Categoria: Storie

  • La noia? Impariamo a considerarla positiva

    La noia? Impariamo a considerarla positiva

    Il terrore della noia

    Molti individui soffrono e hanno paura di non avere occupate tutte le loro caselle del tempo: hanno paura della “noia”. Sì, la noia ci terrorizza!
    Ma la noia fa cosi paura o a volte è salutare? Annoiarsi, ogni tanto, offre benefici molto interessanti: è molto positiva, in quanto stimola in noi caratteristiche importanti come la creatività.
    In molte aziende, ancorate a vecchi modelli, come in moltissime famiglie, la noia, il dolce far nulla viene visto come qualcosa di negativo. Alcune ricerche dimostrano, invece, che la noia “casuale” e “momentanea” stimola e aumenta l’utilizzo del dono più grande che l’universo possa averci donato: la creatività. Che – voglio ricordare – è fatta di immaginazione, idee e innovazione. Inoltre, se non si è soddisfatti del proprio momento lavorativo, il fermarsi o
    l’annoiarsi può diventare un toccasana per riprendere in mano le redini della propria esistenza iniziando cosi a creare nuove condizioni e nuove connessioni.

    Paura di fermarsi

    “Cosa faccio questa sera? Cosa farò durante il week end? E per le vacanze?”

    Di nuovo lunedì. Un’altra settimana che inizia, le scadenze che si accavallano, il lavoro, la famiglia, la socialità. Lo smartphone tra le dita e le cuffie sempre nelle orecchie, pronte a veicolare alla nostra attenzione i molteplici stimoli che giungono dall’esterno. La mente che anela al riposo, eppure lo rifugge inesorabilmente, sempre sospesa tra passato e futuro.
    Ci piace così, la nostra vita. Frenetica, movimentata, anche un po’ incasinata. Ma soprattutto, piena. Piena di impegni di ogni genere, durante la settimana e nei fine settimana. Persino le vacanze – che dovrebbero essere il momento del vero riposo – diventano invece un’occasione per competere con gli altri e con noi stessi a chi meglio si riempie il tempo. È fin troppo facile cadere nella trappola “del fare a tutti i costi”. La società impone di muoversi continuamente, di trascinarsi in un vortice spasmodico di attività. E noi, che anche se sappiamo benissimo come funziona “il giochino” dell’esistere oggi in Occidente, ci caschiamo sempre con tutte le scarpe.

    Il pieno e il vuoto. Il pieno, che ci rassicura e ci fa sentire vivi, desiderati, richiesti, seguiti, amati.

    Il vuoto, che costringe a pensare, a guardarci allo specchio, a riflettere. Ad avere a che fare con la noia. Che ci spaventa. Così, riempiamo la nostra agenda e lì per lì tiriamo un sospiro di sollievo: ci sembra di aver riempito la nostra vita, quindi ci sentiamo a posto. Ma l’illusione dura poco: il tempo di realizzare che qualcosa, in mezzo a questo schiamazzo in cui ci immergiamo, ci chiama: la nostra stessa voce. E se la noia fosse salutare, invece? Annoiarsi, ogni tanto, può offrire benefici molto interessanti. Nei momenti in cui sospendiamo ogni tipo di attività, mentale o fisica, può accadere infatti qualcosa di molto positivo. All’improvviso, uno stimolo: dal nulla, sopraggiungono idee. Così scatta la creatività.ò

    La quiete e il ruolo benefico

    Laddove non c’è ansia, non c’è assillo, nè respiro affannoso, ecco che la quiete gioca il suo ruolo benefico. Se smettessimo di additarla come noiosa, la quiete, forse riuscirebbe a restituirci più momenti creativi. Persino a lavoro.
    In molte aziende – magari ancora ancorate a vecchi modelli – il dolce far nulla, essendo percepito come qualcosa di negativo, viene accuratamente evitato. Scansato come la peste. Sia mai che ci prendiamo del tempo per guardarci in faccia davvero!
    Lo dimostrano invece anche alcune ricerche, che la noia “casuale” e “momentanea” stimola e aumenta l’attivazione del dono più grande che l’Universo possa averci donato, ovvero la creatività. E dunque anche a lavoro, il riposo diventa senza dubbio funzionale ad essere più creativi e motivati. A spingere verso l’innovazione. Non solo. Pensiamoci bene: se non ci sentiamo soddisfatti del momento che stiamo vivendo a livello lavorativo, familiare o relazionale, andare avanti a testa bassa senza fermarsi mai può essere pericoloso e controproducente, semplicemente per il fatto che nel caos diventiamo incapaci di ascoltare. Sia noi stessi che gli altri. Rischiamo di perderci, di non voler vedere migliaia di informazioni che sarebbero invece fondamentali per la nostra vita, per il nostro percorso. E allora il fermarsi, lo sfidare la noia, può diventare un toccasana per riprendere in mano le redini della nostra esistenza.
    Sospendiamo tutto e guardiamoci intorno. Sfidare la noia, la paura del vuoto è il primo passo verso nuove e magari più soddisfacenti versioni della nostra vita. Solo se riusciamo a fare spazio senza paura, possiamo iniziare a creare nuove condizioni e connessioni da trasformare in esperienze reali. Namastè!

  • Ognuno è proprietario di una startup: la propria vita

    Ognuno è proprietario di una startup: la propria vita

     

    Paure da sfidare, ostacoli da superare. Sfide da affrontare con un sogno nel cassetto e un obiettivo
    davanti agli occhi: la vera felicità. Il percorso di una start-up, un modello aziendale improntato al
    cambiamento e all’innovazione, segue le stesse strade della vita. Che si tratti di in un nuovo progetto aziendale o semplicemente di un obiettivo da porsi nell’esistenza, le tappe per raggiungere il traguardo finale sono colme di sfide, paure, desiderio di cambiamento e rinascita.

    Capire noi stessi

    Il punto di partenza è capire noi stessi. Comprendere quali siano le nostre attitudini, le abilità e le passioni che ci permettono di sorridere al mondo e di concludere ogni giorno con il sorriso sulle labbra e il senso di soddisfazione che pervade il corpo. Ecco, bisogna scovare e liberare in volo il talento. È il motore della vita, di una start-up, il volano di un’esistenza felice e appagante. Il talento non è altro che la creatività e la conoscenza unite dalla passione alla capacità.  Scriveva lo psicanalista James Hillmann:

    Ognuno di noi percepisce che la propria vita, contiene molte più cose di quante le mille teorie fin
    qui formulate riusciranno mai a definire. Chi non ha mai avuto, almeno una volta nella vita, una
    sorta di illuminazione che ci ha condotto dove siamo. Questo qualcosa ci ha colpiti come
    un fulmine.

    Il talento

    Approfondiamo quindi le nostre passioni, quelle attività che svolgiamo con estremo piacere: quando siamo impegnati in progetti affascinanti non sentiamo la fatica né la stanchezza, le ore passano velocemente, il tempo trascorre e noi non ce ne accorgiamo. Se queste passioni vengono allenate e sviluppate, unite allo studio e alla conoscenza, possono diventare la benzina del talento. L’inizio della corsa verso un nuovo progetto. Di lavoro o di vita.
    Scoprire di avere un talento, vuol dire poi desiderare di condurlo il più in alto possibile. Trasformare un sogno in realtà. Un’idea in una start-up. Un progetto di vita in una felice esistenza.
    Così nascono le sfide. È necessaria una forte dose di coraggio perché, quando ci si mette in gioco, il rischio di fallimento è alto. Così come, però, è elevata la possibilità di vincere, di raggiungere il traguardo e ottenere successo e appagamento. E non significa soltanto alti guadagni, beni materiali e riconoscimento sociale ma anche un complessivo senso di benessere che parte da noi stessi e coinvolge chi ci sta accanto. I nostri amici, gli affetti, la famiglia.

    Affrontare gli ostacoli

    La strada è lunga e tortuosa. Durante il cammino bisogna superare la paura di cambiare – il cosiddetto “meccanismo di sicurezza” che attiviamo di fronte al cambiamento che spaventa – il muro dei giudizi altrui, le perdite di tempo – questo sì, un valore fondamentale da amare e custodire come un gioiello prezioso – e il desiderio di mollare tutto e tornare indietro. Il fallimento e la delusione sono fisiologici, leciti e contemplati. Se e quando arrivano, non bisogna lasciarsene travolgere. Accompagnati dal giusto “capitano” che ci indichi la direzione e ci doti della bussola, possiamo superare gli ostacoli e da lì rinascere. Più forti di prima. Essere resilienti è una dote insostituibile nel cammino di una stat-up come in quello della vita. Perché, se ci pensate, alla luce di quanto detto finora, ognuno di noi è fondatore e proprietario di una start-up: la nostra vita.

     

    Sostieni la campagna crowfunding de “La vita è una startup” su Eppela.

  • Sei un manager, un educatore, un allenatore che sa riconoscere il talento?

    Sei un manager, un educatore, un allenatore che sa riconoscere il talento?

    Se credete di aver capito la teoria dei quanti, vuol dire che non l’avete capita

    Richard Feynman

    Credo che la citazione dello scienziato statunitense e premio Nobel per la fisica Richard Feynman sia perfetta anche per chi crede di saper scoprire un talento.

    Se ‘credi’ di aver capito, il più delle  volte vuol dire che non hai capito nulla.

    Ph: Quino Al on Unsplash

    Come si riconosce un talento?

    Uno dei più grandi errori che educatori, allenatori e manager commettono è quello di non saper riconoscere il talento e la sua unicità.

    Il talento che è dentro ognuno di noi è unico e quell’unicità rappresenta l’essenza della persona.

    Allora, date queste premesse, cosa impedisce a un adulto, che dovrebbe essere titolato e avere le competenze per farlo, di individuare e liberare il talento?
    Nella quotidianità, quando siamo di fronte a un individuo molto giovane, ci limitiamo a osservare solo in parte, e con tanta superficialità e presunzione, le sue qualità.

    Analizziamo i dati ‘oggettivi’: gli obiettivi raggiunti fino a quel momento, la sua velocità di apprendimento, se ricorda a memoria le nozioni apprese, i voti scolastici, quanti goal fa in una partita, quanto è veloce, la sua resistenza, ecc.

    Ma il talento è molto di più.

    Ph: Enrico Carcasci on Unsplash

    Che cos’è il talento?

    A mio parere il talento è:

                          creatività e conoscenza unite alle capacità dalla passione

    Ma ancora non è sufficiente, perché bisogna avere pazienza, coraggio, umiltà, istinto, per andare oltre, per scendere in profondità e captare i dettagli che fanno intravedere la vera opera d’arte.

    Inoltre non dobbiamo farci condizionare dai giudizi e dalle opinioni degli altri.

    Solo così potremo essere lucidi e distaccati nel valutare la realtà e non basarci sul “sentito dire”.
    All’inizio non capiremo quale sia questo talento, perché per esprimerlo appieno c’è bisogno di tempo ed è un processo difficile.

    Ma il talento, quello vero, ha delle particolarità che non si vedono se non si è disposti ad andare oltre, a osservare l’opera con gli occhi e con il cuore.

    Le risorse umane sono come le risorse naturali, giacciono in profondità, ecco perché bisogna andarle a cercare e soprattutto bisogna creare le condizioni affinché queste si manifestino
    (Ken Robinson)

    talento
    Ph: Darius Bashar on Unsplash

    Andare oltre

    Andare oltre, senza pregiudizi e condizionamenti, significa intravedere nelle persone disponibilità, umiltà (quella giusta che ti permette di crescere e migliorarti costantemente, diversa dall’insicurezza che viene sfruttata da chi è più furbo di te), sacrificio, positività, e una cosa che pochi prendono in considerazione: la capacità di non lamentarsi mai anche nelle avversità o quando, in moltissimi casi, non viene riconosciuto subito il ruolo potenziale.

    Significa poi anche non metterlo in un angolo con un’etichetta solo perché ha sbagliato e non si è dimostrato ancora pronto.

    Sì, perché bisogna dare la possibilità, soprattutto ai giovani, di lasciarsi andare, di dimostrare attraverso la stima, la fiducia, la pazienza e il sostegno, quelle caratteristiche che faranno la differenza nel medio e nel lungo periodo, e non nel breve.

    talento
    Ph: Headway on Unsplash

    Ma allora perché noi adulti siamo incapaci di aspettare?

    Perché siamo così presuntuosi da pensare di avere la verità sempre a portata di mano?

    Come mai siamo avvolti dal cinismo che ci fa distruggere quel meraviglioso capolavoro chiamato “individuo”?

    Perché permettiamo di spegnere la luce che brilla negli occhi di un giovane uomo o di una giovane donna?

    Ma non siamo stati anche noi giovani e con tante speranze?

    Perché ci comportiamo così?

    talento
    Ph: John Sting on Unsplash

    Perché ci vuole coraggio ad ammettere i propri limiti, ci vuole pazienza nel valutare nella sua totalità un individuo, ci vuole umiltà e la totale assenza di quel male che si impadronisce della maggior parte degli adulti: l’EGO.
    Se vogliamo essere ricordati come ispiratori, come persone da prendere come esempio, dobbiamo mettere da parte l’egoismo.

    Solo allora saremo pronti per diventare dei veri e propri punti di riferimento.

    Allora, chi di voi è in grado di aver pazienza nel togliere il superfluo per far emergere l’opera d’arte?

    A presto

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  • Figure a colori: come trovo i giusti compagni di viaggio?

    Figure a colori: come trovo i giusti compagni di viaggio?

    L’amicizia: due corde intonate che vibrano insieme anche se sono lontane. E se una di loro è toccata, vibra anche l’altra della stessa musica.
    Fabrizio Caramagna

    Ricordate il post sulle Figure a colori? Quello sui compagni di viaggio ideali, di cui ho parlato descrivendoli nei dettagli per permettervi di riconoscerle e di accoglierle nel vostro cammino?
    Bene, oggi parliamo di cosa dobbiamo fare per attirarle nella nostra esistenza.

    amici veri
    Circondati di amici veri
    (PH: Annie Spratt on Unsplash)

    Cosa fare per attirare le Figure a Colori nella nostra vita

    Come in natura chi semina raccoglie, allo stesso modo noi dobbiamo donare, per poi ricevere indietro qualcosa dall’universo.

    Quindi, se volete attrarre nella vostra vita i giusti compagni di viaggio, dovete iniziare a stabilire per voi stessi queste due semplici regole:

    •  Delimitate con semplicità e fermezza fino a dove le persone possono entrare nel vostro mondo; in modo che nessuno arrivi mai ad annientarvi o indebolirvi;
    • Abbandonate la dipendenza. Se per stare bene avete necessità di qualcun altro, la relazione che state vivendo non è una relazione sana, ma malata.

    amicizia
    (PH: Priscilla Du Preez on Unsplash)

    Credetemi, possiamo stare con qualcuno e condividere parte del nostro viaggio senza che sia indispensabile per la nostra felicità.

    Quando avrete fatto ciò, vedrete che la vostra esistenza sarà cambiata e avrà preso diverse sfumature:

    • Relazioni Mature
    • Una eccellente qualità della vita
    • Serenità
    • Positività
    • Autenticità

    A presto!

  • Che cos’è la libertà? Proviamo a definire questo concetto fondamentale

    Che cos’è la libertà? Proviamo a definire questo concetto fondamentale

     La vera libertà è sapere come poter utilizzarla al meglio e senza rimpianti

    Giustiniano La Vecchia

    Se mi seguite da qualche tempo, ormai saprete che la curiosità mi porta a cercare sempre le definizioni elementari dei concetti e delle parole, quasi mi affacciassi per la prima volta alla lingua italiana. Per questo motivo, come un bambino alla ricerca della conoscenza, sono andato a cercare la definizione di libertà su Wikipedia, che qui riporto:

    Per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla

    La maggior parte delle persone ritiene che la vera libertà sia solamente una maschera di apparenza da mostrare all’esterno, una sorta di “sono libero quando gli altri credono che io lo sia”.

    Potrebbero rientrare nelle categoria qui descritta i cosiddetti ‘finti trasgressivi’ che, sotto l’apparenza ribelle, sono più convenzionali della convenzione stessa.

    libertà
    Ph: Mohamed Nohassi on Unsplash

    Che cos’è la libertà?

    Non è un cambiamento che va mostrato all’esterno, quanto piuttosto una leva che scatta all’interno.

    La vera libertà è quella interiore, che ci disancora giornalmente dai giudizi, nostri e degli altri.

    È un processo, un moto di liberazione che ti permette di non essere prigioniero dentro te stesso.

    Jung nel suo bellissimo “Libro Rosso” sosteneva:

    meglio essere legati da catene visibili che da catene invisibili

    Ph: Dawid Zawila on Unsplash

    Purtroppo la libertà fa paura a molte persone perché impone di prendere delle decisioni scomode e obbliga ad assumerci le responsabilità delle nostre scelte.

    La libertà però regala anche molti privilegi, tra cui la possibilità di sbagliare, di piangere, di ridere, di non avere paura di guardare il mondo con i nostri occhi e non con quelli di altri.

    Libertà non è essere comparsa, ma regista, sceneggiatore e protagonista della propria vita; è avere la possibilità di salire sulla propria barca, alla ricerca della felicità, e partire per un viaggio meraviglioso chiamato esistenza.

    A presto

  • Figure a colori: i compagni di viaggio ideali. Scopriamo chi sono

    Figure a colori: i compagni di viaggio ideali. Scopriamo chi sono

    I viaggiatori sono quelli che lasciano le loro convinzioni a casa, i turisti no.

    Pico Iyer

    Ph: Art by Lonfeldt on Unsplash

    Vi è mai capitato di incontrare delle Figure a colori?

    Chiamo così le persone speciali che si affacciano nella nostra vita; alcune per molto tempo, altre per poco, che fanno sì che la nostra esistenza sia colma d’amore, passione, emozione.

    Danno un tocco magico al nostro viaggio perché, con il loro modo di fare, rendono tutto speciale.

    Queste persone apportano nella comunità la loro energia, creando una sorta di locus amoenus dove la sensazione di benessere è una piacevole costante.

    Questi individui sono unici e non paragonabili a nessun altro, perché in grado di scatenare in noi una sorta di emulazione, soprattutto in ambiti come la comprensione, la disponibilità, il rispetto, l’amore, facendoci dimenticare l’intolleranza e il giudizio.

    colours
    ph: Jason Leung on Unsplash

    I tratti distintivi delle Figure a colori

    • Sono persone totalmente distaccate dal giudizio degli altri e non sono minimamente interessate a giudicare;
    • Sanno cosa significhi davvero donare, perciò non si aspettano nulla in cambio;
    • Non sono interessati ad avere alcun tipo di potere sugli altri;
    • Si conoscono intimamente e perciò riescono a gestire con prontezza i momenti difficili;
    • Sono empatiche, hanno la capacità di mettersi nei tuoi panni. Sanno ascoltare, sentire dentro, percependo in questo modo emozioni, pensieri e punti di vista degli altri come fossero propri;
    • Sono sincere, dicono quello che pensano, perché guidate da una regola fondamentale: l’onestà;
    • Sono autentiche, si mostrano agli altri per come sono realmente, senza maschere.

    Raccontatemi la vostra esperienza con le vostre personalissime Figure a colori nei commenti

    A presto

     

  • Il coraggio emotivo: se sei triste, non farne un dramma

    Il coraggio emotivo: se sei triste, non farne un dramma

    We own our emotions, they don’t own us..

    Susan David

    Ho recentemente ascoltato il discorso di Susan David, brillante psicologa alla Harvard Medical School, autrice, CEO e consulente aziendale, in occasione del TEDWomen 2017, nel quale  ha svelato che molti dei suoi pazienti si vergognano quando provano le cosiddette emozioni cattive o provano in ogni modo a metterle da parte.

    Tristezza, dolore, rabbia, noia, sono considerate emozioni da non provare, emozioni da negare a noi stessi e agli altri.

    Le emozioni sono tante, varie e incredibilmente sottili nelle loro sfumature, eppure tutti noi le cataloghiamo semplicemente in due grandi categorie: positive e negative.

    dolore
    Ph: Tom Pumford on Unsplash

    Le emozioni hanno bisogno di coraggio, di coraggio emotivo

    Ho ripetuto spesso nel corso dei miei articoli e dei miei eventi che incontreremo degli ostacoli nel viaggio verso il nostro sogno: il problema è che consideriamo ostacoli anche le emozioni.
    Una ‘giornata no’ è d’impedimento quasi più di un piede rotto per un ballerino.
    Le emozioni non sono degli ostacoli, ma delle considerevoli occasioni di crescita.

    Susan David ribadisce un concetto importantissimo, e cioè che quando cerchiamo di allontanare queste emozioni da noi perdiamo la capacità di affrontare il mondo per quello che è, non per quello che noi speriamo che sia.
    Ancora peggio quando critichiamo i nostri figli o i nostri cari per lo stesso motivo, costringendoli a mancare l’occasione per rafforzarsi, per crescere e accettare la realtà.

    Viviamo il presente per quello che è, nel qui e ora.

    rabbia
    Ph: Morgan Basham on Unsplash

    Fermiamoci a sentire le emozioni e le sensazioni che ci attraversano, e sviluppiamo le abilità che ne derivano, in modo da andare sempre avanti nel cammino della nostra vita.
    Riprendo le parole della David:

    Le emozioni pesanti fanno parte del nostro contratto con la vita. Non si riesce ad avere una carriera significativa o a crescere una famiglia o a rendere il mondo un posto migliore senza stress e disagio. Il disagio è il prezzo di ammissione a una vita che abbia senso.

    Accettiamo tutte le nostre emozioni, anche quelle confuse, fastidiose, pesanti; sono l’unica via per intraprendere la strada verso la felicità.

    Namastè.

     

     

     

  • Non porti dei limiti, neanche con le parole: influenzano la nostra energia

    Non porti dei limiti, neanche con le parole: influenzano la nostra energia

    Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite.

    Accade qualcosa.

    E immediatamente riesci a correre un po’ più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all’esperienza. Puoi volare molto in alto.

    Ayrton Senna

    Avete presente quella situazione in cui pensiamo intensamente e con convinzione a una cosa e questa accade?

    Non lo speriamo con il cervello, lo sappiamo con il nostro cuore.

    E succede.

    qui e ora
    Ph: Jessica Lewis on Unsplash

    Con la stessa identica modalità, un’energia ci mette in guardia tramite i cosiddetti ‘brutti presentimenti’, in vista di eventi non voluti e spesso dolorosi che riusciamo così a prevedere prima del tempo.

    Si tratta di una sensazione che non è la proiezione del nostro cervello, come spesso accade, bensì del nostro istinto.

    Queste fantastiche energie e intuizioni sono comunque collegate alla mente.

    Come?

    Con quello che di più fantasioso il cervello ha a disposizione: il potere del pensiero e, soprattutto, dell’immaginazione.

    parole
    Ph: Alexis Fauvet on Unsplash

    Le parole sono importanti

    Quello che diciamo e che pensiamo, e come lo esprimiamo verbalmente, influenza nel profondo la nostra energia e, di conseguenza, la sua azione nel mondo.

    Quando affermiamo ad alta voce “non ce la farò mai”, o “non sono in grado di farlo”, stiamo esercitando un limite potentissimo sul nostro cervello, sottovalutando il potere e l’intensa influenza che hanno le parole sulle nostre azioni, consciamente e inconsciamente.

    È davvero probabile infatti che il corpo reagisca assecondando queste asserzioni, che recepisce come ‘ordini’ dall’alto.

    Quando invece siamo i primi a credere in noi stessi, quando anche con le parole ci incoraggiamo, sbandierando con fierezza la positività del nostro pensiero, tutto diventa possibile.

    paura
    Ph: Melanie Wasser on Unsplash

    Provare per credere, i veri miracoli accadono quando siamo in grado di uscire dalla nostra zona sicura, delimitata dal nostro pensiero e dalle nostre paure.

    Andate alla scoperta del mondo per inseguire il vostro sogno, ma prima passate per voi stessi.

    Buon viaggio.

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  • Che cos’è la felicità? Dove possiamo cercarla? Proviamo a risponderci

    Che cos’è la felicità? Dove possiamo cercarla? Proviamo a risponderci

    Quando avevo cinque anni mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita

     John Lennon

    Ph: Elena Lopes on Unsplash

    Che cos’è la felicità?

    Qualche anno fa, in una notte insonne, una di quelle in cui non sai chi sei, cosa fai e perché lo stai facendo, me lo sono chiesto.
    Prima di dedicarmi completamente al mio sogno, ero così: stressato, ansioso, diviso tra mille impegni.

    Scommetto che qualcuno si riconoscerà in questa descrizione…

    Comunque, mi ritrovai a leggere la definizione data dall’enciclopedia Treccani, che qui vi riporto in sintesi:

    “Felicità: stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato.”

    La felicità vive nella libertà di essere e di fare ciò che si desidera, senza dipendere dal giudizio degli altri.

    C’è chi pensa addirittura che si tratti di un traguardo, di un sollievo meritato solo dopo molte sofferenze, quasi la vita si potesse ridurre a un’altalena.

    Queste persone vivono nel futuro, e non capiscono che il bene più grande sta nel qui e ora, nel presente (che non a caso si chiama presente, perché è un dono).

    Chi non gode della lentezza e del tempo che scandisce i momenti migliori, non potrà mai essere felice.

    Ph: Dan Gold on Unsplash

    La felicità nelle relazioni

    Vi faccio un esempio che riguarda le relazioni.

    Sono convinto che molti di voi abbiano diverse amicizie, e abbiano con loro frequentato, nel corso degli anni, vari locali.

    Le serate in compagnia si svolgono più o meno così: aperitivo al lounge bar, poi ristorante giapponese, infine discoteca o disco-pub.

    Ma quali sono le serate o i pomeriggi che ricordi davvero?

    Quelli forzati, che organizziamo per essere trendy o quelli spontanei?

    Forse ricordiamo i giorni dove c’è stata condivisione di idee e di emozioni, e, perché no, anche di cibo, ricchi di affetto e d’amore, non forzati.

    Con questo non voglio assolutamente negarvi il lounge bar o il ristorante giapponese, né tantomeno la discoteca.

    Vi propongo però di andarci con uno spirito diverso.

    Lasciate da parte i telefoni, guardatevi in faccia e condividete.

    Ovviamente questo suggerimento può (e deve) essere applicato a tutto quello che vivete e di cui fate esperienza.

    gioia
    Ph: Preslie Hirsch on Unsplash

    La nostra eredità

    È infatti proprio questa la preziosa eredità che lascerai a chi verrà dopo: l’esperienza accumulata vivendo, ciò che hai imparato nei momenti significativi della tua esistenza, magari scritti sul “diario di bordo”, fitto di parole che raccontano le cose meravigliose che ti sono accadute e che continuano ad accadere.

    A presto

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  • Dolce far niente: impara ad annoiarti per nutrire la tua creatività

    Dolce far niente: impara ad annoiarti per nutrire la tua creatività

    Sedendo quietamente, senza fare nulla, la primavera giunge, e l’erba cresce da sé

    Zenrin Kushu

    Nell’articolo sulla cura del corpo ho parlato della bellissima abitudine di stare fermi che, vuoi per i continui stimoli dei social, vuoi per il pessimo vizio di controllare il telefono nei momenti morti, si è quasi persa del tutto.

    Ph: Johanna Buguet on Unsplash

    Dalla noia nasce la creatività

    Come dicevo, la noia gioca un ruolo fondamentale: è la quiete che precede la tempesta creativa.
    Ma cosa vuol dire stare fermi?

    Principalmente due cose:
    1) ‘Annoiarsi’, ovvero stare in ascolto senza far niente;
    2) Impiegare il proprio tempo in attività creative e poco impegnative.

    Come potrete già immaginare queste due occupazioni hanno in comune la totale assenza di smartphone, dispositivi e applicazioni varie.

    Sarete solo voi e la vostra immaginazione.

    Se pensate alla prima affermazione come superflua o lontana da voi, vi sbagliate di grosso.

    Quante volte, invece di fare la pausa caffè con i colleghi, preferite guardare un video su YouTube?

    Oppure per quanto tempo, tra un capitolo e l’altro di studio, vi fermate a guardare Instagram?

    Non avete idea di quanto sia più proficuo per il vostro cervello essere messo in pausa…

    Passare quei dieci minuti a osservare la finestra, a stare in silenzio a riflettere, a meditare.

    L’illuminazione nasce dalla noia, e privarci di quest’ultima sarebbe un danno irreparabile.

    Ph: Joao Silas on Unsplash

    La noia e l’intuizione sono collegate

    A tal proposito vi rimando al discorso di Manoush Zomorodi “How boredom can lead to your most brilliant ideas”, come la noia può portare alle tue idee più brillanti, in cui viene spiegato in modo dettagliato il collegamento tra la noia e l’intuizione.

    Nell’antica Roma l’Otium, in opposizione al Negotium, era lo spazio che le persone di ceto sociale alto dedicavano alle attività come la scrittura, la lettura, la filosofia e la vita privata in generale.

    L’intervallo dedicato alla riflessione e alla presa di consapevolezza sull’universo che ci circonda.

    L’Otium era importante tanto quanto il Negotium, ovvero il tempo trascorso a servire lo stato.

    Può darsi che, a differenza dei romani, non ti interessi più scrivere orazioni e poesie, quindi raduna tutti i tuoi colori, prendi un foglio bianco e ricomincia a colorare per il semplice gusto di farlo e di sentirti di nuovo felice, libero, creativo.

    stare nella natura
    Ph: Thomas Schweighofer on Unsplash

    Sai cosa dovresti fare?

    Cantare sotto la doccia, leggere, scrivere, stare a contatto con la natura, ritagliarti più tempo per i tuoi hobby.

    Tutto ciò sarà utile per farti sentire meglio, sia fisicamente sia psicologicamente.

    Potrai quindi dire di aver centrato un obiettivo importante: esserti preso cura di te, cosa fondamentale per continuare a costruire al meglio la tua leggenda personale.

    Buon ozio!