Perché i giovani lasciano l’Italia?

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“Non stiamo assistendo a una fuga di cervelli.
Stiamo lasciando andare il futuro, perché ci ostiniamo a non ascoltarlo.”

 

Ogni anno, decine di migliaia di giovani italiani fanno le valigie. Non è solo una fuga di cervelli. È una fuga di cuori, di energie, di sogni. È un verdetto silenzioso, ma implacabile, contro un Paese che ha smesso di credere nei suoi figli.

Di chi è la responsabilità?

Le colpe sono distribuite in modo capillare.
Le imprese, spesso, aspettano i fondi pubblici per formare le persone, invece di investire direttamente nel loro capitale umano. Ma la formazione non dovrebbe essere una spesa da sostenere solo “a progetto”. Dovrebbe essere un atto continuativo, una visione a lungo termine, un investimento nella cultura d’impresa. Un’azienda vale quanto valgono le persone che la compongono, punto.

E allora viene da chiedersi: perché continuiamo a trattare i giovani come “da formare”, ma non come “da ascoltare”?

Giovani esclusi, non inascoltati

Li definiamo inesperti, ma forse siamo noi a non saper più leggere il presente.
Abbiamo costruito un sistema che misura il valore con gli anni di anzianità, non con le idee, un sistema che premia la sopravvivenza, e non l’innovazione,
che impone adattamento, anziché promuovere trasformazione.

E mentre il mondo evolve, molte nostre imprese restano ancorate a modelli verticali, rigidi, gerarchici, dove il potere si conserva, non si condivide,
dove la giovinezza è sospetta, e l’autonomia fa paura.

Cosa servirebbe davvero?

Non serve molto.
Basterebbe riconoscere che investire in una persona, nel suo percorso, non solo nei suoi corsi, è il più potente moltiplicatore di valore per l’impresa.
Basterebbe sedersi con i giovani e chiedere, sinceramente:

  • Cosa sognate?

  • Di cosa avete bisogno?

  • Cosa possiamo costruire insieme?

Finché continueremo a considerare la formazione un dovere finanziato, e non un gesto d’amore per il futuro, continueremo a contare le partenze. E a perderli, uno dopo l’altro.

Non sono loro a non voler restare,

siamo noi a non volerli trattenere.

Fonti e approfondimenti: