Autore: Giustiniano La Vecchia

  • Vivi il presente. Costruisci il qui e ora. Abbandona i modelli del passato

    Vivi il presente. Costruisci il qui e ora. Abbandona i modelli del passato

    Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge

    Gustave Flaubert

    Noi tutti possiamo essere divisi in tre categorie di pensiero. La prima ci caratterizza un po’ tutti, la seconda descrive di solito un pubblico giovane, la terza appartiene a pochissime eccezioni, ed è l’unica che consente il successo personale.

    1. “E se non avessi”(E se non avessi lasciato la scuola? E se non avessi rinunciato a tutto per amore? E se mi fossi comportato così quella volta?)
    2. “Quando avrò/farò” Quando avrò la patente… Quando avrò un lavoro… Quando avrò abbastanza soldi…)
    3. “Qui e Ora” (Sono presente e sto vivendo appieno ogni istante in armonia, qui e ora)
    (Ph: Christopher Sardegna)

    Il futuro che desideriamo si costruisce vivendo il qui e ora

    Il futuro che desideriamo si costruisce vivendo il qui e ora, andando avanti: tutte le volte che ci ritroviamo a pensare a quello che avremmo potuto fare e che non abbiamo fatto, stiamo perdendo occasioni preziose per il nostro futuro e, con esse, ci giochiamo la possibilità di essere felici adesso.

    Il problema, comunque, si presenta già dall’infanzia.

    È da lì che iniziamo a sottoscrivere i primi ‘contratti’; uno di questi è con i nostri genitori, che ci impongono dei modelli che non possiamo rispettare perché spesso non ci appartengono.
    Purtroppo i genitori, così come le istituzioni, non capiscono che la società si evolve continuamente e non si adeguano abbastanza in fretta alla trasformazione.

    Infatti, quando i genitori diventano nonni, sembrano (e sono) delle persone diverse, e noi figli ci chiediamo sempre: “Perché non la pensavano così quando avevo io l’età del nipote?”.

    cambiamentoIl cambiamento

    Un aspetto importante della realtà è il cambiamento, che deve essere assimilato come concetto chiave di quest’epoca.

    Potremmo perderci in un milione di esempi per spiegare quanto rapidamente la società cambi.

    Osservare l’evoluzione della società e della tecnologia è ancora semplice; osservarla invece in noi stessi o nei nostri figli è complesso, anche se il meccanismo evolutivo è lo stesso.

    Dovremmo lasciarci andare al cambiamento, vivere con serenità il fatto che ci stiamo rinnovando e che perciò non abbiamo più bisogno dei modelli del passato.

    Abbandoniamo serenamente i vecchi schemi, perché l’evoluzione ha a che fare con la libertàdi essere ciò che vogliamo.

    Ci riusciremo quando saremo in contatto con noi stessi e, consapevoli della direzione intrapresa, non subiremo passivamente il cambiamento.

     

    (Ph: Prateeksha Singh)

    Come fare?

    Prima di tutto accettandoci, con i nostri pregi e con i nostri difetti.

    Accettarci è il primo modo per capire le nostre debolezze e proteggere con fermezza il nostro punto di vista dai giudizi e dalle imposizioni delle altre persone.

    Dobbiamo metterci alla prova, restare da soli, cambiare ambiente, uscire dalla nostra zona di comfort e fare con noi stessi tutto ciò che faremmo per conoscere meglio un estraneo.

    Ci preoccupiamo infatti di conoscere gli altri quando non sappiamo con certezza chi siamo noi.

    Una buona abitudine è la meditazione, in quanto strumento efficace per entrare in contatto con il presente, desistendo dall’obiettivo di controllare il futuro.

    Diventare consapevoli del proprio qui e ora è una prova di autostima.
    Impariamo a conoscerci, ad apprezzare chi siamo, a valorizzare le nostre caratteristiche, a dare credito ai nostri desideri.

    Solo allora cominceremo a costruire la nostra leggenda personale.

    La vita è fatta di meravigliose storie che vanno raccontate e che servono per scrivere il nostro presente.

    A presto!

     

     

  • Io, mio padre e Diego Armando Maradona: perchè tutti abbiamo bisogno di ispiratori

    Io, mio padre e Diego Armando Maradona: perchè tutti abbiamo bisogno di ispiratori

    Oggi mi sono domandato: chi sono gli ispiratori?
    Sono personaggi unici che ci trascinano via dal quotidiano e ci mostrano lo straordinario.

    Persone che hanno la capacità di creare energia intorno e regalarla al prossimo, pronto a ricevere un dono che non è necessariamente materiale, ma che è pur sempre un grande dono.

    Questa mattina ho avuto una stimolante chiacchierata con una cara amica, Anna, la quale mi ha fatto tornare al passato citando i favolosi anni ’80.

    Mi sono ricordato di quando, con mio padre, avevamo delle piccole battaglie legate al calcio.

    Lui, tifosissimo del Napoli, io della Juventus… Una lotta continua.

    Non capivo perché mi raccontasse sempre le gesta di questo sorprendente individuo, Diego Armando Maradona.

    Mi diceva:

    vedi, io ho tifato Maradona ai mondiali di Italia’90 perchélui rappresentava e rappresenta per me un qualcosa di importante, di inspiegabile

    Cosa significa ispirare

    Forse, a distanza di anni, ho capito cosa fosse questa emozione che vedevo brillare negli occhi di mio padre e in molte altre persone quando parlavano di lui; credo di aver compreso cosa significa essere un ispiratore.

    Maradona
    Maradona deluso dopo una sconfitta subita dal Napoli nel torneo di Serie A 1988-1989

    Maradona è stato una guida per i tifosi del Napoli e per le persone emigrate, perché ha permesso alla gente di realizzare un sogno, una gioia da condividere: lo scudetto.

    I tifosi hanno avuto la possibilità di sentirsi ripagati per aver creduto in lui in modo incondizionato, per essersi emozionati e identificati in una unica, grande comunità.

    Ormai avete imparato a conoscermi un po’ e sapete che non mi interessa fare distinzioni tra nord e sud.

    Penso però che i napoletani, più degli altri, siano stati fortunati perché hanno avuto una persona che li ha ispirati, che li ha guidati con coraggio, positività, desiderio e speranza.

    Ognuno di noi dovrebbe avere una persona che lo ispiri

    Qualche anno fa, in occasione di un viaggio a Napoli, mi sorprese una scritta sul muro di un cimitero che diceva (in napoletano, qui tradotto)

    Ragazzi, che cosa vi siete persi

    Ricordo che quando l’ho vista ho avvertito l’emozione di chi era presente…

    Mi sono reso conto che ognuno di noi dovrebbe avere una fonte d’ispirazione che lo metta in condizione di non perdere la speranza, per camminare con il desiderio in una tasca e il coraggio nell’altra, per sfidare le paure con la consapevolezza che qualcuno prima di noi l’ha fatto e ci è riuscito.

    Quindi, prendiamo il pallone che simbolicamente qualcuno ci passa durante la partita della nostra vita, e iniziamo a giocarcela senza se e senza ma, con la certezza che comunque vada, ce la siamo giocata.

    A presto!

  • Non precoccuparti dei giudizi e delle opinioni degli altri: la tua diversità è la tua unicità

    Non precoccuparti dei giudizi e delle opinioni degli altri: la tua diversità è la tua unicità

    “Più si giudica, meno si ama” 

    diceva Honoré de Balzac, e non si tratta solo di non amare il prossimo, ma anche e soprattutto di non amare se stessi.

    Perché amare se stessi significa mettere da parte il desiderio di essere accettati, per essere fedeli alla nostra individualità.

    Immagina di essere innamorato o innamorata di qualcuno, e che questo abbia un grande talento, ad esempio nella pittura.

    Questa persona è talmente appassionata alle cose che fa che a volte è sbadata, oppure segue l’istinto creativo e si mette a dipingere ovunque, non

    facendo neanche caso alle macchie qui e là sui vestiti o sul corpo.

    Non lo difenderesti a spada tratta di fronte a chi si permettesse di esprimere un giudizio?

    Un giudizio che potrebbe pregiudicare la sua felicità, la sua ingenuità, il suo talento artistico e la sua meravigliosa cretività?

    opinioni
    (Ph: Steve Johnson)

    Ora che hai risposto, dimmi perché lo faresti per qualcun altro e non per te stesso/a

    Forse perché non ti ami abbastanza o non hai fiducia nel tuo talento e nelle tue potenzialità.

    Ti rassicuro io: sei un ingranaggio unico e perfetto, che deve solo imparare a proteggersi dal mondo esterno e cominciare a concentrare energie preziose sul suo obiettivo.

    Ricordati che lo sforzo va fatto in entrambe le direzioni: non preoccuparti del giudizio degli altri ma non perdere tempo a giudicare.

    Per cui tieni presente alcune indicazioni:

    1) Concentrati sul presente e sugli obiettivi da raggiungere

    2) Pensa prima di parlare, non sprecare fiato e risorse

    3) Impegnati a comporre la colonna sonora della tua vita, sottraendoti al giudizio degli altri

    4) Impara ad attrarre persone che possano aiutarti nella tua impresa, le altre allontanale

    5) Utilizza tutto il coraggio e la forza d’animo possibile per vivere una vita piena

    6) Usa la tua creatività e ricorda le tre I: Immaginazione, Idee e Innovazione

    before
    (Ph: Michelle Bonkosky)

    Il movimento è fondamentale: il movimento creativo

    Lo scopo principale dell’uomo è il progresso, e per progredire è necessario che qualcuno si muova in avanti e che faccia qualcosa che gli altri non hanno ancora fatto.

    Puoi capire benissimo che stando fermi non si progredisce.

    Aggiungo che stando fermi non saremo mai felici e appagati.

    Il nostro corpo, che è una macchina intelligente, ce lo dice spesso: basti pensare alle crisi d’ansia e agli attacchi di panico.

    Attribuiamo sempre la colpa all’esterno, e quando andiamo dallo psicologo e poi ci dice che è qualcosa dentro di noi che non ascoltiamo, cadiamo dalle nuvole dalla sorpresa.

    Mi viene proprio in mente Lady Gaga, vista anche la recente vittoria e il clamore suscitato per l’esibizione con Bradley Cooper agli Academy Awards.

    La stessa ha confessato di essere stata più volte vittima di bullismo e che questo l’abbia portata a crisi d’ansia e a detestare se stessa e il suo corpo.

    Nonostante ciò non ha mai permesso che i giudizi degli altri arrivassero a distruggere il suo talento.

    Ci è voluto coraggio inizialmente per farsi accettare, abiti vistosi compresi, ma guarda dov’è adesso.

    Nessuno è perfetto e, per alcuni, così come per Lady Gaga, il percorso per arrivare è più difficile di altri, ma alla fine l’universo ripaga i tuoi sforzi e le soddisfazioni arrivano.

    Quindi togli la maschera e inizia a vivere, e ricordati che sei sempre in tempo per cambiare.

    A presto!

  • Non aver paura di cambiare: una vita senza provarci è una vita sprecata

    Non aver paura di cambiare: una vita senza provarci è una vita sprecata

    Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare, Winston Churchill

    Mi capita spesso di scambiare qualche parola con le persone che incontro alle conferenze.

    Si approcciano tutte più o meno allo stesso modo, prima si complimentano per l’entusiasmo e la passione che metto nei discorsi, e poi si lamentano del loro lavoro.

    A quel punto chiedo sempre cosa siano intenzionati a fare per cambiare la loro situazione.
    Silenzio… Assordante silenzio…

    Dopo qualche minuto di riflessione cominciano a farmi la lista dei motivi (che io chiamo ‘lista delle scuse’), per cui non possono, o non vogliono, cambiare la loro condizione.
    Ci sono anche motivi seri, e su quelli non mi pronuncio, ma vi assicuro che il 90% delle volte il problema è tutto in mano alla persona che parla.

    Non aver paura di cambiare

    Non cambiare per via della paura equivale a fare una scelta sbagliata.

    Bisogna dedicarsi al cambiamento facendo leva sul coraggio e abbandonando il timore del giudizio proprio e degli altri.

    Solo se mettiamo in conto di dedicare tempo e risorse al cambiamento, saremo pronti per iniziare.

    Guardiamo le persone appagate dal loro lavoro, emanano una sorta di aura, non si sentono mai sotto pressione e contagiano gli altri con il loro entusiasmo.

    Esercitiamoci

    Se vogliamo una dose di motivazione per dedicarci a ciò che ci piace, facciamo questo semplice esercizio: dividiamo un foglio in due parti e scriviamo, nella metà di sinistra, cosa lasceremmo indietro con il cambiamento (scriviamo anche le emozioni negative che vogliamo abbandonare, ad esempio “insoddisfazione”) e sulla destra a cosa vogliamo andare incontro (anche qui emozioni comprese).

    Se ancora non ci basta per saltare, aspettiamo, teniamo il foglio da parte e compiliamolo per un po’ di tempo, magari per qualche mese.

    Osserveremo crescere sul foglio e in noi, giorno dopo giorno, la carica, mentre abbandoneremo man mano la paura.

    Può anche darsi invece che abbiamo voglia di cambiare e che ci sentiamo pronti a farlo, ma non abbiamo un obiettivo: fermiamoci a riflettere, mettendo ben a fuoco quello che ci piace fare.

    Abbiamo un hobby, una passione? Non escludiamo che proprio questa possa diventare il nostro nuovo lavoro.

    E non pensiamo che sia troppo tardi.

    Un signore a ottant’anni si è laureato, qual è la nostra scusa?

    Finora abbiamo sprecato il nostro tempo per fare qualcosa che non ci piaceva, vogliamo continuare davvero a farlo, proprio ora che abbiamo preso consapevolezza della nostra posizione?

    Spero proprio di no.

    zainoIl viaggio

    E quando saremo finalmente pronti restiamo concentrati, perché non sarà per niente facile.

    Dobbiamo partire subito, sperimentare e metterci alla prova.

    Sbaglieremo, correggeremo il tiro e correrremo di nuovo verso il nostro obiettivo.

    Ci imbatteremo in varie difficoltà, ma posso garantirti che l’universo sorride e risponde solo a chi desidera qualcosa e si muove per ottenerla.

    Se siamo sulla strada giusta, ci accorgeremo immediatamente delle risposte e dei ‘segnali’ che il resto del mondo ci manderà.

    Se invece siamo attanagliati da dubbi e timori, non ce la faremo.
    Fallisce non chi ha paura, ma chi si lascia sopraffare dalla paura.

    Ricordiamoci le parole di Michael Jordan

    Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto

      e ancora

    Posso accettare la sconfitta, tutti falliscono in qualcosa. Ma non posso accettare di rinunciare a provarci

  • Consigli di lettura: The Element. Trova il tuo elemento, cambia la tua vita

    Consigli di lettura: The Element. Trova il tuo elemento, cambia la tua vita

    La scuola uccide il talento?

    Secondo Ken Robinson, scrittore ed educatore britannico, la scuola non uccide il talento, ma sicuramente lo ignora.

    Nel libro The Element dice che se la scuola fosse un business, in cui gli impiegati devono distrarsi ogni 50 minuti per fare una pausa e cambiare materia, renderebbe pochissimo.

    Gli impiegati sarebbero demoralizzati e demotivati, sempre costretti a non portare a termine un compito.

    Sono molti gli aspetti che mi hanno colpito di questa lettura.

    Uno tra questi è proprio la concezione del tempo.

    Il tempo

    Molte persone sono convinte che il tempo sia lineare e non lasciano la possibilità di entrare a quella che lo scrittore chiama la ‘svolta’.

    Il tempo non è lineare, bensì ciclico, e lo spazio per il rinnovamento c’è sempre.

    Basta solo cogliere i segnali ed entrare in connessione con la propria interiorità.

    The Element
    (Ph: Katie Moum)

    L’elemento

    Un altro aspetto importante su cui si concentra Ken Robinson riguarda The Element, l’elemento.

    Cos’è l’elemento? Non è nient’altro che il talento, capacità innata in ognuno di noi che tendiamo a sopprimere per colpa di diversi fattori.

    Uno di questi fattori è la società, che ci tratta tutti allo stesso modo, non permettendoci di valorizzare la nostra unicità.

    L’elemento è unico e altrettanto lo è la nostra intelligenza, che, per rendere l’idea, l’autore paragona all’impronta digitale.

    Lavoriamo tanto, in modo generico, per trovare l’ispirazione, e poi non sappiamo fare la cosa più semplice: riconoscerla.

    Non che lo scrittore non creda nel duro lavoro e nell’impegno, tutt’altro: egli propone solo di invertire il metodo.

    Robinson dice che prima bisogna scoprire per cosa vale la pena lottare o combattere, e poi bisogna farlo.

    Quindi è importante capire cosa vogliamo da noi, dalla vita, individuare il nostro talento, trovare delle persone che ci supportino e che perseguano i loro obiettivi proprio come noi, e poi lottare per raggiungerlo.

    I bambini

    Pensiamo ai bambini, alla loro libertà di espressione quando si accingono a fare i primi disegni.

    Prontamente vengono fermati e viene detto loro a cosa dovrebbe assomigliare un albero, a cosa una persona; subito  vengono loro imposti dei divieti.
    I bambini devono avere tutti gli strumenti per approfondire e coltivare la loro creatività, e devono essere motivati a farlo.

    Se togliamo loro l’istinto creativo primario, per imporre degli standard assurdi e irraggiungibili, è molto più probabile che si arrendano prima che il tempo dia loro ragione.

    Per Ken Robinson la riforma scolastica verrà attuata più probabilmente con il cambio generazionale.

    Ma perché non provarci prima?

    E soprattutto, perché non portare quante più persone possibili verso la strada della realizzazione personale, la strada verso il proprio talento?

    Essere creativi comprende creare percorsi unici, diversi, essere dei ‘lateral thinker’, cioè abbattere il pensiero lineare per adottare un proprio percorso mentale.

    Perché non è importante il risultato, ma il viaggio che facciamo.

    E ricordiamoci che non è mai troppo tardi per partire!
    A presto

  • Esplora il mondo e conosci te stesso: sbarazzati di convinzioni e pregiudizi

    Esplora il mondo e conosci te stesso: sbarazzati di convinzioni e pregiudizi

    Il filosofo Ralph Waldo Emerson diceva:

    Non andare dove il sentiero ti può portare, vai invece

    dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia

    Non c’è traccia del sentiero quando nasciamo. I bambini, con la loro creatività e la loro visione del mondo unica, ne sono una prova.

    Le loro affermazioni innocenti sono piene di verità e ci lasciano sempre stupiti, senza parole.

    Per tutta la vita siamo bombardati dai condizionamenti e dalle convinzioni altrui, dagli stereotipi e dai pregiudizi della famiglia in cui cresciamo, del luogo in cui viviamo, delle scuole che frequentiamo, delle persone di cui ci circondiamo, che ci fanno credere che tutto sia già definito, che le regole siano già state scritte.

    Ci fanno credere che, se copiamo determinati modelli, saremo premiati: otterremo successo, soldi, notorietà.

    La verità è che solo noi possiamo decidere in che direzione andare, quale strada prendere, quali premi ottenere.

    Dobbiamo solo liberarci dal timore dei (pre)giudizi, dai condizionamenti e dai limiti imposti dagli altri.

     

    zaino

    L’occorrente per esplorare: uno zaino, una bussola, un mazzo di carte e un pentagramma

    Io vedo questo: nasciamo con uno zaino, una bussola, un mazzo di carte e un pentagramma.

    Lo zaino, che è solo nostro, lo mettiamo sulle spalle. Di tanto in tanto, se lo vogliamo, condividiamo parte del contenuto, oppure lo svuotiamo per fare posto ad altro, ma ce ne prendiamo sempre cura. Lo custodiamo e lo proteggiamo dalle intemperie, cioè dai pregiudizi e dalle influenze degli altri.

    La bussola ci indicala direzione da prendere.

    Il mazzo di carte ci aiuterà a comprendere che il nostro destino non è già scritto, ma che ci sono infinite combinazioni da scoprire.

    Il pentagramma serve a scriverci sopra la colonna sonora della tua esistenza.

    Non lasciarla incompleta, componila per intero e soprattutto ascoltala.

    Tutti questi oggetti cosa ci suggeriscono?

    Sicuramente di partire e di non rimandare, perché il destino non è ancora scritto, ma possiamo scriverlo noi, disegnandolo su una tela con colori che illumineranno ogni passo che muoveremo verso la nostra meta.

    Se tra voi cari lettori ci sono persone che si autolimitano, dicendosi frasi come “ma io non ho i soldi”, “ma io non ho i mezzi”, “ma io non ho tempo”, ho qualcosa da dirvi.

    È vero, alcune condizioni di partenza possono metterci in difficoltà, ma diventano limiti (ambientali, sociali, economici) se, con l’andare del tempo, le trasformiamo in catene chiamate “alibi”.

    Definiamoli invece come ostacoli temporanei, che potremo superare se ci impegneremo e lavoreremo duramente.

    Diventeranno per noi momenti di crescita straordinaria.

    Nella mia vita ho viaggiato molto, e ho anche vissuto in posti molto lontani.

    Abituarsi a vivere in posti diversi  dal nostro per cultura e tradizioni è stato inizialmente un trauma, ma ho appreso tanto dalla prova che la vita mi ha messo davanti: ho riempito il mio zaino con esperienze che mi hanno aiutato poi a percorrere strade mai immaginate prima.

    (Ph: Devin Justesen)

    Quanta volontà c’è in te?

    Chieditelo e comincia subito a muovere i tuoi primi passi.

    Lasciati alle spalle il passato, non pensare al futuro e goditi il presente.

    Hai un mappamondo: puntaci sopra il dito e parti.
    Fin da quando sei nato l’universo ti ha donato un biglietto aperto, attraverso cui poter scegliere la destinazione.

    Non ti resta che partire.

     

    Non perderti i prossimi articoli perché condividerò con te alcuni degli insegnamenti che ho appreso nelle mie esplorazioni per il mondo e nel meraviglioso viaggio che è la vita.

  • Il talento è innato? E, se è innato, perché non si vede fin dalla nascita?

    Il talento è innato? E, se è innato, perché non si vede fin dalla nascita?

    Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido

     

    C’è chi dice che questa citazione sia di Einstein, chi invece lo nega.

    Non ha importanza, perché questa frase si collega con l’argomento di cui voglio parlare oggi, il talento.

    Prima di tutto separiamo il talento dalla scuola.

    Senza voler sminuire l’importanza dell’istruzione, è facile rendersi conto che, poche volte, un modello come la scuola, fatto per adattarsi a tutti, è capace di valorizzare il talento del singolo.

    Purtroppo non c’è scuola che ti insegni come metterti in contatto con il tuo talento creativo.

    A peggiorare la situazione ci si mettono spesso anche i genitori, quando dicono frasi come:

    “Hai visto il tuo compagno come è bravo?” o “Mi hai deluso”.
    Il bambino è spinto quindi a ‘gareggiare’ per una medaglia, per un premio spesso lontano da quello che sente davvero suo.

    Oppure finisce per non arrivare mai a conoscere una parte di sé, il suo istinto creativo, il suo talento.

    talento
    (Ph: Annie Spratt)

    Come è possibile ricollegarci all’energia del nostro talento?

    Innanzitutto, se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di passare per queste tappe: Il Sogno, Il Viaggio, Il Coraggio per imparare a riconoscere la tua parte più intima, quella più vicina ai tuoi sogni, e prepararti per un nuovo cammino verso la felicità e la realizzazione.

    Poi ricorda che

    ognuno di noi è un talento e il talento non è altro che la  creatività legata alla capacità dalla passione

    Sono cinque le parole chiave:

    – Talento

    – Creatività

    – Conoscenza

    – Passione

    – Capacità

    Il talento lo riconosceremo soltanto una volta che ci ricollegheremo alla nostra anima e abbandoneremo le convinzioni, per entrare una volta per tutte nel mondo della consapevolezza, vivendo nel presente, nel qui e ora.

    La creatività è la madre del nostro talento ed è caratterizzata da un aspetto importante: è unica

     Siamo spesso portati a imitare, a emulare chi è più bravo di noi.

    Ma come posso pretendere di diventare come Van Gogh se il mio talento non è quello della pittura?
    Questo atteggiamento, spesso impostoci dalle aspettative e dai giudizi degli altri, è estremamente rischioso.

    Prima di tutto perché alle volte ci allontana dal nostro sogno; in secondo luogo perché, anche se il nostro talento fosse molto simile a quello della persona imitata, non ci permetterebbe di distinguerci e fare splendere la nostra unicità.

    Ci vogliono passione e capacità per staccarci dal giudizio e dalle imposizioni delle altre persone e della società e per cercare la nostra felicità.

    Perché se non ci metterai impegno, sacrificio, desiderio, coraggio e abnegazione, difficilmente raggiungerai i tuoi obiettivi.

    talento
    (Ph: Conor Samuel)

    Se ti senti spento, demotivato, annoiato, vuol dire che non sei ancora collegato a quel desiderio che ti spinge a intraprendere il viaggio verso la realizzazione del tuo sogno, il  tuo talento creativo è addormentato.

     Hai presente quelle persone che sembrano luminose, sorridenti, sempre ottimiste anche nei periodi difficili; quelle che hanno passione ed entusiasmo per ogni cosa che fanno?

    Si sentono così perché mettono al primo posto il loro sogno, e ogni giorno è uno stimolo per continuare, è un viaggio avventuroso e stimolante.

    Si dice infatti che il talento risieda in una zona precisa del cervello, e che da lì partano le idee, che si illuminano come lampadine.

    Le persone insoddisfatte sono spente, quelle creative luminose

    Una volta riconosciuta, dentro di noi, la voce del nostro talento, fa’ attenzione nel gestirla, perché il talento è una forza creativa che non si tiene a bada: va fatta crescere piano, altrimenti c’è il rischio che esploda violentemente, causando dei danni.

    Peggio ancora, potrebbe implodere.

    L’energia che hai dentro di te, quella che non si esaurisce con il passare degli anni, che non ha un’età anagrafica e che non va mai soffocata, ti condurrà all’autorealizzazione.

    L’uomo è tormentato dal desiderio di regredire fino a rientrare nell’utero materno e dal desiderio di essere nato completamente. Molti muoiono senza essere mai nati completamente.

    Creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire.
    Educare alla creatività significa educare alla vita.

    Erich Fromm

    Qual è il mio sogno?

    Quello di conoscerti, di comunicare con te in questo momento e di raccontarti la mia esperienza.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Consigli di lettura: Saggio sul dono di Marcel Mauss

    Consigli di lettura: Saggio sul dono di Marcel Mauss

    Lettura interessante, a tratti difficile ma senz’altro illuminante.

    Marcel Mauss, sociologo e antropologo francese, è stato amato e criticato, da alcuni definito ‘da poltrona’ perché non ha mai compiuto ricerche sul campo in prima persona.

    Il suo Saggio sul dono– “Essai sur le don. Forme et raison de l’échange dans les sociétés archaïques” del 1923,  è una pietra miliare da cui è nata, negli anni successivi, tutta la critica dell’antropologia economica.

    Mauss parte dal presupposto che lo scambio di doni sia il modo più antico per creare relazioni sociali, e conduce delle analisi antropologiche ed etnografiche sul dono.

    Riprendendo gli studi degli antropologi Franz Boas sul Kula e Bronislaw K. Malinowski sul rituale delPotlatch, Mauss studia lo scambio di doni in comunità arcaiche con sistemi sociali primitivi.

    La cerimonia del Kula

    Il Kula è uno scambio simbolico di doni che si svolge, come una ricorrenza, tra le popolazioni primitive delle isole Trobriand, nell’Oceano Pacifico.

    L’aspetto impressionante di questa cerimonia è che gli abitanti rischiano la vita per attraversare l’Oceano in canoa e scambiarsi doni tra loro.

    Il baratto deve avvenire solo tra doni con funzione diversa: un bracciale per una collana e viceversa. Si tratta di una cerimonia complessa, ricca di significati simbolici.

    Il regalo è innanzitutto un obbligo che porta con sé il concetto di credito, perché deve venire restituito.

    Inoltre, questo scambio comporta altri doveri reciproci come ospitalità, protezione e assistenza.

    La cerimonia del Potlatch

    Il Potlatch è invece una cerimonia propria delle tribù che abitano la costa occidentale del Pacifico, degli Stati Uniti e del Canada.

    Questa usanza viene praticata in occasione di matrimoni, nascite, decessi, e richiede che gli ospitanti, sempre di rango e prestigio sociale alto, distruggano tutti i beni di valore in loro possesso.

    Mauss analizza le pratiche di scambio in queste società per affermare alcuni principi interessanti sul dono.

    Princìpi sul dono di Mauss

    Il dono è visto come un obbligo sociale, non come un atto disinteressato, ed è costituito da un impianto organizzato in dare – ricevere – ricambiare.
    Secondo lo studioso il dono è quindi il vero fondamento del sistema economico, perché è utile, rafforza i legami comunitari ed è un “fatto sociale totale”.

    Con quest’ultima affermazione, di cruciale importanza per la critica e la fama del saggio, Mauss ribadisce che il dono porta con sé delle implicazioni di natura economica, affettiva, mitica e religiosa.

    Nelle società primitive il dono si portava dietro anche l’anima del donatore e, di conseguenza, la possibilità di avere una cattiva sorte nel caso di un dono non contraccambiato.
    Facendo un confronto con la società contemporanea, Mauss asserisce che gli oggetti, rispetto al passato, hanno meno valore per le persone.

    Marcel MaussQuesto succede perché la società contemporanea li ha spogliati di parte della connotazione ‘magica’ che veniva attribuita loro in origine.

    Vi lascio con questa citazione di Mauss, nella speranza che vi possiate avvicinare a questa affascinante lettura e che possiate scrivermi i vostri commenti così da creare uno scambio di doni e di riflessioni anche tra noi.

    Una parte considerevole della nostra morale e della nostra stessa vita staziona tuttora nell’atmosfera del dono, dell’obbligo e, insieme, della libertà.

    Non tutto, per fortuna, è ancora esclusivamente classificato in termini di acquisto e di vendita.

    Le cose hanno ancora un valore sentimentale, oltre al loro valore venale, ammesso che esistano valori soltanto venali.

    Non c’è solo una morale mercantile.

     Esistono persone e classi che conservano i costumi di un tempo, ai quali ci uniformiamo quasi tutti, almeno in certi periodi dell’anno o in certe occasioni

  • Il coraggio è realizzare il nostro sogno nonostante la paura e il fallimento

    Il coraggio è realizzare il nostro sogno nonostante la paura e il fallimento

    Oggi voglio parlarvi di coraggio.

    È una parola che deriva dal latino, composta da cor, cuore, e da habeo, avere.

    Avere cuore.

    In antichità, già dagli Egizi, il cuore era la sede dell’anima.

    Ancora oggi il cuore, con le sue numerose sfaccettature e rappresentazioni, è il re dell’immaginario collettivo (basti pensare a quante volte lo condividiamo sui vari canali social.

    Spesso, però, pensiamo al cuore solo in relazione all’amore, invece il nostro cuore pensa e decide.

    In questo meraviglioso muscolo si concentrano 40.000 neuroni e una fitta rete di neuro-trasmettitori con funzioni che lo trasformano in un’estensione perfetta del nostro cervello.

    Per questo dobbiamo ricordarci che questo potente organo non deve essere indirizzato solo verso altre persone, ma anche e soprattutto verso noi stessi: per un ideale, per  il nostro sogno e per tutte le sue declinazioni.

    coraggioIl concetto di avere “a” cuore

    Ma perché mai dobbiamo “avere (a) cuore” per essere coraggiosi?

    Facciamo ancora un passo indietro e analizziamo di nuovo la parola cuore, che è presente, spesso inosservata, in tante altre parole.

    Parole come

    • cordiale
    • corrotto
    • ricordo

    Una persona è cordiale quando agisce spontaneamente, facendo guidare dal cuore le proprie azioni.

    Una persona è corrotta invece, quando ha il cuore rotto, che non funziona, ed è per questo che si comporta in modo meschino.

    Quindi è proprio il cuore a guidare i nostri ideali.

    Si parla di cuore o animo nobile non solo riferendosi a una persona buona, ma anche a una persona generosa intellettualmente, qualcuno i cui ideali siano alti in ogni campo.

    Mi piace questa frase, presa dal film “Kate & Leopold”, perché si avvicina di più alla concezione di coraggio che si aveva nell’antichità e quella su cui dobbiamo concentrarci.

    I coraggiosi sono semplicemente coloro che hanno chiara la visione di ciò che gli sta dinnanzi, gloria o pericolo che sia, e pur tuttavia gli corrono incontro

     

    Trovo questa citazione illuminante perché ci permette di fare luce su alcune sfaccettature importanti del coraggio.

    Il coraggio fa parte di noi

    La prima è che bisogna aver molto chiaro cosa si vuole e, se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di leggere Il viaggio e Il sogno per prepararti a riconoscere e ad accogliere il tuo sogno più profondo.

    La seconda è che, per inseguire il tuo ideale, non dovrai fermarti davanti a nessun ostacolo perché sai che quell’ideale fa parte di te.

    E non si può rinnegare una parte di sé.
    Se il tuo cuore ti dice di osare, osa, e non guardarti indietro.

    Allenati ad abbandonare il superfluo e preparati a combattere per ciò in cui credi più di tutto.

    coraggio
    (Ph: Miguel Bruna)

    Se non difendi i tuoi sogni, chi può farlo al posto tuo?

    I sogni sono solo tuoi, combattere per raggiungerli significa anche non lasciarti scoraggiare dalle sconfitte, dai fallimenti, non lasciare che nessuno ti condizioni a fare ciò che non vuoi, e soprattutto non fermarsi mai.

    Le persone potranno inizialmente non capire la portata del tuo gesto, ma, perseguendo i tuoi sogni, contagerai  anche altri a mettersi in moto per raggiungere i propri, ma soprattutto impareranno non solo ad aver coraggio, ma anche e soprattutto ad affrontare le paure.

    Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura

    -Nelson Mandela-

    Tutti sognano di essere i migliori in quello che fanno, ma per essere i migliori bisogna innanzitutto capire quale sia il proprio unico talento.

    Per avere qualche indicazione in più sul talento ti consiglio di non perderti il prossimo articolo.

    Parleremo proprio di talento, di creatività e passione, e di come combinare queste qualità per arrivare dove vogliamo.

     

  • Il viaggio: da dove partire e cosa portare per realizzare il nostro sogno

    Il viaggio: da dove partire e cosa portare per realizzare il nostro sogno

    Ricordate la sensazione provata prima di un lungo viaggio in macchina da bambini?

    Io ho ancora vivido, dentro di me, il ricordo di quando da bambino non vedevo l’ora che arrivasse il momento di caricare l’auto e di percorrere con la

    mia famiglia 1.200 chilometri verso il paese d’origine dei miei genitori.

    Quell’adrenalina e quella felicità rendevano il viaggio come un’occasione per esplorare il mondo.

    Persino fermarsi nelle aree di servizio per esaminare tutti i dolciumi in vendita si trasformava ogni volta in una entusiasmante scoperta.

    Allo stesso modo nella vita, una volta scelta la meta da raggiungere, il nostro sogno, possiamo considerare ogni giorno come un viaggio.

    Ogni istante sarà un pretesto per arricchire la mappa della nostra esistenza e costruirci da soli il nostro cammino.

    “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere” scriveva Gotthold Ephraim Lessing.

    L’obiettivo finale, l’ultima tappa del viaggio, non è altro che la ciliegina sulla torta.

    Ma il percorso sarà ancora più piacevole della meta quando avremo salda la certezza che quella è la strada che vogliamo intraprendere.

    Prendi la maggior parte dei giovani d’oggi: cosa desiderano? Molti hanno tutto, troppo.

    Quello che hanno però gli è stato dato, non l’hanno conquistato.

    Non conoscono il desiderio, la passione.

    Non riescono a trovare il piacere nel camminare, ma solo nel raggiungere l’obiettivo.

    (Ph: Rana Sawalha)

    Cosa portare nel viaggio

    Quali sono perciò gli ingredienti per un viaggio pieno di emozioni, adrenalina e voglia di scoprire?

    Essenzialmente tre: desiderio, coraggio e ispirazione.

    Hai bisogno del desiderio per essere presente in ogni momento e ricordare a te stesso perché lo stai facendo.

    Il desiderio è lo slancio iniziale e, tanto più è forte, tanto più appagante sarà il cammino.

    Hai bisogno del coraggio per muoverti e partire all’avventura, con un pizzico di follia e, soprattutto, passione.

    Il coraggio ti permetterà di superare, anche con una sana dose d’incoscienza, gli ostacoli più difficili, e ti assicurerà di mantenerti sempre distaccato

    dal giudizio degli altri, così da essere fedele a te stesso e alla tua felicità.

    Hai bisogno di ispirazione perché è la costante di tutto il viaggio.

    Potrai coglierla in ogni sfumatura, in ogni passo del percorso, curando ogni dettaglio del presente e vivendo ogni secondo intensamente.

    (Ph: Mantas Hesthaven)

    Da dove cominciare?

    La prima cosa da fare è agire, perché l’universo ti dàuna mano, ma se stai fermo, anche l’universo resta immobile.

    Parti ‘leggero’: porta l’essenziale e lascia spazio per le esperienze durante il percorso.

    Abbandona le cose che non ti appartengono, ciò che hai accumulato senza essere utile e di cui puoi fare a meno.

    Privarsi di qualcosa è sempre doloroso, ma se ti alleni a togliere il superfluo, soffrirai sempre meno e alla lunga otterrai benefici insperati.

    In ultimo, pensa alla solitudine come a una delle condizioni migliori per compiere il tuo viaggio: ti darà l’occasione di guardarti dentro e ti insegnerà a diventare più forte.

    Siamo connessi ogni istante della nostra esistenza ma non lo siamo mai con noi stessi, perciò cogli il momento come un’occasione in più per

    conoscerti.

    Mettersi alla prova e partire per il viaggio, spinti dal desiderio, sostenuti dal coraggio, guidati dall’ispirazione, è la più alta espressione di

    libertà di cui possiamo godere.