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  • “La rivoluzione del presente: dove tutto comincia davvero.”

    “La rivoluzione del presente: dove tutto comincia davvero.”

    Vivere in un mondo iperconnesso ma disconnesso da sé

    Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano di cambiamento, ma pochi lo incarnano davvero.
    Siamo iperconnessi e al tempo stesso scollegati da noi stessi. Ci rifugiamo nella comfort zone delle abitudini digitali, delle scadenze, dei like, delle routine che ci anestetizzano.
    La vita, quella vera, scorre dietro le notifiche che inseguono la prossima distrazione.

    L’abitudine: il sonnifero del nostro tempo

    L’abitudine è il sonnifero più potente della modernità.
    Ci abitua a non vedere, a non ascoltare, a non stupirci. Ci illude di vivere mentre in realtà stiamo solo replicando.
    Ogni giorno uguale al precedente, ogni gesto automatico, ogni parola detta “tanto per dire” è un modo elegante per dire addio alla nostra autenticità.

    La paura che ci trattiene dal vivere davvero

    Ci lamentiamo della noia, della mancanza di senso, del mondo che non cambia.
    Ma il mondo non cambia perché noi non cambiamo.
    E non cambiamo perché abbiamo paura: paura del fallimento, dell’imprevisto, del giudizio.
    Abbiamo paura di essere vivi davvero.

    Il caos come luogo della creatività

    Eppure è proprio lì, nel rischio, nell’incertezza, nel caos, che nasce la parte più geniale, umana e creativa di noi.
    L’intelligenza non si accende quando tutto è sotto controllo. Si accende quando il terreno sotto i piedi si muove.
    Solo chi osa disobbedire all’automatismo della paura scopre la gioia autentica di essere presente, sveglio, vivo.

    La rivoluzione interiore

    Non serve una rivoluzione esterna. Serve una rivoluzione interiore.
    Un atto di ribellione gentile ma radicale: scegliere di non obbedire più alla consuetudine, al “si è sempre fatto così”, al “tanto non cambia nulla”.
    Perché cambia. Cambia tutto, nel momento in cui smetti di essere spettatore e decidi di partecipare.

    Tre parole per rinascere: creare, cooperare, condividere

    Creare, cooperare e condividere.
    Tre verbi semplici, ma sovversivi.
    Sono la grammatica della vita autentica, quella che trasforma l’indifferenza in movimento, la paura in esperienza, la solitudine in comunità.
    E sono le parole che devono tornare a ispirare le nuove generazioni, troppo spesso soffocate dal rumore di un mondo che insegna a sopravvivere, non a vivere.

    Il futuro nasce dalla presenza

    Il futuro non lo costruiscono i visionari chiusi nelle torri di vetro, ma le persone che scelgono di abitare con consapevolezza il proprio presente.
    Perché il futuro nasce sempre da un atto di presenza.
    E la presenza è la forma più pura di rivoluzione.

    Il coraggio di ispirare con la propria vita

    Smetti di aspettare che qualcosa accada.
    Smetti di rimandare la felicità, la decisione, la vita.
    Il passato è già scappato.
    Chi vive di speranza è già altrove.
    Ma il presente, questo preciso istante, è tutto ciò che hai.
    E devi renderlo tuo. Totalmente.

    Perché ispirare significa vivere con coraggio.
    E vivere con coraggio è il modo più autentico di cambiare il mondo.

  • Il talento non ti salva: solo chi sbaglia cresce davvero

    Il talento non ti salva: solo chi sbaglia cresce davvero

    Perché anche il dono più grande si spegne senza l’arte di imparare dagli errori.

    C’è un’idea romantica, quasi magica, che aleggia intorno al concetto di talento.
    Si tende a pensare che chi è dotato di un dono naturale sia automaticamente esente dagli errori, immune ai fallimenti, e già predisposto alla riuscita.

    Ma è davvero così?

    Il talento da solo non basta. Anzi, spesso è una trappola.

    L’illusione del “genio infallibile” rischia di alimentare un atteggiamento statico: chi crede di essere nato per fare qualcosa, può sentirsi minacciato dagli ostacoli.
    Ogni errore diventa un attacco alla propria identità.
    Ogni inciampo viene letto come un segnale che “forse non sono così bravo”.

    Ecco perché molti talenti bruciano presto: non imparano a cadere.

    La vera discriminante, oggi lo sappiamo, non è il talento ma il mindset.

    Carol Dweck, professoressa di psicologia a Stanford, ha dimostrato che le persone con una mentalità di crescita hanno una probabilità molto più alta di sviluppare le proprie capacità e raggiungere risultati duraturi.
    Chi si affida solo al proprio “dono” rischia di non allenarsi mai davvero.
    Chi accoglie l’errore come parte del processo, invece, cresce. Sempre.

    l cervello umano è plastico: possiede la straordinaria capacità di modificarsi, adattarsi e riorganizzarsi continuamente in risposta all’esperienza, all’apprendimento e persino alle difficoltà.Lo conferma la neuroscienza: possiamo imparare, disimparare, ristrutturare competenze a ogni età.
    Ma serve un requisito fondamentale: essere disposti a fallire.
    Senza quel coraggio, nessuna abilità si trasforma in eccellenza.

    Pensiamo a Michael Jordan, scartato dalla squadra del liceo.
    O a Steve Jobs, licenziato dall’azienda che aveva fondato.
    O a J.K. Rowling, rifiutata da dodici editori.
    Tutti loro avevano talento. Ma soprattutto, avevano la forza di sbagliare senza spegnersi.
    Anzi, hanno trasformato ogni caduta in un gradino.

    Josh Waitzkin, ex campione di scacchi e artista marziale, lo chiama “l’arte di imparare”.
    Nel suo libro racconta come la chiave del successo non sia il punto di partenza, ma la capacità di trasformare ogni esperienza , soprattutto quelle frustranti ,in consapevolezza.
    Il vero talento non è chi brilla subito, ma chi si evolve.

    Conclusione?
    Il talento è un seme. 
    Ma solo chi lo coltiva con errori, pazienza e voglia di mettersi in discussione… raccoglie davvero qualcosa.

    Non dimentichiamo che:

    il talento è creatività e conoscenza unite alla capacità

    dalla passione

     

    Fonti e approfondimenti:

    Carol Dweck – Teoria del Growth Mindset

    Studio neuroscientifico sulla plasticità cerebrale e apprendimento

    Josh Waitzkin – The Art of Learning

    Angela Duckworth – Grit: The Power of Passion and Perseverance

    Harvard Business Review – Why Leaders Should Embrace Failure

    Scientific American – The Role of Failure in Scientific Progress

    Giustiniano La Vecchia. ” ispiratori del nuovo millenno “

     

  • Il Giudizio degli Altri Non Conta Più: Come Rinasciamo Attraverso i Fallimenti

    Il Giudizio degli Altri Non Conta Più: Come Rinasciamo Attraverso i Fallimenti

    Il Giudizio degli Altri Non Conta Più: Come Rinasciamo Attraverso i Fallimenti

    Ci sono momenti nella vita in cui le persone cambiano in modo irreversibile, non perché lo desiderano, ma perché sono state trasformate dalle esperienze che hanno vissuto.

    Gli errori e i fallimenti, spesso percepiti come ombre oscure che pesano sulla nostra esistenza, in realtà sono i catalizzatori più potenti della crescita personale. Le cicatrici che essi lasciano non sono semplici ferite da nascondere, ma segni indelebili di un viaggio interiore che porta alla vera trasformazione.

    Queste persone non sono più le stesse di un tempo. Hanno imparato a guardare oltre la superficie delle cose, a vedere nei propri sbagli l’opportunità di scoprire nuovi orizzonti, nuovi modi di essere.

    Ogni errore li ha spinti a mettere in discussione le certezze che una volta davano per scontate, mentre ogni fallimento è diventato il maestro silenzioso che ha insegnato loro l’arte della resilienza, ancora più forti, ancora più consapevoli. Non è una semplice questione di sopravvivenza, ma di rinascita.

    “Ad un certo punto, in questo viaggio chiamato esistenza, succede qualcosa di straordinario: la consapevolezza prende il sopravvento. È come se una bussola interiore apparisse all’improvviso, indicando con chiarezza quel cammino che un tempo sembrava confuso o addirittura inesistente

    Questa nuova consapevolezza dissolve gradualmente il peso distruttivo del giudizio altrui, che fino a quel momento aveva esercitato un potere invisibile ma soffocante sulle loro scelte e azioni. È un momento di liberazione, in cui mente e cuore si aprono alla possibilità di vivere il presente senza essere condizionati dalle aspettative degli altri.

    In questo stato di chiarezza, emerge anche una verità semplice ma profonda: il passato non si può cambiare. Non importa quanto si ripensi  su ciò che è stato, esso rimane immutabile, un capitolo scritto con l’inchiostro indelebile delle scelte compiute.

    Per questo, decidono di fare pace con ciò che è accaduto. Accettano le loro ombre, le decisioni prese e le cadute subite, scegliendo di non combattere più contro un tempo che non possono controllare. Questa riconciliazione con il passato è un atto di forza e saggezza, l’unico modo per smettere di guardarsi indietro e iniziare a vivere pienamente nel qui e ora.

    Questo non significa che la vita diventi improvvisamente facile o priva di sfide, ma piuttosto le modalità e lo spirito con cui si affrontano queste sfide cambia radicalmente.

    C’è una nuova realtà  interiore che permette di assaporare ogni istante, di apprezzare il dono del tempo senza sprecarlo.

    Le preoccupazioni i sensi di colpa  cosi come i pensieri ancorati al passato svaniscono, e ciò che rimane è un profondo senso di gratitudine per tutto ciò che la vita continua a donare.

    Il giudizio degli altri, che prima sembrava una prigione dell’anima, perde improvvisamente il suo potere.

    Si scopre che vivere autenticamente, senza paura, è la chiave per liberarsi dalle catene delle aspettative esterne.

    Ogni momento presente diventa una piccola eternità da vivere pienamente, e il passato smette di essere un’ombra da cui fuggire, trasformandosi invece in un prezioso maestro che ci ha portato dove siamo oggi.

    In questo stato di consapevolezza, le persone imparano a non rimandare più la vita. Non attendono il momento “perfetto” per agire o per essere felici, perché hanno capito che il momento perfetto è adesso.

    Non sprecano più il tempo a preoccuparsi di ciò che non possono controllare o delle opinioni altrui. Al contrario, ogni attimo diventa un’opportunità per vivere pienamente, per crescere, per amare e per esprimere sé stessi senza riserve.

    E così, la vita diventa felicità,  un viaggio di continua scoperta, dove gli errori non sono altro che tappe lungo la strada e i fallimenti sono i segnali che ci indicano una nuova direzione.

    Vivere nel presente, con gratitudine e coraggio, è il dono che queste esperienze portano a chi ha il coraggio di accettare e abbracciare la trasformazione. Perché alla fine, la vera vittoria non è evitare gli errori o i fallimenti, ma imparare da essi e continuare a progredire, senza paura.

    E soprattutto, senza più permettere al passato di trattenere il nostro sguardo da ciò che conta davvero: il qui e ora.

    Namastè

     

    Photo by: andreas haubold

  • Fallirai, sbaglierai, perderai: accettalo, è lì che crescerai davvero

    Fallirai, sbaglierai, perderai: accettalo, è lì che crescerai davvero

    “Dedica alle nuove generazioni, donne e uomini coraggiosi, che affrontano il loro viaggio verso il futuro.”

    Fallirai. Sbaglierai. Perderai. Non sono solo parole, ma realtà con cui ti confronterai lungo il tuo cammino. Non temerle. Accettale, perché non sono ostacoli insuperabili, ma passi fondamentali che ti faranno crescere e formare come individuo.

    Viviamo in una società che celebra il successo immediato e minimizza il fallimento, come se ogni errore fosse un segno indelebile. Ma la verità è diversa: gli errori non sono tatuaggi permanenti, sono lividi temporanei.

    “Ogni volta che cadi, impari di più su chi sei, sui tuoi limiti, sui tuoi talenti e sperimenti la forza straordinaria della resilienza, quella che ti fa risorgere più forte di prima.”

    “Ogni sconfitta, ogni ostacolo è una lezione di vita.”

    Anche quei tre, quattro, o più esami falliti, quelle prove in cui non hai dato il massimo, sono parte di questo percorso. Sono momenti di crescita e di consapevolezza, perché non costruisci la tua forza interiore né la tua saggezza ascoltando ciò che dicono gli altri. La consapevolezza vera la costruisci con le tue esperienze dirette, con ciò che vivi in prima persona, non attraverso il “sentito dire”.

    È cadendo che impari a rialzarti, ed è provando e riprovando che scopri di cosa sei realmente capace.

    Quando fallisci, non è una battuta d’arresto, ma un’occasione per fermarti, riflettere, e rialzarti più forte. Il fallimento ti costringe a migliorare, a rivedere le tue strategie, a fare un bilancio e a crescere.

    Non è sfuggendo agli errori che cresci, ma affrontandoli e trasformandoli in occasioni per diventare più consapevole, più resiliente.

    Ogni sconfitta porta con sé una lezione, ogni errore ti aiuta a migliorare.

    Perseverare nonostante le difficoltà ti permetterà di sviluppare nuove competenze e una comprensione più profonda di te stesso. È così che impari ad accettare la tua natura umana: imperfetta, sì, ma in costante evoluzione.

    Le persone che lasciano davvero un segno nel mondo non sono quelle che non falliscono mai, ma quelle che riescono a trovare la forza e l’ispirazione proprio dalle loro cadute. Non temere i fallimenti, accoglili per ciò che sono: i momenti in cui fai un vero salto di qualità come essere umano.

    In fondo, non saranno solo le vittorie a definire chi sei, ma i tentativi, i rischi che deciderai di correre, e anche gli errori che affronterai. È cadendo che scopri nuove strade, ed è proprio attraverso quei fallimenti che puoi raggiungere traguardi che non avresti mai immaginato.

    Nuove generazioni, il vostro viaggio è fatto di alti e bassi, di sfide e conquiste, ma soprattutto di esperienze dirette. Non temete gli errori: sono i vostri insegnanti più sinceri e vi porteranno più lontano di quanto possiate immaginare, ma ……….

    “È in questo viaggio che stai creando  la tua unicità

     

    Photo BY: Rafay Ansari-

  • Talento Rivoluzionaro

    Talento Rivoluzionaro

    L’impresa contemporanea non può vivere senza un elemento fondamentale: il talento.

    Il nuovo paradigma imprenditoriale è centrato nelle persone e nei risultati, tanto che il talento è diventato un attivo strategico irrinunciabile. Solo nella misura in cui il talento sa essere coltivato si potranno aumentare i benefici per l’impresa e la soddisfazione personale di chi in essa lavora.

    L’elemento è tanto determinante per le imprese che oggi, nei contesti innovativi, viviamo nella cosiddetta “guerra per il talento”: ne sono un esempio le espressioni dell’economia del web, come Google e Facebook, che fanno a gara per acquisire i loro validi competitor o le attività collaterali sviluppate in seno a loro stesse, non solo in forma di impresa ma anche di persone.

    Del resto, le imprese di tutto il mondo, siano esse prodotto del capitalismo cognitivo oppure del capitalismo manifatturiero, competono su vari fronti: da una parte captano e fidelizzano i clienti (elementi esterni) e dall’altro lato attraggono e contrattualizzano i professionisti (elementi interni).

    Nel momento in cui le imprese sono capaci di creare valore per i loro dipendenti sono capaci di creare valore anche per i loro clienti.

    L’importanza del talento quindi non è dato di poco rilievo, ma è una necessità reale per agire nel mondo globale.

    Le imprese devono lottare per non rendere questo un elemento sempre più scarso e male amministrato, come spesso capita.

    Infatti, il talento necessita molta cura, giacché è una risorsa preziosa che gli esseri umani apportano solo attraverso una specifica volontà e che può essere o non essere attivata, a seconda delle condizioni di chi la possiede.

    Frequentemente dimentichiamo che il talento non solo consiste in conoscenze e capacità, ma anche in compromessi e azioni.

    Quando la giornata di lavoro finisce, il talento esce dall’impresa e torna a casa sua. È dunque un elemento portante dell’impresa ma che appartiene alla persona e che deve essere ben diretto e amministrato dalle leadership organizzative,  poiché il talento può sparire drammaticamente dalle organizzazioni in molte forme diverse (turnover, demoralizzazione, mancanza di spazi adeguati ecc…).

    La gestione del talento nelle imprese è complessa e sottile, e ha come ingredienti imprescindibili il saperlo identificare, captare, sviluppare e trattenere.

    Portare avanti tutte queste operazioni non è semplice. Ci sono imprese che sono capaci di captare il talento ma non sono in grado di svilupparlo o di trattenerlo.

    Compito degli  Ispratori e delle Ispiratrici  è dunque quello di saper bilanciare il talento con i fini dello sviluppo delle organizzazioni e delle persone.

    La chiave di maggior successo delle organizzazioni sta nell’innovazione sociale ,

    ossia nella capacità di creare sia  valore per il cliente attraverso prodotti e servizi, sia con i clienti interni, tanto che meccanismi di questo tipo sono il polmone con il quale respirano i mercati competitivi. Il talento è diventato il maggiore patrimonio delle organizzazioni: comprendere questo dato fondamentale valorizzando e riconoscendo le persone e le loro circostanze è l’imprescindibile sfida dell’oggi.

     

  • Non preoccuparti dei giudizi che  gli altri hanno di te

    Non preoccuparti dei giudizi che gli altri hanno di te

    Non preoccuparti dei giudizi e delle opinioni che gli altri hanno di te, non sentirti “diverso”: la tua diversità è la tua unicità, è ciò che ti permetterà di avere il tuo posto nel mondo.

    Come spiega Maslow, vivrai una vita piena solo quando sarai completamente distaccato dal giudizio altrui. Se ci pensi, le persone che hanno lasciato un segno nella storia erano talmente concentrate sulla loro unicità e sul loro percorso, sul loro obiettivo, da non essere per nulla interessate all’opinione che gli altri avevano di loro. Se avessero dato peso ai giudizi, sarebbero state condizionate al punto da non poter costruire la propria leggenda personale. Pensa al danno per l’umanità.

    Lo sforzo è duplice: non solo devi preservare la tua unicità sottraendoti al giudizio – cosa molto faticosa, lo ammetto – ma devi anche evitare di giudicare gli altri. Hai presente “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”?

    Ti suggerisco di attenerti a tre regole fondamentali:

    – nessun giudizio

    – nessuna opinione

    – nessuna critica

    Pensa quanto tempo e quante energie risparmiate se decidi di non guardare a quello che fanno gli altri. Pensa quanto tempo e quante energie in più da dedicare ai tuoi obiettivi.

    Dicevamo che sottrarsi al giudizio non è semplice, soprattutto non è un processo immediato: bisogna essere allenati, concentrati solo sulle cose davvero importanti, sul presente e sul proprio obiettivo, capaci di usare le risorse per raggiungere un traguardo.

    È difficile, ma sappi che possiamo allenarci per tutto questo: ti sto dicendo che ognuno ha la possibilità di farcela, a prescindere dalle condizioni di partenza. Ma nessuno ce la fa senza metterci impegno, dedizione, forza di volontà, coraggio.

    Tieni a mente alcune piccole indicazioni:

    • Concentrati sul presente e sugli obiettivi da raggiungere

    • Pensa prima di parlare, non sprecare fiato e risorse

    • Impegnati per comporre e ascoltare la colonna sonora della tua vita

    • Impara ad attrarre persone che possano aiutarti nella tua impresa, le altre allontanale

    • Utilizza tutto il coraggio e la forza d’animo possibile per vivere una vita piena

    • Usa la tua creatività: immaginazione, idee e innovazione

    Nessuno è perfetto, credimi. Nessuna vita fila via liscia, senza intoppi, tutta rose e fiori. Quello che fa la differenza è la tua capacità di resistere, di risollevarti in caso di cadute, di dare alla tua esistenza la direzione che merita.

    Se ogni giorno curi i dettagli, otterrai dei vantaggi, nonostante gli ostacoli: devi imparare a maneggiare con cura il tuo essere e a proteggere la tua unicità dal mondo che vuole omologarti. Sei un ingranaggio unico e irripetibile nel meccanismo dell’universo: non aver paura di ciò che sei, piuttosto prenditi cura di te e del tuo cammino.

    Quando parti, ricordati di alleggerire lo zaino: lascia indietro le zavorre, procedere sarà più semplice. Porta con te solo ciò che ti sarà davvero utile. Puoi scegliere ciò che ti serve, non sei obbligato a lasciarti condizionare o a fare ciò che gli altri pretendono da te, come purtroppo fanno certi genitori con i loro figli.

    Ricorda : puoi sempre scegliere chi essere e dove andare.

    Ho in mente una domanda che mi è stata fatta dal mio allenatore di calcio, quando ero un ragazzino: “Tu, nel teatro della vita, che parte vuoi avere?”. È stata una domanda illuminante, che mi accompagna ogni giorno, ogni volta che mi alzo dal letto e vado a costruire la mia leggenda personale.

    Certo, potremmo decidere di fare il minimo, giocare facile, ma siamo sicuri di volerci accontentare? Non credo né io e né tu desideriamo che il film della nostra  vita ci passi davanti, mentre ce ne restiamo lì fermi e passivi a guardarlo. Dobbiamo esserne i protagonisti.

    Voglio fare fatica e guadagnarmi le mie soddisfazioni, voglio sentirmi un ingranaggio unico e significativo nell’universo, voglio sentirmi appagato e non percepire il bisogno di giudicare gli altri.

    Ti propongo un esercizio: mettiti davanti allo specchio e prova a dire cosa vedi.

    Io vedo me stesso, non una maschera.

    Se di te mostri agli altri una maschera, è perché forse hai paura di essere giudicato per quello che sei: meglio farsi giudicare per le maschere che indossiamo. Ma è sbagliato. La maschera che indossiamo nel tentativo di metterci al riparo non fa altro che aumentare il livello di giudizio.

    Allo specchio dovresti vedere solo te stesso, ovvero lo stesso che dovresti mostrare agli altri, senza paura della loro opinione.

    Se hai l’obiettivo di piacere agli altri, stai commettendo un errore di fondo: devi piacere solo a te stesso, decidendo chi vuoi essere e impegnandoti per centrare l’obiettivo.

    Ruiz dice che ci guardiamo in uno specchio opaco.

    Una parte del problema sta nell’incapacità di credere in se stessi. Ciò toglie la voglia di rischiare, di mettersi in gioco: se non ci valutiamo all’altezza della situazione, o ci sottrarremo dall’agire o ci muoveremo con talmente poca convinzione da decretare fin dai primi passi il nostro insuccesso. Come nelle profezie auto-avveranti: sei sicuro che andrà male e male andrà.

    Ma ricordati che assumersi il rischio (di perdere, di sbagliare strada, di smarrirsi, di dover ricominciare da capo) è parte del viaggio, anzi è ampiamente previsto dal desiderio.

    Ricordati anche che abbiamo una gomma per cancellare le note che sul pentagramma della colonna sonora della nostra vita non ci piacciono. Abbiamo sempre la possibilità di scegliere, ma se non ci assumiamo il rischio di farlo, saremo spettatori passivi della vita che ci scorre davanti, senza mai viverla a pieno.

    Mi capita di guardare in viso le persone e di vedere i loro occhi spenti, privi di desiderio, uomini e donne tristi perché hanno smesso di desiderare, e soprattutto di scegliere. Invece mi illumino quando vedo le ginocchia sbucciate di un bambino, quando vedo una bicicletta senza rotelle , mi viene  la voglia di provare a  e riprovare nonostante le cadute.

    Senza paura, spinti dal desiderio di farcela.

    Namaste

     

     

    Photo by: Engin Akyurt

  • Nuove generazioni in panne: cosa frena la loro avanzata?

    Nuove generazioni in panne: cosa frena la loro avanzata?

    Molto spesso si parla dei giovani (le nuove generazioni), apostrofandoli come degli inetti, sdraiati, non interessati a ciò che li circonda, pigri, senza desideri e ambizioni. Ma è davvero così?

    Come mai una generazione, nata in un epoca sempre più tecnologica, ha così tante difficoltà a  dialogare con gli adulti, a trovare la strada del proprio futuro?

    Sarà che non gli ascoltiamo? Sarà che li consideriamo scontati? Sarà che noi adulti (genitori, docenti, allenatori, manager etc etc) non siamo più allenati ad essere delle vere proprie guide, punti di riferimento, ispiratori o ispiratrici?

    La verità è che se decidiamo di intraprendere un viaggio, non basterà essere riforniti dei migliori equipaggiamenti possibili. La bussola più costosa in commercio e la tenda più resistente non serviranno a nulla se non abbiamo la minima idea di come usarli.

    Tra lo strumento e l’utilizzo sapiente dello stesso c’è un passaggio fondamentale: il ruolo della guida, di chi prendendoci per mano ci insegna l’utilizzo degli strumenti.

    Questa figura è in grado non solo di indicarci una via, ma anche di spiegarci per quale motivo la stiamo percorrendo e quali sono i pericoli che affronteremo.

    Una guida che ci spiega che la vera felicità sta nel viaggio, nel nostro viaggio e non quello di altri, dove scopriamo significati importanti come coraggio, desiderio ,istinto ma sopratutto liberiamo il nostro entusiasmo.

    E qui tocchiamo un altro punto a mio avviso fondamentale: la conoscenza del pericolo e i metodi per affrontarlo.

    Al giorno d’oggi si è persa l’arte della conoscenza del pericolo ma la tendenza è sempre di più quella di evitarlo. L’ostacolo è percepito come uno spauracchio da rifuggire con qualsiasi mezzo e non come un momento di crescita.
    Pensiamo a un bambino che si ammala.

    Uno scenario impraticabile per i genitori, che devono impazzire per trovare qualcuno che resti a casa con lui e per il bambino stesso che perde giorni di scuola, lezioni di flauto traverso, partite di calcio e corsi di pittura .

    Il tutto si risolve con una massiccia dose di, inutili in molti casi, “medicine” per velocizzare il processo di guarigione e si perde ad esempio la bellezza di passare del tempo seduti in poltrona accanto a nostro figlio, raccontandogli una favola, conversando, giocando una partita a battaglia navale, conversando del più e del meno o più semplicemente facendogli sentire la nostra “presenza” ascoltandoli.

     

    Ogni momento che non resta religiosamente scandito dalla nostra routine viene percepito come inutile, perso, ma così facendo siamo arrivati al punto che tutto quello che richiede un lasso di tempo maggiore della consegna delle pizze non viene più esplorato.

    Ma il concetto di tempo ci insegna qualcosa di estremamente fondamentale: che non possiamo fare tutto.

    Quindi dovremo scegliere le cose più importanti, le priorità, e dovremo dedicargli l’impegno necessario, sacrificando qualcos’altro al suo posto, in questo modo acquisterà valore.

    Il sacrificio è esattamente il punto in cui vi volevo portare con la mia riflessione. Un’altra parola che viene vissuta dai più come qualcosa di osceno.

    Sacrificarsi? E per quale ragione dovremmo consapevolmente decidere di privarci di qualcosa?

    Perché quando si perde il senso negativo di questa parola, ci si rende conto che levare da una parte per aggiungerne da un’altra la eleva, la rende inestimabile.

    Perché ci abbiamo investito e vogliamo che funzioni a dovere e siamo quindi disposti a continuare ad impegnarci, per vederla progredire.

    Ripercorrendo il ragionamento che abbiamo fatto è chiaro che il ruolo del genitore sia quello della guida, che ci mostra come arrivare a un obiettivo, coniugando ciò che decidiamo faticosamente di imparare, insieme agli strumenti che riusciamo a reperire.

    Il tempo passa e non possiamo recuperarlo ma una cosa possiamo fare: VIVERLO con chi davvero amiamo.

     

    Namastè

     

  • Il mio sogno: La vita è una startup. Ecco perché ho lanciato il crowdfunding

    Il mio sogno: La vita è una startup. Ecco perché ho lanciato il crowdfunding

    Il progetto La vita è una startup mi ha impegnato molto negli ultimi anni.

    Adesso è finalmente online su Eppela, con una campagna di crowdfunding.

    Perché il crowdfunding?

    Perché sogno in grande: sogno di trasformare l’audiolibro e il  libro cartaceo – già prodotti in italiano – in inglese; sogno di portare l’evento dal vivo in tutte le città italiane; sogno di  aiutare chi ha  fallito a trasformare gli errori in opportunità e ricominciare, perché tutti meritiamo un’altra possibilità; sogno di aiutare chi sta ancora cercando di comporre la colonna sonora della propria esistenza.

    Ringrazio infinitamente le persone che hanno contribuito finora alla raccolta fondi de La vita è una startup, che hanno creduto in me accogliendo e credendo in quello che ho raccontato e racconterò.

    Li voglio ringraziare uno per uno: Giuseppina La Vecchia, Domenico Actis Grosso, Giuliano Lengo, Andrea Tomatis, Alfredo Smirni, Fabrizio Allasia, Salvatore Loffredo, Agostino Rappazzo, Antonio Arezzo, Mario Galfione , Martina Mariotti, Sonia Beltrami, Sara Bernasconi.

    A tutti voi, grazie

    Com’è nato l’audiolibro La vita è una startup

    La vita è una startup è nato dalla consapevolezza che i miei errori e i miei fallimenti sono stati una grande opportunità di crescita e quando pensavo di non farcela più, ho avuto l’intuizione di raccontarmi.

    L’ho fatto attraverso la voce, perché mi sembrava il modo migliore per trasferire emozioni, concetti e speranza

    La felicità, sì: che non è diventare ricchi e famosi; ma trovare l’equilibrio tra ciò che desideriamo e i nostri limiti.
    Felicità è imparare a conoscerci profondamente e intimamente.
    Felicità è stare con noi stessi in armonia, senza avere bisogno di qualcuno accanto. La nostra relazione d’amore deve essere un plus per la nostra vita, non la nostra vita.
    Felicità è imparare a dire no: è staccarci dalle persone che ci fanno male, nell’amore, nell’amicizia, nel lavoro e in tutti gli ambiti della nostra vita.
    Felicità è imparare ad accettare i giudizi degli altri nei nostri confronti senza farci condizionare, ricordandoci sempre che la vera felicità sta nel viaggio.

    Giustiniano La Vecchia
    Giustiniano La Vecchia

    Viviamo per i nostri sogni

    Felicità è avere dei sogni e combattere per loro.

    I sogni sono solo nostri, combattere per raggiungerli significa non lasciarci scoraggiare dalle sconfitte, dai fallimenti, non lasciare che nessuno ci condizioni e, soprattutto, non fermarsi mai.

    All’inizio del nostro viaggio molte persone potranno non capire ciò che stiamo facendo: non importa, quello che conta è che continuando a perseguire i nostri sogni contageremo anche altri di positività, di passione, di coraggio, di desiderio.

    Mi rendo conto che La vita è una startup è un progetto che non tutti comprendono, ma come si può capire il cambiamento se non decidiamo di andargli incontro, di viverlo?

    Tutti sognano di essere migliori in quello che fanno, ma per essere migliori bisogna scegliere di cambiare, bisogna liberareil proprio unico talento, la propria creatività.

    Il mio desiderio è restituire molto di quello che l’Universo mi ha donato, aiutando le persone che vogliono cambiare vita, o lavoro, o semplicemente che hanno bisogno di credere in loro e in quello che fanno.
    Non ci fermeranno gli errori.
    Non ci fermeranno i fallimenti.
    Tutti meritiamo una seconda possibilità, dobbiamo solo volerlo.

     

     

  • Figure a colori: come trovo i giusti compagni di viaggio?

    Figure a colori: come trovo i giusti compagni di viaggio?

    L’amicizia: due corde intonate che vibrano insieme anche se sono lontane. E se una di loro è toccata, vibra anche l’altra della stessa musica.
    Fabrizio Caramagna

    Ricordate il post sulle Figure a colori? Quello sui compagni di viaggio ideali, di cui ho parlato descrivendoli nei dettagli per permettervi di riconoscerle e di accoglierle nel vostro cammino?
    Bene, oggi parliamo di cosa dobbiamo fare per attirarle nella nostra esistenza.

    amici veri
    Circondati di amici veri
    (PH: Annie Spratt on Unsplash)

    Cosa fare per attirare le Figure a Colori nella nostra vita

    Come in natura chi semina raccoglie, allo stesso modo noi dobbiamo donare, per poi ricevere indietro qualcosa dall’universo.

    Quindi, se volete attrarre nella vostra vita i giusti compagni di viaggio, dovete iniziare a stabilire per voi stessi queste due semplici regole:

    •  Delimitate con semplicità e fermezza fino a dove le persone possono entrare nel vostro mondo; in modo che nessuno arrivi mai ad annientarvi o indebolirvi;
    • Abbandonate la dipendenza. Se per stare bene avete necessità di qualcun altro, la relazione che state vivendo non è una relazione sana, ma malata.

    amicizia
    (PH: Priscilla Du Preez on Unsplash)

    Credetemi, possiamo stare con qualcuno e condividere parte del nostro viaggio senza che sia indispensabile per la nostra felicità.

    Quando avrete fatto ciò, vedrete che la vostra esistenza sarà cambiata e avrà preso diverse sfumature:

    • Relazioni Mature
    • Una eccellente qualità della vita
    • Serenità
    • Positività
    • Autenticità

    A presto!

  • Che cos’è la felicità? Dove possiamo cercarla? Proviamo a risponderci

    Che cos’è la felicità? Dove possiamo cercarla? Proviamo a risponderci

    Quando avevo cinque anni mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita

     John Lennon

    Ph: Elena Lopes on Unsplash

    Che cos’è la felicità?

    Qualche anno fa, in una notte insonne, una di quelle in cui non sai chi sei, cosa fai e perché lo stai facendo, me lo sono chiesto.
    Prima di dedicarmi completamente al mio sogno, ero così: stressato, ansioso, diviso tra mille impegni.

    Scommetto che qualcuno si riconoscerà in questa descrizione…

    Comunque, mi ritrovai a leggere la definizione data dall’enciclopedia Treccani, che qui vi riporto in sintesi:

    “Felicità: stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato.”

    La felicità vive nella libertà di essere e di fare ciò che si desidera, senza dipendere dal giudizio degli altri.

    C’è chi pensa addirittura che si tratti di un traguardo, di un sollievo meritato solo dopo molte sofferenze, quasi la vita si potesse ridurre a un’altalena.

    Queste persone vivono nel futuro, e non capiscono che il bene più grande sta nel qui e ora, nel presente (che non a caso si chiama presente, perché è un dono).

    Chi non gode della lentezza e del tempo che scandisce i momenti migliori, non potrà mai essere felice.

    Ph: Dan Gold on Unsplash

    La felicità nelle relazioni

    Vi faccio un esempio che riguarda le relazioni.

    Sono convinto che molti di voi abbiano diverse amicizie, e abbiano con loro frequentato, nel corso degli anni, vari locali.

    Le serate in compagnia si svolgono più o meno così: aperitivo al lounge bar, poi ristorante giapponese, infine discoteca o disco-pub.

    Ma quali sono le serate o i pomeriggi che ricordi davvero?

    Quelli forzati, che organizziamo per essere trendy o quelli spontanei?

    Forse ricordiamo i giorni dove c’è stata condivisione di idee e di emozioni, e, perché no, anche di cibo, ricchi di affetto e d’amore, non forzati.

    Con questo non voglio assolutamente negarvi il lounge bar o il ristorante giapponese, né tantomeno la discoteca.

    Vi propongo però di andarci con uno spirito diverso.

    Lasciate da parte i telefoni, guardatevi in faccia e condividete.

    Ovviamente questo suggerimento può (e deve) essere applicato a tutto quello che vivete e di cui fate esperienza.

    gioia
    Ph: Preslie Hirsch on Unsplash

    La nostra eredità

    È infatti proprio questa la preziosa eredità che lascerai a chi verrà dopo: l’esperienza accumulata vivendo, ciò che hai imparato nei momenti significativi della tua esistenza, magari scritti sul “diario di bordo”, fitto di parole che raccontano le cose meravigliose che ti sono accadute e che continuano ad accadere.

    A presto

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