Categoria: Storie

  • Non aver paura di cambiare: una vita senza provarci è una vita sprecata

    Non aver paura di cambiare: una vita senza provarci è una vita sprecata

    Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare, Winston Churchill

    Mi capita spesso di scambiare qualche parola con le persone che incontro alle conferenze.

    Si approcciano tutte più o meno allo stesso modo, prima si complimentano per l’entusiasmo e la passione che metto nei discorsi, e poi si lamentano del loro lavoro.

    A quel punto chiedo sempre cosa siano intenzionati a fare per cambiare la loro situazione.
    Silenzio… Assordante silenzio…

    Dopo qualche minuto di riflessione cominciano a farmi la lista dei motivi (che io chiamo ‘lista delle scuse’), per cui non possono, o non vogliono, cambiare la loro condizione.
    Ci sono anche motivi seri, e su quelli non mi pronuncio, ma vi assicuro che il 90% delle volte il problema è tutto in mano alla persona che parla.

    Non aver paura di cambiare

    Non cambiare per via della paura equivale a fare una scelta sbagliata.

    Bisogna dedicarsi al cambiamento facendo leva sul coraggio e abbandonando il timore del giudizio proprio e degli altri.

    Solo se mettiamo in conto di dedicare tempo e risorse al cambiamento, saremo pronti per iniziare.

    Guardiamo le persone appagate dal loro lavoro, emanano una sorta di aura, non si sentono mai sotto pressione e contagiano gli altri con il loro entusiasmo.

    Esercitiamoci

    Se vogliamo una dose di motivazione per dedicarci a ciò che ci piace, facciamo questo semplice esercizio: dividiamo un foglio in due parti e scriviamo, nella metà di sinistra, cosa lasceremmo indietro con il cambiamento (scriviamo anche le emozioni negative che vogliamo abbandonare, ad esempio “insoddisfazione”) e sulla destra a cosa vogliamo andare incontro (anche qui emozioni comprese).

    Se ancora non ci basta per saltare, aspettiamo, teniamo il foglio da parte e compiliamolo per un po’ di tempo, magari per qualche mese.

    Osserveremo crescere sul foglio e in noi, giorno dopo giorno, la carica, mentre abbandoneremo man mano la paura.

    Può anche darsi invece che abbiamo voglia di cambiare e che ci sentiamo pronti a farlo, ma non abbiamo un obiettivo: fermiamoci a riflettere, mettendo ben a fuoco quello che ci piace fare.

    Abbiamo un hobby, una passione? Non escludiamo che proprio questa possa diventare il nostro nuovo lavoro.

    E non pensiamo che sia troppo tardi.

    Un signore a ottant’anni si è laureato, qual è la nostra scusa?

    Finora abbiamo sprecato il nostro tempo per fare qualcosa che non ci piaceva, vogliamo continuare davvero a farlo, proprio ora che abbiamo preso consapevolezza della nostra posizione?

    Spero proprio di no.

    zainoIl viaggio

    E quando saremo finalmente pronti restiamo concentrati, perché non sarà per niente facile.

    Dobbiamo partire subito, sperimentare e metterci alla prova.

    Sbaglieremo, correggeremo il tiro e correrremo di nuovo verso il nostro obiettivo.

    Ci imbatteremo in varie difficoltà, ma posso garantirti che l’universo sorride e risponde solo a chi desidera qualcosa e si muove per ottenerla.

    Se siamo sulla strada giusta, ci accorgeremo immediatamente delle risposte e dei ‘segnali’ che il resto del mondo ci manderà.

    Se invece siamo attanagliati da dubbi e timori, non ce la faremo.
    Fallisce non chi ha paura, ma chi si lascia sopraffare dalla paura.

    Ricordiamoci le parole di Michael Jordan

    Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto

      e ancora

    Posso accettare la sconfitta, tutti falliscono in qualcosa. Ma non posso accettare di rinunciare a provarci

  • Consigli di lettura: The Element. Trova il tuo elemento, cambia la tua vita

    Consigli di lettura: The Element. Trova il tuo elemento, cambia la tua vita

    La scuola uccide il talento?

    Secondo Ken Robinson, scrittore ed educatore britannico, la scuola non uccide il talento, ma sicuramente lo ignora.

    Nel libro The Element dice che se la scuola fosse un business, in cui gli impiegati devono distrarsi ogni 50 minuti per fare una pausa e cambiare materia, renderebbe pochissimo.

    Gli impiegati sarebbero demoralizzati e demotivati, sempre costretti a non portare a termine un compito.

    Sono molti gli aspetti che mi hanno colpito di questa lettura.

    Uno tra questi è proprio la concezione del tempo.

    Il tempo

    Molte persone sono convinte che il tempo sia lineare e non lasciano la possibilità di entrare a quella che lo scrittore chiama la ‘svolta’.

    Il tempo non è lineare, bensì ciclico, e lo spazio per il rinnovamento c’è sempre.

    Basta solo cogliere i segnali ed entrare in connessione con la propria interiorità.

    The Element
    (Ph: Katie Moum)

    L’elemento

    Un altro aspetto importante su cui si concentra Ken Robinson riguarda The Element, l’elemento.

    Cos’è l’elemento? Non è nient’altro che il talento, capacità innata in ognuno di noi che tendiamo a sopprimere per colpa di diversi fattori.

    Uno di questi fattori è la società, che ci tratta tutti allo stesso modo, non permettendoci di valorizzare la nostra unicità.

    L’elemento è unico e altrettanto lo è la nostra intelligenza, che, per rendere l’idea, l’autore paragona all’impronta digitale.

    Lavoriamo tanto, in modo generico, per trovare l’ispirazione, e poi non sappiamo fare la cosa più semplice: riconoscerla.

    Non che lo scrittore non creda nel duro lavoro e nell’impegno, tutt’altro: egli propone solo di invertire il metodo.

    Robinson dice che prima bisogna scoprire per cosa vale la pena lottare o combattere, e poi bisogna farlo.

    Quindi è importante capire cosa vogliamo da noi, dalla vita, individuare il nostro talento, trovare delle persone che ci supportino e che perseguano i loro obiettivi proprio come noi, e poi lottare per raggiungerlo.

    I bambini

    Pensiamo ai bambini, alla loro libertà di espressione quando si accingono a fare i primi disegni.

    Prontamente vengono fermati e viene detto loro a cosa dovrebbe assomigliare un albero, a cosa una persona; subito  vengono loro imposti dei divieti.
    I bambini devono avere tutti gli strumenti per approfondire e coltivare la loro creatività, e devono essere motivati a farlo.

    Se togliamo loro l’istinto creativo primario, per imporre degli standard assurdi e irraggiungibili, è molto più probabile che si arrendano prima che il tempo dia loro ragione.

    Per Ken Robinson la riforma scolastica verrà attuata più probabilmente con il cambio generazionale.

    Ma perché non provarci prima?

    E soprattutto, perché non portare quante più persone possibili verso la strada della realizzazione personale, la strada verso il proprio talento?

    Essere creativi comprende creare percorsi unici, diversi, essere dei ‘lateral thinker’, cioè abbattere il pensiero lineare per adottare un proprio percorso mentale.

    Perché non è importante il risultato, ma il viaggio che facciamo.

    E ricordiamoci che non è mai troppo tardi per partire!
    A presto

  • Esplora il mondo e conosci te stesso: sbarazzati di convinzioni e pregiudizi

    Esplora il mondo e conosci te stesso: sbarazzati di convinzioni e pregiudizi

    Il filosofo Ralph Waldo Emerson diceva:

    Non andare dove il sentiero ti può portare, vai invece

    dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia

    Non c’è traccia del sentiero quando nasciamo. I bambini, con la loro creatività e la loro visione del mondo unica, ne sono una prova.

    Le loro affermazioni innocenti sono piene di verità e ci lasciano sempre stupiti, senza parole.

    Per tutta la vita siamo bombardati dai condizionamenti e dalle convinzioni altrui, dagli stereotipi e dai pregiudizi della famiglia in cui cresciamo, del luogo in cui viviamo, delle scuole che frequentiamo, delle persone di cui ci circondiamo, che ci fanno credere che tutto sia già definito, che le regole siano già state scritte.

    Ci fanno credere che, se copiamo determinati modelli, saremo premiati: otterremo successo, soldi, notorietà.

    La verità è che solo noi possiamo decidere in che direzione andare, quale strada prendere, quali premi ottenere.

    Dobbiamo solo liberarci dal timore dei (pre)giudizi, dai condizionamenti e dai limiti imposti dagli altri.

     

    zaino

    L’occorrente per esplorare: uno zaino, una bussola, un mazzo di carte e un pentagramma

    Io vedo questo: nasciamo con uno zaino, una bussola, un mazzo di carte e un pentagramma.

    Lo zaino, che è solo nostro, lo mettiamo sulle spalle. Di tanto in tanto, se lo vogliamo, condividiamo parte del contenuto, oppure lo svuotiamo per fare posto ad altro, ma ce ne prendiamo sempre cura. Lo custodiamo e lo proteggiamo dalle intemperie, cioè dai pregiudizi e dalle influenze degli altri.

    La bussola ci indicala direzione da prendere.

    Il mazzo di carte ci aiuterà a comprendere che il nostro destino non è già scritto, ma che ci sono infinite combinazioni da scoprire.

    Il pentagramma serve a scriverci sopra la colonna sonora della tua esistenza.

    Non lasciarla incompleta, componila per intero e soprattutto ascoltala.

    Tutti questi oggetti cosa ci suggeriscono?

    Sicuramente di partire e di non rimandare, perché il destino non è ancora scritto, ma possiamo scriverlo noi, disegnandolo su una tela con colori che illumineranno ogni passo che muoveremo verso la nostra meta.

    Se tra voi cari lettori ci sono persone che si autolimitano, dicendosi frasi come “ma io non ho i soldi”, “ma io non ho i mezzi”, “ma io non ho tempo”, ho qualcosa da dirvi.

    È vero, alcune condizioni di partenza possono metterci in difficoltà, ma diventano limiti (ambientali, sociali, economici) se, con l’andare del tempo, le trasformiamo in catene chiamate “alibi”.

    Definiamoli invece come ostacoli temporanei, che potremo superare se ci impegneremo e lavoreremo duramente.

    Diventeranno per noi momenti di crescita straordinaria.

    Nella mia vita ho viaggiato molto, e ho anche vissuto in posti molto lontani.

    Abituarsi a vivere in posti diversi  dal nostro per cultura e tradizioni è stato inizialmente un trauma, ma ho appreso tanto dalla prova che la vita mi ha messo davanti: ho riempito il mio zaino con esperienze che mi hanno aiutato poi a percorrere strade mai immaginate prima.

    (Ph: Devin Justesen)

    Quanta volontà c’è in te?

    Chieditelo e comincia subito a muovere i tuoi primi passi.

    Lasciati alle spalle il passato, non pensare al futuro e goditi il presente.

    Hai un mappamondo: puntaci sopra il dito e parti.
    Fin da quando sei nato l’universo ti ha donato un biglietto aperto, attraverso cui poter scegliere la destinazione.

    Non ti resta che partire.

     

    Non perderti i prossimi articoli perché condividerò con te alcuni degli insegnamenti che ho appreso nelle mie esplorazioni per il mondo e nel meraviglioso viaggio che è la vita.

  • Il talento è innato? E, se è innato, perché non si vede fin dalla nascita?

    Il talento è innato? E, se è innato, perché non si vede fin dalla nascita?

    Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido

     

    C’è chi dice che questa citazione sia di Einstein, chi invece lo nega.

    Non ha importanza, perché questa frase si collega con l’argomento di cui voglio parlare oggi, il talento.

    Prima di tutto separiamo il talento dalla scuola.

    Senza voler sminuire l’importanza dell’istruzione, è facile rendersi conto che, poche volte, un modello come la scuola, fatto per adattarsi a tutti, è capace di valorizzare il talento del singolo.

    Purtroppo non c’è scuola che ti insegni come metterti in contatto con il tuo talento creativo.

    A peggiorare la situazione ci si mettono spesso anche i genitori, quando dicono frasi come:

    “Hai visto il tuo compagno come è bravo?” o “Mi hai deluso”.
    Il bambino è spinto quindi a ‘gareggiare’ per una medaglia, per un premio spesso lontano da quello che sente davvero suo.

    Oppure finisce per non arrivare mai a conoscere una parte di sé, il suo istinto creativo, il suo talento.

    talento
    (Ph: Annie Spratt)

    Come è possibile ricollegarci all’energia del nostro talento?

    Innanzitutto, se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di passare per queste tappe: Il Sogno, Il Viaggio, Il Coraggio per imparare a riconoscere la tua parte più intima, quella più vicina ai tuoi sogni, e prepararti per un nuovo cammino verso la felicità e la realizzazione.

    Poi ricorda che

    ognuno di noi è un talento e il talento non è altro che la  creatività legata alla capacità dalla passione

    Sono cinque le parole chiave:

    – Talento

    – Creatività

    – Conoscenza

    – Passione

    – Capacità

    Il talento lo riconosceremo soltanto una volta che ci ricollegheremo alla nostra anima e abbandoneremo le convinzioni, per entrare una volta per tutte nel mondo della consapevolezza, vivendo nel presente, nel qui e ora.

    La creatività è la madre del nostro talento ed è caratterizzata da un aspetto importante: è unica

     Siamo spesso portati a imitare, a emulare chi è più bravo di noi.

    Ma come posso pretendere di diventare come Van Gogh se il mio talento non è quello della pittura?
    Questo atteggiamento, spesso impostoci dalle aspettative e dai giudizi degli altri, è estremamente rischioso.

    Prima di tutto perché alle volte ci allontana dal nostro sogno; in secondo luogo perché, anche se il nostro talento fosse molto simile a quello della persona imitata, non ci permetterebbe di distinguerci e fare splendere la nostra unicità.

    Ci vogliono passione e capacità per staccarci dal giudizio e dalle imposizioni delle altre persone e della società e per cercare la nostra felicità.

    Perché se non ci metterai impegno, sacrificio, desiderio, coraggio e abnegazione, difficilmente raggiungerai i tuoi obiettivi.

    talento
    (Ph: Conor Samuel)

    Se ti senti spento, demotivato, annoiato, vuol dire che non sei ancora collegato a quel desiderio che ti spinge a intraprendere il viaggio verso la realizzazione del tuo sogno, il  tuo talento creativo è addormentato.

     Hai presente quelle persone che sembrano luminose, sorridenti, sempre ottimiste anche nei periodi difficili; quelle che hanno passione ed entusiasmo per ogni cosa che fanno?

    Si sentono così perché mettono al primo posto il loro sogno, e ogni giorno è uno stimolo per continuare, è un viaggio avventuroso e stimolante.

    Si dice infatti che il talento risieda in una zona precisa del cervello, e che da lì partano le idee, che si illuminano come lampadine.

    Le persone insoddisfatte sono spente, quelle creative luminose

    Una volta riconosciuta, dentro di noi, la voce del nostro talento, fa’ attenzione nel gestirla, perché il talento è una forza creativa che non si tiene a bada: va fatta crescere piano, altrimenti c’è il rischio che esploda violentemente, causando dei danni.

    Peggio ancora, potrebbe implodere.

    L’energia che hai dentro di te, quella che non si esaurisce con il passare degli anni, che non ha un’età anagrafica e che non va mai soffocata, ti condurrà all’autorealizzazione.

    L’uomo è tormentato dal desiderio di regredire fino a rientrare nell’utero materno e dal desiderio di essere nato completamente. Molti muoiono senza essere mai nati completamente.

    Creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire.
    Educare alla creatività significa educare alla vita.

    Erich Fromm

    Qual è il mio sogno?

    Quello di conoscerti, di comunicare con te in questo momento e di raccontarti la mia esperienza.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Consigli di lettura: Saggio sul dono di Marcel Mauss

    Consigli di lettura: Saggio sul dono di Marcel Mauss

    Lettura interessante, a tratti difficile ma senz’altro illuminante.

    Marcel Mauss, sociologo e antropologo francese, è stato amato e criticato, da alcuni definito ‘da poltrona’ perché non ha mai compiuto ricerche sul campo in prima persona.

    Il suo Saggio sul dono– “Essai sur le don. Forme et raison de l’échange dans les sociétés archaïques” del 1923,  è una pietra miliare da cui è nata, negli anni successivi, tutta la critica dell’antropologia economica.

    Mauss parte dal presupposto che lo scambio di doni sia il modo più antico per creare relazioni sociali, e conduce delle analisi antropologiche ed etnografiche sul dono.

    Riprendendo gli studi degli antropologi Franz Boas sul Kula e Bronislaw K. Malinowski sul rituale delPotlatch, Mauss studia lo scambio di doni in comunità arcaiche con sistemi sociali primitivi.

    La cerimonia del Kula

    Il Kula è uno scambio simbolico di doni che si svolge, come una ricorrenza, tra le popolazioni primitive delle isole Trobriand, nell’Oceano Pacifico.

    L’aspetto impressionante di questa cerimonia è che gli abitanti rischiano la vita per attraversare l’Oceano in canoa e scambiarsi doni tra loro.

    Il baratto deve avvenire solo tra doni con funzione diversa: un bracciale per una collana e viceversa. Si tratta di una cerimonia complessa, ricca di significati simbolici.

    Il regalo è innanzitutto un obbligo che porta con sé il concetto di credito, perché deve venire restituito.

    Inoltre, questo scambio comporta altri doveri reciproci come ospitalità, protezione e assistenza.

    La cerimonia del Potlatch

    Il Potlatch è invece una cerimonia propria delle tribù che abitano la costa occidentale del Pacifico, degli Stati Uniti e del Canada.

    Questa usanza viene praticata in occasione di matrimoni, nascite, decessi, e richiede che gli ospitanti, sempre di rango e prestigio sociale alto, distruggano tutti i beni di valore in loro possesso.

    Mauss analizza le pratiche di scambio in queste società per affermare alcuni principi interessanti sul dono.

    Princìpi sul dono di Mauss

    Il dono è visto come un obbligo sociale, non come un atto disinteressato, ed è costituito da un impianto organizzato in dare – ricevere – ricambiare.
    Secondo lo studioso il dono è quindi il vero fondamento del sistema economico, perché è utile, rafforza i legami comunitari ed è un “fatto sociale totale”.

    Con quest’ultima affermazione, di cruciale importanza per la critica e la fama del saggio, Mauss ribadisce che il dono porta con sé delle implicazioni di natura economica, affettiva, mitica e religiosa.

    Nelle società primitive il dono si portava dietro anche l’anima del donatore e, di conseguenza, la possibilità di avere una cattiva sorte nel caso di un dono non contraccambiato.
    Facendo un confronto con la società contemporanea, Mauss asserisce che gli oggetti, rispetto al passato, hanno meno valore per le persone.

    Marcel MaussQuesto succede perché la società contemporanea li ha spogliati di parte della connotazione ‘magica’ che veniva attribuita loro in origine.

    Vi lascio con questa citazione di Mauss, nella speranza che vi possiate avvicinare a questa affascinante lettura e che possiate scrivermi i vostri commenti così da creare uno scambio di doni e di riflessioni anche tra noi.

    Una parte considerevole della nostra morale e della nostra stessa vita staziona tuttora nell’atmosfera del dono, dell’obbligo e, insieme, della libertà.

    Non tutto, per fortuna, è ancora esclusivamente classificato in termini di acquisto e di vendita.

    Le cose hanno ancora un valore sentimentale, oltre al loro valore venale, ammesso che esistano valori soltanto venali.

    Non c’è solo una morale mercantile.

     Esistono persone e classi che conservano i costumi di un tempo, ai quali ci uniformiamo quasi tutti, almeno in certi periodi dell’anno o in certe occasioni

  • Il coraggio è realizzare il nostro sogno nonostante la paura e il fallimento

    Il coraggio è realizzare il nostro sogno nonostante la paura e il fallimento

    Oggi voglio parlarvi di coraggio.

    È una parola che deriva dal latino, composta da cor, cuore, e da habeo, avere.

    Avere cuore.

    In antichità, già dagli Egizi, il cuore era la sede dell’anima.

    Ancora oggi il cuore, con le sue numerose sfaccettature e rappresentazioni, è il re dell’immaginario collettivo (basti pensare a quante volte lo condividiamo sui vari canali social.

    Spesso, però, pensiamo al cuore solo in relazione all’amore, invece il nostro cuore pensa e decide.

    In questo meraviglioso muscolo si concentrano 40.000 neuroni e una fitta rete di neuro-trasmettitori con funzioni che lo trasformano in un’estensione perfetta del nostro cervello.

    Per questo dobbiamo ricordarci che questo potente organo non deve essere indirizzato solo verso altre persone, ma anche e soprattutto verso noi stessi: per un ideale, per  il nostro sogno e per tutte le sue declinazioni.

    coraggioIl concetto di avere “a” cuore

    Ma perché mai dobbiamo “avere (a) cuore” per essere coraggiosi?

    Facciamo ancora un passo indietro e analizziamo di nuovo la parola cuore, che è presente, spesso inosservata, in tante altre parole.

    Parole come

    • cordiale
    • corrotto
    • ricordo

    Una persona è cordiale quando agisce spontaneamente, facendo guidare dal cuore le proprie azioni.

    Una persona è corrotta invece, quando ha il cuore rotto, che non funziona, ed è per questo che si comporta in modo meschino.

    Quindi è proprio il cuore a guidare i nostri ideali.

    Si parla di cuore o animo nobile non solo riferendosi a una persona buona, ma anche a una persona generosa intellettualmente, qualcuno i cui ideali siano alti in ogni campo.

    Mi piace questa frase, presa dal film “Kate & Leopold”, perché si avvicina di più alla concezione di coraggio che si aveva nell’antichità e quella su cui dobbiamo concentrarci.

    I coraggiosi sono semplicemente coloro che hanno chiara la visione di ciò che gli sta dinnanzi, gloria o pericolo che sia, e pur tuttavia gli corrono incontro

     

    Trovo questa citazione illuminante perché ci permette di fare luce su alcune sfaccettature importanti del coraggio.

    Il coraggio fa parte di noi

    La prima è che bisogna aver molto chiaro cosa si vuole e, se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di leggere Il viaggio e Il sogno per prepararti a riconoscere e ad accogliere il tuo sogno più profondo.

    La seconda è che, per inseguire il tuo ideale, non dovrai fermarti davanti a nessun ostacolo perché sai che quell’ideale fa parte di te.

    E non si può rinnegare una parte di sé.
    Se il tuo cuore ti dice di osare, osa, e non guardarti indietro.

    Allenati ad abbandonare il superfluo e preparati a combattere per ciò in cui credi più di tutto.

    coraggio
    (Ph: Miguel Bruna)

    Se non difendi i tuoi sogni, chi può farlo al posto tuo?

    I sogni sono solo tuoi, combattere per raggiungerli significa anche non lasciarti scoraggiare dalle sconfitte, dai fallimenti, non lasciare che nessuno ti condizioni a fare ciò che non vuoi, e soprattutto non fermarsi mai.

    Le persone potranno inizialmente non capire la portata del tuo gesto, ma, perseguendo i tuoi sogni, contagerai  anche altri a mettersi in moto per raggiungere i propri, ma soprattutto impareranno non solo ad aver coraggio, ma anche e soprattutto ad affrontare le paure.

    Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura

    -Nelson Mandela-

    Tutti sognano di essere i migliori in quello che fanno, ma per essere i migliori bisogna innanzitutto capire quale sia il proprio unico talento.

    Per avere qualche indicazione in più sul talento ti consiglio di non perderti il prossimo articolo.

    Parleremo proprio di talento, di creatività e passione, e di come combinare queste qualità per arrivare dove vogliamo.

     

  • Il viaggio: da dove partire e cosa portare per realizzare il nostro sogno

    Il viaggio: da dove partire e cosa portare per realizzare il nostro sogno

    Ricordate la sensazione provata prima di un lungo viaggio in macchina da bambini?

    Io ho ancora vivido, dentro di me, il ricordo di quando da bambino non vedevo l’ora che arrivasse il momento di caricare l’auto e di percorrere con la

    mia famiglia 1.200 chilometri verso il paese d’origine dei miei genitori.

    Quell’adrenalina e quella felicità rendevano il viaggio come un’occasione per esplorare il mondo.

    Persino fermarsi nelle aree di servizio per esaminare tutti i dolciumi in vendita si trasformava ogni volta in una entusiasmante scoperta.

    Allo stesso modo nella vita, una volta scelta la meta da raggiungere, il nostro sogno, possiamo considerare ogni giorno come un viaggio.

    Ogni istante sarà un pretesto per arricchire la mappa della nostra esistenza e costruirci da soli il nostro cammino.

    “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere” scriveva Gotthold Ephraim Lessing.

    L’obiettivo finale, l’ultima tappa del viaggio, non è altro che la ciliegina sulla torta.

    Ma il percorso sarà ancora più piacevole della meta quando avremo salda la certezza che quella è la strada che vogliamo intraprendere.

    Prendi la maggior parte dei giovani d’oggi: cosa desiderano? Molti hanno tutto, troppo.

    Quello che hanno però gli è stato dato, non l’hanno conquistato.

    Non conoscono il desiderio, la passione.

    Non riescono a trovare il piacere nel camminare, ma solo nel raggiungere l’obiettivo.

    (Ph: Rana Sawalha)

    Cosa portare nel viaggio

    Quali sono perciò gli ingredienti per un viaggio pieno di emozioni, adrenalina e voglia di scoprire?

    Essenzialmente tre: desiderio, coraggio e ispirazione.

    Hai bisogno del desiderio per essere presente in ogni momento e ricordare a te stesso perché lo stai facendo.

    Il desiderio è lo slancio iniziale e, tanto più è forte, tanto più appagante sarà il cammino.

    Hai bisogno del coraggio per muoverti e partire all’avventura, con un pizzico di follia e, soprattutto, passione.

    Il coraggio ti permetterà di superare, anche con una sana dose d’incoscienza, gli ostacoli più difficili, e ti assicurerà di mantenerti sempre distaccato

    dal giudizio degli altri, così da essere fedele a te stesso e alla tua felicità.

    Hai bisogno di ispirazione perché è la costante di tutto il viaggio.

    Potrai coglierla in ogni sfumatura, in ogni passo del percorso, curando ogni dettaglio del presente e vivendo ogni secondo intensamente.

    (Ph: Mantas Hesthaven)

    Da dove cominciare?

    La prima cosa da fare è agire, perché l’universo ti dàuna mano, ma se stai fermo, anche l’universo resta immobile.

    Parti ‘leggero’: porta l’essenziale e lascia spazio per le esperienze durante il percorso.

    Abbandona le cose che non ti appartengono, ciò che hai accumulato senza essere utile e di cui puoi fare a meno.

    Privarsi di qualcosa è sempre doloroso, ma se ti alleni a togliere il superfluo, soffrirai sempre meno e alla lunga otterrai benefici insperati.

    In ultimo, pensa alla solitudine come a una delle condizioni migliori per compiere il tuo viaggio: ti darà l’occasione di guardarti dentro e ti insegnerà a diventare più forte.

    Siamo connessi ogni istante della nostra esistenza ma non lo siamo mai con noi stessi, perciò cogli il momento come un’occasione in più per

    conoscerti.

    Mettersi alla prova e partire per il viaggio, spinti dal desiderio, sostenuti dal coraggio, guidati dall’ispirazione, è la più alta espressione di

    libertà di cui possiamo godere.

     

     

     

  • Ecco perchè dobbiamo affrontare la vita con un obiettivo preciso: realizzare il nostro sogno

    Ecco perchè dobbiamo affrontare la vita con un obiettivo preciso: realizzare il nostro sogno

    Ascolta “La vita è una startup” su Spreaker.


    Capire qual è il nostro sogno è una delle domande più difficili a cui rispondere.

    Sarebbe bello venire al mondo con un manuale che ci dica come comportarci e cosa fare per ottenere ciò che vogliamo.

    Una guida, che funzioni esattamente come le mappe per la navigazione, e che ci assicuri che non avremo nessun rimpianto futuro.

    Oggigiorno questa eterogeneità di stimoli e di possibilità ci confonde, come la nebbia prima di intraprendere un viaggio in barca in mare aperto.

    Non si sa dove andare, non si vede una direzione, e alla fine si finisce per approdare nelle mete più vicine e più facili da raggiungere, oppure in quelle che ci sono state imposte, o, peggio ancora, per non partire affatto.

    Ci accontentiamo del suggerimento, trascurando così la nostra soddisfazione personale.

    Se solo avessimo una direzione, una bussola a indicarci la strada…

    avere un sogno
    (Ph: Danny Trujillo)

    Scopriamo qual è il nostro sogno

    Per questo è molto importante attrezzarci bene prima di partire: conoscersi intimamente per individuare cosa portare con noi sulla nave e accettare suggerimenti da chi è partito prima di noi, senza però lasciarci condizionare.

    Il sogno è solo nostro e dobbiamo difenderlo.

    Non è detto che la destinazione sia lontana quanto quella degli altri o che il viaggio sia altrettanto difficile, però è fondamentale sapere dove andare.

    Una volta, anche solo cinquant’anni fa, era tutto più facile da questo punto di vista.

    Non c’erano gli stessi mezzi e già la famiglia in cui nascevi diceva tanto di te e decideva in molti casi il tuo futuro.

    Non per tutti c’erano i sogni, ma un impiego sicuro.

    Adesso invece, con tutte le opportunità date dal progresso, il rischio è che il sogno non consista in un obiettivo concreto, ma sia fumoso e confuso al pari di quello che facciamo durante il sonno.

    Il ricercatore e sensitivo Umberto di Grazia propone di utilizzare l’interpretazione dei sogni come strumento per la conoscenza di noi stessi.

    Siamo corpo e mente

    Nel suo saggio “Il senso del sogno” parla di un dualismo di fondo della natura umana, costituito dal corpo e dalla mente.

    La mente, intesa come linguaggio e struttura mentale, a volte viene usata più come limite che come risorsa.

    Basti pensare a quante volte, prima di fare qualcosa, anche solo studiare un capitolo di un libro, ci fermiamo a pensare se sia giusto o sbagliato, se non sia meglio farlo il giorno dopo ecc.

    Parola d’ordine: procrastinare.

    Sarebbe molto più facile seguire semplicemente un istinto, un ordine.

    Bisogna imparare a conoscerci intimamente e porci un solo obiettivo, un sogno appunto.

    La direzione indicata dal sogno ci ricorderà dove andare e, anche nei periodi in cui saremo annebbiati dai pensieri o incontreremo ostacoli, sapremo che un’unica certezza ce l’abbiamo.

    felicitàIl nostro sogno è la nostra felicità

    Il sogno è la nostra visualizzazione della felicità, l’aspirazione che ci permetterà di goderci ogni minuto del presente.

    È più leggero affrontare la giostra della vita se sappiamo che ad aspettarci c’è una grande soddisfazione.

    Una soddisfazione solo nostra, la realizzazione del nostro sogno.

    Sono queste, inizialmente, le domande che ci dobbiamo porre: di cosa abbiamo paura?

    Cosa ci impedisce di essere noi stessi e realizzare quello che desideriamo?

    Ritornando all’immagine del viaggio in mare, se potessimo portare solo poche qualità con noi, quali porteremmo per arrivare al nostro obiettivo?

    Specialmente in un mondo in cui si ha troppa paura del giudizio degli altri, è bene ricordare che la vita è solo nostra, ed è breve.

    Come diceva Seneca “noi vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle” e, ancora, “sarai meno schiavo del futuro se ti impadronirai del presente”.

    Dopo aver lasciato tutto ciò che non era necessario fuori dalla barca, non resta che visualizzare la meta e partire.

    Siete pronti?

  • Psicocibernetica Di Maxwell Maltz

    Psicocibernetica Di Maxwell Maltz

    Ogni settimana vi propongo una recensione un po’ speciale di un libro. Un po’ speciale perché? Perché non mi fermo alla semplice recensione, che trovo un pochino riduttiva. Ma preferisco usarla come spunto di riflessione come i temi che di solito trattiamo in questo blog.

    Il libro di oggi si intitola “Psicocibernetica” ed è di Maxwell Maltz. Partiamo spiegando da dove arriva il termine psicocibernetica, formato dalle parole cibernetica e psicologia. La cibernetica è la scienza che studia i fenomeni di autoregolazione e comunicazione negli organismi viventi e nei sistemi artificiali. Il suo nome platonico ricopre un determinato campo delle attività mentali che si trova a contatto di una molteplicità di scienze e di tecniche. Unendo questa scienza alla psicologia, si propone di fotografare i comportamenti umani in fatto di autopercezione.

    Per capire un po’ più a fondo lo scopo di questo libro, scritto nel 1960, bisogna sapere che Maxwell Maltz è un chirurgo plastico. Che ha passato tutta la sua vita a modificare l’aspetto esteriore delle persone, a renderlo quindi più simile all’immagine che avevano di se stesse e che evidentemente differiva da quella che vedevano allo specchio.

    Maltz ha deciso di utilizzare questo presupposto per parlare della nostra immagine interiore e di come ciò che percepiamo influenzi le nostre scelte e i nostri comportamenti, ipotizzando un lasso di tempo di circa 21 giorni per poterli modificare.

    Il libro si articola attraverso 3 punti:

    Il primo può essere identificato con l’immagine dell’io. L’immagine dell’io è l’idea che abbiamo di noi stessi, cioè la fotografia mentale del nostro essere, che abbiamo formato nel tempo, un po’ in base ai feedback che gli altri danno su di noi, e un po’ grazie a quello che noi abbiamo capito di noi stessi. Il problema è che queste credenze non vengono mai messe in discussione e si fondano su due presupposti assolutamente labili e non certi. Ma siccome di certo esiste solo la morte, l’autore ci spiega che esiste un modo per modificare questa fotografia. Per farlo ci viene consigliato di fare esperienze di sé, cioè rielaborare il nostro comportamento sia in contesti reali, sia all’interno della nostra mente. Anche pensare di agire in maniera diversa può avere un forte impatto.

    Ed è qui che arriviamo al secondo punto trattato nel libro: l’immaginazione. Potentissima cura per i nostri problemi. Sembra infatti che, se abbiamo una percezione di noi stessi come persone timide, saremo più portati a comportarci in maniera scostante e impacciata con gli altri e le altre persone ci restituiranno, con i loro comportamenti, quest’immagine di noi. Se invece iniziamo a figurarci come persone solari e pensare al comportamento che avrebbe una persona solare in determinate situazioni, saremmo portati a sviluppare quell’attitudine nella vita reale.

    In questo modo si realizza il “come se”, ultimo punto del libro che ci porta a non condizionare noi stessi con paure create dal pensiero di eventi futuri che potrebbero spaventarci, vivendo sostanzialmente nel qui e ora e disegnando il nostro futuro mentale con comportamenti di successo. Ovviamente in questo modo nulla compare per magia ma bisogna sempre tenere a mente che tutto nella vita richiede impegno ed esercizio; ma Maxwell Maltz riesce comunque a donarci importanti spunti per effettuare un buon lavoro su noi stessi.

  • Saggio Sul Dono di Marcel Mauss

    Saggio Sul Dono di Marcel Mauss

    Il dono sta al mercato come la festa sta alla vita quotidiana, il lusso all’utile, il sacro al profano, la prostituta alla sposa.

    Guy Nicolas

     

    “I doni, da noi, si fanno e si ricevono a Natale o in occasioni stabilite come i compleanni. Non è considerato “normale” fare regali senza un motivo specifico: il dono è un’eccezione, dove la regola è tenere per sé le proprie cose e ottenerne altre tramite l’acquisto o lo scambio. L’antropologia ci ha invece offerto molti esempi di società presso cui il dono costituisce uno degli elementi fondanti. Mauss, nel suo saggio, mette in evidenza che il dono non è mai gratuito ma non è neppure uno scambio a fine di lucro. E’ piuttosto un ibrido poiché chi dona si attende un “controdono”. Negli oggetti donati esiste un’anima che li lega al loro autore, ciò li rende quasi un prolungamento degli individui e tesse una rete di rapporti interpersonali.”

     

    Il libro di Marcel Mauss, sociologo, storico e antropologo francese, ci permette di comprendere il significato segreto e un po’ mistico del donare. L’atto del donare è pervasivo anche nella attuale società occidentale governata dal mercato: dai doni “rituali” per le ricorrenze e le festività, alla costante ricerca del dono sotto forma di “sconto” o gadget in omaggio legato all’acquisto.
    Nell’intuizione primordiale di Mauss sul dono come vincolo si può trovare una chiave di lettura originale di fenomeni attuali.
    Consigliato a chi vuole apprendere i meccanismi dello scambio e le basi della formazione sociale.
    Un’opera utile a chi crede nelle comunità d’interesse, nella condivisione e nella circolarità della conoscenza.