Tag: #lottare #vita #viaggio #quieora #esistenza #ego #consapevolezza #convinzioni #obiettivo #cambiamento #crescita #fiducia #crescitapersonale

  • L’era del Badge?  Defunta (finalmente!!!!)

    L’era del Badge? Defunta (finalmente!!!!)

     

    Il cambiamento è cambiato!

    Siamo entrati in una nuova “era”.

    Nel mondo del lavoro questo mutamento sedizioso ha creato, sta creando e creerà un incredibile  evoluzione.

     

    Nuovi strumenti, soprattutto nell’ambito dei nuovi trend  come il Cleantech, lo  Smart Home, Intelligenza artificiale (AI) , l’apprendimento automatico (machine learning), il meta verso, la blockchain, la robotica e l’automazione, stanno rinnovando ciò che gli esseri umani hanno fatto sino ad  oggi e molto probabilmente anche le scelte future.

    Il World Economic Forum prevede che “il 65% dei bambini che oggi accedono alla scuola primaria finirà per lavorare in modalità di lavoro completamente nuove, modalità  ancora oggi sconosciute.

     

    Sebbene i cambiamenti demografici e i progressi tecnologici svolgano un ruolo importante, è già stato riconosciuto che la salute e lo stress dei lavoratori – il Welfare – sono un fattore primario che avrà un impatto importantissimo ridefinendo il futuro del lavoro.

    Il COVID-19 ha innescato processi di cambiamento significativi, annullando, in molti casi, le Big Rules sino ad oggi utilizzate.

    Basti pensare  quando tutte o quasi tutte le organizzazioni , dall’oggi al domani, hanno dovuto forzatamente trasferire la forza lavoro dell’azienda alle case dei dipendenti.

    Questo processo di  cambiamento, soprattutto a livello digitale, non è stato implementato attraverso una  attenta strategia di gestione o una nuova soluzione tecnologica, ma da un ospite indesiderato (evento straordinario il Covid 19). Risultato?

    Per la prima volta nella storia moderna, lavorare da casa WFH  ( working from home ) è diventato quasi normale facendoci scoprire , se ne avessimo ancora bisogno, che l’era del Badge è virtualmente defunta (finalmente!!!!).

  • Please stick with me.

    Please stick with me.

    I found this letter written by a teenager and I want to recommend it to all parents, teachers, coaches and anyone who has to do with teenagers.
    Read it and think about it

    Thanks to my friend Silvia Scozzafava who reported it to me.
    Happy to have founded Hubrains to dedicate myself to young people and in search of their purpose.
    Boys and girls hang on we are here with you

     

    Dear Mum and Dad,

    Please stick with me.

    I can’t think clearly right now because there is a rather substantial section of my prefrontal cortex missing. It’s a fairly important chunk, something having to do with rational thought.

    You see, it won’t be fully developed until I’m about 25. And from where I sit, 25 seems a long way off.

    But here’s what i want my parents to know..

    My brain is not yet fully developed

    It doesn’t matter that I’m smart; even a perfect score on my math test doesn’t insulate me from the normal developmental stages that we all go through.

    Judgement and intelligence are two completely distinct things.

    And, the same thing that makes my brain wonderfully flexible, creative and sponge-like also makes me impulsive. Not necessarily reckless or negligent but more impulsive than I will be later in life.

    Please stick with me.

    So when you look at me like I have ten heads after I’ve done something “stupid” or failed to do something “smart,” you’re not really helping.

    You adults respond to situations with your prefrontal cortex (rationally) but I am more inclined to respond with my amygdala (emotionally). And when you ask, “What were you thinking?” the answer is I wasn’t, at least not in the way you are.

    You can blame me, or you can blame mother nature, but either way, it is what it is.

    At this point in my life, I get that you love me, but my friends are my everything.

    Please understand that. Right now I choose my friends, but, don’t be fooled, I am watching you. Carefully.

    Please stick with me.

    Here’s what you can do for me

    1. Model adulting.

    I see all the behaviours that you are modeling and I hear all of the words you say. I may not listen but I do hear you. I seem impervious to your advice, like I’m wearing a Kevlar vest but your actions and words are penetrating. I promise. If you keep showing me the way, I will follow even if I detour many, many times before we reach our destination.

    2. Let me figure things out for myself.

    If you allow me to experience the consequences of my own actions I will learn from them. Please give me a little bit of leash and let me know that I can figure things out for myself. The more I do, the more confidence and resilience I will develop.

    3. Tell me about you.

    I want you to tell me all the stories of the crazy things you did as a teen, and what you learned from them. Then give me the space to do the same.

    4. Help me with perspective.

    Keep reminding me of the big picture. I will roll my eyes at you and make all kinds of grunt-like sounds. I will let you know in no uncertain terms that you can’t possibly understand any of what I’m going through. But I’m listening. I really am. It’s hard for me to see anything beyond the weeds that I am currently mired in. Help me scan out and focus on the long view. Remind me that this moment will pass.

    5. Keep me safe.

    Please remind me that drugs and driving don’t mix. Keep telling me that you will bail me out of any dangerous situation, no anger, no lectures, no questions asked. But also let me know over and over and over that you are there to listen, when I need you.

    6. Be kind.

    I will learn kindness from you and if you are relentless in your kindness to me, someday I will imitate that behaviour. Don’t ever mock me, please and don’t be cruel. Humour me-I think I know everything. You probably did as well at my age. Let it go.

    7. Show interest in the things I enjoy.

    Some days I will choose to share my interests with you, and it will make me feel good if you validate those interests, by at least acting interested.

    One day when the haze of adolescence lifts, you will find a confident, strong, competent, kind adult where a surly teenager once stood. In the meantime, buckle in for the ride.

    and..

    Please stick with me.

    Love,

    Your Teenager

  • Successo? Non stare fermi, agire, è l’unica possibilità.

    Successo? Non stare fermi, agire, è l’unica possibilità.

     

    • Primo, non stare fermi, agire, è l’unica possibilità di rinascita
    • Secondo, è l’agire che ci dice quello che siamo.
    • Terzo, reagire al fallimento, parola d’ordine: resilienza.

    Numerose le trappole della mente che spesso ci impediscono di imparare dagli errori e ottenere risultati migliori.

    La prima tendenza è quella del rifiuto. Sembra che ammettere di avere fatto un errore e provare a correggerlo sia la cosa più difficile del mondo. Richiede infatti di “mettere in discussione il proprio successo”.

    Perché abbiamo una naturale propensione al rifiuto? Gli psicologi hanno dato a questo atteggiamento il nome di “dissonanza cognitiva” che descrive le difficoltà della mente nel conciliare due pensieri apparentemente contraddittori.

    La seconda trappola che la mente ci riserva consiste nel rincorrere le nostre sconfitte nel tentativo di scacciarle. Fare pace con le nostre sconfitte può essere insostenibile.

    Mentre il rifiuto è non voler riconoscere un errore e rincorrere le proprie sconfitte aggrava il danno nel tentativo di cancellare frettolosamente lo sbaglio, l’editing edonistico è un processo più elusivo che consiste nel convincere noi stessi che l’errore non conta.

    Un modo per metterlo in pratica è fare un unico fascio di vittorie e sconfitte.

    Un processo psicologico diverso, sebbene abbia un effetto simile sulla nostra capacità di imparare dagli errori, consiste semplicemente nel reinterpretare i fallimenti come successi. Ci convinciamo che quello che abbiamo fatto non è così male, anzi che tutto è riuscito al meglio.

    Reinterpretare i fallimenti come successi, abbandonando la paura del giudizio  di chi è schiavo del proprio EGO

    Parola d’ordine: RESILIENZA

    Un gruppo di ricercatori, tra cui lo psicologo Daniel Gilbert, ha dimostrato quanto questa tendenza sia profondamente radicata nella nostra mente.

    “Questa è la felicità in sintesi: quello che ho avuto è molto meglio di quanto pensassi! Quello che non ho avuto, fa schifo!”

    Tendiamo a considerare le decisioni che abbiamo preso in passato migliori di quello che sono.

    Sono questi, dunque, i tre ostacoli che ci impediscono di seguire il vecchio consiglio “impara dai tuoi errori”:

    • il rifiuto, perché non sappiamo separare il nostro errore dall’autostima
    • il comportamento autodistruttivo, perché aggraviamo le sconfitte cercando di recuperarle
    • i tentativi di indorare la pillola delineati da Daniel Gilbert, in base ai quali ricordiamo gli errori del passato come fossero trionfi, o mescoliamo insieme fallimenti e successi.

    Namastè

     

    Photo by Bich Tran 

  • L’ARTE DELL’IMPOSSIBILE

    L’ARTE DELL’IMPOSSIBILE

     

    “La relazione tra giovani e adulti non è simmetrica, e trattare l’adolescente come un proprio pari significa non contenerlo, e soprattutto lasciarlo solo di fronte alle proprie pulsioni e all’ansia che ne deriva.”

    Umberto Galimberti

     

     

    Insegniamo ai nostri figli a chiedere l’improbabile, l’impossibile!

    Vi siete mai domandati cosa pensano le nuove generazioni del futuro? Vi capita mai di confrontarvi con loro sull’avvenire, su ciò che li attende?

     

    Oggi, se un figlio studia, la prima cosa che impara è che non avrà la certezza di un lavoro e che il suo ingresso nel mondo produttivo avrà delle incognite.

    Quindi, il futuro, che per la nostra generazione era qualcosa di tangibile, perché le premesse che avevamo davanti erano qualcosa di concreto, per loro non lo è.

    Il loro avvenire, non retroagisce come una spinta verso uno scopo, un obiettivo concreto, perché tutto questo non esiste. In compenso sussistono i dubbi e le paure, per cui diventa difficile essere motivati e soprattutto  entusiasti.

    Non possiamo dire loro: “Dai, vedrai che poi qualcosa farai o troverai !

    ” Il futuro non è un poi vediamo, non si può pensare di crescere nel dubbio.

    Il futuro deve essere qualcosa che fa intravedere delle possibilità,  l’inizio di una nuova startup dell’esistenza di una giovane ragazza o di un giovane ragazzo, dei nostri figli.

    Se il futuro fosse una promessa vera, se ci fossero le condizione di possibilità, allora sì che noi ci potremmo muovere con la prospettiva di un fine da realizzare e non con i se i con i ma, ma con i forse o con il peggio che appartiene a ciascuno… poi vedremo…

    A questo aggiungiamo gli ultimi mesi della pandemia e, anche qui, proviamo a immaginare cosa vuol dire eliminare dalla mattina alla sera buona parte della normalità di un adolescente. Pesa a noi adulti, proviamo a immaginare cosa può provocare in loro.

     

    La stessa cosa vale per la scuola! Potresti fare di più ma non ti impegni, come se non ci fosse quella volontà che spinge ad applicarsi. Non basta dire: “Studiate!”.

    Se non capiamo che, anche nella scuola, occorre che i ragazzi e le ragazze si mobilitano  verso un qualcosa, non solo perché qualcuno lo impone loro, ma perché sanno che esiste un scopo, perché lo sentono e, soprattutto, perché c’è un insegnante che ispira, che libera l’entusiasmo, il  loro talento, altrimenti non funziona!

    Bisogna suscitare interesse, allora sì che lo studente si applicherà a scuola, perché attratto, motivato, ispirato, e non perché spinto.

     

    Non funziona più, non funziona più così!

    Siamo ancorati a modelli del passato e non solo nella scuola. Abbiamo smesso sì di essere ispiratori o ispiratrici delle nuove generazioni per diventare  amici dei nostri figli e non potevamo fare cosa peggiore.

    Dovremmo invece ispirarli, liberare la loro creatività, che è composta di immaginazione, di idee e di innovazione conditi da quel fervore che rende l’impossibile possibile. In questo modo potremmo mettere loro in condizione di credere in se stessi, pensare in grande e sognare. Allora si  che diventeremo per loro un punto autorevole di riferimento.

    Educhiamo loro ad avere fiducia in stessi, a non avere paura dei fallimenti o degli errori, ma facciamogli capire  che sono parte del quel meraviglioso viaggio chiamato “Esistenza”.

    Alleniamoli alla resilienza!!!

    Insegniamo loro  a pensare in grande, a sognare a colori e a vivere il qui e ora, perché solo così potranno  pensare al futuro.

    La vera felicità sta nel viaggio e loro hanno diritto di essere felici, come per altro tutti noi.

    Namastè.

     

    Photo by: james lee

  • L’ARTE DELL’IMPOSSIBILE

    L’ARTE DELL’IMPOSSIBILE

     

    “La relazione tra giovani e adulti non è simmetrica, e trattare l’adolescente come un proprio pari significa non contenerlo, e soprattutto lasciarlo solo di fronte alle proprie pulsioni e all’ansia che ne deriva.”

    Umberto Galimberti

     

     

    Insegnamo ai nostri figli a chiedere l’improbabile, l’impossibile!

    Vi siete mai domandati cosa pensano le nuove generazioni del futuro? Vi capita mai di confrontarvi con loro sull’avvenire, su ciò che li attende?

     

    Oggi, se un figlio studia, la prima cosa che impara è che non avrà la certezza di un lavoro e che il suo ingresso nel mondo produttivo avrà delle incognite.

    Quindi, il futuro, che per la nostra generazione era qualcosa di tangibile, perché le premesse che avevamo davanti erano qualcosa di concreto, per loro non lo è.

    Il loro avvenire, non retroagisce come una spinta verso uno scopo, un obiettivo concreto, perché tutto questo non esiste. In compenso sussistono i dubbi e le paure, per cui diventa difficile essere motivati e soprattutto  entusiasti.

    Non possiamo dire loro: “Dai, vedrai che poi qualcosa farai o troverai ! ” Il futuro non è un poi vediamo, non si può pensare di crescere nel dubbio.

    Il futuro deve essere qualcosa che fa intravedere delle possibilità,  l’inizio di una nuova startup dell’esistenza di una giovane ragazza o di un giovane ragazzo, dei nostri figli.

    Se il futuro fosse una promessa vera, se ci fossero le condizione di possibilità, allora sì che noi ci potremmo muovere con la prospettiva di un fine da realizzare e non con i se i con i ma, ma con i forse o con il peggio che appartiene a ciascuno… poi vedremo…

    A questo aggiungiamo gli ultimi mesi della pandemia e, anche qui, proviamo a immaginare cosa vuol dire eliminare dalla mattina alla sera buona parte della normalità di un adolescente. Pesa a noi adulti, proviamo a immaginare cosa può provocare in loro.

     

    La stessa cosa vale per la scuola! Potresti fare di più ma non ti impegni, come se non ci fosse quella volontà che spinge ad applicarsi. Non basta dire: “Studiate!”.

    Se non capiamo che, anche nella scuola, occorre che i ragazzi e le ragazze si mobilitano  verso un qualcosa, non solo perché qualcuno lo impone loro, ma perché sanno che esiste un scopo, perché lo sentono e, soprattutto, perché c’è un insegnante che ispira, che libera l’entusiasmo, il  loro talento, altrimenti non funziona!

    Bisogna suscitare interesse, allora sì che lo studente si applicherà a scuola, perché attratto, motivato, ispirato, e non perché spinto.

     

    Non funziona più, non funziona più così!

    Siamo ancorati a modelli del passato e non solo nella scuola. Abbiamo smesso sì di essere ispiratori o ispiratrici delle nuove generazioni per diventare  amici dei nostri figli e non potevamo fare cosa peggiore.

    Dovremmo invece ispirarli, liberare la loro creatività, che è composta di immaginazione, di idee e di innovazione conditi da quel fervore che rende l’impossibile possibile. In questo modo potremmo mettere loro in condizione di credere in se stessi, pensare in grande e sognare. Allora si  che diventeremo per loro un punto autorevole di riferimento.

    Educhiamo loro ad avere fiducia in stessi, a non avere paura dei fallimenti o degli errori, ma facciamogli capire  che sono parte del quel meraviglioso viaggio chiamato “Esistenza”.

    Alleniamoli alla resilienza!!!

    Insegnamo loro  a pensare in grande, a sognare a colori e a vivere il qui e ora, perché solo così potranno  pensare al futuro.

    La vera felicità sta nel viaggio e loro hanno diritto di essere felici, come per altro tutti noi.

    Namastè.

     

    Photo by: james lee

  • Il coraggio emotivo: se sei triste, non farne un dramma

    Il coraggio emotivo: se sei triste, non farne un dramma

    We own our emotions, they don’t own us..

    Susan David

    Ho recentemente ascoltato il discorso di Susan David, brillante psicologa alla Harvard Medical School, autrice, CEO e consulente aziendale, in occasione del TEDWomen 2017, nel quale  ha svelato che molti dei suoi pazienti si vergognano quando provano le cosiddette emozioni cattive o provano in ogni modo a metterle da parte.

    Tristezza, dolore, rabbia, noia, sono considerate emozioni da non provare, emozioni da negare a noi stessi e agli altri.

    Le emozioni sono tante, varie e incredibilmente sottili nelle loro sfumature, eppure tutti noi le cataloghiamo semplicemente in due grandi categorie: positive e negative.

    dolore
    Ph: Tom Pumford on Unsplash

    Le emozioni hanno bisogno di coraggio, di coraggio emotivo

    Ho ripetuto spesso nel corso dei miei articoli e dei miei eventi che incontreremo degli ostacoli nel viaggio verso il nostro sogno: il problema è che consideriamo ostacoli anche le emozioni.
    Una ‘giornata no’ è d’impedimento quasi più di un piede rotto per un ballerino.
    Le emozioni non sono degli ostacoli, ma delle considerevoli occasioni di crescita.

    Susan David ribadisce un concetto importantissimo, e cioè che quando cerchiamo di allontanare queste emozioni da noi perdiamo la capacità di affrontare il mondo per quello che è, non per quello che noi speriamo che sia.
    Ancora peggio quando critichiamo i nostri figli o i nostri cari per lo stesso motivo, costringendoli a mancare l’occasione per rafforzarsi, per crescere e accettare la realtà.

    Viviamo il presente per quello che è, nel qui e ora.

    rabbia
    Ph: Morgan Basham on Unsplash

    Fermiamoci a sentire le emozioni e le sensazioni che ci attraversano, e sviluppiamo le abilità che ne derivano, in modo da andare sempre avanti nel cammino della nostra vita.
    Riprendo le parole della David:

    Le emozioni pesanti fanno parte del nostro contratto con la vita. Non si riesce ad avere una carriera significativa o a crescere una famiglia o a rendere il mondo un posto migliore senza stress e disagio. Il disagio è il prezzo di ammissione a una vita che abbia senso.

    Accettiamo tutte le nostre emozioni, anche quelle confuse, fastidiose, pesanti; sono l’unica via per intraprendere la strada verso la felicità.

    Namastè.