipendenti e offrire una reale opportunità di crescita professionale per attirare e trattenere i talenti migliori.

    Una strategia complessiva che unisce cultura aziendale, benefici competitivi, comunicazione efficace e diminuzione costante della burocrazia, fa e farà sempre di più la differenza.

    Attraendo e soprattutto trattenendo i talenti migliori, le organizzazioni possono migliorare la propria competitività e raggiungere i propri obiettivi strategici.

    Ma è fondamentale non dimenticare mai una regola: le organizzazioni e le imprese, valgono per quanto si investe e si  valorizza il capitale umano che ne fa parte.

    Photo By: jaime lopes

  • La via dei coraggiosi

    La via dei coraggiosi

    Il mondo assomiglia alla  giungla, all’interno della quale alcune regole risultano già scritte,  spietate e soprattutto non negoziabili.

     

    Mi soffermo spesso a scrutare le  persone che  camminano per strada, molte di loro corrono. Corrono a lavoro, corrono a casa. Corrono nella vita, per raggiungere i propri (forse) traguardi. Si impegnano, arrancano, sudano.

    Il tempo in questi casi non è loro complice, ma un terribile nemico.

     

    Chissà, se prima di mettersi a correre, queste persone hanno contemplato – per esempio – la possibilità di non raggiungere il traguardo prefissato, nei tempi e nei modi previsti. Una possibilità che la mente scansa come la peste, quella che le cose non procedano secondo i piani, ma che in fondo esiste. Esiste, eccome.

     

    Ma perchè la mente non contempla la possibilità di “non arrivare”?

    Semplice, perché questa ipotesi viene immediatamente associata all’idea di non realizzarsi, di cadere. Al concetto di resa, di fallimento.

     

    Quasi come fossero portatori di chissà quale virus, gli individui che secondo la società “falliscono”, restano a terra, a sprofondare, senza possibilità alcuna di rinascere. Il concetto di fallimento è considerato, soprattutto nel nostro Paese, come una sorta di marchio indelebile per chi lo vive; una sorta di lettera scarlatta che resta appiccicata addosso e costringe a subirne le conseguenze.

     

    Fallire, non arrivare laddove ci si prefigge, o peggio ancora commettere degli errori, in questa giungla dove vige la più ferrea legge di sopravvivenza, vuol dire cambiare di colpo lo status sociale e la propria fisionomia; chi cade resta indietro, senza potersi rialzare.

     

    Eppure, tutti cadiamo, almeno una volta. Ce lo insegna la vita, sin dai primi anni dell’infanzia, che nelle corse a ostacoli, prima o poi, si cade. È la cosa più normale che possa accadere. Quante ginocchia sbucciate, quanti lividi!

     

    Cosa facevamo, quando da bambini ci trovavamo distesi per terra dopo una caduta rovinosa?

     

    C’è chi piangeva, chi aspettava la mamma in soccorso, chi restava lì a contemplare l’accaduto, chi si rialzava immediatamente, facendo magari finta di nulla. Una spolverata alle ginocchia, e via. Avanti!

     

    Da adulti, invece, le cose sono ben diverse.

     

    Quando sentiamo di fallire, in noi subentra un senso di vergogna, o addirittura una definitiva rassegnazione. Ci convinciamo  che niente e nessuno al mondo possa aiutarci a risollevarci, a costruirci una seconda possibilità. Nessuno mai che ci spieghi, condivida o ci aiuti a riemergere dalle tenebre, accendendo la luce della speranza.

     

    E allora, ovviamente, ci convinciamo che siamo noi ad essere sbagliati, che d’ora in poi saremo costretti a vivere, metaforicamente parlando, in una specie di girone dell’inferno dantesco: un luogo di  miseria morale in cui versano gli uomini e le donne decaduti, privati ormai della dignità e di quella grazia “divina” capace di elevare e illuminare le gesta della gente di successo. Ci convinciamo dunque che d’ora in poi saremo considerati alla stessa stregua dei cosiddetti “Ignavi” meravigliosamente descritti dal sommo poeta.

     

    Ci toccherà altresì arrabbiarci con noi stessi, dimenticando il nostro reale valore le nostre infinite possibilità.

     

    Dimenticando che fallire o commettere degli errori è invece un’esperienza salutare per la nostra crescita. Tralasciando le meravigliose opportunità di rinascita che si celano dietro a una sconfitta. 

     

    Svolto l’angolo, mi ritrovo in una piazza. Mi prendo un momento per sedermi su una panchina, all’ombra di un pioppo. Mi rinfresco con un sorso d’acqua.

     

    La verità è semplice: i veri fallimenti, i veri errori non sono quelli che compiamo quando non raggiungiamo l’obiettivo prefissato. Il vero fallimento consiste invece nel non provarci nemmeno.

     

    Solo loro i veri “Ignavi”: coloro che passano la vita a giudicare gli altri, che non prendono mai posizione, i vili che non sanno scegliere e che si ritrovano ad additare la gente seguendo la metrica più scontata, senza riuscire a guardare più in là del loro naso. Bloccati dalla paura, terrorizzati, si muovono come banderuole al vento. Opportunisti.

     

    Non scelgono, costoro, perchè  nel scegliere c’è il rischio di fallire  e scegliere vuol dire anche e sopratutto  assumersi le responsabilità e  le responsabilità  hanno bisogno  di donne uomini   coraggiosi.  E loro non lo sono.

     

    Le persone che si permettono di giudicare se ne stanno inattive, sugli spalti, incapaci di correre e di giocare la partita dell’esistenza, con tutte le sue sfide e le sue mirabolanti e spettacolari cadute.

     

    Il giudizio gretto le trasforma in figure in bianco e nero, senza colore, prive di luce ed entusiasmo.

     

    C’è da chiedersi, allora, quale sia il vero fallimento, agli occhi della Vita.

    Namstè

     

    Photo by: cyrus gomez

  • Il benessere sistemico, l’Illuminismo 4.0

    Il benessere sistemico, l’Illuminismo 4.0

    Il periodo di crisi ancora in essere, lo stare chiusi in casa conducendo una vita rallentata e meno frenetica, ha dato a molti la scusa per fermarsi a riflettere. Riflettere sulla nostra società, il nostro stile di vita che, fino all’altro giorno, ci sembrava l’unico possibile mentre ora, a ben guardare, pare più ricco di perche che di pregi.

    È, dunque, necessario un processo di cambiamento, un cambiamento verso un reale benessere sistemico,  per se stessi e per la comunità di appartenenza

     

    Del resto, se pensiamo a una comunità, la nostra, quella umana, come ad un’organizzazione, la necessità di cambiamento ci appare ancora più palese e necessaria. L’esistenza di qualsiasi organizzazione si divide in tre fasi: l’espansione, il consolidamento e il declino. E in tutte e tre le fasi viene richiesto di portare innovazione. Un nuovo prodotto, prima, un processo innovativo, dopo. Ma cosa bisogna fare durante la fase del declino?

    Bisogna realmente cercare e  creare, non solo un processo di innovazione, ma una  vera   rivoluzione di rottura con i modelli del passato.

    Un processo dirompente che cambia le regole del gioco..

    Noi stiamo vivendo una fase di declino, quindi ora non possiamo limitarci ad innovare, dobbiamo rivoluzionare.

    Dobbiamo considerare i due anni passati in  compagnia della pandemia (Covid), come un  stimolo per mettersi in gioco, non accontentarsi, crescere, cambiare i modelli mentali,  cambiando punti di vista, rispettando le idee e le esigenze delle altre persone, utilizzando, non solo il pensiero creativo, ma una delle nostre più grandi risorse in nostro possesso: l’intelligenza emotiva

     

    Storicamente, una simile spinta al rinnovamento si  riscontrò durante l’Illuminismo.

    Un movimento culturale e filosofico, nato durante il XVIII secolo nell’Inghilterra dell’era georgiana, ma sviluppatosi al suo massimo in Francia, grazie a figure come quelle di Montesquieu e Voltaire. L’Illuminismo nacque come reazione a una società vetusta e sorpassata che gli intellettuali non riconoscevano più.

    Si superò la staticità dell’ Ancien Régime e delle antiche autorità filosofiche, in favore di una borghesia sempre più potente e dell’osservazione diretta dei fenomeni naturali per conoscere veramente la realtà e il mondo.

    Allo stesso modo, questo 2023, ad esempio, da una parte vede vacillare le certezze che avevamo fino a poco fa circa l’economia e il mondo del lavoro, e dall’altra mette in luce la necessità di aumentare l’attenzione verso l’individuo

    La nostra realtà, come quella del 1700, è destinata senza se e senza ma ad essere cambiata. Ma da chi? Da noi.

     

    “L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso”, scriveva Immanuel Kant nel 1784. “Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d’intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.

    Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza e della tua innata creatività!

    È questo il motto dell’Illuminismo, ed è questo che dovrebbe e deve essere il nostro mantra che ci accompagna in questa sana rivoluzione.

    Durante l’Illuminismo si chiedeva all’essere umano di uscire da uno stato di sufficienza, minorità, incapacità di servirsi della propria intelligenza. È questa è la stessa cosa che dobbiamo chiedere a noi stessi ora.

    Questo è il momento in cui dobbiamo diventare rivoluzionari, ispiratrici e  ispiratori. Dobbiamo essere coloro che ispirano, coloro che illuminano.

    Namaste

     

    foto by: hakon grimstad