Le organizzazioni non cambiano quando cambia la strategia.
Cambiano quando le persone smettono di occupare un posto e, prendendosi cura di sé, cominciano a prendersi cura di ciò di cui fanno parte.

C’è un punto in cui smettiamo di adattarci e cominciamo ad appartenere. Nella vita e nel lavoro.
NELLA VITA
Esperienze e percorsi per chi vuole tornare a chiedersi quanto della propria vita gli appartenga davvero.
NELLE ORGANIZZAZIONI
Human Belonging Theory™, leadership e percorsi per costruire culture in cui nessuno debba lasciare una parte di sé fuori dalla porta.
La Human Belonging Theory™ nasce da una domanda: cosa accade quando un’organizzazione smette di chiedere alle persone di adattarsi e comincia a creare le condizioni perché possano sentirsi davvero parte di qualcosa?
Le persone non appartengono davvero a un’organizzazione perché ci lavorano. Appartengono quando quel luogo riconosce chi sono, dà valore a ciò che possono portare e permette loro di incidere su ciò di cui sono parte.
Quando le persone restano, ma smettono di sentirsi parte di qualcosa.
Persone brave che lavorano bene, ma non fanno più domande né obiezioni.
Spesso il distacco comincia molto prima della lettera.
Giovani e senior nello stesso luogo, con linguaggi e aspettative diverse.
Chi guida gli altri spesso non ha nessuno che lo ascolti.
Parto dalla Human Belonging Theory™, il modello che sto sviluppando sull’appartenenza. Unisce ricerche consolidate su fiducia, sicurezza psicologica e motivazione con ipotesi nuove, che approfondisco nel mio lavoro con le persone e con le organizzazioni.
Cinque romanzi.
Una sola domanda, che cambia forma di libro in libro.

Quando hai fatto la tua parte e niente sembra crescere.

Ricominciare, quando perdi tutto ciò che ti definiva.

Chi sei, quando cade ogni maschera.

Ciò che dà senso a una vita.

Chi resta, senza ruoli né passato.
Pensieri sediziosi, sguardi sul mondo e frammenti di umanità per interrogare il tempo che abitiamo.

Viviamo dentro un tempo che ci chiede continuamente di dimostrare, di incasellarci, di assolvere a una funzione. A un certo punto rischiamo di diventare la somma delle nostre scadenze, dei ruoli che ricopriamo, delle aspettative che gli altri hanno cucito addosso alla nostra pelle.
Le idee hanno bisogno di una voce.


Sul palco non porto risposte. Porto domande capaci di mettere in discussione ciò che diamo per scontato. Perché un’idea diventa davvero viva quando smette di appartenere a chi l’ha pensata e comincia a generare qualcosa negli altri.

Scrivo per comprendere ciò che spesso attraversiamo senza riuscire a nominarlo. Studio le organizzazioni perché credo che nessuno dovrebbe lasciare una parte di sé fuori dalla porta quando entra in un luogo di lavoro. Salgo su un palco per condividere domande, non certezze. E continuo a cercare, tra le persone e nelle loro storie, quel punto invisibile in cui sentirsi riconosciuti può cambiare il modo in cui abitiamo un luogo, un lavoro, una vita.
Docente di Inspirational and Inclusive Leadership & Strategic Diversity Management nel progetto Agorà di Forbes Italia.
Il futuro non si prepara. Si costruisce insieme a chi dovrà abitarlo.

Per troppo tempo abbiamo chiesto ai giovani di trovare il proprio posto in un mondo costruito da altri. Hubrains nasce per cambiare questo paradigma. Non lavoriamo per le nuove generazioni. Lavoriamo con loro. Creiamo spazi in cui generazioni diverse possano incontrarsi, contaminarsi e trasformare talento, inquietudine e idee in possibilità concrete. Perché forse il compito degli adulti non è indicare ai giovani quale strada percorrere. È avere il coraggio di costruire insieme a loro strade che ancora non esistono.
